Chris Bangle
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Christopher Edward Bangle (1956 – vivente), designer statunitense.
Citazioni di Chris Bangle
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Citazioni in ordine temporale.
- Un design di successo si caratterizza non tanto per le sensazioni immediate che è in grado di offrire, quanto per l'influenza che esercita sui progetti degli anni a venire.[1]
- Con Gina abbiamo osato, distruggendo le convenzioni che impongono alle automobili una pelle di lamiera, creando una vettura che non è solamente un'auto di stoffa.[2]
- Mettetevi alla scrivania e provate a fare una mappa del car design su un foglio bianco. Scoprirete che esistono principi che oggi assumiamo come regole fondamentali, che in realtà possono essere cambiati. Ad esempio siamo perseguitati dalle simmetrie e dalle proporzioni.[3]
- La vera difficoltà è sposare l'innovazione con un'estetica che piaccia alla gente. [...] Negli Anni 70-80 il futuro era argento. Poi Apple ha conquistato il mondo con il bianco: oggi se vuoi fare apparire una forma più moderna la colori di bianco.[4]
- Cosa cambia dal punto di vista di un passeggero se oggi a condurre il mezzo è una persona o un computer? C'è una differenza fondamentale: tra gli umani ci sono una serie di interazioni continue che fanno parte del viaggio. [...] Chi vorrà occupare i posti anteriori? Forse saranno quelli meno desiderati, perché spaventano. Perché allora non provare a studiare degli interni dove gli occupanti viaggiano lateralmente? A questo punto bisogna chiedersi: come vuole interagire il passeggero con l'entità che lo sta trasportando? Con la voce? Con un tasto? Quale sarebbe la differenza con l'esperienza di un viaggio in ascensore? Chi di noi vorrebbe rimanere per ore in un ascensore? Bisogna portare il discorso dell'autonomia delle vetture a livello umano, guardandolo dal lato pratico delle persone e non da quello delle macchine. Perché potremmo scoprire che non ci piace per nulla.[4]
- Tutti dicono che «le macchine sono tutte uguali»: invece, non è così. Ho imparato [...] che «la natura è inaspettata, ma plausibile». Se vuoi dipingere un sasso o un albero, puoi fare qualsiasi cosa, ma dev'essere plausibile. Le auto sono proprio questo: inaspettate, perché sono una diversa dall'altra, ma talmente plausibili che per la tua mente risultano uguali. È come per gli alberi: un esperto sa che sono diversi ed è in grado di riconoscerli, ma per l'uomo comune sono tutti alberi, percepiti indistintamente come tali. Il trucco sarà capire come rompere questo cerchio di plausibilità. Le auto che hanno fatto la storia sono proprio quelle che ci sono riuscite.[5]
- Se si ha paura del futuro, allora ci si rivolge al passato. C'è il timore di rischiare: meglio una cosa già conosciuta, che è già piaciuta. La storia, però, non è stata fatta dalle ripetizioni del passato, ma da cose nuove, inaspettate [...]. Il rétro è molto collegato alla fine del secolo, quando tutti avevano paura del nuovo millennio e guardavano nel retrovisore: Beetle, Mini e anche la 500 sono figlie di quel momento. Ora basta, però: abbiamo varcato la soglia e dobbiamo cercare di andare avanti.[5]
- La Luce è una Ferrari semplicemente perché la Ferrari l'ha fatta. Punto. Non dico che mi piace, ma difendo il loro diritto a farla e a farla così. Questione di scelte, basta essere consapevoli che questo è il frutto di un team di product designer che hanno fatto un'auto-mobile, cioè un "mezzo che si muove da sé". Il car design è qualcosa di diverso. Dove sta la differenza? Personalità, carattere, la capacità di riflettere l’io di chi la possiede. [...] Difficile pensare che un marchio emozionale come Ferrari si risolva in un "parallelepipedo con gli angoli smussati" [...]. Ma forse a noi osservatori manca un pezzetto della storia [...]. Forse per inquadrare nel modo giusto la Ferrari Luce dovremmo sapere che cosa verrà dopo la Luce.[6]
- La Lamborghini Countach ha segnato l'inizio dell'era delle supercar non perché esprimesse centinaia di cavalli ma perché usava ogni centimetro quadrato del suo oltraggioso corpo vettura per fare una solenne dichiarazione estetica, per gridare la negazione del politically correct.[6]
- Se la vettura piace, tutto il credito va ai designer e al team. Se non piace, è colpa mia. Questa è la regola di un design director.[7]
- Bisogna sprecare tempo, fare cose inutili e realizzare cose sbagliate per capire ciò che è bello e giusto.[7]
Intervista di Manuel Orazi, il manifesto, 26 novembre 2010.
