Giosuè Boetto Cohen
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Giosuè Boetto Cohen (1961 – vivente), giornalista, scrittore, conduttore televisivo, regista e curatore d'arte italiano.
Citazioni di Giosuè Boetto Cohen
[modifica]- [Sulla Fiat 127, in riferimento a Pio Manzù] Alla fine la fecero proprio come l'avrebbe voluta lui. Abbassarono solo il cofano di un centimetro, per rendere il muso un po' più grintoso, perché il motore era piccolo e di spazio ce n'era a sufficienza.[1]
- Giorgetto Giugiaro è il designer per tutti e di tutti. Non ha disegnato auto stravaganti o da sogno, ma le auto che gli italiani hanno parcheggiato sotto casa [...]. Questo lo rende un personaggio familiare, non solo per la celebrità del suo nome, ammirato e ascoltato nel mondo. Ci ha lasciato l'Alfasud e la Panda, la Uno e la Punto, ma anche l'Alfa Romeo Gt, che magari non avevamo ma desideravamo. È il genio della porta accanto.[2]
- La storia, lo stile e il metodo di lavoro di Manzù sono completamente differenti da quelli dei vari Giugiaro, Fioravanti e Gandini. La scuola tedesca ne ha fatto forse il designer più diverso di tutti, con un approccio al prodotto automobilistico non solo edonistico, di piacere. Quando ai grandi costruttori [...] interessava solo aumentare il più possibile i volumi di vendita, Manzù immaginava l'auto come un pezzo della mobilità, un tema ben più ampio e allora praticamente sconosciuto.[1]
Citazioni tratte da articoli
[modifica]Corriere della Sera
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Citazioni in ordine temporale.
- Jet Caravelle. Renault Caravelle. [...] la Francia faceva sognare. Il primo aereo a reazione del mondo con i motori in coda era un oggetto del futuro [...]. E mentre, nel 1956, il bireattore compiva i suoi test, alla Renault si pensava a una piccola cabriolet con il medesimo nome, per sfidare il successo della [...] Karmann-Ghia, lanciata l'anno prima dalla Volkswagen. Non era una questione di cavalli, né di prestazioni. Era una questione di moda. Entrambe venivano da carrozzieri italiani, Ghia e Frua. La Caravelle [...] ebbe una gestazione lunga e travagliata, tra imprevisti e azioni legali. Vi parteciparono entrambi gli atelier torinesi, con contributi di esperti americani, e fu lanciata come l'auto personale di Brigitte Bardot. Ma le vendite, dopo un «coup de foudre» al Salone di New York, si fermarono a 120 mila esemplari. La piccola tedesca invece [...] ebbe molto più successo, raggiungendo [...] il mezzo milione di vetture, molte delle quali esportate in California e a Manhattan. Cosa trovassero [...] Oltreoceano nelle due cuginette europee non è facile dire. [...] non avevano nulla dello sprint di Porsche, MG, Triumph, i fenomeni del momento. Sicuramente Karman-Ghia e Caravelle erano minuscole, esotiche, consumavano la metà di una qualunque «compatta» di Detroit [...] e soprattutto erano scoperte. E una delle ragioni del mezzo flop della Caravelle fu proprio che la gente la voleva spider, mentre i due carrozzieri francesi che avevano l'appalto producevano molte più coupé. Così – e per gli acciacchi sulla strada a cui rispondeva una rete d'assistenza evanescente – i consumatori persero la pazienza. E la Renault Caravelle (come anche il Jet Caravelle, nel frattempo schiacciato da Douglas e Boeing) perse l'America.[3]
- Nella mitologia dell'automobile [...] il Maggiolino Volkswagen brilla di una luce magica. Anche dimenticandone gli albori, le vicende europee e il numero impressionante di esemplari prodotti, il fatto che il Beetle si sia a un certo punto guadagnato il [...] mercato USA, nel pieno della «Space age» e in totale controtendenza, ne fa un caso da manuale. Piccolo, brutto (lo diceva la pubblicità), rumoroso e privo di ogni gadget o automatismo, il Maggiolino sbaragliava le monumentali berline americane sulle strade di New York, della California e nei quartieri «emergenti» di tante altre città. Una strategia di comunicazione geniale, dissacrante nei concetti quanto raffinata nella grafica, ne fece un oggetto a parte, una moda quasi irrazionale (se non fosse stato per il prezzo) che catturò due generazioni di automobilisti.[4]
