Giorgio Stirano
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Giorgio Stirano (1950 – vivente), ingegnere italiano.
Citazioni di Giorgio Stirano
[modifica]- [Sulla Forti FG01] Alla Forti mi chiamano come direttore sportivo, io era qualche anno che non ero in F1, consiglio quindi di far fare una macchina [da qualcuno] che aveva fatto la F1 fino al giorno prima. Sentono Enrique Scalabroni e Sergio Rinland e optano per quest'ultimo che, nel frattempo, stava lavorando in America da Dan Gurney con la Toyota. In altre parole mi ritrovai a fare il pendolare tra Alessandria e Los Angeles. Il particolare chiave è che nel '94-95 viene inserito il crash-test e capisco subito che lui in materia non ne sapeva assolutamente niente. Mi sono quindi preso carico di tutta la parte omologativa. Sul muso l'abbiamo sistemata in fretta, sul laterale non potevamo lasciare così, abbiamo dovuto fare interventi drastici. A quel punto lì, la priorità era omologare al volo la macchina e il problema peso è passato in secondo piano. Non abbiamo dovuto rifare niente come crash-test che per un team neonato e di piccole dimensioni sarebbe stato deleterio ma, d'altra parte, abbiamo pagato in termini di prestazioni. Fondamentalmente quella macchina lì non andava perché aveva un problema di peso. L’anno dopo l'ho rifatta completamente io con Chris Radage e la macchina era 2 secondi più veloce.[1]
- [Sulla Forti Corse] Guido Forti [...] è stato un pazzo furioso, un romantico. Soldi ce n’erano, erano quelli di Diniz. Io arrivo come direttore sportivo e gli dico "fammi vedere il contratto", lui dice "no basta una stretta di mano", io gli dico "no, guarda che qua non funziona così". La famiglia Diniz era economicamente potentissima [...] Nel '95 decide di diventare socia anche della scuderia Forti Corse. La stagione va abbastanza bene perché, se la mettiamo a confronto con la Reynard/Bar, il primo anno siamo andati meglio noi di loro, noi abbiamo concluso un sacco di gare, per dire... Poi cosa succede, Bernie Ecclestone aveva bisogno di coprire il buco Ligier, team sicuramente più prestigioso, e sposta Diniz che se ne va insieme ai soldi della sua quota societaria. Io faccio la macchina del '96 e me ne vado, perché senza soldi non si fa la F1. Forti tenta qualcosa ma, dopo mezza stagione, fallisce. Il problema era che Diniz non era legato, rendiamoci conto! Totale mancanza di managerialità [...][1]
f1allostatobrado.wordpress.com, 26 aprile 2010.
- Ad Osella è mancato l'aspetto manageriale. Osella è una bravissima persona, ma con una testa... detto il geometra... Tenga conto che io ad Osella gli voglio bene [...], lui ha creato un gruppo di persone molto unito [...]. Quella è stata una grande scuola, l'ultima grande scuola dopo l'Abarth. Io sono andato via da Osella nell'81 perché ad un certo punto nel Suo ufficio gli ho detto: qua siamo in due, siccome te sei il padrone, vado via io. La mia visione dell'azienda era che bisognava assolutamente fare un salto di qualità. Gli avevo illustrato un progetto che mirava a fare un po' i competitor di Dallara, fare le F3, e altre cose... ma lui niente, non l'ha fatto [...]. Attenzione! Questo non vuol dire che abbia sbagliato, la mia filosofia avrebbe potuto essere ancor più fallimentare. La cosa certa ed indiscutibile è che in quel contesto non si poteva andare avanti con un atteggiamento di tipo minimalista. Infatti, poi ha avuto sempre più difficoltà fino a che ha dovuto fare marcia indietro.
- L'Alfa era un casino disumano, in quel periodo ho imparato a fare il consulente, vale a dire a domanda rispondo e fine. Loro andava sempre e comunque per la loro strada, ma il programma non stava in piedi, non ne hanno imbroccata una che sia una. Hanno un marchio storico che funziona, "Autodelta", pronti, via, lo cambiano in "Alfa Corse"... e già lì capisci tutto. Si inventano Pavanello come team manager, sapeva fare F3 gli casca addosso la F1 e non la sa gestire. Non sono stati capaci di tenersi lo sponsor Marlboro prima, non stati capaci di tenersi lo sponsor Benetton poi. Voglio dire, basta vedere quando Benetton compra la Toleman, nasce tutto un altro discorso. In realtà già da prima con Chiti c'erano già problemi. Uno che riesce a licenziare il progettista Gérard Ducarouge mentre la macchina è in pole-position è la dimostrazione lampante che, anche lì, managerialità a zero.
- Noi italiani abbiamo il problema dell'incapacità di gestire le aziende. Poi, certo, ci sono alcune eccellenze tipo Ferrero, Barilla, Dallara pur sempre di eccezioni si tratta, la normalità è che noi facciamo... come dire... un gran casino.
- Lancia Delta. Decisioni industriali, su una stessa piattaforma volevano fare tanti modelli diversi, così mettono quella mitica in naftalina e ne fanno una nuova. Ecco, di quella nuova penso ne abbiano prodotte 6 o 7.
Note
[modifica]- ↑ a b Da Intervista a Giorgio Stirano – parte 2 di 2, f1allostatobrado.wordpress.com, 27 aprile 2010.
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