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Emil Balmer

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Emil Balmer (1890 – 1966), archivista e scrittore svizzero.

Citazioni di Emil Balmer

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  • Un muricciolo bianco circonda il breve sacro recinto; le croci nere sporgono dal verde folto dell'erba e sopra ogni tomba fioriscono le gialle calendule, null'altro che le cappuccine fiorarancio! Nessuna fredda pietra, nessuna lapide presuntuosa in mezzo all'umile folla delle croci nere. Una uniforme semplicità che commuova. Si direbbe un cimitero di soldati. Quelli di Arcegno vogliono essere uguali nella vita e nella morte![1]
  • ​Vieni con noi nel Grotto Bianda lassù nella casa più alta, dove brilla una luce. Ivi abita una buona famiglia ticinese, una vecchia madre coi suoi figli già in età matura. Uno solo si è sposato ed è partito verso il nuovo mondo. I rimasti vivono insieme in maniera pacifica e patriarcale. Il loro grotto è fresco e ospitale. Essi ci conoscono da lungo tempo.[1]

Paese del sole

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  • ​L'indomani ho passato la Cristallina. Sul colle mi sono smarrito. Due laghetti alpini mi guardavano dal profondo con i loro occhi verdazzurri e mi esortavano: non scendere per queste rocce, se no puoi fare una caduta mortale! Finalmente ho trovato il bandolo, e quel filo mi ha condotto la sera fino al paese più alto, San Carlo. (p. 20)
  • ​Poi sono disceso per la selvaggia e romantica Val Bavona – e forse la più bella valle alpestre! Attorno a me, alte fino al cielo, le pareti rocciose – a destra la potente cascata di Foroglio – adesso viene il sentiero lastricato – la prima cappella – una rustica casetta grigia, un giardinetto pieno di girasoli – il primo castagno rattrappito – in lontananza un profilo azzurro ondeggiante di montagne – si sente il lago vicino, il Ticino dolce! (p. 21)
  • Il campanile d'Intragna è abbastanza alto: venendo da Pedemonte, ancor oggi fa impressione quel pilastro di granito, che cresce dal verdazzurro della montagna e s'alza verso il cielo. (p. 27)
  • "Questa era una volta la sala della trattoria", spiego col tono del cicerone – "la casa era la vecchia osteria della posta [...]. Sì, è veramente una vecchia casa ticinese. Questo cortile, in fondo, non è altro che un ampio magnifico vestibolo – vedete, da tutte le parti le scale conducono nelle camere, e sopra c'è un balcone che gira tutt'attorno [...] mostro la più vecchia ala della casa – "questa parte ha quasi cinque secoli, la data è lì incisa nella pietra sopra quell'arco romanico: millequattrocentosettantuno – aprite pure!". (pp. 35-38)
  • ​[Su Casa Serodine] La casa di Norberto è proprio il gioiello di Ascona; non ne conosco un'altra nella Svizzera italiana, che possa esserle paragonata per la bellezza dell'architettura. Il celebre Serodine la costrusse più di tre secoli fa. Le finestre, le porte, il cornicione sono ornati di meravigliosi stucchi – ma ahimè, com'è del proprietario, così della casa – comincia a sgretolarsi e a crollare... (pp. 140-141)
  • "Sì, allora Ascona era ancora la Bella addormentata nel bosco. Non c'era una buona strada lungo il lago – la ferrovia di Luino non esisteva ancora – tutto il commercio si svolgeva sul lago! La nostra piazza era una spiaggia romantica, senza passeggiata moderna e senza imbarcadero!"
    "Ma dove approdavano i battelli?"
    "Ebbene, dovevano gettare l'ancora un po' lontano dalla riva! La gente e le merci trasportate con barche – era un bel traffico! Paglia, farina, formaggi, stoffe e molte altre merci si scaricavano qui". (p. 144)
  • ​Anche nel soleggiato Ticino il caldo di primavera si fa talvolta aspettare. La sorella della nostra "bise", la fredda tramontana, soffia ogni tanto sfacciatamente giù dai monti e penetra fino al midollo. Il Pizzo Vogorno, il Tamaro, il Gridone hanno ancora il loro berretto da notte, e quest'ultimo è ancora avvolto nei suoi lenzuoli – si potrebbe credere che siano cime di quattromila metri, e non semplici colli azzurri, che possono misurarsi appena col nostro Stockhorn. (p. 164)
  • ​Il Sabato Santo, di buon'ora, vado in piazza – essa è ancora tutta invasa dalla solenne quiete mattinale – una fine nebbiolina si leva dal lago di serico azzurro – si alza leggermente e confonde insieme l'acqua e la montagna.
    Quanto è più bello ora che nella "stagione", quando le automobili s'inseguono velocissime sulla lunga piazza verso il Lido! Davanti al Municipio si alza un grande mucchio di legna e intorno stanno frotte di ragazzi. Tutti hanno secchi o secchielli e sono armati di palette e di uncini pel fuoco.
    "Cosa succede?", domando a Gino, il portalettere, che fa il suo giro mattutino. "Signor Emilio, si vergogni! M'ha detto ancora ieri che viene da vent'anni ad Ascona – e non sa nemmeno cosa sia il Fuoco Santo!". (p. 166)
  • ​Il sole tramonta dietro il Tamaro – l'aria si fa fresca, e le nuvole giallodorate sopra il Monte Gradiccioli diventano in un momento azzurro cupo e nere. Le case bianche e le chiese di Rivera e Soresina, che poco prima spiccavano nettamente sul verde degli alberi, improvvisamente si sdraiano nel sonno serale – ogni splendore si spegne e le fredde ombre color cobalto s'arrampicano sui pendii. (p. 173)
  • ​La fontana grande d'Intragna si trova in una piccola conca ombrosa. Lì non si riuniscono soltanto tutti gli scoli del paese, lì si fa anche la cronaca. Guai a chi forma l'oggetto di quei discorsi – egli vien spelato e spennato, fin che non gli resta più niente addosso. Accade come quando le donne maciullano la canapa! Se si domanda: chi ha detto questo? – la risposta è sempre: l'hanno detto alla fontana grande! [...] Un allegro loquace torrente saltella nel breve avvallamento. In primavera esso porta una buona quantità d'acqua e fa molto rumore – ma non riesce a superare il cicaleccio delle lavandaie. Per fortuna i grandi castagni che sono lì attorno coprono in parte quello schiamazzo. (pp. 187-188)
  • Un vento garbato veniva ora dal Ceneri e portava le foglie secche nei prati. Un largo cerchio di nebbia s'era formato intorno alla Cima di Medeglia e in un momento arrivava il crepuscolo.[2]

Note

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  1. 1 2 Da Arcegno moribondo, in Illustrazione ticinese, n. 1, anno 1, 10 gennaio 1931, p. 2.
  2. ↑ Citato in Osservatorio culturale del Cantone Ticino, Guida letteraria della Svizzera italiana, ti.ch.

Bibliografia

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  • Emil Balmer, Paese del sole: racconti ticinesi (Sunneland, 1937), traduzione di Augusto Ugo Tarabori, Istituto editoriale ticinese, Bellinzona-Lugano, 1939.

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