Euplio Reina
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Euplio Reina (1806 – 1877), medico e chirurgo italiano.
Novello onore ai dotti e agli artisti catanesi
[modifica]- Caronda! gloria immortale a cui piega la fronte ogni sapiente; poiché egli il primo coll'aver dettata l'anzidetta legge[1] aprì agli uomini una nuova e sicura via ad incivilirsi. Onde si per questa come per le altre leggi da lui largite alle Città calcidiche della Sicilia, a quelle della Magna Grecia e ai Turii, leggi apprezzate sin'anco dalla dottissima Atene, fù sommamente lodato, e qual'uno dei più grandi legislatori considerato da tutt'i sapienti della Grecia e del Lazio, non che dai recenti. Fra questi il dotto Tiraboschi fa rilevare quanta gloria ha recato alla Italia l'essere stata inventata la cennata legge da un italiano, e le sue parole ad onore del nostro concittadino, della patria nostra e della stessa Italia giova qui rapportare: «questo, egli dice, è il primo esempio di scuole a spese del pubblico aperte a comune vantaggio; e non è certamente picciola lode della nostra Italia, che in questo ancora ella sia stata alle altre nazioni norma ed esempio». (pp. 6-7)
- [...] Caronda per noi non è solamente un illustre di gloriosa memoria come tant'altri cittadini; ma bensì un uomo tuttora vivente in questo Ginnasio da lui fondato, il primo che l'Universo vide nascere, il solo che della nostra patria fece un centro di vivissima luce scientifica, che sparse i suoi raggi per tutta Sicilia, e un ardor sacro di sapere, che per lungo volgere di anni e di sventure non si è spento, né giammai si spegnerà; dapoiché sino a noi, tardi, ma non degeneri concittadini di quel grande, è stato alimentato dai nostri padri, e noi lo tramanderemo ai nostri più tardi nipoti per serbarlo vivo sempre ed eterno. (p. 7)
- Stesicoro quantunque nato in Imera scelse a dimora lo splendido suolo di Catania, ove morì. Felice suonatore della lira, gran poeta, inventore della stabilità dei cori sulle scene, autore di numerose opere in poesia fu proclamato uno dei più celebri poeti della Grecia, il primo che seppe sostenere sulla lira la grandezza dell'epico poema, filosofo sommo, maestro di civiltà e di morale, a cui rivolse principalmente le sue poesie.
Laonde i Catanei[2], che lo considerarono come cittadino, lo onorarono dopo morte a similitudine di Caronda di un grande sepolcro di marmo, e inoltre la vicina porta della Città Stesicorea denominarono. E noi imitando sì luminosi esempi, distrutti dal tempo quei monumenti, tal solenne nome abbiamo conservato alla piazza ove i medesimi ebbero esistenza, la maestosa via, che a questa conduce, pure Stesicorea abbiamo intitolata, e la immagine coronata di alloro abbiamo collocata a fianco di quella di Caronda. Onori degni di una Città sapiente alla memoria di uno dei più grandi letterati della Grecia. (pp. 7-8)
- [Androne] Egli espertissimo nella musica e istruito nelle lettere frequentando le pubbliche scuole giunse a ridurre a regole il ballo in cadenza al suono, e ne fece un'arte, vale a dire fu l'inventore del ballo, invenzione grandemente apprezzata dalle fervide menti della Grecia, e recò tanto alto onore a Sicilia quanto il nuovo ballo, che pria di quell'epoca consistea in una specie di salto, e saltare diceasi, d'allora in poi sicelizzare fu detto. Laonde il nostro cittadino contemporaneamente fu l'inventore della mimica. (p. 9)
- De-Primi è nome venerato da tutti i secoli, e da chiunque sente amore per le lettere; e per noi catanesi dopo Caronda è il nome del più illustre cittadino, a cui, al pari del primo, dobbiamo la fondazione nella nostra città delle pubbliche scuole universitarie di Sicilia a spese dello stato al risorgimento delle lettere nell'Isola. Egli dottissimo, presidente della congregazione cassinese, commissario apostolico di Eugenio IV, legato di questo Pontefice al Re Alfonso, caro all'uno e all'altro pei suoi lumi, fece valere l'eminente suo stato a vantaggio della patria, ed alla ripristinazione degli studi pubblici in Catania. (p. 13)
- L'altra immagine, e forse ritratto [dei celebrati cittadini catanesi di quell'epoca, oltre al benedettino De-Primi], è Nicolò Tedeschi, anch'egli benedettino, Consigliere del Re, dotto politico, teologo e giurisperito sommo; ma sopratutto onorevole per essere stato professore di dritto canonico in Siena in Parma in Bologna, e per avere scritto opere apprezzatissime sino oggi, che in nove volumi furono ristampate in Venezia al 1617. Per tutto ciò fu nominato lucerna del diritto[3], oracolo della Canonica. (pp. 13-14)
Note
[modifica]Bibliografia
[modifica]- Euplio Reina, Novello onore ai dotti e agli artisti catanesi, Prolusione agli studii nella R. Università di Catania, Tipografia di Crescenzio Galatola, Catania, 1861.
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