- [...] un giovane uomo, intelligente e capace di guardare lontano, che pur avendo avuto in sorte solo cinque anni di carriera ci ha lasciato una delle automobili di maggior successo, prototipi e progetti per quelle che guidiamo noi mezzo secolo dopo e una manciata di pezzi d'arredamento che sono entrati nei musei. È la storia di Pio Manzù [...], designer visionario e concretissimo al tempo stesso, precursore dei temi della sostenibilità, in anni in cui tutto sembrava ancora sostenibile. [...] padre della Fiat 127, dell'orologio Cronotime di Alessi, della lampada «Parentesi» di Flos (inventata con Achille Castiglioni) e di una piccola ma stupefacente galleria di oggetti [...][5]
- Sull'inventore del moderno minivan si è scritto parecchio: la storia può correre indietro fino al 1913, quando Ercole Castagna carrozzò un telaio Alfa Romeo in pieno spirito bolidista. Ma [...] si elogiano anche le intuizioni dell'archistar Mario Bellini, molto meno antico di Castagna, che presentò un suo concept a New York nel 1972. Con maggiore concretezza non si può non ricordare la 600 Multipla di Dante Giacosa [...]. Pauperistica finché si vuole, multiuso e «taxi-tipo» di molte città dell'Italia del boom, è indiscutibilmente un monovolume. Anche Giorgetto Giugiaro vanta paternità nel settore: la sua Megagamma del 1978 aveva pavimento piatto, seduta alta e grandi vetrate. Ma non convinse nessuno, almeno finche Renault, ben sei anni dopo, mise in produzione il primo minivan dell'era moderna: l'Espace.[5]
- [Sulla Fiat 600] [...] o la si prenotava con quindici mesi d'anticipo o la si doveva vincere – come premio di consolazione – a Lascia o raddoppia? [...][6]
- [Sulla Fiat Nuova 500] [...] c'era il problema dei posti a sedere: due o quattro? Una Smart ante-litteram o una automobile vera? [...] il board aveva remato contro, perché si temeva che una 500 (che in realtà in codice si chiamava «400») troppo confortevole potesse portare via clienti alla 600. Altro che aggiungerne! Così, a un certo punto, si arrivò all'eccesso [...], al modello della «400» col padiglione calante, che avrebbe obbligato persino un ragazzo cresciutello a star seduto dietro solo con la testa piegata. Era troppo. [...] Così si fece all'italiana, padiglione rialzato, ma solo una panchetta, senza schienale, omologazione per due e rispetto delle regole lasciato a discrezione. O al buon cuore dei vigili del tempo, che assomigliavano a Alberto Sordi. [...] il lancio della spartanissima 500 serie 1 fu un flop. Solo 48 mila consegne nei primi tre anni, contro le 255 mila dei successivi e il milione del triennio '69-'71. Cosa era successo? Certamente, il prezzo iniziale, sbagliato [...], fu decurtato. Poi l'Italia era entrata nel boom, la gente aveva qualche spicciolo in più e anche le mogli guidavano e volevano la loro microcar. Ma soprattutto arrivarono i sedili posteriori e l'omologazione per quattro, che insieme a qualche cavallo in più, un paio di profili in alluminio lucidato, i coprimozzi e i vetri apribili fecero della 500 il mito che fu.[6]
- Chi si ricorda della Alfa Romeo Dauphine? La «vetturetta» – come si diceva allora – nata alla Renault nel 1956 e costruita su licenza anche al Portello, per tentare la sfida alle utilitarie Fiat? Di certo non era un cavallo da corsa come le altre Alfa del tempo. Cilindrata ottocentocinquanta, motore posteriore, andatura dimessa. Eppure occupa un posto speciale nella storia dell'auto perché, nel suo piccolo, è stata una delle prime world-car. Insieme alla Ford T, al Maggiolino, alla Renault 4 e qualche altra, ha anticipato l'era della globalizzazione dell'automobile. [...] la Dauphine «alla milanese» [...] era identica all'originale, ma con impianto elettrico Magneti Marelli e fari Carello. Dalla linea di produzione [...] ne uscirono cinquantacinquemila, fino al '64. Costruita in Francia, Spagna e Brasile in due milioni di esemplari ed esportata negli USA, la Dauphine fu anche un tassello del riavvicinamento tra i due Paesi «cugini», dopo il tradimento bellico del 1940. Il generale De Gaulle, in visita nel '59, accettò di inaugurare la catena di montaggio al Portello: uno degli eventi per i cent'anni della vittoria franco-sabauda a Solferino portava anche buoni affari.[7]
