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Buronson

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Buronson, pseudonimo di Yoshiyuki Okamura (1947 – vivente), fumettista giapponese.

Citazioni

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  • Molti mi chiedono come abbia ideato il mondo di Ken il guerriero e penso che, per me, sia stata fondamentale l'esperienza che ho avuto in Cambogia. Un anno prima che mi venisse richiesto di scrivere la sceneggiatura di Hokuto No Ken, infatti, ebbi l'occasione di visitare appunto la Cambogia, dove all'epoca erano ancora evidenti le tracce del genocidio di tre milioni di civili a opera di Pol Pot. Ovunque era pieno di mine e di ossa. Lì ho visto più resti umani di quanti ne avrei mai voluti vedere in tutta la mia vita. [...] L'aver visto tali atrocità in prima persona mi ha permesso, in seguito, di collocare Kenshiro in un'ambientazione simile. [...] In un mondo del genere, la giustizia non esiste e prevale unicamente la "forza". Per questo mi sembrò naturale che, in un'epoca come quella di Ken il guerriero, Raoh dovesse esercitare il governo attraverso la violenza. Se non esiste alcuna legge, l'unico modo per imporsi è il potere. Ed è proprio questo il principio che ha guidato Raoh.[1]

Intervista di hokutonoken.it, 2007.

  • Volevamo creare una saga in cui uomini in carne e ossa facessero da protagonisti, quale idea migliore di farne maestri di arti marziali?
  • Per le tecniche ci siamo serviti di un dizionario di arti marziali antiche, ma non abbiamo ripreso i nomi fedelmente, ne abbiamo fatto un mix.
  • I guerrieri di Nanto sono quelli su cui avevo le idee più chiare: volevo creare un'arte marziale che fosse leggera ed elegante. Altri personaggi, invece, come i Nanto gosha hen (Cinque astri in cerchio) mi hanno creato dei problemi, perchè avevo esaurito le idee, ma la saga doveva procedere ancora un pò.
  • Le caratteristiche dei cattivi sono dovute cambiare col tempo. Non potevo proporre sempre cattivi in stile [il colonnello] o Jagi, altrimenti la saga sarebbe diventata noiosa, e Kenshiro avrebbe affrontato sempre nemici di basso livello spirituale, senza poter diventare davvero più forte. Per questo è venuto fuori Souther, il nemico più forte di Hokuto. Meglio presentare i cattivi con le loro convinzioni e ambizioni, che avevano alle spalle un passato particolare. Anche Kaioh ne è un esempio.
  • Raoh è forse il personaggio al quale ci siamo legati di più. L'idea originaria era quella di farne il re degli Ashura, poi abbiamo cambiato idea. Volevamo un cattivo che avesse il viso puro e lo sguardo limpido, anche se con l'animo spietato, dunque è venuto fuori Raoh. Addirittura Ken e Toki hanno assunto un chiaro contorno nella misura in cui si riferivano a lui, sempre in primo piano.
  • Dopo la scomparsa di Raoh, non nego che è stato difficilissimo continuare la storia, ne ho sentito la mancanza.

Intervista di Squalo Densetsu, 199xhokutonoken.wordpress.com, 31 gennaio 2013.

