Ettore Stampini
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Ettore Stampini (1855 – 1930), filologo classico e latinista italiano.
Citazioni di Ettore Stampini
[modifica]- Ad un fiore appassito
Fiorin dell'Alpi, sovra un bel pendio | io ti mirai fra l'erba molle un giorno, | e di tuo vago aspetto ebbi desio | di fare il sen della mia bella adorno. | Dal prato ti strappai senza pietà | e ti condussi nella mia città. || Ma tu, povero fior, lungo la via | reclinasti le foglie ed avvizzisti; | sì che sul sen della fanciulla mia, | povero fior, tu più non apparisti. | Hai perduta la tua cara beltà, | chè al prato ti strappai senza pietà.[1]
- Ebbe il Regaldi, nel fortunoso periodo della sua vita di poeta estemporaneo, una rinomanza universale. In tutti i paesi dell'Europa, nell'Egitto, nell'Oriente, risonava il suo nome: dovunque si fermasse, già l'aveva preceduto la fama ad annunziarne l'avvento, a predicarne il felicissimo portentoso talento d'improvvisatore, a suscitare febbre di aspettazione, a preparargli esultanza d'accoglienze, fremiti di ammirazione, fragori d'entusiasmo. Il suo peregrinare da una terra all'altra era come la marcia d un conquistatore, che di tratto in tratto s'arresta, per dar battaglia, sicuro di vincere le più difficili prove, e di commovere il mondo con lo strepito delle sue vittorie.[2]
- Si è scritto che il Regaldi era uno di que' poeti i quali «non cantano perché siano commossi, ma si commovono perchè cantano». Che il Regaldi s'esaltasse della sua stessa parola lo sanno quelli che l'hanno udito improvvisare, lo sanno quelli che hanno conversato con lui; ma è pervertire totalmente il processo del pensiero poetico del Regaldi nella formazione de' suoi canti migliori l'affermare della sua poesia meditata quello che qualche volta, e solo qualche volta, poté esser vero delle sue creazioni improvvise.[3]
- Già gli antichi grammatici avvertirono una differenza notevolissima tra metro e ritmo. Quello infatti ha bisogno di sillabe lunghe e brevi che ordinatamente si succedano, e senza di esse non esiste; mentre il ritmo può anche sussistere senza sillabe lunghe e brevi, mutando non di rado i tempi, rendendo cioè lungo ciò che è breve, e per converso. Il metro è qualche cosa di corporeo, il ritmo ha carattere spirituale: quello consiste nella serie ordinata delle lunghe e delle brevi; questo nell'ordine dei tempi fra loro, nel movimento, nella modulazione della serie metrica; il metro è sempre limitato da un numero stabilito di sillabe o di piedi, il ritmo non è circoscritto da numero. Perciò, secondo l'espressione di S. Agostino, che si può ritenere come generalmente vera, ogni metro è un ritmo, ma non ogni ritmo è altresì un metro. La ritmica quindi si differenzia dalla metrica: quella serve di base a tre arti, che sono la metrica appunto, la musica e la danza; per conseguenza la metrica è subordinata alla ritmica, ne è una parte importante, ma sempre una parte.[4]
Note
[modifica]- ↑ Da Impressioni ed affetti, Tipografia e litografia G. Amosso, Biella, 1879, p. 13.
- ↑ Da Sangue e pensiero latino, Terza serie, Fratelli Bocca editori, Torino, 1926, p. 2.
- ↑ Da Sangue e pensiero latino, Terza serie, cit., pp. 38-39.
- ↑ Nel mondo latino, Seconda serie, Fratelli Bocca editori, Torino, 1921, pp. 6-10.
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