Federigo Melis
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Federigo Melis (1914 – 1973), storico e docente universitario italiano.
L'economia fiorentina del Rinascimento
[modifica]- Il fiorino di Firenze è la prima moneta aurea alla quale è ritornato l'Occidente: che non avrebbe fatto presa se non proveniente da una riconosciuta potenza economica internazionale, segnatamente vitale e valida nel campo cambio-bancario e generalmente finanziario, nel quale, appunto, Firenze stabilirà un largo primato qualitativo e quantitativo, per circa quattro secoli. (cap. I, p. 3)
- Il contributo offerto da Firenze alla civiltà economica moderna non può essere penetrato efficacemente nella vastità e soprattutto nella originalità della sua portata, se prima non si procede alla ricostruzione degli organismi aziendali che i suoi uomini hanno foggiato e forgiato per la realizzazione dei propri obiettivi, costituendo un primo tratto, saliente e inconfondibile, delle manifestazioni vitali dell'economia di questa città, senza di che taluni risultati non si sarebbero conseguiti o per lo meno sarebbero stati più tardi. (cap. II, p. 31)
- La «partita doppia» nasce a Firenze, come è attestato inequivocabilmente dai mastri superstiti del 1297-1300, i quali, seppure piuttosto rozzi nella forma, quanto alla sostanza sopravanzano di gran lunga quelli veneziani – che indagini affrettate e senza rigore scientifico avevano fatto definire i migliori –, nonostante che questi ultimi siano posteriori di un secolo e mezzo: è sufficiente menzionare il caso della rilevazione dell'ammortamento (per diluire nel tempo il costo di un bene di uso durevole), inappuntabilmente effettuata a Firenze fin dal 1500, mentre nei mastri veneziani ancora alla metà del XV secolo, simili costi sono inclusi nei conti di spese e, pertanto, addossati totalmente ad un esercizio. Il quadro di questo nettissimo progresso trova, poi, una solida conferma all'indagine della contabilità analitica, dove si ritrovano, rigorosamente classificate, tutte le fonti delle registrazioni definitive del mastro e dove più ancora, rinveniamo un ingente materiale – chiaramente elaborato ed efficacemente ordinato – che sostiene mirabilmente l'opera di studio dei dirigenti e fino a quella dell'ultimo garzone del fondaco. (cap. II, pp. 39-40)
- Le conseguenze più originali ed incisive del trionfo dell'ordine scritto sono rappresentate dall'affermazione del titolo di credito, che è stato il primo del genere, non essendolo allora la lettera di cambio (che, infatti, era semplicemente – o almeno doveva essere! – lo strumento di esecuzione dell'operazione di cambio), né la polizza di carico, perché non girabile (per quanto qualche studioso ritenga di averne trovato alcuni esemplari): mi riferisco a quella lettera specializzata, che oggi denominiamo «assegno bancario» o chèque. Quando il banchiere cominciò ad accettare gli ordini scritti dal suo correntista, gli permise di avvalersene per fare prelevare una somma di denaro – senza recarsi personalmente alla banca, ma servendosi di un suo dipendente da quest'ultima conosciuto –, con la quale attendere poi direttamente ai pagamenti, secondo le esigenze che si erano manifestate o stavano per presentarsi: è questo il mandato all'incasso, emesso al nome di un comproprietario o di un dipendente dell'azienda correntista. I saggi più antichi fino ad oggi reperiti sono del 1399 e li incontriamo nell'Archivio Datini, essendo stati spiccati sulla Compagnia del Banco di Francesco Datini e Bartolomeo Cambioni. (cap. II, p. 65)
Bibliografia
[modifica]- Federigo Melis, L'economia fiorentina del Rinascimento, Le Monnier, Firenze, 1984
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