Domenico Comparetti
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Domenico Comparetti (1835 – 1927), filologo classico, papirologo, epigrafista e traduttore italiano.
Poesia e pensiero del mondo antico
[modifica]- [...] la dottrina di Epicuro, dogmatica, inflessibile e inalterata, finché visse il sentimento cristiano, come quella che negava la provvidenza e l'anima immortale e indicava il piacere come scopo degli atti umani, non rimase nota che malamente, come esempio di massima aberrazione e di una empietà e di una scostumatezza proverbiale. Da vicino pochi o punti si curarono di conoscerla. L'Occidente latino nel medio evo non conosce Epicuro che da quanto ne dicono i suoi avversari antichi, soprattutto Cicerone. Meglio avrebbe potuto conoscerlo da Lucrezio; ma Lucrezio rimaneva ignorato in qualche raro manoscritto che niuno leggeva; e se alcuno lo avesse letto, non lo avrebbe certamente capito. (La morale di Epicuro, pp. 213-214)
- Poesia e religione sono sorelle e nei primi periodi della loro vita procedono tanto unite e tanto paiono una cosa sola che mal si riesce a cogliere e definire il limite che le separa. Questa difficoltà soprattutto s'incontra in quel periodo di spontaneità istintiva in cui niuna di esse ha ancora acquistato la coscienza di sé: la religione non ha subìto l'influsso della speculazione, la poesia non sì è ancora determinata come arte. (La poesia biblica, p. 226)
- [...] sorprende il trovare presso un popolo tale [gli ebrei] e in un libro qual'è la Bibbia il Cantico dei Cantici, poesia amorosa in cui Dio e la religione non entran per nulla. Ed invero questo libro è uno dei più ardui problemi che offra la poesia biblica, né i dotti sono d'accordo nel definire che cosa propriamente esso sia. Esso ci offre un saggio di letteratura laica e (a nostro credere) popolare, né occuperebbe il posto nobile che occupa se, certamente a torto e per fatto leggendario non difficile a spiegare, non portasse il nome di Salomone, e le interpretazioni mistiche non lo avessero poi piegato ad armonizzare col resto. (La poesia biblica, p. 231)
- Gli Ebrei non potevano neppur sognare di comporre idillii; essi erano troppo vicini alla natura per pensare a rappresentare la vita dell'uomo in mezzo ad essa artificialmente e coi colori del sentimentalismo. Questa poesia della Cantica, se pecca per eccesso alla maniera orientale, ha poi bellezze incontestabili, che si veggono sgorgare da una fresca vena del tutto schietta e lontana da ogni artificio. Ma la mancanza di visibile continuità e la presenza di vuoti da riempire è pure evidente, tanto che non del tutto a torto taluni dotti hanno pensato ad una riunione di canti slegati, combinando con questa idea il titolo stesso di Cantico dei Cantici. Ed invero questa espressione non può voler dire qui canto per eccellenza, giacché mai un ebreo, e molto meno chi metteva assieme la Bibbia, avrebbe lasciato passare una tale denominazione per una poesia così intieramente profana. A noi è sempre sembrato che questa sia la parte poetica di una narrazione foggiata con mescolanza di prosa e di poesia, come il libro di Giobbe, e di cui la parte prosaica fosse omessa, forse perché popolarmente noto fosse il fatto di cui si trattava, e il testo stesso prosaico non avesse, come accade nelle cose popolari, una forma stabile come il poetico. Questo è certo che qual'è questa composizione, senz'altro cemento fra le sue parti, non può stare; che essa dà su di un fatto d'amore accenni incompleti e insufficienti, e che quanto oggi manca a rendere chiaro l'assieme per noi, doveva essere ben noto volgarmente ai tempi in cui le parti poetiche furono poste per iscritto. (La poesia biblica, p. 232)
Citazioni su Domenico Comparetti
[modifica]- Il Comparetti in Pisa, nel commercio quotidiano, anzi nella convivenza con Alessandro D'Ancona [...], senza cessare di essere umanista e classicista, uomo antico, diviene sempre più romanista e romantico. Anche romantico? Chi ha conosciuto il Comparetti, trasecolerà a sentire applicato questo nome al gentiluomo di conversazione signorilmente varia e, anche nella vecchiezza estrema, cosi moderna, cosi europea, ma anche di serenità quasi disumana; al gentiluomo che seppe respingere il più lontano possibile da sé ogni sofferenza e persino ogni passione; che seppe, con calcolo squisitamente epicureo, godere tanto che al piacere non sottentrasse mai sazietà e noia; che conobbe l'arte di gioire di conversazioni geniali e del convito, dell'abitazione luminosa e decorosa e comoda, delle opere d'arte di ogni tempo in essa raccolte, della mobilia solida e sontuosa, dei libri bene stampati, bene illustrati e ben legati, di ogni abbellimento della vita quotidiana. Romantico costui che Martin Lutero avrebbe lodato, perché durante tutta la sua lunga vita amò vino e donna (se anche canto, non so)? Romantico costui, al quale, a quanto si sente dire, fu risparmiato il morso del dubbio filosofico e religioso? Lo ripeto: romantico. Se non fu romantico il temperamento, romantico fu, da un certo punto in poi, l'intelletto. (Giorgio Pasquali)
- Il concetto della filologia che il Comparetti appare già in quegli anni avere e sapere incarnare nelle sue opere, è molto più largo e più alto di quello degli archeologi dell'Istituto Germanico. Il Comparetti fin da principio considerò la filologia come il Wolf, come il Boeckh, come Ottofredo Müller, quale scienza complessiva e storica dell'antichità classica; ne ebbe lo stesso concetto che solo i più grandi fra i Tedeschi, ma, secondo ogni apparenza, indipendentemente da loro. E, nonostante il prodigioso potere di tuffarsi con tutta l'anima nei suoi classici e di risentirli, come si direbbe ora con parola che allora a Roma era forse ignota e che serve mirabilmente a mascherare la trivialità del pensiero e del gusto, esteticamente, il Comparetti ebbe, sin da principio, della filologia un concetto storicistico, realistico. (Giorgio Pasquali)
Bibliografia
[modifica]- Domenico Comparetti, Poesia e pensiero del mondo antico, Riccardo Ricciardi editore, Napoli, 1944.
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