Vai al contenuto

Francis Wey

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Francis Wey fotografato da Nadar

Francis Wey (1812 – 1882), archivista, scrittore, critico d'arte e romanista francese.

I musei del Vaticano

[modifica]
  • [Giardini Vaticani] Il Paradiso dei successori di san Pietro e di Giulio II è una poetica solitudine. Da tre lati le prospettive si prolungano per qualche apertura fin sulla campagna, ed i primi piani, architettati di sassi spugnosi conchigliferi, di marmi e di masse frondose tagliate a disegno, offrono piacevoli contrasti coi macchioni, colle fratte, colle coste brulle e colle ondulazioni bianche e violacee che si vedono più lontano. Il valloncello è disegnato a scompartimenti; limitati dalle terrazze, i quadrati nei quali la vegetazione erbacea disegna dei fioriti rosoni sono incorniciati da muriccioli tappezzati di aranci tagliati a spalliera, ove l'oro dei frutti e il profumato alabastro dei fiori animano il frondeggio. Chiusi da siepi di mortella e di bosso, alti come querceti, fronzuti e fitti come macchie, s'incrociano i viali semivelati da ombre che imitano la notte e dispongono al mistero; qua e là delle tombe antiche danno colore alle eccitate illusioni, e qualche statua che si scopre all' improvviso tra fronda e fronda fa rabbrividire. (p. 111)
  • La prima volta che mi fu dato oltrepassare la soglia della cappella Sistina, la parte inferiore della chiesa, sola porzione accessibile al pubblico, era piena di gente perché il Sommo Pontefice doveva assistervi alla messa. Cardinali secolari e regolari, vestiti di rosso o di grigio, impellicciati di vaio e di ermellino, occupavano gli stalli del sacro Collegio separato da una alta balaustrata dal resto dei fedeli. La semplicità dell'edificio mi colpì. Una sala alta e lunga ridotta ai suoi quattro muri, senza un ornamento architettonico, munita di finestre rettangolari cavate fin presso al fregio; a destra una tribuna per metà mascherata dal cancello per gli acuti cantori di cappella; in fondo un altare semplicissimo con quattro gradini tappezzati per gli auditori di Rota; a sinistra dell'altare, che non ha che sei ceri, separati dalla gran tela del Giudizio universale dal panno d'uno stretto baldacchino; un'alta sedia pel papa: ecco la cappella Sistina. Non ha altra decorazione che di pitture che la coprono completamente fino all'altezza di una quindicina di piedi dal pavimento. (pp. 146-147)
  • Da tre secoli, sulla fede dei pedagoghi, il volgo non ha occhi che per il Giudizio universale; dinanzi a questo va in estasi pecorilmente la folla; e le stesse persone, spesso istruttissime, che pretendono di comprendere le bellezze di quest'opera, gettano appena uno sguardo alla volta, ove è dipinto quanto ha creato di più sublime la mano dell'uomo. (p. 152)
  • [...] Botticelli [...] si vede ridotto a chiedere ad un sotterfugio il pane de' suoi ultimi giorni dopo aver gettato sì vivo splendore. Raccolto all'ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, vi depose dei forzieri pesanti e ben sigillati, promettendone l'eredità a quella casa di ricovero; il che gli procacciò premurosa assistenza fino alla morte. Ma avvenuta questa nel 1515, ed aperti i forzieri, si trovarono pieni di ciottoli. (p. 162)

Bibliografia

[modifica]

Altri progetti

[modifica]