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Empire Records

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Empire Records

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Titolo originale

Empire Records

Lingua originale inglese americano e inglese
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1995
Genere Commedia
Regia Allan Moyle
Soggetto Carol Heikkinen
Produttore Arnon Milchan
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Empire Records, film statunitense del 1995 con Anthony LaPaglia, Renée Zellweger e Liv Tyler, regia di Allan Moyle.

Frasi

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  • Carissimi fan di Rex Manning, alla vostra sinistra potete ammirare un ladruncolo inseguito dal nostro Lucas! Quel ragazzino sarà catturato, fritto in padella con olio bollente e servito ai primi cento clienti! Ah ah! Un'altra prelibatezza offerta dal gruppo di Empire Records! (Gina)

Dialoghi

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Citazioni in ordine temporale.

  • Corey: Va bene, allora?
    Gina: Allora?
    Corey: Allora... allora oggi concederò la mia virtù a Rex Manning!
    Gina: Ooh! Ben fatto!
    Corey [baciando il disco]: Ti amo!
    Gina: No! Si fa così! [prende il disco dalle mani di Corey e lo lecca]
    Corey: Ehi, togli quella linguaccia dal mio disco! [ridacchiano] Credi che Rex sia il tipo giusto per la mia prima volta?
    Gina: Oh... io penso che quello sia perfetto per tutte le volte!
  • J.D.: Ehi, Joe, ho bisogno di un tuo consiglio. Ti te ne intendi di affari di cuore, di donne...?
    Joe: Come no! Mia moglie mi ha lasciato per un'altra donna e la mia ragazza mi ha minacciato con una pistola per farmene andare. Questo mi rende un esperto?
    J.D.: Certo!
  • Joe: Lucas!
    Lucas: Joe!
    Joe: Dove sono i soldi?
    Lucas: Joe, i soldi non ci sono.
    Joe: Sì, lo so che non ci sono. E dove sono finiti?
    Lucas: Ad Atlantic City.
    Joe: Atlantic City... E torneranno da Atlantic City?
    Lucas: Ah, eh... Io non credo.
    Joe: E che fanno, di grazia, ad Atlantic City?
    Lucas: Vengono riciclati.
    Joe: Riciclati...
    Lucas: M-mh. [Joe butta un barattolo per terra] Sei arrabbiato, Joe?
    Joe [lo prende per il bavero della giubba]: Lucas!
    Lucas: Joe.
    Joe: Lucas, stammi a sentire. listen to me. Ho detto a Mitchell Beck che hai dimenticato di depositarli in banca. Gli ho assicurato che erano ancora qui.
    Lucas: No, non gli hai detto la verità. Sono ad Atlantic City. Te lo giuro!
    Joe: Sta' zitto. Sta' zitto, siediti e non ti muovere.
    Lucas [sedutosi sul divano]: Saranno già in qualche altra città, te l'ho detto...
    Joe: Vuoi stare zitto!?
    Lucas: Io...
    Joe: Non devi lasciare quel divano per nessunissima ragione al mondo... a meno che tu non mi restituisca novemila dollari! In quel caso ti alzi e me li porti, OK?
    Lucas: Mmh. Joe, si sistemerà tutto, vedrai.
    Joe: Che cosa te lo fa credere?
    Lucas: Chi lo sa da dove vengono i pensieri e perché? Mmh?
  • A.J: Ma che ti è preso? Ieri eri normale e oggi mi pare di stare a sentire il cinese di Karate Kid. Perché sei così strano?
    Lucas: E tu perché sei così strano?
    A.J.: Non lo so.
  • Gina [riguardo alla rasatura della testa di Debra] Ecco a voi la Sinéad O'Connor dei poveri. Scioccami, scioccami, scioccami, col tuo stravagante comportamento!
    Debra: Lo sai che cosa ho notato? Che più ti si accorcia la gonna e più diventi intelligente.
    Gina: E tu più ti accorci i capelli più diventi simpatica. Ma sì, tutto sommato hai fatto bene.
    Debra: Vero?
    Gina: È un look che ti si addice perfettamente.
    Debra: Grazie.
  • Debra [legge le regole della catena di negozi Musictown]: Niente tatuaggi visibili.
    Gina: Niente vestiti scollati.
    Debra: Gran bel casino. Tu ci sei abituata.
    Gina: Debra, non cominciare a fare l'acida. Certo è che con la tua grandiosa collezione di spillettine mutilanti, pendagli argentati, il tuo fiammeggiante look da neonazista apparentato con qualche vampiro, fuori faranno a botte per entrare.