- Il fattore più inquinante nella lavorazione dell'auto è la verniciatura, ma come si fa a non verniciare un'auto? Henry Ford all'inizio le verniciava tutte di nero perché era il colore che asciugava prima di tutti – oltre al fatto che quella vernice la produceva suo cognato, ma questa è un'altra storia... Alla Bmw invece abbiamo provato e riprovato fino a che abbiamo messo al prototipo Gina una tuta metallica, una sorta di calzamaglia che protegge l'auto piuttosto bene e le consente di mutare, di deformarsi rinunciando alla verniciatura. Certo non risolverà il problema ecologico, ma siamo andati nella direzione [...] di non legarci in modo rigido a una forma o a una funzione [...] bensì a un significato inedito.
- [...] Gill per me è fondamentale. Non è soltanto l'autore di alcuni stupendi caratteri tipografici, alcuni dei quali ancora in uso in ogni computer [...], ma è stato anche scultore, incisore ed editore. Ma soprattutto ammiro Gill e ritengo che sia ancora attualissimo per via di un suo piccolo libro, Sulla tipografia, scritto nel 1931 [...] dove descriveva in maniera profetica il conflitto fra l'industrializzazione e le tecniche tradizionali della stampa: la sua lungimiranza consisteva nell'avvertirci tutti di un processo del quale stiamo ancora pagando le conseguenze, vale a dire la profonda scissione fra umanesimo e industria, fra manodopera e design, che è la vera premessa culturale all'attuale fenomeno della delocalizzazione industriale. Proprio perché, al di là della disoccupazione che ne deriva, ritengo concettualmente errata e controproducente l'idea di disegnare un prodotto in Europa e poi produrlo altrove, ritengo che le idee di Gill siano la base per puntare a un inedito modello di sviluppo, quello che chiamo un «nuovo umanesimo industriale» e che [...] terrà conto delle nuove esigenze ecologiche.
- Nessuno sa dire cosa sia esattamente una funzione, è un concetto ambiguo; per questo credo che il design, più che studiare la funzionalità degli oggetti, deve incaricarsi di dare un significato al loro uso all'interno di una specifica società [...]. Naturalmente, è ovvio che se la funzione non viene rispettata è finita: una lampada deve pur sempre fare luce. Ma alla fin fine, forse, la funzione è un criterio che ci aiuta solo a distinguere gli oggetti d'uso dalle opere d'arte. Oggi molti designer producono oggetti non funzionali e, a pensarci bene, i parametri propri dell'arte contemporanea possono essere trasferiti al design: la produzione in serie, il lavoro con uno studio allargato, la circolazione nei musei, il divismo dei suoi protagonisti.
- [...] sono cresciuto a Wausau, un piccolo centro del Wisconsin che è uno stato molto particolare, da sempre a maggioranza democratica, uno stato «socialist» [...]. È tanto patriottico, questo stato che, negli anni Sessanta, la mia città domandò che le venisse concesso di ospitare i profughi asiatici scappati dopo la guerre in Cambogia e Vietnam. Wausau era una città dove, in linea di massima, non venivano compiuti reati, interamente bianca, per metà cattolica e per metà protestante: agli immigrati diedero casa, lavoro, per farli sentire a casa costruirono persino un piccolo altare buddista dentro la chiesa metodista. Quelle poche famiglie arrivate si trovarono talmente bene che sparsero la voce e oggi è altissima la percentuale di immigrati di origine asiatica, perfettamente integrati, che hanno certamente contribuito a vivacizzare e sprovincializzare Wausau, ormai uno dei principali centri di studio e di collegamento, anche commerciale, con il Far East.
Intervista di Francesco Paternò, repubblica.it, 20 maggio 2013.
- [Sulla Fiat Multipla] Se fosse nata sotto un concetto di sharing e non di proprietà avrebbe potuto avere un altro tipo di successo. Come utilità è favolosa. A New York ci sono state tante proposte per il nuovo taxi, la Multipla sarebbe stata molto più iconica invece del solito minivan dipinto di giallo. È stata un'opportunità persa.