- Venendo alla nostra «povera» Regata, era una Ritmo con la coda, un po' in linea con le tre volumi che vanno così forte nei paesi in via di sviluppo. E se la Ritmo (sicuramente la prima serie) era stata un'auto innovativa e con una forte personalità, la Regata aveva fatto tre passi indietro. Il modello diesel color carta da zucchero, con i coprimozzi piccoli, era considerato, da chi se ne intendeva, «il minimo della vita».[8]
- La 1400 [...] fu la prima Fiat con la carrozzeria a scocca portante. Non solo lo stile, per espressa richiesta di Valletta, riprendeva in piccolo gli stilemi americani. Ma anche la progettazione della struttura – in quel momento molto innovativa – venne fatta Oltreoceano, con il controllo delle industrie Budd, specialiste mondiali. Scorrendo i memorabili diari di Dante Giacosa [...] si scopre che l'ingegnere aveva pensato alla «cassa portante» già in due studi d'anteguerra, datati 1939. Ma che non gli era stato facile convincere il management di una soluzione che riduceva i pesi, le parti e costi, ma aumentava l'incertezza. In officina si temevano le vibrazioni trasmesse da un motore fissato alla scocca, e la tenuta rigida dell'insieme. Il grande ingegnere ricorda come a Torino, allora, valesse la regola del seguire sempre la strada dei più grandi e dei più esperti. Ma in questo caso, se si fosse aspettata la Ford, telai e balestre avrebbero marciato per un altro quarto di secolo. Il debutto della 1400, la torinese che «doveva piacere agli americani», fu salutato da un plauso anche all'estero [...] e aprì la strada a una nuova generazione di Fiat.[9]
- Era il 1956 quando dai ghiacci di Göteborg arrivò notizia del nuovo modello «Amason», berlina [...] ispirata al disegno della Alfa Romeo 1900. Ma di quest'ultimo particolare non si accorse nessuno, perché la vettura fu nei primi anni quasi sconosciuta in Italia e lo stesso si può dire di quella del Portello, oltre il Circolo polare. In ogni caso non è per la linea – pur solidamente chic – o la struttura autoportante, che la [...] Amazon (con la «z», come venne ribattezzata) è passata alla storia. Furono le cinture di sicurezza a tre punti, installate per la prima volta nel 1959 sul modello PV544 e subito trasferite sulla nuova ammiraglia, a segnare il distacco della marca svedese dal resto del mondo. Un distacco che Volvo si affrettò a condividere, per il bene comune, con altri costruttori. Ma che grazie ad un marketing lungimirante e tenace – e a una qualità di prodotto molto elevata – ha saputo ben amministrare. Ancora oggi, sulle prime pagine dei siti istituzionali e delle pubblicazioni della Casa, si fa menzione del milione di vite che sono state salvate grazie alla geniale cintura.[10]
- [Sul Raid Pechino-Parigi] L'impresa appariva titanica per i mezzi in circolazione, considerati dal pubblico (non dai costruttori) alla stregua di attrezzi sportivi o capricci delle famiglie bene. Ma aveva un fascino irresistibile, anche in assenza di un premio (sarebbe bastata la notorietà), di regole e percorsi certi. Non esistevano infatti vincoli o limitazioni e il tragitto era dettato dall'esistenza o meno delle strade (o delle ferrovie – che vennero utilizzate talvolta modificando le ruote). Unica conditio versare una caparra di duemila franchi a garanzia della serietà della propria partecipazione. [...] A Pechino, su quaranta iscritti, si presentarono in cinque. E uno avevano solo tre ruote. Come potessero pensare i signori Pons e Foucault di attraversare l'Asia con un triciclo da sei cavalli (vapore) non è più dato di sapere. Fatto sta che i due sbiellarono nel mezzo del deserto del Gobi e poterono tornare a casa solo grazie alla fortuna e una generosa tribù di Mongoli.[11]
