František Běhounek
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František Běhounek (1898 – 1973), fisico, esploratore e scrittore cecoslovacco.
Citazioni su František Běhounek
[modifica]- Behounek, al quale avevo chiesto se si sentisse in grado di fare una lunga marcia, mi rispose decisamente: «Non capisco bene perché lei mi fa questa domanda. Sono venuto qui con lei, e non andrò via se non con lei».
Questa risposta mi sconcertò non poco. Avevo più di una volta sperimentato l'inflessibilità di carattere del giovane scienziato. Farlo rimuovere dalla sua decisione non sarebbe stato facile. [...]
Della risposta datami da Behounek conservo il ricordo più gradito, come di tutto il contegno da lui tenuto durante le vicende del pack. Anche nei momenti più difficili, aveva mostrato un equilibrio eccezionale, una calma imperturbabile. Mai una parola o un gesto di sconforto. Anzi, negli ultimi giorni, l'avevo visto spesso sorridere, specialmente quando veniva a domandarmi il permesso di adoperare un po' di burro per cucinare la carne dell'orso.
Ma, pur mezzo affamato, con le mani sudicie e affumicate, pur con i piedi quasi scalzi, egli non si era dimenticato dei suoi strumenti. Li aveva ricercati nella neve, e avendone rimesso in ordine qualcuno, aveva ricominciato sul pack le osservazioni interrotte nel momento della caduta. Sicché, quando qualche giorno più tardi gli domandai se potesse riprendere qualcuna delle sue misure, fu una piacevole sorpresa sentirmi rispondere: «Mais, oui, mon Général, j'ai repris les observations il y a quelques jours». - Quali siano stati i risultati del coscienzioso lavoro da lui compiuto si vedrà nei rendiconti scientifici della spedizione. Qui basterà dire che indubbiamente la spedizione è debitrice a lui di gran parte dei risultati ottenuti nel campo delle ricerche fisiche.
Nel racconto che seguirà si vedrà quale olimpica serenità, quale supremo disprezzo della vita, quale dirittura morale, e a un tempo anche quanta energia egli mostrasse nei momenti più tragici da noi vissuti.
Sul pack, nei giorni stessi in cui la nostra situazione era del tutto disperata, egli non dimenticò i suoi strumenti e amorosamente li ricercò e li raccolse nella neve e li riordinò.
Ma non trascurò nemmeno i suoi compagni di sventura, ai quali cercò di rendersi utile come meglio poteva, improvvisandosi cuoco a fianco di Trojani. La stessa scrupolosa cura nell'attendere ai suoi elettrometri, come a preparare il fuoco per cuocere la carne d'orso, come a fare il proprio turno di guardia fuori la tenda. Credo sia questo il più alto elogio che possa farsi di uno scienziato e di un uomo. - Un freddo scienziato dal carattere inflessibile, ma anche un uomo dall'animo sensibile. Ecco infatti, dietro a quel Behounek rigido, compassato, accademico, comparirmi avanti alla mente un altro che amo infinitamente di più: un Behounek infagottato in una pelliccia di agnello, divenuta ormai lurida, coi piedi quasi scalzi, uno strato di sudiciume sul volto e sulle mani annerite dal fumo; il Behounek della tenda rossa, quello che alternava il suo tempo tra gli elettrometri e la cucina; quello che si muoveva impacciato sui ghiacci, e che di tanto in tanto senza avvedersene, nel muoversi attorno, urtava in una delle funi che ventavano la tenda imprimendole un terribile scossone; il Behounek che, all'avvicinarsi degli aeroplani, ritto su un hummock, se ne stava ad agitare ininterrottamente una bandiera rossa, finché non gli si fosse detto di smetterla; il Behounek, dall'animo nobile e dal cuore sensibile, che ho visto piangere il giorno in cui sul pack scriveva una sua ultima lettera di addio alla fidanzata e alla sorella.
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