  • Inizialmente si trattava di una storia ambientata ai giorni nostri... era in un riformatorio mi pare, no!? La struttura del racconto ruotava attorno a questo liceale, Kenshiro, che fugge da lì. Insomma, sembrava un moderno giustiziere.
  • Già, Mad Max 2. Una terra desolata e senza legge è un'immagine che rimane impressa del resto, no? E così ho pensato di infilarci Kenshiro. È così che l'ho immaginato... ed è proprio in quell'istante che ho pensato "Funzionerà di certo!" [...] Visto che è un mondo in cui non ci sono armi moderne ho pensato che senza dubbio le tecniche di combattimento sarebbero sopravvissute e, perdipiù, sarebbero diventate le armi più potenti.
  • In seguito ho deciso di basarmi sulla mia visita ai "Killing Fields" in Cambogia. Anni fa, in questi luoghi vennero perpetrati numerosi eccidi e, ancor oggi, ho in mente quella scena fatta di crani sparsi dappertutto. Perciò, prendendo in considerazione quell'esperienza, che rappresentava l'essenza della crudeltà e l'assurdità della violenza, ho ritenuto sarebbe stato un elemento appropriato da accomunare all'Hokuto Shinken.
  • In realtà, la storia è veramente un susseguirsi di aggiunte fatte in seguito. So che la cosa può suonare male, ma non è che non avessi pensato allo sviluppo generale della trama, più che altro non avevo margini di tempo per elaborare meglio perché avevamo scadenze settimanali. [...] Quindi, quando il maestro Hara veniva a chiedermi "Come dobbiamo andare avanti?", io rispondevo "Non lo so neanch'io!". Insomma, se non pensavo io non si poteva procedere.
  • [...] l'Hokuto Shinken è una tecnica di estrema potenza o, piuttosto, una tecnica tale da tagliare con decisione come una lama. Ma il Nanto Seiken rappresenta la tipica spada giapponese. È magnifico ed elegante. Simboleggia la leggerezza. Ed è per questa leggerezza nei movimenti del corpo che abbiamo pensato di assegnare nomi di uccelli alle sue tecniche.
  • Sono i classici fratelli: il maggiore [Raoh] è forte, il secondo [Toki] è intelligente, il terzo [Jagi] è la mela marcia della compagnia mentre l'ultimo [Kenshiro] è quello puro e innocente e si limita a seguire gli altri.
  • [...] quando i personaggi forti utilizzavano parole auliche era per avvicinarli al modello dei samurai. Il linguaggio dei samurai era quello più appropriato perchè i protagonisti usavano espressioni molto incisive. Come dire che si incastravano perfettamente con le dimensioni e con lo stile austero di questi personaggi.
  • Mi sono ispirato al teatro Takarazuka. Ricorda un po' il ruolo maschile (interpretato dalle donne) fatto di abiti sgargianti, appariscenti e di magnificenza. Per il resto mi sono ispirato al Kabuki e ad altre forme di figura estetica che fanno della bellezza la componente primaria.
  • Shin, Raoh... a ripensarci adesso sono proprio dei bei nomi. [...] Shin, come primo avversario è stato una vera e propria ispirazione ["Shin" significa "nuovo"]), mentre Souther riprendere il South inglese, dato che fa parte di Nanto, Raoh, invece, significa pressappoco "Re demoniaco" mentre Jagi starebbe per "malvagio". [...] Shu? Mi pare che l'abbiamo preso dal termine "yuushuu" [eccellente]. [...] Rei è la grazia, la leggiadria e la magnificenza. Tutti termini che provengono dall’ideogramma con lettura "rei". Proprio come la bellezza della danza di un uccello d'acqua.

Intervista di Squalo Densetsu, 199xhokutonoken.wordpress.com, 24 aprile 2013.