    Debra: Non litighiamo: strappiamoli e basta. [strappano i fogli]
  • Joe [al telefono con la polizia]: Abbiamo sorpreso un ladruncolo, qui in negozio. [al ladro] Quanti anni hai?
    Warren: Abbastanza per prenderti a calci nel culo e spappolarti il cervello.
    Joe [al telefono]: È un minorenne. [al ladro] Come ti chiami?
    Warren: Warren Beatty.
    Joe: OK, Warren, alzati. Prendi in mano questi [i dischi], mettiti contro la parete che ti facciamo una fotografia.
    Warren: Perché invece non te li ficchi nel culo?
    Lucas: Perché sentirebbe molto dolore, Warren.
  • Warren [cerca di staccare dal pavimento delle monete da un quarto di dollaro]: Chi le ha incollate così bene?
    A.J.: Io.
    Warren: E come diavolo ti è saltato in mente?
    A.J.: Non sento di doverti spiegare che cos'è la mia arte.
    Lucas: Warren, guarda che cos'hai rubato: Rap, metal, rap, metal, Whitney Houston!
    Warren: Quello piace alla mia ragazza.
    Lucas: Naturalmente. Vedi, un ragazzo come te deve attenuare i propri impulsi criminali, tu invece li stai amplificando. Prova con del jazz e con la musica classica
    Warren: Prova a non scassarmi le palle.
    Jane: A voi piace l'ultimo disco di Rex Manning?
    Warren: Ah ah ah ah ah ah!
    Jane: Che ci'è?
    Warren: Orripilante vomito per vomitose feste da ballo!
    Jane: Eppure il sondaggio diceva che era piaciuto agli adolescenti.
    Lucas: Jane, nel sondaggio di cui stai parlando è stato tenuto conto dell'alta incidenza di adolescenti maschi omosessuali tra i fans di Rex Manning?
    Warren: Ah ah ah!
    Jane: No.
  • Rex: Ciao. Per chi è la dedica?
    Ragazza: Denise.
    Rex: Denise. [scrive] Denise... Mi piace questo nome.
    Ragazza: Grazie, ma non è il mio, è di mia madre. Lei ti adora, io non sapevo neanche chi fossi.
    Rex: Uh, OK. Tua madre ha ancora tutti i suoi denti? Ah, lascia stare.
  • Rex: Bene, che raffinatezza! [si mette a tavola] Ah, finalmente! Parlare con tutte quelle donne fa venire un certo appetito.
    Corey: Mmh. Capisco.
    Rex: Eh... credo di avere tutto, non serve altro, grazie.
    Corey: Sicuro?
    Rex: Ehm... Ho notato che mi hai fissato a lungo, quando ero di là.
    Corey: Vedevo sempre Vita in famiglia, eri il mio idolo e giuravo di sposarti.
    Rex: Uhm, di sposarmi?! Dovevi essere una bambina, allora.
    Corey [inizia a spogliarsi]: Ora non sono più una bambina.
    Rex: Sei stuzzichevole.
    Corey: Più di quanto tu non creda.
    Rex: Quanti anni hai?
    Corey: Abbastanza.
    Rex: Sei sicura che lo vuoi?
    Corey: Sì, sicurissima!
    Rex [si apre la cerniera dei pantaloni]: Dai, monta!
    Corey: Oddio! [si riveste ed esce]
  • [Sul tetto del negozio]
    A.J.: Corey!
    Corey: Che stai facendo qui?
    A.J.. Sistemo l'insegna. Tu che ci fai qui?
    Corey: Sono in pausa.
    A.J.: Che strano incontrarsi quassù. Senti, Corey, devo dirti una cosa.
    Corey: No! No, no, non adesso!
    A.J.: No, la devo dire adesso. Adesso, adesso, subito. Senti, ti ricordi quel giorno tremendo che Mark fece scattare l'allarme, e Gina fu mollata da Dennis e pianse tutto il giorno, e io feci un ritratto di lui, e Lucas fece una bamboletta voodoo, e tu portavi una gonna che odiavo?
    Corey: Quale gonna?
    A.J.: Quella a fiori.
    Corey: Quella blu, dici?
    A.J.: Sì, quella blu.
    Corey: Ah, la odio!
    A.J.: Sì, la odio quella gonna. È un bene che io odi quella gonna, lo sai, Corey? Senti, senti, quella go... Ascoltami: quella gonna mi ha fatto... mi ha fatto capire che se io potevo... se potevo amarti con quella gonna ti amavo veramente. Eccomi... Io ti amo.
    Corey: Cosa?
    A.J.: Io sono innamorato di te. Insomma... un giorno mi sono innamorato di te.
    Corey: Oh no! Ti prego, ti prego, non adesso, A.J.!
    A.J.: No...
    Corey: Non dovevi dirmelo adesso!
    A.J.: Sul serio...
    Corey: Mi dispiace, ma io... io non posso sopportarlo adesso.
    A.J.: Che cosa mi stai dicendo? Che un giorno potrai sopportarlo? È così?
