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Giorgio Galli

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Giorgio Galli

Giorgio Galli (1928 – 2020), politologo e storico italiano.

Gli anni di Berlinguer

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  • La mia tesi è che Berlinguer non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo [dal 1974 al 1978] di eccezionale fortuna del Pci e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme. Un utile punto di partenza è la considerazione che raramente un leader politico ha avuto occasione di poter applicare e sperimentare a breve scadenza una sua impostazione teorica di fondo: è quanto accaduto al segretario del Pci, che enunciò la sua tesi del «compromesso storico» (la teorizzazione che sintetizza il suo apporto al patrimonio ideologico del partito) alla fine del 1973 e che si trovò nella condizione di poterne tentare l'applicazione già dal maggio '74, allorché il voto referendario sul divorzio mise in crisi l'egemonia della DC nel nostro sistema politico. (pp. 28-30)
  • [Enrico Berlinguer] Il segretario del Pci rimase sempre convinto che la fase capitalistica della storia umana in Occidente sarebbe stata seguita da una fase socialista, da un sistema sociale e politico diverso sia dalla democrazia rappresentativa delle società capitalistiche, sia dai regimi autoritari dell'Est, fondati sulla proprietà collettiva, un sistema con tratti più marcati di egualitarismo, che egli non definì, ma per il quale adottò negli anni ottanta, la definizione di una «terza via» diversa, originale, la cui proposta avrebbe dovuto caratterizzare l'«eurocomunismo», una particolare esperienza, comune del Pci, del Pcf (durante la fase dell'unione delle sinistre in Francia) e del partito comunista spagnolo (nella fase di ripresa democratica dopo la scomparsa di Franco. (pp. 37-38)
  • Togliatti era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di cinismo, che rievocava in Italia la tradizione da un lato gesuitica e dall'altro machiavellica. Vi era sempre una sorta di ambiguità nella sua bravura: quella doppiezza che egli attribuiva a chi nel partito degli anni quaranta e cinquanta si richiamava al marxismo rivoluzionario, era in realtà proprio una caratteristica della sua personalità, percepibile anche all'esterno. (p. 38)
  • Longo fu il gestore di una eredità[1] piuttosto che il realizzatore di un nuovo stile di direzione. (p. 38)
  • La serietà, la tristezza di Berlinguer, i segni quasi di un continuo tormento interiore, di una vita senza rilassatezza e distensione, sono stati apprezzati per il loro significato etico, alla vigilia di una rivalutazione dell'etica. (p. 38)

Note

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  1. Nel 1964 Longo divenne segretario del Partito Comunista dopo la morte di Togliatti.

Bibliografia

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  • Giorgio Galli, Gli anni di Berlinguer, in Storia illustrata, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, pp. 28-38.

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