Franco Caburi
Franco Caburi (1879 – 1955), giornalista e scrittore italiano.
Francesco Giuseppe, la sua vita e i suoi tempi
[modifica]- Gravi furono per l'Austria le conseguenze del disastro di Sadowa. Gli Absburgo vi perdettero non solo il predominio in Germania, ma addirittura la propria indipendenza o almeno la propria libertà d'azione, poiché col compromesso del 1867 si trovarono costretti ad affidare il governo della monarchia a quella cricca tedesco-magiara, che ridusse un po' alla volta l'Austria-Ungheria all'umiliante situazione di vassalla della Germania. (vol. I, Introduzione, p. 25)
- L'anima del movimento popolare, che doveva prorompere impetuoso poco dopo, mettendo in serio imbarazzo la dinastia [absburgica], era Luigi Kossuth, il fiero tribuno, al quale la storia potrà rimproverare il suo intollerante fanatismo nazionale e la sua scarsa inclinazione a comprendere i bisogni e le aspirazioni delle varie nazionalità ungheresi, ma dovrà riconoscergli il merito di aver saputo intuire esattamente le mire degli Absburgo, la poca sincerità delle loro promesse e – diciamolo pure francamente – la perfidia dei loro metodi di governo. (vol. I, cap. I, p. 37)
- Francesco Giuseppe, per disgrazia sua e dei suoi popoli, ebbe parecchi gravi difetti, dovuti al suo temperamento e alla sua educazione. Era orgoglioso e ignorante, egoista e diffidente, incostante e testardo, crudele e vendicativo; ed essendo per giunta circondato da gente senza coscienza, non è da stupirsi se seguitò, non solo nella giovinezza, ad accumulare errori sopra errori, ostinandosi a voler battere sempre la stessa via e ad applicare sempre gli stessi metodi di governo, senza tener conto degli ammaestramenti del passato. (vol. I, cap. IV, p. 128)
- L'accoglienza fatta dai Veneziani a colui [Francesco Giuseppe] che fino a nove anni addietro era stato il loro poco gradito monarca non fu veramente molto entusiastica. La folla raccolta in Piazza S. Marco acclamò Vittorio; ma l'entusiasmo svanì come per incanto e la folla rimase in un glaciale silenzio, quando il Re si presentò al balcone col suo ospite. I presenti si accorsero allora che il volto di Vittorio Emanuele si era fatto stranamente nero. La ragione di quel mutamento di colore era bensì dovuta alla paura di qualche spiacevole incidente, che i Veneziani ebbero il buon senso di evitare; però il colore per se stesso proveniva dalla cattiva tintura, usata da Re Vittorio per i capelli. Per il sudore venutogli dallo spavento la tintura si era propagata dai capelli alla faccia, segnando lunghe striscie nere, che dalla fronte gli scendevano sulle guancie. (vol. II, cap. V, pp. 139-140)
- Giosuè Carducci, interpretando con sincera fedeltà il sentimento nazionale, nel ricordare in quei giorni di tristezza e di sconforto la grande figura dell'Eroe scomparso, ebbe frasi roventi per gli uomini di quel tempo, per le miserie dei partiti, per lo stato di avvilimento, in cui era stata ridotta l'Italia dall'inettitudine dei suoi governanti. Chi non ha letto con intensa commozione il discorso del Poeta per la morte di Giuseppe Garibaldi? In quelle pagine piene di amarezza e di fede, di dolore e di speranza voi non soltanto vedete rispecchiato lo stato d'animo del popolo nostro alla vigilia della conclusione dell'odiosa alleanza, ma vi accorgete subito che il periodo eroico del nostro riscatto nazionale si è ormai chiuso, che quelli che avrebbero voluto farlo risorgere con le loro generose proteste erano degli illusi, che il Generale morendo si era portato seco nella tomba la parte più bella, più pura e più nobile di quello spirito da cui era stata animata la Nazione durante il glorioso periodo del nostro Risorgimento [...]. (vol. II, cap. VII, p. 250)
Italiani e Jugoslavi nell'Adriatico
[modifica]Il problema dell'Adriatico ha per noi un'importanza decisiva. Tutte le nostre passate contese con l'Austria si sono fondate sulla nostra sciagurata situazione nell'antico Golfo di Venezia e ciò che ci ha trascinati fatalmente alla guerra è stata in prima linea la necessità di risolvere questo problema in modo conforme ai nostri più vitali interessi.
Il Trentino ha per noi un'importanza nazionale e militare. Il suo possesso ci è indispensabile non solo per completare la nostra unità nazionale, ma sopratutto per mettere il nostro Paese in condizione di avere assicurate le sue frontiere contro qualsiasi insidia futura. Se non riusciamo a togliere questo cuneo conficcato nel cuore dell'Italia settentrionale, non potremo mai provvedere sufficientemente alla difesa del Veneto e della Lombardia.
Citazioni
[modifica]- La guerra europea è scoppiata, non perché l'Austria aveva bisogno di vendicare la tragedia di Sarajevo o perché la Germania era obbligata ad arrischiare la propria esistenza per fare il tornaconto della sua alleata: ma perché i tedeschi ritennero giunto il momento di rompere gli ostacoli, che si opponevano al loro smisurato sogno di predominio nel mondo. (p. 3)
- La vittoria tedesca di Sadowa e più ancora quella di Sedan distrusse il sogno dell'Austria di riconquistare il perduto predominio in Germania. La smania degli Absburgo di procurarsi un adeguato compenso alle perdite subite nel 1859 e nel 1866 facilitò il compito di Bismarck, che non volle abusare troppo della vittoria, umiliando eccessivamente l'Austria, appunto perché calcolava di poterla costringere in seguito a restare attaccata al carro della politica tedesca. Il compenso alle perdite passate poteva essere ricercato solo nei Balcani, dove l'Austria si sarebbe trovata di fronte alla Russia e per poter affermarsi avrebbe avuto bisogno dell'assistenza della Germania. (pp. 7-8)
Bibliografia
[modifica]- Franco Caburi, Francesco Giuseppe, la sua vita e i suoi tempi, vol. I e II, Nicola Zanichelli, Bologna, 1920 e 1925.
- Franco Caburi, Italiani e Jugoslavi nell'Adriatico, Fratelli Treves Editori, Milano, 1917.