Félix Ravaisson
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Jean Gaspard Félix Ravaisson-Mollien (1813 – 1900), filosofo e archeologo francese.
Saggi filosofici
[modifica]- Si è cercato di provare per mezzo di passi staccati dei Pensieri di Pascal, cioè di un'apologia del cristianesimo, che egli ha lasciato allo stato di abbozzo, che, immolando la ragione alla fede, egli ha negato la possibilità di ogni filosofia. Io mi propongo di mostrare non già, come altri mi sembra che abbiano fatto con successo, che Pascal non è stato uno scettico, ma che nei suoi Pensieri si trovano, se non un sistema comparabile per l'estensione e pel dettaglio a quelli di un Descartes, di uno Spinoza, di un Malebranche o di un Leibniz, almeno delle idee, che costituiscono i principî d'una vera filosofia. Io mi propongo di mostrare egualmente che queste idee sono in perfetto accordo con le credenze di Pascal, e che non si ha motivo di esserne sorpresi, perché non ce ne sono di più adatte a mettere in armonia, ed anche a unire intimamente, nelle loro parti più elevate, il cristianesimo e la filosofia. (La filosofia di Pascal, p. 131)
- Pascal oppone agli oggetti delle matematiche altri oggetti affatto differenti, che egli non raccoglie sotto una denominazione comune, che si limita ad enumerare e dipingere, ma dov'è facile riconoscere ciò che avrebbe potuto chiamare, se fosse stato il linguaggio del suo tempo, le cose di natura estetica e morale; e, in pari tempo, caratterizza con tratti precisi le facoltà dello spirito, alle quali spettano rispettivamente quelle due specie di oggetti. Nessun altro, infatti, ha avuto una coscienza più netta della differenza dei due ordini di cose e di facoltà, di cui il contrasto corrisponde a quello della materia e dello spirito; nessun altro ha avuto della natura speciale dei due ordini un sentimento così giusto e così vivo, e ne ha così bene conosciuto le conseguenze. (La filosofia di Pascal, p. 144)
- Leibniz ha notato che si possono paragonare le cose, sia in ragione di ciò che l'una contiene dell'altra, ed è paragonarle per la loro quantità; sia in ragione della somiglianza dell'una all'altra, ed è paragonarle per le loro qualità. Ricondurre una questione di misura a una questione di ordine o disposizione, è, dunque, passare dal punto di vista della quantità a quello della qualità, è passare da un genere inferiore, ove conviene la deduzione, a un genere superiore, ove non ha luogo che l'intuizione [...]. (La filosofia di Pascal, p. 153)
Citazioni su Félix Ravaisson
[modifica]- La persona stessa di Ravaisson è come l'atto, il compimento del pensiero che, nella sua filosofia scritta, aspira a realizzarsi. Egli si distingueva subito per una grazia, una distinzione, una serenità sorridente che non scomparivano mai. Egli attirava per la sua buona grazia, e imponeva per la sua affinità fondamentale col nobile e il grande. Egli parlava con assoluta semplicità e probità, unicamente occupato di pensar giusto e di rendere il suo pensiero con fedeltà e naturalezza, senza che si presentasse mai al suo spirito una parola ad effetto, un artificio di rettorica. Egli parlava di tutto è s'interessava ai piccoli divertimenti del mondo come alle grandi questioni della filosofia o della vita. Ma in tutte le cose egli vedeva il legame dell'ideale e del reale. Come gli antichi Greci, vedeva del divino dappertutto.
- Soprattutto [Ravaisson] era scrittore. Egli esprimeva in frasi ampie e duttili, semplici e sapienti, eleganti e solide con un'aria di abbandono, e i rapporti logici delle idee e l'armonia estetica che ne compie la coordinazione e l'azione creatrice che dal tutto e dal principio fa discendere i particolari, le condizioni e gli elementi. Il suo stile è la stessa anima afferrata nella sua vita interiore e nel moto secreto pel quale si dà e si diffonde.
- Tutta la persona di Ravaisson era la manifestazione di una cosa unica: la sua unione intima, di pensiero e di cuore, con le realtà spirituali ed eterne. In fondo egli non credeva alla morte perché era persuaso che ciò che passa non ha il suo essere che in ciò che resta. Egli vedeva le cose e le persone, non solo nelle loro idee, come Platone, ma nella loro sorgente, che è l'amore infinito, superiore all'Idea e indefettibile. Non solo professò la sua dottrina con convinzione, ma la visse.
Bibliografia
[modifica]- Félix Ravaisson, Saggi filosofici, prefazione, traduzione e note di Adriano Tilgher, "Tiber" Arti grafiche, Roma, 1917.
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