- [Sulla Peugeot 403] [...] a discapito della sua meccanica tranquilla è una vettura da libri di storia. Immaginata da Jean Pierre Peugeot all'inizio degli anni '50 – per dare, alla media borghesia francese, una nuova voglia di viaggiare dopo le privazioni del dopoguerra – la 403 venne disegnata da Pininfarina [...] e fece il suo debutto al Salone di Parigi del 1955. Il carrozziere italiano, autore di uno stile classico ma molto ben proporzionato, avrebbe voluto, probabilmente, osare di più. [...] Ma contrariamente alla spregiudicatezza di Citroën, e allo stile un po' kitch di Simca, la Casa del leone puntava su un'immagine sobria, solida, concreta. La pubblicità diceva: «Peugeot: c'est serieux» (è una cosa seria!) e infatti la macchina venne fuori ottima, ma un poco noiosa. La Ds 19, lanciata lo stesso anno a qualche stand di distanza, le rubò la scena. I Peugeot non se la presero più di tanto: mentre la futuribile Deésse colpiva a prima vista (ma costava all'azienda più del prezzo di listino e si guastava continuamente) la più classica 403 funzionava come un orologio, era l'auto «tipo» della middle-class d'oltralpe e equipaggiava i taxi parigini (con il primo Diesel della marca). Ma anche le furgonette dei fruttivendoli e i rustici pick-up dell'Africa coloniale.[12]
- [Sulla Iso Isetta] La sua unica porta, da frigorifero con sterzo incorporato, è entrata nell'immaginario collettivo.[13]
corriere.it, 16 aprile 2016.
- La Isetta, capolavoro minimalista di tecnologia e design, cessava le vendite in Italia, suo Paese natale. La bloccavano gli «interessi dell'industria nazionale» (alias lo strapotere Fiat), un prezzo – 480 mila lire – troppo simile a quello delle auto vere (la Topolino) e i due soli posti che, ragionevolmente, si poteva pensare di occupare, anche se era reclamizzata per tre. Qualche storico dell'auto, per ammorbidire gli strali della concorrenza, sottolinea che anche la sicurezza giocò un ruolo, perché pensare di fare un frontale con l'Isetta [...] non faceva gola a nessuno.
- [...] l'ingegner Renzo Rivolta – titolare delle industrie Iso – abituato a vender frigoriferi, ma pronto a sfidare l'accoppiata Valletta-Giacosa sul terreno delle utilitarie, dopo nemmeno due anni gettò la spugna. O meglio, passò la mano. Perché alle poche Isetta prodotte dal 1953, in quello che oggi è diventato l'ufficio postale di Bresso [...], ne sarebbero seguite ben 160 mila, costruite anche in Francia, Brasile e soprattutto in Germania, da una ditta di nome Bmw. La Isetta d'Oltralpe ebbe un motore migliore, finestrini scorrevoli, un piccolo ma provvidenziale impianto di riscaldamento. Ma, nella sostanza, l'idea rimase quella di Rivolta e il progetto quello degli ingegneri aeronautici Preti e Raggi, ritoccato qua e là dalla matita di Michelotti.
- A contribuire alla storia tutta straniera della prima city-car furono diversi fattori. Quello strano uovo scoppiettante era anche un problema di marketing: le famiglie «affluenti» della ricostruzione si potevano comprare al massimo una macchina. L'Isetta era una ideale seconda, terza macchina. Un po' come [...] la Smart. Non che la Fiat 500C fosse un salotto (la «lussuosa» 600 arrivò solo nel '55), ma senz'altro dava quell'impressione di automobile che alla Isetta sempre mancò.
corriere.it, 16 giugno 2016.
- Molto molto tempo fa, prima delle prove dei cuochi, prima delle cucine del diavolo, prima dell'agnello lessato in salsa di coriandolo prodigio della nuova tavola, Mario Soldati [...] inventò la televisione eno-gastronomica. Poche stelle e stellati di oggi ne hanno sentito parlare, perché la Tv nel frattempo è molto cambiata, ma Viaggio nella valle del Po, alla ricerca di cibi genuini, ha fatto conoscere – con un garbo oggi struggente – luoghi, opere e storie «padane» al resto del Paese. E, con lo stesso garbo, le ha mescolate ai menu dei ristoranti più veri, alle ricette più segrete, alle bottiglie più inaspettate e a quella «salama da sugo» che è rimasta celebre [...]. Soldati è piacevolissimo da seguire anche a distanza di [...] anni, negli studi televisivi e nelle grotte dove stagionano i formaggi, nella fabbrica della mortadella o tra i vitigni del Lambrusco.
