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Concattedrale di Troia

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Concattedrale di Troia

Citazioni sulla concattedrale della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo o duomo di Troia.

Citazioni in ordine temporale.

  • La piccola città [di Troia] non conta che forse settemila abitanti è tutta genuflessa ai piedi della Cattedrale, solenne e magnifica, in atto di adorazione, come un popolo di servi inginocchiati a piedi del castellano vestito di ferro e d'imperio, o come un popolo di sentinelle messo là a guardia del tempio, delle sue meravigliose porte di bronzo, del suo pulpito stupendo da cui la parola di Dio doveva parere, un tempo, quasi discendere da una divina cattedra angelica, dei vecchi leoni che sembrano stanchi di reggere le colonne che inquadrano il rosone superbo della facciata, a guardia del Tesoro, custodito nel Duomo, ricchissimo di arredi sacri e di oggetti preziosi, e dell'archivio capitolare che conta oltre cinquecento pergamene di grande valore diplomatico e storico.
  • Fu [...] un vescovo, Gerardo da Piacenza, che gettò le fondamenta del Duomo nel 1095, e un altro vescovo, Guglielmo, che ne portò a compimento la costruzione fra il 1107 e il 1119. Esso si erge magnifico e scuro nella breve piazza, severo come un castello nella parte inferiore della facciata, elegante e fine nella parte superiore. Le porte di bronzo che portano incise le due date 1119 e 1127, enormi, massiccie, brune, ne accrescono la solennità e la venustà. E il ricordo delle pietre ruinate del castello di Lucera che, nei restauri posteriori al seicento, furono adoperate con barbara disinvoltura solca d'improvvisa luce musulmana il dolce corso dei pensieri cristiani che si svolge lento nell'anima.
  • Chi sia stato l'artefice audace [del duomo] non si sa; me è certo che i tempi più diversi vi hanno stampato su la propria impronta. Dal suolo al cornicione, di faccia e di fianco, esso è, infatti, opera del secolo decimosecondo appena agli inizi, mentre tutta la sezione superiore della facciata, compreso il rosone meraviglioso, che è tutto in fine ricamo, dev'essere attribuita al secolo decimoterzo. Il campanile non risale che al 1691, anno in cui il vescovo Antonio di Sangro pose mano ad importanti restauri. Né sappiamo se fosse italiano o greco, settentrionale o meridionale l'architetto che innalzò le cupole ardite su le ampie navate; ma non è forse da escludere completamente l'ipotesi che esso sia stato educato all'arte pisana che di templi simili a quello di Troia è ricca ed insigne in Toscana, in Corsica ed in Sardegna – là dove giunse il dominio della Repubblica.

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