Emanuele Portal
Emanuele Portal (1864 o 1874 – ...), letterato e traduttore italiano.
La lingua basca
[modifica]Il basco è una lingua misteriosa, che ha sempre messo a dura prova la pazienza degli studiosi, e sebbene molti se ne siano occupati, non è stato agevole classificarlo con precisione in un gruppo linguistico. L'Hovelacque dice che la lingua che più gli si avvicina, per qualche tratto generale, è il magiaro; ma non dà alcuna prova della sua asserzione. Il Frisoni afferma, con più esattezza, che nel basco debbasi ricercare la lingua che parlava l'antico popolo iberico; in fatti esso è lingua autoctona e che più si avvicina all'idioma parlato dai primi abitatori della Spagna settentrionale.
Citazioni
[modifica]- La lingua basca, come la georgiana, ha, per caratteristica, l'agglutinazione ed il polisintetismo, comuni pure ad alcune lingue americane. Ed in fatti, v'ha una relazione tra il basco, il georgiano ed alcune lingue americane (irochese, algonchino, ecc.). Così pure i Baschi, al pari dei Georgiani, si potrebbero considerare come i discendenti diretti delle popolazioni appena uscite dallo stato neolitico. (Parte prima, p. 5)
L'Arcadia
[modifica]Nessun secolo è stato così generalmente malinteso, trascurato, calunniato da molti storici della nostra letteratura, come il secolo XVIII. È diventato luogo comune chiamarlo secolo della corruzione e dei cicisbei, della cipria e dei gallicismi, delle ariette e delle accademie. Eppure nel settecento fiorì in Italia un teatro nazionale, un dramma musicale col Metastasio, la commedia realistica e popolare col Goldoni, la fantastica ed umoristica col Gozzi; e l' Italia prodigò al mondo attonito i suoi tesori di musica sacra e profana.
Citazioni
[modifica]- L'Arcadia non fu soltanto un'Accademia di rimatori, ma fu una diga salutare contro le aberrazioni del seicento; fu un primo passo verso il rinnovamento del gusto, del semplice e del vero in ogni ramo del sapere. (p. 6)
- La concezione dell'amore ebbe nel settecento uno svolgimento artifizioso spesso, ma sempre delicato e caratteristico. Ebbero culto ogni raffinatezza ed ogni arte. Smalti, miniature, tarsie, pastelli, maioliche variopinte, statuine di avorio di prezioso lavoro, gioielli, profumi, merletti, seriche vesti furono di quel mondo brillante, e un'atmosfera di sogno aleggiò su tutte le cose; cullarono quelle anime gli echi dei canti del Pergolesi, del Jommelli, del Paisiello, i minuetti del Boccherini, le correnti del Corelli e del Rameau, le gavotte di Lulli e dello Scarlatti, sotto verdi cupole di giardini e al mormorio di discrete cascatelle. (pp. 7-8)
- Nel secolo XVIII le classi nobili favorirono spesso le manifestazioni letterarie, la produzione poetica fu copiosa, e spesso ancora Cardinali e Principi coltivarono le lettere e diventarono mecenati e fondatori di Accademie. La protezione ed il mecenatismo si estesero poi alla filosofia, ed alle scienze; e sono proprii del secolo XVIII, dice il Bertana[1], i letterati intinti di scienza. V'influirono le relazioni intellettuali con la Francia, con l'Inghilterra con la Germania, e si formò il tipo dell'Enciclopedico, fino allora ignoto. (p. 10)
- Le origini dell'Arcadia si possono attribuire così alla suggestione inspirativa dell'omonimo poema del Sannazaro, come alle riunioni letterarie che fomentò a Roma, e intorno a sé, la regina Cristina di Svezia. Il Carducci dice che l'Arcadia è instituzione più napoletana che romana, perché procede dal Sannazaro. Precursori più illustri ha quindi l'instituzione, che il Baretti e i suoi corifei non si stancano mai di mettere in burla. (p. 15)
- [...] il 5 ottobre del 1690, un anno dopo la morte della Regina di Svezia, essendo pontefice Alessandro VIII, riunitisi quattordici scrittori in un prato nel giardino dei Padri Riformati in S. Pietro in Montorio, il Crescimbeni, ch'era tra loro, comunicò ai convenuti quanto si era stabilito di dar, cioè, nome di Arcadia alla nuova accademia che si sarebbe fondata.
Accolta con giubilo l'idea, i presenti si fregiarono lì per lì de' loro nomi pastorali. (pp. 19-20)
- Se istituzione letteraria è stata cagione di controversi giudizi, di polemiche, di ingiuste accuse, questa è l'Arcadia, sulla quale si sono abbattuti il livore o la sprezzante indifferenza. Il Seicento, che fu letterariamente corruttore, non appassionò tanto quanto questa Accademia, che pure, sfidando tutto, vive dal 1690. (p. 81)
- Giuseppe Baretti sortì dalla natura carattere iracondo: è noto. Ma donde il tanto suo sdegno contro l'Arcadia? Egli non fu nemico di tutte le Accademie, ma, dice il Biroccini, ebbe antipatia per cose e persone. Fu pessimista ed impressionabile, specialmente nella tarda età, e tre cose disprezzò: il cinquecento, l'imitazione petrarchesca, il verso sciolto. Da ciò la guerra spietata mossa contro l'Arcadia: vide negli Arcadi gli imitatori di Petrarca e dei cinquecentisti, avversò nel Frugoni specie il cultore fecondo dell'endecasillabo sciolto. Nel complesso la critica del Baretti ebbe forma patologica, ma per disavventura trovò eco nei posteri, che tuttora ricordano la Frusta come uno dei migliori argomenti contro l'Arcadia. (pp. 89-90)
Note
[modifica]- ↑ In Arcadia, Napoli 1909, p. 6. [N.d.A.]
Bibliografia
[modifica]- Emanuele Portal, L'Arcadia, Remo Sandron Editore, 1922.
- Emanuele Portal, La lingua basca, Ulrico Hoepli, Milano, 1926.
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