Ester Dinacci

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Ester Dinacci (–), scrittrice e giornalista italiana.

Realtà della Germania[modifica]

Incipit[modifica]

La parola «Wunder» (miracolo) è stata usata per la prima volta in Germania come sinonimo di splendida ripresa economica, di strabenessere, da un popolo che vide la distruzione del proprio paese nell'ultima guerra e l'immediata risurrezione dopo pochi anni dalla catastrofe.
Tanto si scrisse e tanto si parlò del primo «miracolo» tedesco in tutte le lingue da dare ai nervi allo stesso padre del miracolo, l'allora Ministro dell'Economia, prof. Ludwig Erhard.
«Non è un miracolo – diceva Erhard – ma ragionevole politica economica».

Citazioni[modifica]

  • Chiesi a Günter Grass il suo pensiero sulla guerra: «Non sono un pacifista. A chi mi desse uno schiaffo sulla guancia non porgerei mai l'altra, ma mi difenderei a denti stretti. La guerra è per metà fatta di paura e per metà di noie. I giovani del mio paese non sono per la guerra. Non sono nemmeno per il servizio militare. Gli orfani di guerra, poi, la considerano il peggiore dei mali». (p. 51)
  • I giovani, tanto in Germania che in altri paesi confessionali, invasati ormai dalla ragione in termini puramente tecnici, ridotti a schiavi della vita fenomenica, non credono più che al di là del cosmo vi è Dio. (p. 53)
  • L'ultima generazione rifiuta la preghiera, che considera un passatempo per i vecchi e gli oziosi. (p. 54)
  • Il vescovo della Ruhr, Franz Hengsbach, fece innalzare un enorme giornale luminoso sul tetto di un grattacielo ad Essen, sul quale comparivano frasi come queste: «La Chiesa ha fatto cilecca. E con ciò? Un albero può avere rami secchi e tuttavia può dare molti frutti. Del resto, perché la Chiesa non dovrebbe avere rami secchi? Duemila anni sono tanti, ma l'albero della Chiesa vive». (p. 54)
  • Il prof. Wilhelm Arnold, direttore dell'Istituto di psicologia dell'università di Würzburg, mi disse: «Nei giovani il pensiero logico e razionale è diminuito di acutezza e chiarezza ed è aumentato l'interesse per l'immagine». (p. 56)
  • Marshall McLuhan ha fatto uno studio sui mass-media ed ha predetto una riduzione crescente della parola scritta.
    «Essa non risponde più – sostiene il popolare scrittore americano – al bisogno dell'informazione totale. È stata inghiottita dall'immagine». (p. 57)
  • La società contemporanea per la trionfale avanzata del sesso concede ai giovani una libertà sessuale senza limiti.
    Oggi non si fa più distinzione fra il lecito e l'illecito. (p. 63)
  • Lo scrittore Heinrich Böll, in un discorso all'Accademia di linguistica e poesia a Darmstadt nel dicembre del '67, disse: «Gli studenti si ribellano perché in essi si desta una nuova coscienza». (p. 79)
  • Per Marcuse la povertà è una vergogna, non un «dannato fastidio» come diceva William Pitt. (p. 106)
  • «La contestazione in atto che si esprime nella «New Left» – dice Marcuse – non si basa affatto sulla classe lavoratrice. La sua composizione sociale non è chiaramente definibile e consiste d'intellettuali, gruppi appartenenti al movimento per i diritti civili, di giovani, di «hippies» ed aggiunge: «Io sono consapevole, del tutto consapevole di far parte del sistema e cerco di cavarne il meglio possibile usando la libertà di cui dispongo per dare il mio contributo ad un miglioramento ed avanzamento dell'attuale situazione». (p. 107)
  • È premessa indispensabile per la realizzazione d'una società equa ed umana la completa emancipazione della donna. (p. 122)
  • Si assiste in questo secolo – culturalmente in decadenza – ad un cannibalismo tra letteratura e scienza, un cui la più debole soccombe. (p. 183)
  • Non c'è scappatoia migliore per un letterato che convertirsi alla moda dei tempi o degenerare trasmutandosi in sapiente e sentenzioso romanziere di «reportage à la page», da poeta devoto ai dogmi dell'Arte in inventore di artificiosi versi. (p. 183)