    Corey: E va bene! Mi sono buttata tra le braccia di Rex Manning, è chiaro, ora?! Ho fatto una figura da imbecille, io non volevo!
    A.J.: Che cosa?!
    Corey: Sì! Io non sono pronta per queste cose. Io... io... Mi dispiace davvero, mi dispiace. Scusa, voglio restare un po' da sola.
    A.J.: Sì, va bene. Dimentica tutto quello che ho detto. Fa' finta che non ho detto una parola, non è successo niente.
  • Corey: Ciao. [riferendosi al quadro dipinto da A.J.] È molto carino.
    A.J.: È inutile.
    Corey: È inutile cosa?
    A.J.: Che facciamo finta di niente. Inutile.
    Corey: Quando mi hai detto quelle cose prima, io... io mi sono stranita perché non ho mai pensato a te in quel modo. Sei il mio migliore amico. L'amicizia è qualcosa di più...
    A.J.: Di più. Questa è una grande cazzata. Una cazzata enorme!
  • Corey: È questa la grande aspirazione della tua vita: scoparti tutti i falliti finché non ti cadranno le tette e non ti vorranno più?!
    Gina: Almeno io non faccio finta di essere diversa come fai tu, Corey! Io sono così, io non mi nascondo negli angoletti per prendere le anfetamine, che credevi, che non ti vedessi?! Certo che ti vedevo, e non te lo dicevo!
    Corey: Basta!
    Gina: Lo so bene che le prendi, eccole qui! Oh! Che cosa sono, che cosa sono queste, me lo dici? Aspirine, vitamine, caramelle per l'alito? Pillole dimagranti? Pillole dimagranti! Oh, guarda, che sorpresa!
    Corey: Smettila!
    Gina: Sai una cosa? Anch'io sarei stata sveglia di notte a studiare se avessi preso le anfetamine, è facile così! Tieni! Una per il tuo bel faccino, una per il tuo corpo perfetto, per la tua famiglia perfetta, per la tua perfetta scuola e per il tuo perfetto futuro!
    Joe: Gina, basta! Basta! Ho detto basta! Calmati!
    Gina: Sono calma. Sono calmissima!
    Joe: Va' a casa.
    Gina: È sempre tutta colpa sua! [se ne va]
    Joe: Andrà tutto a posto, vedrai.
    Corey: No, non andrà niente a posto! Più un bel niente a posto! Ti faccio vedere io come va a posto! Com'è tutto perfetto! Vi odio! Vi odio tutti! [entra nel negozio e si mette a devastarlo]
  • Telecronista: Il ladro sta salendo in macchina. Verrà trasferito al tribunale dei minori e processato per rapina a mano armata, e forse anche per rapimento.
    Mark: Senta, io ho assistito a tutto. Sa, lavoro qui. [...]
    Telecronista: Abbiamo qui con noi un testimone oculare, un commesso del negozio dov'è avvenuta la rapina. Ci racconti cos'è successo.
    Mark: Oggi è entrato uno un po' fuori di testa che ha dato di matto, ma questo non c'importa. Io volevo dirvi che ci sarà un raduno stasera al negozio, l'ingresso sarà libero, musica dal vivo, bimbe, bumbe per tutti quanti a volontà: sarà un vero sballo! Appuntamento a mezzanotte [...] Mi raccomando, amici! Una festa da sballo! E salvate l'Empire!
  • Joe: Ecco qua i tuoi soldi. Contali bene.
    MItchell: Senti, Joe: io lo odio questo ponto, e tu lo ami. Lo vuoi? Te lo vendo. Costa poco.
    Joe: Grazie, non te ne pentirai. [tra sé e sé] Stronzo.
  • A.J.: Ciao, che ci fa qui su?
    Corey: Stammi a sentire! [spinge A.J. facendolo cadere]
    A.J.: Ma che cosa ti è preso?
    Corey: Tu sei speciale, hai talento, e quello che ci vuole per avere successo, molto di più di quello che ci vuole, e sei uno stupido perché non te ne rendi conto! Lo so che non mi ami più, del resto me lo sono meritato, ma una cosa è certa: se tu non andrai alla scuola d'arte, se tu non capisci quanto sei speciale, allora non hai capito niente!
    A.J.: Corey, Io...
    Corey: Anch'io ti amavo e ti amo ancora, solo che... solo che non mi rendevo conto che fosse amore, perché era più dell'amore, non era solo quella stupida cosa che ti prende allo stomaco come le altre volte. Non amerò mai più nessun altro come te, ti odio, ti odio, perché ci hai messo tanto?!
    A.J.: Corey, mi licenzio, mi licenzio! Andrò alla scuola d'arte, a Boston. Così potrò starti vicino.
    Corey: Davvero?
    A.J.: Sì. [si baciano]

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