Francesco di Giorgio Martini
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Francesco di Giorgio Martini (1439 – 1501), architetto, teorico dell'architettura, pittore, ingegnere, scultore e medaglista italiano.
Citazioni su Francesco di Giorgio Martini
[modifica]- Francesco Martini tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per Federico da Montefeltro di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da Ludovico il Moro, egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con Bramante e con Leonardo da Vinci. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo.
- La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al Brunellesco, che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di Vitruvio, rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci.
- Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di cignale[1] e pendii inaccessibili.
Note
[modifica]- ↑ Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".
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