- La Campagnola [...] era un mezzo unico. Primo fuoristrada dell'Italia moderna, fu pensato per le commesse militari, ma ebbe un nome e una vocazione agricola. Servivano forse a distrarre le maestranze e i clienti da un passato che bruciava ancora. Pare che Fiat, vincitrice del concorso contro Alfa Romeo, ebbe dal ministero della Difesa qualche soffiata di troppo e si presentò con la vettura già pronta.
- Per progettare la Campagnola l'ingegner Giacosa e i suoi uomini studiarono la Jeep che il nuovo modello doveva sostituire, rifacendola più grande e più versatile, per adattarla a usi e situazioni diverse. Ma guardarono anche agli sviluppi della Land Rover, che nel 1951 vendeva la Serie 1 da 80 pollici, ma aveva capito che presto la misura del passo avrebbe dovuto crescere. Come la Land Rover, anche la Campagnola nacque e visse a lungo con motori spompati. [...] Del resto, quando si va nei campi, arati o di battaglia, non bisogna correre e il fuoristrada di allora – lo dice la parola – non era nato per l'asfalto.
corriere.it, 30 settembre 2016.
- I Saloni internazionali e i loro archivi raccontano la storia dell'automobile come nessun altro. Soprattutto quella degli anni ruggenti, prima della nascita delle riviste specializzate e molto prima dell'avvento della televisione. Sono una miniera di aneddoti, colpi di scena, speranze, trionfi e cadute. Talvolta difficili da motivare, o che ci fanno sorridere a tanti anni di distanza.
- [...] al Salone di Parigi del 1996 [...], in un'epoca assolutamente «matura» dell'auto e delle sue vetrine, fece la sua comparsa un'idea che è riuscita a cambiare le nostre strade. Nuovissima e già vista al tempo stesso, sempre attesa e sempre rimandata, semplice e complicatissima produrre, spiegare alla gente, vendere. È la Smart, che ancora oggi ci affascina, anche se non ne abbiamo mai avuta una e ci siamo saliti sopra una manciata di volte. [...] un veicolo senza capo (il cofano anteriore) né coda (tutto quello che dovrebbe stare dietro) [...] e un interno così spazioso e sfizioso da farci dimenticare di stare chiusi in due metri e mezzo.
- [...] iniziò la sua rivolta tecnologica e di stile contro il vecchio mondo delle micro-car, i pauperismi del dopoguerra, l'ibridazione necessaria ma superata tra scooter e quattro ruote. Questo traguardo storico, raggiunto ad altissimo prezzo industriale e commerciale, è stato il merito maggiore del progetto Smart.
- Dalle auto mignon della Germania anteguerra, alle comiche microcar ungheresi, alle nostre Isetta, Varzina, Milanina [...] tutti hanno avuto i loro due metri e mezzi di celebrità. Ma per farne un fenomeno, un'invidia, un'icona ci voleva il genio di Nicolas Hayek, l'inventore della meteora Swatch, e un gruppo come Daimler-Benz [...]. A dire il vero era stata Volkwagen a credere per prima all'orologio viaggiante, ma con una decisione – a posteriori – sbagliata [...] Ferdinand Piëch [...] aveva bloccato tutto, pensando di fare meglio e da solo. Così [...] Hayek il temerario era sbarcato a Stoccarda [...]. Il resto è nella memoria di tutti: il ritardo di oltre sei mesi per i test dell'alce, tecnici e manager silurati, un prezzo di lancio sbagliato, l'uscita della Swatch dalla compagine societaria. Quello che resta della lunga marcia della piccola Smart è un successo planetario, da libri di scuola.
corriere.it, 11 novembre 2016.
