Delfino Orsi
Aspetto

Delfino Orsi (1868 – 1929), giornalista, politico e nobile italiano.
Perché si va a teatro
[modifica]- Sembrerà un paradosso, ma in fondo all'anima è una verità per tutti: le più noiose scene che il teatro d'ogni tempo si abbia sono le ingenue scene d'amore. Tutte condotte su uno stesso tipo, inspirate ad un medesimo falso concetto della vita materiale e morale, esse si dilungano eccessivamente per trovare una soluzione che non scioglierà niente, che non interessa nessuno, per conchiudere in una formula antipatica che tutti già conosciamo a memoria e che saremmo disposti a concedere subito purché ci facessero grazia della preparazione. Perché l'amore, di cui ogni genere d'arte ha commesso un abuso irragionevole e sproporzionato affatto alla realtà, l'amore è nel teatro uggiosamente strabocchevole: il nervosismo ci assale di fronte a simili chiacchiere e ci costringe a chiudere occhi ed orecchie per non vedere ed udire straziata per l'ennesima volta la sedicente situazione simpatica. (p. 9)
- [...] a teatro il pubblico, quando non è dominato da ragioni esteriori e artificiali, quando è genuino, quando insomma ha spontaneamente pagato il suo biglietto d'ingresso, per dirla in forma più grossolana ma più positiva, a teatro il pubblico ha sempre ragione lui. E non soltanto perché è pubblico, ma perché è un pubblico riunito a teatro: le ragioni stesse, che determinano l'incertezza e la irragionevolezza, e la piccineria dell'universale giudizio nelle altre forme d'arte, dove l'impressione dovrebbe essere individuale, ma per naturai ritrosìa e modestia e paura si riduce al convenzionalismo imposto, sono quelle che danno il giudizio libero, fresco, vero, giusto del pubblico a teatro; perché questo è l'unico luogo ancora nel quale la moltitudine si senta forte nella collettività e nella vivacità immediata di manifestazione, e possa emanciparsi dalla tutela delle convenzioni: è la ribellione della moltitudine affidata alla impunità dell'anonimìa. (p. 21)
- Il teatro è capriccio divino: lasciate dunque che il pubblico vada a teatro capricciosamente e non domandategli alcun exequatur, alcuna patente, alcun diploma di capacità e di competenza a giudicare: l'arte grande deve fare il miracolo di livellare ad un tempo le intelligenze più vaste e le più ristrette; di ottenere lo stesso diapason vibrante nei cuori più abusati e nei più ingenui; di convergere alla medesima illusione i gusti più oppostamente educati. Se non vi riesce, non è arte grande, è mediocrità trascurabile. (p. 25)
Bibliografia
[modifica]- Delfino Orsi, Perché si va a teatro, G. Ricordi & C. editori-stampatori, Milano, 1893.
Altri progetti
[modifica]
Wikipedia contiene una voce riguardante Delfino Orsi
Commons contiene immagini o altri file su Delfino Orsi