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Caronda

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Busto di Caronda nella Villa Bellini di Catania

Caronda (fl. VI secolo a.C.), legislatore di Catania.

Citazioni su Caronda

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  • Caronda fu severissimo in tutto ciò che riguardava i costumi. Senza costumi nulla vaglion le leggi. Istituì una censura tanto contro coloro i quali menassero vita dissoluta, quanto contro quegli altri che conversassero con dissoluti; perché per mezzo appunto di queste maleaugurate amicizie i costumi di una città si corrompono, ed i vizi di un solo diventano vizi, prima di molti, poscia di tutti. (Vincenzo Cuoco)
  • Caronda! gloria immortale a cui piega la fronte ogni sapiente; poiché egli il primo coll'aver dettata l'anzidetta legge[1] aprì agli uomini una nuova e sicura via ad incivilirsi. Onde si per questa come per le altre leggi da lui largite alle Città calcidiche della Sicilia, a quelle della Magna Grecia e ai Turii, leggi apprezzate sin'anco dalla dottissima Atene, sommamente lodato, e qual'uno dei più grandi legislatori considerato da tutt'i sapienti della Grecia e del Lazio, non che dai recenti. Fra questi il dotto Tiraboschi fa rilevare quanta gloria ha recato alla Italia l'essere stata inventata la cennata legge da un italiano, e le sue parole ad onore del nostro concittadino, della patria nostra e della stessa Italia giova qui rapportare: «questo, egli dice, è il primo esempio di scuole a spese del pubblico aperte a comune vantaggio; e non è certamente picciola lode della nostra Italia, che in questo ancora ella sia stata alle altre nazioni norma ed esempio». (Euplio Reina)
  • Caronda per noi non è solamente un illustre di gloriosa memoria come tant'altri cittadini; ma bensì un uomo tuttora vivente in questo Ginnasio da lui fondato, il primo che l'Universo vide nascere, il solo che della nostra patria fece un centro di vivissima luce scientifica, che sparse i suoi raggi per tutta Sicilia, e un ardor sacro di sapere, che per lungo volgere di anni e di sventure non si è spento, né giammai si spegnerà; dapoiché sino a noi, tardi, ma non degeneri concittadini di quel grande, è stato alimentato dai nostri padri, e noi lo tramanderemo ai nostri più tardi nipoti per serbarlo vivo sempre ed eterno. (Euplio Reina)
  • Non si sà al certo come, e dove morì il nostro Caronda; mentre che Valerio Massimo rapporta di lui, che siccome fra le varie leggi, che avea per Turio dettate, una ve n'era, che portava, che colui il quale armato si rendesse nell'assemblee fosse colla morte punito, ed essendovi un giorno imbattuto egli stesso, appena gl'ebbero accennato lo sbaglio, e rimarcando, che avea la spada al suo fianco, ch'egli se la piantò nel corpo, e si diede la morte, onde essere il primo ad ubbidire alla Legge. Diodoro Siculo però rapporta questo anedoto per Diocle di Siracusa, e Caronda fa morire vecchio in Catania sua patria.(Giuseppe Emanuele Ortolani)
  • Uno de' primarj seguaci di Pittagora fu Caronda di Catania, città sempre magnifica, e famosa nella Sicilia, che rende ancor più celebre il sublime monte Etna, che la sovrasta. Caronda di tutte le dottrine di Pittagora quelle che vieppiù approfondì furono la Morale, e la Scienza della Legislazione, onde la fama si acquistò di uno de' più gran Legislatori de' tempi suoi, e rango ottenne fra i Licurghi, ed i Soloni. Poco curato nella sua patria, come avviene di tutti gli uomini grandi, egli percorse non sol varie città della Sicilia, Cubea, Imera, Lentini, Naxo, Zancla, ma anche fuori Sicilia viaggiò, e nelle città di Turio, e di Reggio fece lungo soggiorno; ed in tutti quelli luoghi, leggi vi dettò, e principalmente in Turio, per cui grande addivenne la riputazione sua, e la fama divulgonne per ogni dove il suo nome, ed il suo merito. Allora i suoi compatriotti ebbero a vergogna il non possedere un sì grand'uomo, ed in patria con lusinghieri inviti l'attirarono: indi lo colmarono di onori, e leggi da lui addomandarono, alle quali rispettosamente si sommessero. (Giuseppe Emanuele Ortolani)

Note

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  1. Pubbliche scuole a spese dello Stato e l'obbligo di studiarvi per i figli dei cittadini di ogni classe.

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