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Edmondo Solmi

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Edmondo Solmi (1874 – 1912), storico e storico della filosofia italiano.

La resurrezione dell'opera di Leonardo

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  • Leonardo aveva posto, come regola al pittore, lo studio della natura; con entusiasmo egli stesso s'era messo all'osservazione delle cose naturali col suo piccolo libro di note che portava sempre seco; poi la passione dello studio era divenuta dominante, egli aveva voluto acquistare non più la scienza per l'arte, ma la scienza per la scienza. Per arrivare alla bellezza, aveva pensato l'artista, bisogna salire a grado a grado la scala della verità, l'arte è poggiata sulla scienza, una suprema bellezza coincide solo con una suprema verità. (p. 8)
  • Leonardo, come artista, era dominato dal sentimento dell'indefinita molteplicità dei possibili e dal sentimento dell'insufficenza d'ogni realtà presente. Egli adoperava le forze a vincere delle difficoltà insuperabili di invenzione e di tecnica, egli si dava a dei prodigi di pazienza e di virtuosità, egli conosceva, più di ogni altro, l'arte vera, ma tremava ad affrontarla, perché sentiva che è intangibile, sacra, infinita. Gli stava dinanzi alla mente l'euritmia serenamente luminosa dell'arte greca, la divina proporzione, la simmetria prisca, ma egli era condannato alla pena di Tantalo di non poterla mai pareggiare, perché per fare l'arte greca ci voleva l'anima greca, e Leonardo era un'anima moderna perpetuamente in lotta con sé stessa. (p. 12)
  • Checché si dica, Leonardo ha respirato l'aria del Rinascimento: con la notizia del latino, se non anche con quella, benché scarsa, del greco, Leonardo era entrato, col garrulo sciame degli umanisti, nelle librerie di Firenze, di Milano, di Pavia, di Venezia, di Urbino, di Pesaro e di Roma, e quivi, curvo sui codici e sulle prime stampe, come oggi ci rivelano i manoscritti, aveva ricercato con ansia le opere di Platone e di Aristotile, di Archimede e di Vitruvio, di Plinio e di Dioscoride, di Erone di Alessandria e di Frontino, di Ippocrate e di Tolomeo, di Euclide e di Teodosio. Egli era "omo sanza lettere" per la indipendenza del giudizio di fronte agli autori: aveva voluto avvicinarsi ai grandi del passato, non per rendersi schiavo delle loro idee, come gli umanisti, ma per possederle e dominarle. Tutto voleva investigare colla sua ragione, e nulla accettava per vero se non gli appariva evidentemente tale. (p. 13)
  • La sorte delle pitture e delle sculture, degli scritti scientifici e letterari, della fama stessa di Leonardo fu l'ironia tragica del destino, che fa danzare il turbine della vita nel gorgo sempre minaccioso della morte. I posteri, per il gioco di un fato maligno, hanno dispersa e annientata l'opera di sapienza e di bellezza cui l' artista filosofo aveva donata la vita.
    Dov'è andata a finire la rotella di legno? Dove la testa della Medusa? E il cartone d'Adamo ed Eva nel paradiso terrestre? E le due Vergini Marie del 1478? Dov'è il ritratto di Lodovico il Moro? di Beatrice d'Este? di Cecilia Gallerani? di Lucrezia Crivelli? di Costanza d'Avalos? Dov'è la madonna del gatto? la madonna de' fusi? la madonna della Caraffa? E la Battaglia d'Anghiari? La Leda? La Pomona? Quale delle due Annunziazioni di Parigi e di Firenze è l'opera di Leonardo? Perduti, distrutti i busti di femmine che ridono, i busti di fanciulli, il busto di Cristo, il colossale modello della statua equestre per Francesco Sforza. (p. 14)

Bibliografia

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