- L'11 novembre 1926 [...] nasceva una delle strade più celebri del mondo: la Route 66 degli Stati Uniti d'America. La segnaletica – non il famoso scudo, ma semplici pietre miliari di granito – apparve l'anno successivo, ma [...] il dado era tratto: il percorso da Chicago a Santa Monica, dalla regione dei grandi laghi alla costa della California, tracciato: 3.940 chilometri di sterrato attraverso Illinois, Mussouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico e Arizona. Più o meno gli Stati che hanno regalato la vittoria a Donald Trump [...]
- La Route 66 è meta di turisti da tutto il mondo, almeno quelli che hanno tempo da dedicare al paesaggio della sconfinata provincia americana. Ma è diventata addirittura un luogo sacro per il popolo mascherato che cavalca le Harley Davidson. Negli anni '50 era «l'autostrada delle vacanze», per chi le aveva (negli USA non sono un fatto scontato), e poteva permettersi di andare a passarle sulle spiagge del Pacifico. Non a caso ospitò il primo Mc Donald e drive-in d'America.
- Prima di diventare un fenomeno di costume e, nel 1985, essere sostituita nel sistema delle freeways da strade più moderne e rettilinee, la 66 è stata teatro di fatti epocali. Fra tutti l'emigrazione di massa dagli Stati del centro e dell'est, che seguì alla crisi del 1929. Migliaia di famiglie operaie e almeno duecentomila contadini colpiti, oltre che dalla Grande Depressione, da cinque anni di siccità. Con improvvisati veicoli, non tutti a motore, si misero in marcia verso l'ovest e la speranza di un avvenire migliore. Per la ripresa ci vollero un decennio e la Seconda Guerra Mondiale. Ma, paradossalmente, qualcosa partì subito dalla Route 66, la cui transumanza innescò, per chi viveva lungo il suo percorso, un primo, benefico, ritorno degli affari.
corriere.it, 22 novembre 2016.
- [Sull'Alfa Romeo TZ Bertone Canguro] Era una coupé dall'aspetto corsaiolo, in realtà destinata al turismo veloce. Sperimentava, tra l'altro, il parabrezza incollato alla carrozzeria. Non fu capita ad Arese e fu realizzato un solo prototipo.
- Una delle auto più famose del cinema voleva nascere già con le carte giuste: forte personalità e prezzo conveniente, per una sportiva. Di qui la proposta di Giugiaro per una carrozzeria in acciaio spazzolato, non verniciato, e le porte sempre «glamour» ad ali di gabbiano. Purtroppo, quando «Ritorno al Futuro» debuttò nel 1985, la DMC 12 era già fuori produzione, travolta dal fallimento della De Lorean [...]
- [Sulla Lancia Delta] Il successo internazionale della Golf convince il management Fiat a chiedere a Giugiaro di lavorare su una vettura che dovrà segnare la riscossa del marchio Lancia dopo il periodo interessante, ma anche criticato, segnato dalle Beta. Linee tese e rette, fortemente geometriche e coda tronca danno vita a un insieme di grande seduzione. Per molti resta una delle Lancia più belle. Opportunamente interpretata, avrebbe successo ancora oggi.
- [Sull'Alfa Romeo New York Taxi] L'invito arriva dal più famoso museo d'arte moderna del mondo: Il MoMa. Il tema è sviluppare un taxi razionale ed efficiente per la Grande Mela, dove si viaggia ancora su auto preistoriche. In soli quattro metri Giugiaro condensa una montagna di comodità e innovazione. Ma alle compagnie di yellow cab (e forse anche al legislatore) conviene che nulla cambi.
- La Panda, un progetto apparentemente semplice, in realtà molto impegnativo. Per riuscire a dare tanto con poco. [...] L'esterno [...] contribuisce a lanciare un'idea di macchina spartana ma spiritosa. Un po' come è stata per tanti anni la francese R4. Ma sono gli interni su cui Giugiaro e i suoi uomini [...] danno il massimo. Rispetto alla 126 [...] è tutta un'altra vita.
- [Sulla Fiat Punto] Porta nella classe delle compatte italiane un confort mai provato e un'estetica moderna.
- Vista la Punto, si potrebbe pensare che il concept Medusa – su meccanica Lancia – sia coevo. In realtà moltissimo tempo separa il concept di questa grossa berlina aerodinamica (1980) dalla piccola monovolume Fiat. Eppure i concetti guida, le linee raccordate e tondeggianti, così diverse dalle lamiere a spigolo che hanno dettato legge per un'intera epoca, erano già a disposizione dei costruttori tredici anni prima.