  • Shu è un personaggio che mi è riuscito piuttosto bene, anche se inizialmente era semplicemente un individuo cieco ma dotato di grande abilità e non avevo assolutamente pensato all’episodio in cui salva un Kenshiro ancora bambino. [...] In quel momento non avevo ancora deciso se Shu doveva essere un alleato oppure un avversario.
  • [Su Souther] Mi sembrava un peccato lasciare che morisse come il mascalzone di turno, perché lui era un nemico diverso dagli altri. Se l’avessi trattato alla stregua di un qualsiasi furfante secondario sarebbe stato penoso. Per questo ho modificato la sceneggiatura degli ultimi istanti della sua vita.
  • [...] all'inizio abbiamo parlato dei Killing Field e, in questa vicenda [di Souther che schiavizza i bambini], c'è un richiamo molto forte a quello scenario. Gli adulti vengo uccisi mentre i bambini vengono schiavizzati e divengono le fondamenta del regime. A ciò è collegata l'idea dei bambini che costruiscono la piramide di Souther. Un uomo così disperato non ha bisogno di adulti.
  • Il fascino di Rei risiede proprio nella bellezza e mantiene tale caratteristica fino alla fine, così come ogni altro personaggio della storia, ognuno con un suo fascino peculiare.
  • Persino Juza delle Nuvole, che è uno spirito libero, nel suo piccolo ha una morte carica di significato e fascino. [...] È entrato in azione grazie all’intervento di Julia ma, fino all’ultimo istante, è rimasto fedele a sé stesso. In altre parole, non importa tanto com’è vissuto, bensì com’è morto. Ed è proprio questa la chiave di lettura della sua vita.
  • [...] ho pensato, dopo aver letto e riletto tante volte, che è assurdo che tutti amino Julia.
  • [...] durante il suo cammino Kenshiro diviene sempre più taciturno perché deve addossarsi tante responsabilità e assomiglia sempre più all'attore Ken Takakura. D'altronde non ha bisogno di parole per combattere e anche in quest'aspetto vediamo la sua crescita.
  • [...] perché è vivo Kenshiro? Una volta, da bambino, è stato salvato da Shu, in seguito è stato salvato da Toki. Questo è farsi carico di qualcosa. Sopravvivere e diventare più forte. In poche parole lui deve vivere, non può morire. [...] Del resto, quante persone sono morte per Kenshiro? Per questo Ken non può morire, proprio perché è stato aiutato da altri a sopravvivere. Ma Raoh è nella situazione opposta, lui è sopravvissuto uccidendo gli altri. [...] In altre parole, il suo punto debole sta proprio nel non aver perso mai neanche una volta. Quando poi si trova davanti Fudo, viene preso in contropiede, tanto che cambia come personaggio.
  • [...] in poche parole [i nuovi manga] si sono limitati a scimmiottare la violenza di Hokuto No Ken ma non hanno capito che le cose da "rubare" erano altre. [...] non è il modo di uccidere, lo ripeto da tanto tempo, ma è come si muore. Gli autori che hanno travisato quest’aspetto non hanno ottenuto il succeso sperato.
  • [...] dopo la morte di Raoh, non avrei mai pensato che sarei stato costretto a scrivere un seguito già a partire dalla settimana successiva. [...] non sembrava possibile un seguito, ma ormai il dado era tratto e ho dovuto cambiare completamente modo di pensare per poter andare avanti con la storia. [...] Pensavo che la storia sarebbe stata un flop per via del fatto che la seconda parte l’ho dovuta realizzare forzatamente. Ed è per questo che ho rimosso dalla mente tutto quello che avevo scritto in merito. [...] Non avevo altro che il ricordo di un lavoro fatto a rotta di collo, fra mille sofferenze. Ne avevo una tale nausea che non riuscivo neppure a guardarlo. Quando, nelle interviste, mi chiedevano per esempio di Kaioh, alla fine ero io che dovevo chiedere informazioni su di lui.
  • [...] non ho creato Hokuto No Ken ritenendo che l’essere umano dovesse essere in questa maniera o pensando a qualcosa in particolare, semplicemente è un manga che ho realizzato con l’intento di creare una bella opera, tutto qua. Ovviamente, questo non significa che lo ritengo solo un manga interessante e basta, sono infatti ben contento se riesce a trasmettere qualcosa. Ad esempio, leggendolo, magari c’è chi ne trae delle sensazioni positive e chi impara che l’amicizia sia una cosa meravigliosa. In definitiva, dopo ben trent’anni, il fatto che venga ancora letto mi rende profondamente felice e, comunque sia, tu sei davvero ben informato, ne sai anche più di me.

Note

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  1. Da L'ambientazione di Ken il guerriero, postfazione di Buronson e Tetsuo Hara, Ken il guerriero. Hokuto no Ken – Extreme Edition, volume 11, traduzione di Gianluca Bevere, Panini S.p.A., 2025. ISBN 979-1221918267.

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