  • La letteratura non è più fine a se stessa, ma è un mezzo per conquistare poteri più redditizi. (p. 184)
  • Quando si sente parlare di crisi nel settore letterario non si deve credere alla concorrenza della televisione, né alla passività del lettore medio nei confronti del libro di letteratura pura, bensì al desiderio degli autori di introdurre problemi politici e sociali nella letteratura. (p. 185)
  • Adorno possedeva davvero l'arte magica di suggestionare con la sua vasta cultura, con la sua brillante oratoria e conla sua pessimistica permeata d'ironia. Quel suo gusto a guazzare nella disperazione culminava talvolta con la «resa». Una della sue asserzioni: «dopo Auschwitz non è più possibile la poesia» lo prova.
  • [Theodor Adorno] Come Marcuse non disdegnava la pubblicità servendosi del video e della stampa. Non si rifiutava mai agli inviti della mondanità letteraria tenendo conferenze anche in lingue straniere. Intervistarlo non era difficile. Bastava chiedergli per telefono l'ora e il luogo disuo gradimento e l'incontro avveniva nel migliore dei modi. Il difficile era rivolgergli domande che non provocassero risposte troppo erudite perché l'intervistatore finiva con l'annegare in quel pozzo di scienza e di erudizione.
  • [Theodor Adorno] Ebbi l'occasione di incontrarlo a Napoli [...] e – confesso – mi trovai a disagio in una conversazione con l'uomo più problematico del nostro tempo.
  • Ernst Bloch deve al nazismo la sua fama di fiolosofo. Costretto ad emigrare andò in America, dove nella libertà democratica delle università statunitensi poté sviluppare il suo pensiero e «portarlo alle estreme conseguenze».
  • [Ernst Bloch] È stato chiamato il «profeta della speranza» perché la speranza è l'essenza della sua filosofia. Se nell'etica cristiana la speranza è una delle virtù cardinali, nella filosofia di Bloch è principio metafisico, come si legge nel suo notissimo libro «Das Prinzip Hoffnung» (Il principio della speranza).
  • La filosofia di Bloch è anche una delle più valide esperienze ideologiche del marxismo e una delle più aperte ricerche di verità del secolo.
  • [Ernst Bloch] Tutta la sua produzione affascina per l'inesplicabile contraddizione tra la dialettica anti-utopica [...] e uno spirito irrefrenabile di immaginazioni e metafore, alimentato dalle inestinguibili speranze della nostra esistenza interiore.
  • Henze, partito dalla dodecafonia, ha elaborato uno stile personale, sciolto da ogni rigore di sistema, che riunisce elementi di musica tonale e dodecafonica.
    Con la sua opera «Koning Hirsch (Re Cervo), prima rappresentazione al'Opera di Berlino nel 1956, Henze ruppe apertamente con la dodecafonia, allora di moda in Germania, cercando di riscoprire una musica franca, non legata ad uno stile concentrato sugli elementi seriali della scuola viennese: weberiana e schönberghiana».
  • A Francoforte solo la metà degli abitanti parla il «Frankforderisch (il dialetto del luogo); l'altra metà è composta da tedeschi di altre regioni e da uomini d'affari stranieri.»
  • In nessun altro centro della Germania circola così veloce il danaro come a Francoforte. Passa dalle mani dei banchieri a quelle degli imprenditori, dalle mani degli industrali a quelle degli assicuratori, in un crescendo moltiplicarsi.
  • [Francoforte sul Meno] [...] è oggi la capitale della grande economia, che abbraccia anche la politica.
  • La Francoforte del romantico Goethe è oggi la nuova città tedesca del capitalismo, pervasa dal «great business spirit» di Chicago e Boston.
  • La città ha due facce, due profili, ed è insieme nuova e vecchia, moderna ed antica: più nuova, che vecchia, più moderna che antica.

[Ester Dinacci, Realtà della Germania, Edizioni Scientifiche Italiane (ESI), Napoli, 1970.]