Giacinto Sigismondo Gerdil
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Giacinto Sigismondo Gerdil (1718 – 1802), cardinale e vescovo italiano.
Delle opere dell'eminentissimo sig. cardinale Giacinto Sigismondo Gerdil
[modifica]Comecché sieno da pregiarsi grandemente gli studj delle scienze e delle buone arti, onde si eccita e si accresce la forza ed il vigor del pensare, e con maraviglioso diletto si adorna l'animo di bellissime cognizioni e più atto si rende l'Uomo a giovare gli Uomini; pure chiunque siasi giusto estimatore delle cose, giudicherà senza fallo doversi anteporre agli altri tutti di gran lunga lo studio della Religione, o si riguardi la eccellenza dell'obbietto, o la somma ed universale importanza di essa per lo regolamento della vita umana.
Citazioni
[modifica]- E per cominciare a dire qualche cosa delle prevenzioni alla Religione contrarie e nemiche, sia bene il ricordare in generale le prevenzioni altro non essere, se non certe supposizioni, le quali al primo aspetto appresentano un non so che di vago e d'appariscente, che soprapprende e persuade in un medesimo tratto. (vol. 1, p. 9)
- Né finalmente è da tralasciarsi quest'altra considerazione, che ne' secoli più felici per le scienze e le buone arti, cioè al tempo, che vissero gli uomini rari ed eccellenti, nati per apportare nuova luce al mondo, non si ha da credere, che molto universale fosse nalla propria lor nazione la cognizione ed il gusto delle scienze ed arti, ch'eglino illustrarono: anzi li veggiamo, che della comune ignoranza e del poco gusto de' lor concittadini, e della poca stima, in cui sono tenute le scienze, fanno non di rado querele asprissime. (vol. 1, p. 26)
- Dal che si può subito in primo luogo comprendere, che la libertà di pensare, che fa i filosofi, non ha che fare colla licenza del pensare, che conduce all'incredulità; poiché da questa furono que' primi lumi della filosofia lontanissimi, e della verità ed autorità della rivelazione vissero persuasi altamente. (vol. 1, p. 35)
- Se vuolsi pertanto, che dall'opinione e dal concetto, in cui è tenuta la Religione ne' secoli più abbondanti di dottrina e di lettere, si misuri la stima, che le si debbe, io a ciò consentirò volentieri, ma con questa condizione, ch'è giusta e convenientissima, che si riguardi al giudizio comune degli ottimi e non o al privato di pochi tra quegli Scrittori, che per altro meritano lode, o al pur troppo diffuso di que' molti, a cui si dee in gran parte attribuire la depravazione, in cui sogliono i migliori secoli degenerare prestamente. (vol. 1, p. 47)
Bibliografia
[modifica]- Giacinto Sigismondo Gerdil, Delle opere dell'eminentissimo sig. cardinale Giacinto Sigismondo Gerdil, Istituto delle scienze, Bologna, 1784.
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