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Federico Delpino

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Federico Delpino

Giacomo Giuseppe Federico Delpino (1833 – 1905), botanico italiano.

Citazioni di Federico Delpino

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  • Gli organismi sono strumenti fisiologici o di vita vegetativa. Siamo d'accordo, ma sono strumenti soltanto fisiologici? Qui sta il punto. Se affermate che siano soltanto fisiologici, versate in gravissimo errore. Considerate nei vertebrati l'encefalo, il dipendente sistema nervoso, i dipendenti apparecchi tattili, visivi, auditivi ecc. Le funzioni di tutte codeste parti sono, se non esclusivamente, certo principalmente psicologiche. E in quelle classi di viventi, dove non è avvenuta la differenziazione d'una regione corporea designata alle funzioni psicologiche, è sommamente illogico il volerle negare: peggio; è contrario ai fatti osservati. Le funzioni psicologiche vi esistono non meno; soltanto sono meno energiche. Adunque lo studio della psicologia rientra nel cerchio dei doveri e diritti del naturalista.[1]

Il materialismo nella scienza

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  • Appena comparsa alla luce la teoria darwiniana infinito fu lo scalpore e l'agitazione che vi fecero attorno i caporioni del materialismo moderno. Credettero vedere nella dottrina della evoluzione e della elezione naturale il definitivo trionfo del monismo e l'arma terribile con cui dare il colpo di grazia al sistema avversario, al vitalismo. Strana illusione per verità! Non solo il vitalismo non avversa il principio della evoluzione, ma riesce anzi a diminuire in gran parte i punti difficili della teorica della elezione naturale.
    Come si spiega, presso tante specie di animali e piante la concretazione di apparecchi complicatissimi, perfettissimi, quali sarebbero ad esempio l'occhio, l'orecchio, molti apparati florali? Darwin assume che cotanta perfezione siasi raggiunta per insensibili gradi in un incalcolabile numero di generazioni successive mediante una lentissima accumulazione di migliorie casualmente prodottesi. E questa senza dubbio una interpretazione razionale; ma non manca de' suoi punti difficili, consistenti principalmente nella inconcepibile lentezza con cui agirebbe la elezione naturale. Ma il vitalismo toglie di mezzo questa lentezza, e abbrevia immensamente il tempo richiesto alla concretazione dei più squisiti apparecchi organici. Il vitalismo non nega che in realtà alcune delle migliorie siano state prodotte casualmente. Ma accanto a queste casuali migliorie, si dettero pure in gran numero migliorie non CASUALI ma RAZIONALI, tanto celermente prodotte quanto celermente accumulate. Queste razionali migliorie sono provocate non già del caso ma dal NISUS[2] insito negli organismi: in altre parole sono provocate dalla intelligenza e dalla volontà, da queste due facoltà psicologiche che io ritengo per le principali plasmatrici degli organismi. (pp. 11-12)
  • Il materialismo moderno, malgrado lo straordinario e sempre crescente numero de' suoi adepti, malgrado i trionfi che facilmente si arroga in mezzo al silenzio quasi assoluto de' suoi poco numerosi avversarli, pure tradisce a certi segni la sua intima titubanza e perplessità. Esso è conscio della sua radicale impotenza a spiegare la vita. Questa gli sta sempre dinanzi come un fatto fisicamente irresolubile, e quanto più crescono in acutezza ed estensione le indagini biologiche, quanto più si perfezionano i nostri mezzi d'investigazione ottici, chimici e tecnici, tanto più ne emerge la fisica irresolubilità della psiche, tanto più smisurato appare l'abisso che disgiunge i fenomeni vitali dai fenomeni chimici e fisici. (p. 14)
  • Il materialismo nega o inclina a negare la sensibilità alle piante, o non ne tiene conto. Ma è tanta la forza della verità che ora si è in parte rinvenuti da questa negazione. Non solo questa facoltà è rivelata dai moti rapidi che si osservano in certi organi delle piante cosidette sensitive, ma eziandio dai moti lenti che si possono osservare in ogni qualsiasi parte di una pianta, purché questa parte sia vivente e in istato di vita attiva. Si ha ormai un numero immenso di fatti, i quali concorrono a provare che le piante sono sensibili a questi tre stimoli, contatto, luce, forza di gravità. (p. 21)
  • [...] il moderno materialismo negando alle piante il senso percettivo dei loro bisogni, negando l'autonomia delle loro operazioni, e finalmente negando in esse l'istinto o non tenendone conto, ha della fisiologia vegetale fatto non già una scienza vera, ma una ridicola caricatura. (p. 22)
  • Signori[3], voi tutti conoscete il famoso detto di Laplace – nel mondo che ho percorso non ho trovato Dio. – Parecchi anni or sono, quando i miei studii erano meno inoltrati[4], il detto di Laplace mi suonava come una bestemmia. Ora non è più così: anzi io mi spingo più in là di Laplace medesimo. Si, nel mondo astronomico non esiste Dio, nel mondo della fisica non esiste Dio, nel mondo della chimica non esiste Dio. Ma Dio esiste colà dove si agita la fibra sensibile, colà dove splende la face dell'intelligenza, colà dove impera la energia della volontà. Dio è il sensorio universale, la suprema intelligenza, la onnipotente volontà, l'iniziatore dei movimenti nella materia, il PRINCIPIUM VITAE.
    Est Deus in nobis, agitante calescimus illo.[5] (p. 26)

Note

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  1. Da Il passato il presente e l'avvenire della psicologia, Stabilimento tipografico succ. Monti, Bologna, 1888, pp. 7-8.
  2. slancio.
  3. Il testo citato fu letto per l'inaugurazione dell'anno accademico 1880-81 della Regia Università di Genova.
  4. Nel testo "innoltrati".
  5. C'è un dio in noi; quando ci agita, ci scaldiamo. Ovidio, Fasti (Libro VI, 5).

Bibliografia

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Altri progetti

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