Dietrich Bonhoeffer

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Un busto di Dietrich Bonhoeffer.

Dietrich Bonhoeffer (1906 – 1945), pastore e teologo evangelico tedesco.

Citazioni di Dietrich Bonhoeffer[modifica]

  • Dio è vicino a ciò che è piccolo, ama ciò che è spezzato. Quando gli uomini dicono: «perduto», egli dice: «trovato»; quando dicono «condannato», egli dice: «salvato»; quando dicono: «abietto», Dio esclama: «beato!».[1]
  • Dio non esaudisce i nostri desideri, ma realizza le sue promesse.[2]
  • Dobbiamo amare e trovare Dio precisamente nella nostra vita e nel bene che ci dà. Trovarlo e ringraziarlo nella nostra felicità terrena.[3]
  • [...] il problema cristologico è per sua natura di tipo ontologico. Il suo scopo consiste nell'elaborare la struttura ontologica del chi [è Gesù Cristo], senza incorrere nello Scilla della domanda sul come o nella Cariddi della domanda sul che.[4]
  • La chiesa deve uscire dalla sua stagnazione. Dobbiamo tornare all'aria aperta del confronto spirituale con il mondo. Dobbiamo rischiare di dire anche delle cose contestabili, se ciò permette di sollevare questioni di importanza vitale. Come teologo "moderno", che tuttavia porta ancora in sé l'eredità liberale, io sono tenuto a mettere sul tappeto tali questioni. Tra i giovani ce ne saranno molti che connettono in sé le due cose.[5]
  • Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell'autodissoluzione, perché dietro di sé nell'uomo lascia almeno un senso di malessere. Ma contro la stupidità non abbiamo difese.
    [...] osservando meglio, si nota che qualsiasi ostentazione esteriore di potenza, politica o religiosa che sia, provoca l'istupidimento di una gran parte degli uomini. Sembra anzi che si tratti di una legge socio-psicologica.
    La potenza dell'uno richiede la stupidità degli altri. Il processo secondo cui ciò avviene, non è tanto quello dell'atrofia o della perdita improvvisa di determinate facoltà umane – ad esempio quelle intellettuali – ma piuttosto quello per cui, sotto la schiacciante impressione prodotta dall'ostentazione di potenza, l'uomo viene derubato della sua indipendenza interiore e rinuncia così, più o meno consapevolmente, ad assumere un atteggiamento personale davanti alle situazioni che gli si presentano.
    Il fatto che lo stupido sia spesso testardo non deve ingannare sulla sua mancanza di indipendenza. Parlandogli ci si accorge addirittura che non si ha a che fare direttamente con lui, con lui personalmente ma con slogan, motti ecc. da cui egli è dominato. È ammaliato, accecato, vittima di un abuso e di un trattamento pervertito che coinvolge la sua stessa persona. Trasformatosi in uno strumento senza volontà, lo stupido sarà capace di qualsiasi malvagità, essendo contemporaneamente incapace di riconoscerla come tale. Questo è il pericolo che una profanazione diabolica porta con sé. Ci sono uomini che potranno essere rovinati per sempre.[6]
  • Noi non possiamo essere onesti senza riconoscere che ci occorre vivere nel mondo etsi Deus non daretur... Davanti a Dio e con Dio noi viviamo senza l'ipotesi di Dio... Si tratta cioè di vivere davanti a Dio l'assenza di Dio.[7]
  • Portare il peso dell'altro significa sopportare la realtà creaturale dell'altro, consentire ad essa e arrivare attraverso la sopportazione a trarne motivo di gioia.[8]
  • Sono effettivamente ciò che gli altri dicono di me? | Oppure sono solamente ciò che io conosco di me stesso?[9]

Sequela[modifica]

  • Grazia a buon prezzo è annunzio del perdono senza pentimento.
  • La grazia è a caro prezzo soprattutto perché è costata molto a Dio.
  • La grazia a buon prezzo è il nemico mortale della nostra Chiesa.
  • Grazia e azione devono restare unite. Non c'è fede senza opera buona, come non c'è opera buona senza fede. (§ 273)[10]

Venga il tuo regno[modifica]

  • Chi cerca di sfuggire alla terra non trova Dio, trova solo un altro mondo, il suo mondo, più buono, più bello, più tranquillo, un mondo ai margini, ma non il Regno di Dio, che comincia in questo mondo.
  • Chi fugge la terra per trovare Dio, trova solo se stesso. Chi fugge Dio per trovare la terra, non trova la terra – come terra di Dio –, ma trova l'allegro teatro di una guerra tra buoni e malvagi, pii ed empi, guerra che lui stesso scatena, trova se stesso.
  • È capace di credere al Regno di Dio solamente chi è così in cammino, chi ama la terra e Dio insieme.
  • I pellegrini, che amano la terra che li porta – e ciò per il solo fatto che essa li porta incontro a quel paese straniero che amano più di ogni altra cosa – altrimenti non sarebbero in cammino.
  • Il miracolo e l'ordine sono le due forme nelle quali si presenta il Regno di Dio in terra, nelle quali esso si scinde : il miracolo come la forza che infrange ogni ordine, e l'ordine come conservazione in vista del miracolo.
  • Il Regno di Dio è il regno della risurrezione in terra.
  • Il suo compito [dello Stato] non è di creare nuova vita, ma di conservare la vita data.
  • In questo sta la vera maledizione che pesa sulla terra: non che essa deve portare spine e cardi, ma che nasconde il volto di Dio, che nemmeno i solchi più profondi della terra ci rivelano il Dio nascosto.
  • Non siate uomini ai margini della realtà, ma siate forti!

Note[modifica]

  1. Citato in Ermes Ronchi, Sciogliere le vele. Commento ai vangeli festivi. Anno A, Edizioni San Paolo, 2004, p. 92.
  2. Citato in Messaggero di San'Antonio, dicembre 2009, p. 10.
  3. Citato da Ermes Ronchi in Le ragioni della speranza, Rai Uno, 17 gennaio 2010.
  4. Da Cristologia, § 12; citato in Gibellini, p. 113.
  5. Da una delle ultime lettere dal carcere, 3 agosto 1944; citato in Gibellini, p. 126.
  6. Da Della stupidità.
  7. Citato in Enzo Bianchi, La differenza cristiana, Einaudi, 2006, I, 4.
  8. Da Vita comune.
  9. Da Chi sono io?, in Chi sono io? Meditazioni dal carcere, traduzione di Manuel Kromer, Claudiana, Torino, 2005, p. 9. ISBN 88-7016-514-0
  10. Citato in Gibellini, p. 115.

Bibliografia[modifica]

  • Dietrich Bonhoeffer, Venga il tuo regno, traduzione di J. Schenk, Queriniana, 1988.
  • Dietrich Bonhoeffer, Sequela, traduzione di M. C. Laurenzi, Queriniana, 2008.
  • Dietrich Bonhoeffer, Vita comune, traduzione di M. C. Laurenzi, Queriniana, 2007.
  • Rosino Gibellini, La teologia del XX secolo, Queriniana, Brescia, 1999. ISBN 88-399-0369-0

Altri progetti[modifica]