- L'ultima auto di grande impatto è stata la Mini, che tutti hanno cercato di seguire. Ma la differenza tra lei e le imitazioni è che la Mini sta in una categoria chiamata [...] delle "vere icone". Per le gente normale, un'icona è ciò che tutti conoscono. Per un'azienda, un'icona vuol dire che è conosciuta ma anche che cambia il business. La Mini è stata la prima auto che ha risolto il problema, ecco perché gli altri hanno copiato. [...] è stata la prima piccola macchina costosa.
- La domanda da farsi per creare un'auto di successo è: quale è il problema? Non è tanto ovvio. Ci vogliono ricerca, coraggio, una grande forza.
- [«Non si parla d'altro che di auto premium. Che cosa è, secondo lei?»] È qualcosa che la gente paga molto di più del suo valore. [...] L'importante è la percezione: se c'è, la gente è disponibile a pagare. Se poi dietro il prodotto c'è vera autenticità, questo è un primo passo per il premium. Un prodotto che deve non solo parlare, ma anche fare. Tanti prodotti splendono, ma in verità non sono davvero brillanti.
Mimma Rapicano, artwort.com, 15 dicembre 2015.
- Ho sempre pensato che un termine tanto derivante dall'esperienza umana come la bellezza debba essere trattata per segmenti, non in generalizzazioni onnicomprensive che alla fine non significano nulla. Bisognerebbe separare il consciamente costruito – il design di un'automobile o un quadro – dalla coincidenza straordinaria – un tramonto o un panorama – così come bisognerebbe stare attenti a non confondere tutte le tipologie di bellezza che esistono nella loro perfezione come indipendenti l'una dall'altra. Si può veramente confrontare la vigorosa bellezza esotica di una donna con quella fragile e innocente di un'altra? È difficilissimo con donne e macchine, e probabilmente anche con tutto il resto.
- La "bellezza tragica" è una delle mie preferite; la trovo spesso nel design di carrozzeria degli anni '30, che rifiuta di lasciarmi partecipare se non come osservatore. È un tipo di bellezza in un mondo creativo che esiste dall'altro lato dello specchio, a me negato per sempre.
- [...] non credo che la BMW E-60 Serie 5 sia di per sé un canone di bellezza, ma è canonica per il nostro cambio di gusto rispetto alla "superficie negativa".
- Il design può essere "arte" ma un designer non è sempre "artista" – e certamente non lo è nel momento in cui qualcun altro dice quando iniziare e finire in un progetto. Gli artisti lo fanno per loro stessi. Quando il processo è ben fatto i designer esistono per il prodotto, non il contrario. In maniera molto concreta, non "creiamo" ciò che progettiamo; è ciò che progettiamo che viene al mondo attraverso noi.
Alessio Lana, domusweb.it, 18 maggio 2021.
- [Sulla Opel Junior] Era un'auto giovane e l'idea era che arrivasse nuda al cliente, praticamente vuota e poi ognuno poteva riempirne gli interni come voleva, per poi acquistare, come in Ikea, i vari pezzi come l'autoradio, il contagiri, gli indicatori della temperatura dell'olio o dell'acqua e aggiungerli man mano secondo i propri gusti.
- [Sulla genesi del tappo della benzina della Fiat Coupé] Stavo vedendo un film con Peter Fonda, Zozza Mary, pazzo Gary, quando a un certo punto si vede una ripresa dall'altro della Dodge Charger che è quasi una coprotagonista del film. La telecamera sorvola la vettura andando avanti e indietro e io ho bloccato il videoregistratore e riguardato quella scena non so quante volte per vedere bene quell'enorme tappo della benzina ben evidente sulla carrozzeria.
- [Sui fari anteriori "a doppia bolla" della Fiat Coupé] Ricordo che quando Ermanno Cressoni, allora direttore del Centro Stile Fiat, aveva presentato l'auto, un ingegnere gli aveva chiesto: "Come si lavano questi fari?" e la sua risposta fu "Con amore, ingegnere. Con amore".
- [Sulla BMW E53] La soluzione geniale è stata far sedere le persone in alto ma mantenere i componenti pesanti in basso. Così il peso è tutto giù, la tenuta di strada è eccellente e il comfort è garantito. La prova del nove è arrivata durante un test drive. Una giornalista mi aveva raccontato di essere entrata e di non aver trovato nulla di particolare mentre guidava ma poi, scendendo, era caduta per terra, perché non si era resa conto di quanto fosse seduta in alto. Non se n'era proprio accorta.
