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Enrico Mauceri

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Enrico Mauceri

Enrico Mauceri (1869 – 1966), storico dell'arte italiano.

Siracusa e la Valle dell'Anapo

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Dal 480, anno di massima gloria, al 212 a. C, data luttuosa di fine, una città, nata dalla fusione di gente greca e di stirpe autoctona, di Gamori e di Killichirioi, rappresentò in Sicilia la mirabile civiltà ellenica nella sua fiorente giovinezza. Fu questa Siracusa, il cui nome ricorda i fasti di Cartagine, di Atene e di Roma; le cui monete, i più stupendi esemplari che mai abbia avuto il mondo, simboleggiano il suo antico splendore. Ma l'augusta madre «divina nutrice di generose menti» come la invoca Pindaro; che agitò la fiaccola dell'Ellenismo in Occidente e compendiò in sé «la virtù greca e l'ira», cadde per non più risorgere sotto l'urto della vittoriosa potenza romana. D'allora essa diviene la città delle memorie, delle melanconiche rimembranze, e sin dal tempo romano i Mystagogi, lontani predecessori delle moderne guide, ne indicavano al passeggiere i monumenti del suo passato.

Citazioni

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  • Quando rosseggiano i tramonti sulle acque azzurre e sonanti del gran porto; percorrendo il suolo frastagliatamente roccioso della grandiosa metropoli, dove tutto è classico, anche il paesaggio; dove, come canta Giosuè Carducci, «immenso ondeggia l'inno tebano»; dove
    Amore, amor, susurran l'acque, e Alfeo | Chiama nei verdi talami Aretusa | Ai noti amplessi...
    sentiamo assalirci dallo sconforto, dal doloroso sconforto che proviene dalla morte degli uomini e delle cose, e ripetiamo mormorando con un giovane poeta siracusano, il Majelli:
    Oggi ella dorme solitaria madre di molto impero. Ondeggiano le spiche al capo augusto, e sul marmoreo petto passa l'aratro. (p. 14)
  • Siracusa, prima che città greca fu centro e convegno di popolazioni sicule primitive. I risultati scientifici sin qui ottenuti, frutto di perseveranti indagini, han gettato, appunto, viva luce sulle civiltà preelleniche in Sicilia, le quali dapprima, e non sono che pochi lustri, apparivano semplicemente come un mito. Tali ricerche, nonché buona parte del sud-est dell'Isola, hanno avuto di mira la famosa metropoli siceliota, il cui splendore ne avea fatto finora dimenticare le origini e le vicende anteriori. Così Siracusa preellenica è stata esumata e fatta rivivere ai nostri occhi dopo tanti secoli di oblio: essa ci si rivela attraverso gli oscuri passi della morte, nelle tombe religiosamente scavate nella roccia e nel dovizioso e vario materiale ceramico, litico ed eneo[1] in esse contenute. (pp. 14-16)

Taormina

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  • Nella strada provinciale, in prossimità del paese, s'incontrano i primi avanzi della civiltà romana di epoca tarda: qualche rudere di poderosa costruzione civile e lunghe fila di sepolcri disposti come un alveare, e fabbricati con mattoni rossi.
    E ben possiamo fin d'ora chiamar Taormina la città classica del mattone. I suoi edifici sontuosi, sian teatri, terme, acquedotti, altro non sono che una sapiente composizione di mattoni, messi in opera con maestria somma e murati in modo che han resistito gagliardamente alle ire degli uomini e alle intemperie dei secoli. I Romani, da quei grandi costruttori che erano, compresero la immensa utilità tecnica dell'impiego del mattone nelle fabbriche, e se ne servirono facendo tesoro dell'abbondanza di argilla esistente attorno al paese. (p. 34)
  • Taormina, così greca come romana, è ancora un mito; nessuno la conosce profondamente, né alcun archeologo finora ne ha scrutato le intime fibre.
    Noi ignoriamo, quindi, non solo la perimetria vera e precisa della città antica, massime della greca, ma financo l'esatto significato di alcuni suoi monumenti poderosi e mirabili. Nessun dubbio che il vasto teatro, la cosi detta naumachia, gli avanzi degli acquedotti e della necropoli, depongano a favore dell'importanza della città romana, la quale fu forse ancora superiore alla nostra immaginazione; ma come scientificamente stabilirne la topografia? (pp. 34-35)
  • [Taormina] Essa era il luogo di delizia de' ricchissimi patrizi romani che nell'Isola possedevano immense proprietà, degli alti funzionari dello Stato, di tutti coloro che amavan dimenticare le cure ed i fastidi della vita, e ritemprare lo spirito in un bagno di godimento intellettuale. (p. 35)
  • [Teatro antico di Taormina] Gli antichi, in vero, non potevano scegliere luogo migliore per un teatro che nella loro mente elettissima dovea rappresentare la fusione di tutte le bellezze naturali, il pieno accordo della Natura con l'Arte. Ed essi amavano dare il mare come sfondo di scena, quel mare che per loro era fonte di alte ispirazioni, quel mare che al loro cuore parlava, dal mito di Venere a quello di Nettuno, un misterioso linguaggio! (p. 36)
  • Dalla stessa stazione di S. Teresa di Riva si va a Savoca, un villaggio sorgente su di un colle bivertice, e che durante la corsa del treno si scorge da ogni lato, dopo Forza di Agrò. Questa veduta proteiforme ha fatto nascere un motto anche oggi popolare in Taormina che viene affibbiato alle persone doppie: «Far due faccie come Savoca». (pp. 100-104)
  • Savoca è un povero paesello con strade, se pure si possono chiamar così, ora scoscese ed ora ingombre di pietre; esso, insomma, appare squallido d'aspetto e manifesta una grande decadenza, dovuta forse al fatto del suo continuo spopolamento.
    Nonpertanto le sue campagne sono ubertosissime, ed appunto la loro floridezza contraddice con la povertà del villaggio che siede su in alto, fra valli e colli superbi, rallegrati dalla vista del mare lontano. (p. 104)
  • Pochi, insomma, ma interessanti sono i monumenti di Savoca, finora rimasti del tutto sconosciuti agli studiosi dell'arte.
    Del resto, il villaggio ha dovuto molto soffrire negli ultimi secoli vicini a noi, forse anche a cagione del terremoto del 1693, ed oggi appena si notano di altre fabbriche antiche alcuni avanzi di mura sulla collina sovrastante, ed una casetta medioevale (casa Rizzo), a pochi passi dalla chiesa madre, con bella ed elegante bifora dagli archetti trilobati e con fascia di lava sotto la finestra. Ma essa è tutta scoperchiata ed abbandonata, ed aspetta che una mano pietosa la salvi da una estrema ruina! (p. 114)

Note

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  1. Materiale di bronzo o di rame.

Bibliografia

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  • Enrico Mauceri, Siracusa e la Valle dell'Anapo, Collezione di monografie illustrate, Istituto italiano d'arti grafiche - Editore, Bergamo, 1909.
  • Enrico Mauceri, Taormina, Collezione di monografie illustrate, Istituto italiano d'arti grafiche - Editore, Bergamo, 1907.

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