Francesco Traniello
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Francesco Traniello (1936), storico e docente italiano.
La cultura torinese all'epoca di Bizzozero
[modifica]- Nella percezione comune l'immagine della Torino moderna è legata a due epoche: l'età del Risorgimento culminata con l'assunzione del ruolo di capitale dello Stato unitario e conclusa improvvisamente e tumultuosamente nel 1864; e l'età della grande industria di modello fordista. Ma tra la Torino capitale e la Torino della grande industria sta incastonata una terza Torino, che vorrei definire la Torino dei professori, o, con termine meno corporativamente connotato, la Torino della scienza.
I numerosi studi recenti che le sono stati dedicati ci permettono di affermare che quella non fu un'epoca di pura transizione – se non nel modo in cui tutte le epoche lo sono –; bensì una fase storica ben definita, durante la quale, non meno che nel Risorgimento o nell'età della grande industria, si è riplasmato in maniera duratura il volto della città: non solo il suo aspetto fisico, urbano, spaziale, ma pure il suo profilo culturale, etico-politico, e persino, direi, psicologico. Si sono ridisegnati, insomma, i suoi tratti antropologici. (p. 13)
- Quando parlo di Torino dei professori o della scienza non mi riferisco esclusivamente alla qualità assai elevata della ricerca, alla varietà dei campi esplorati e delle istituzioni, all'originalità dei risultati allora raggiunti in ambito scientifico. Voglio dire qualcosa di più e forse di diverso: che in quel trentennio post-unitario i professori di Torino assunsero un ruolo sociale di particolare natura. Anche prima di "entrare nella politica" i professori ricordati dal LESSONA ebbero modo di contare ben oltre gli spazi – in genere assai modesti – dei loro laboratori e aule didattiche, e d'influire marcatamente sul contesto urbano. (p. 14)
- Torino, già prima che la città perdesse la sua funzione di capitale, si era interrogata sui propri futuri destini, aveva in parte anticipato un evento che a molti appariva ineluttabile, sebbene non atteso a così breve scadenza. L'avvio di una riflessione pubblica sulla "vocazione" della città è databile infatti all'indomani della proclamazione del Regno; e aveva imboccato la via dello sviluppo industriale, delle condizioni e delle risorse che lo avrebbero potuto agevolare (credito, istruzione, mercati ecc.). Tra le diverse anime della Torino preunitaria fu individuata, non senza controversie e tenaci resistenze, quella industrialista. Allora prese corpo l'ipotesi di una modernizzazione trainata dall'industria. Questa via era stata di fatto intrapresa, ma entro i limiti, abbastanza ristretti, imposti da uno sviluppo del sistema economico nazionale lento e precario. Dopo la crisi anche demografica seguita al trasferimento della capitale, Torino aveva assunto i tratti di una città industriale senza esserlo o divenirlo integralmente. Quei tratti – inurbamento, struttura dell'occupazione, emergenza della questione sociale in tutti i suoi aspetti – erano già sufficientemente pronunciati per non poter essere ignorati da chi li volesse vedere o avesse gli strumenti per vederli. (p. 14)
Bibliografia
[modifica]- Francesco Traniello, La cultura torinese all'epoca di Bizzozero, in Giulio Bizzozero: cento anni di cellule labili, stabili e perenni, Accademia delle Scienze di Torino, Quaderni, 3, 1996, pp. 13-20.
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