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Domenico Luigi Batacchi

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Domenico Luigi Batacchi (1748 – 1802), scrittore italiano.

Citazioni di Domenico Luigi Batacchi

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Nacqui in Alfea, né vile ebbi la cuna,
che arrideva la sorte al genitore,
cui turba di scroccon vile importuna
le costole rodeva a tutte l'ore;
la folta schiera di virtù digiuna
le donne amar gli fece, giocatore
il rese, lo condusse all'osteria,
onde presto i quattrini andaron via.[1]

Citazioni su Domenico Luigi Batacchi

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  • Ebbe da natura genio per la poesia, a maestro un pedante; inclinazione alla satira degli umani vizii, dispregio della ricchezza e desiderio dell'aurea mediocrità, molta facilità ad imparare e, ciò nonostante, poca memoria; temperamento dedito ai piaceri, ed anche un po' ipocondriaco. Un tempo (chi il crederebbe leggendolo?) fu devoto fino ai digiuni e alle discipline; poi navigò il burrascoso mare di Citera[2] con varia fortuna, finché l'ultima l'offese nella salute lasciandogli segni funesti:
    Ritornò la salute a poco a poco, | ma la faccia restò di color priva, | e il morbo reo per segno di sua possa | poco più mi lasciò che pelle ed ossa. (Felice Tribolati)
  • Luigi Domenico Batacchi è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o bernieschi italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che Cecco degli Angiolieri, contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col Cammelli, detto il Pistoia; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il Carducci, e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul Casti e sul Batacchi, ha pronunciati. (Ernesto Masi)
  • Peccato che [la sua satira] l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il Settembrini, il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (Ernesto Masi)
  • Spesso passando da quei luoghi[3] io mi figuro ancora Domenico Batacchi, bassotto di statura, grasso, coi capegli raccolti in coda, vestito con giubba di cammellotto[4], e il cappello a tre punte, sorridere maliziosamente coi suoi occhi neri, udendo raccontare le ciarle della città, delle quali esso faceva tesoro per le sue Novelle. E alcune di queste allora giravano manoscritte per le mani degli amici, e si recitavano anche nelle conversazioni, cautamente sopprimendone, chi le recitava, i passi osceni. E tutti gli volevano bene, e lo chiamavano Momo Batacchi. (Felice Tribolati)

Note

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  1. Da La rete di Vulcano, canto XXIII; citato in Felice Tribolati, Saggi critici e biografici, pp. 246-247.
  2. Isola della Grecia ritenuta, nella mitologia greca, luogo di nascita della dea Afrodite.
  3. Spezieria Lenci di Pisa.
  4. Tessuto fatto con pelo di cammello.

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