- [Sulla BMW E60] In quel periodo avevamo creato una nuova strategia di design chiamata bookends, fermalibri. Immaginatevi una libreria con tanti volumi, ognuno una diversa BMW. Da una parte c'è un fermalibro improntato alle superfici pure come Gina e Z4, dall'altro il corrispettivo per il volume puro, come la Z9 GT. Nel mezzo c'è proprio la Serie 5 E60, un'auto che doveva essere bilanciata sia in termini di innovazione, sia di superfici, che di volume.
- [Sulla BMW E60] Avevamo deciso di eliminare dalla competizione il modello di Davide Arcangeli ma nella notte lui aveva modificato tutto, rifacendo le forme con dei fogli di alluminio da cucina perché era tardi e non aveva altri materiali a disposizione. Quando rivedemmo il modello, lo rimettemmo subito in gara. Il modello alla fine fu vincente e divenne la E60, ma la storia finì tragicamente perché Davide prese una brutta malattia e morì pochi giorni dopo che lo avevo informato di essere il padre di una nuova BMW. Da quel momento nessuno ha voluto più cambiare nulla nella vettura e ancora oggi ricevo email che [...] definiscono la Serie 5 ancora come un'auto d'avanguardia.
Intervista di Valerio Berruti, lespresso.it, 22 aprile 2025.
- [...] solo per il fatto di essere desiderato ti senti sexy. Avviene per le persone e anche per le auto. È proprio questo che mi attrae nelle macchine, perché si collocano in quel particolare punto di incontro tra sesso e potere.
- Le supercar di oggi sono troppo prevedibili, troppo educate e troppo prêt-à-porter per essere allo stesso livello della Countach, esageratamente osé, spudorata e sensuale (azzarderei erotica).
- [Sulla Lamborghini Miura] [...] allettante e sexy come un poster di Sophia Loren nei suoi stivali nel film Arabesque, un sex appeal sicuro e in dosi perfette.
- [«[...] qual è la sua idea di bellezza?»] Quella delle Tragic Beauty che ti strappano il cuore perché vorresti stare con loro, abbracciarle ma sai che non puoi farlo. Sono le auto degli anni Trenta, l'età d'oro della carrozzeria. L'unica soddisfazione è vedersi riflessi nelle cromature della loro carrozzeria. È questa la vera tragedia della loro bellezza.
Citazioni non datate
[modifica]- Disegnare un'automobile, non vuol dire soltanto mettere una forma attorno alle ruote, ma anche darle personalità e carattere per far sì che chi la acquista si identifichi in lei.[8]
Note
[modifica]- ↑ Citato in Chris Bangle incontra la stampa italiana per parlare delle "ragioni dello stile" e del ruolo dell'auto nella società di ieri, oggi e domani, press.bmwgroup.com, 6 giugno 2000.
- ↑ Citato in Maria Cristina Ricossa, Design/1 Chris Bangle e il coraggio di saper guardare oltre le convenzioni, giornaledibrescia.it, 17 maggio 2011.
- ↑ Dalla conferenza Car Design. Past, Present and future, Torino, Istituto d'Arte Applicata e Design, 10 ottobre 2017; citato in Edoardo Nastri, "La forma deve seguire il significato", la rivoluzione secondo Chris Bangle, autodesignmagazine.com, 19 ottobre 2017.
- ↑ a b Da Auto&Design n. 230; citato in Edoardo Nastri, Chris Bangle, fuori dagli schemi, autodesignmagazine.com, 14 maggio 2018.
- ↑ a b Dall'intervista di Emilio Deleidi, Chris Bangle: "Il cambiamento nell'auto non ha a che fare con il motore", gazzetta.it, 13 aprile 2025.
- ↑ a b Citato in Roberto Lo Vecchio, La Ferrari Luce vista da quattro grandi designer: giudizi durissimi e un'eccezione, quattroruote.it, 3 giugno 2026.
- ↑ a b Citato in Alessandra Marchetti, Chris Bangle boccia la nuova Ferrari e difende Jaguar: "Senza anima non basta essere bravissimi designer", automoto.it, 13 luglio 2026.
- ↑ Dall'intervista di Roberta Pasero, Chris Bangle (designer e artista): "Io, dalle Bmw agli Inanimatti", motori.ilgiornale.it.
Altri progetti
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