- La Alfa Romeo Brera è stata prodotta per acclamazione. Presentata nel 2002 in forma di prototipo, con meccanica Maserati e porte a forbice, ha suscitato [...] entusiasmo [...]. Purtroppo, nel passaggio alla più economica versione di serie, la vettura è stata spogliata ed adattata in modo piuttosto infelice.
- [Sulla Daewoo Matiz] Piccola, economica, praticissima, sobria, globale, esprime la filosofia del car designer di fronte alle sfide dell'automobile d'inizio millennio. E spiega l'empatia che lega Giugiaro all'Oriente.
Ruoteclassiche
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Citazioni in ordine temporale.
- Il lancio dello Sputnik, il 4 ottobre del 1957, precipitò gli Stati Uniti nella più profonda costernazione. Dai generali del Pentagono alla casalinga di Milwaukee, l'idea che i terribili comunisti avessero spedito in orbita una palla d'acciaio che, ogni novantasei minuti, passava sulle loro teste, gettò la nazione nel caos. Le frontiere, le rassicuranti barriere di sempre erano state infrante e poco importava che il primo satellite artificiale fosse poco più grande di una palla da football ed avesse al suo interno solo una radio e una batteria per trasmettere. Nel giro di pochi giorni, tra cronache radiotelevisive degne di Orson Welles, assemblee in scuole, università e interrogazioni parlamentari l'America si sentì vulnerabile, umiliata, presa di sorpresa, e nemmeno il presidente Eisenhower – il generale che un decennio prima aveva vinto la guerra in Europa – riuscì ad essere convincente, nelle sue rassicurazioni e promesse di riscatto. Che peraltro arrivarono in pochi mesi, con il lancio del Vanguard e, tre anni dopo, del programma spaziale di Kennedy e Von Braun.[14]
- [...] una strana automobile, la Fiat 130, che in molti di noi oggi guardano con una certa simpatia. Quasi rimpianto. Aveva non pochi difetti, ma anche fascino. Fu, in fondo, l'unica ammiraglia Fiat di cui, dai baby-boomer in poi, si possa avere memoria diretta. E fu veramente una scommessa. Anche se giocata senza molta convinzione. In perfetto stile Fiat. [...] Quando, dopo lunghi studi, venne posteggiata accanto alle varie Mercedes, Jaguar e BMW, in molti si chiesero per quale ragione l'élite dei clienti avrebbe dovuto scegliere una vettura di lusso che aveva il marchio della 500. Giacosa l'aveva avversata fin dalle origini, [...] sentendola aliena alla cultura del marchio. Dopo esserne stato lontano per tutta la fase di ricerca, aveva raccomandato [...] di lanciare la 130 solo quando tecnicamente perfetta. La vide invece debuttare con alcuni vizi, a cominciare da quel motore [...] che consumava un terzo in più della concorrenza e dava un terzo di cavalli in meno. Per non parlare del prezzo [...] allineato a quello delle berline più blasonate. [...] Così, anche se, quando fu presentata, molti la definirono una bella automobile (e lo stesso potremmo dire oggi, maestosa nelle proporzioni, italiana e americana insieme, con abbondanza di fregi ma le linee tese, equilibrate), quando si trattò di acquistarla la gente ringraziò e andò a comprare tedesco o inglese.[15]
- Correvano [...] i primi anni '30, che il crollo della borsa e i suoi annessi lasciò a mal partito. La Bugatti dei sogni non faceva eccezione. Trecento operai della fabbrica di Molsheim avevano perso il posto e le commesse dei miliardari [...] non bastavano più. Fu così che guardando i mastodontici motori delle Royale, allineati in deposito, il geniale Ettore si chiese cosa avrebbero potuto muovere in alternativa alla sue vetture ormai invendibili. Dalle stelle alle stalle, si innamorò del treno. Naturalmente un treno Bugatti non poteva essere banale. [...] le forme del convoglio erano disegnate dal vento, e questo – in un'epoca di locomotive a vapore e vagoni-mattone – era già una rivoluzione. La cabina di guida, poi, non era in testa, ma a centro treno, in una cupoletta sopraelevata e filante. Ma la differenza la facevano i poderosi motori nati per le corse. O per trasportare le teste coronate nelle vetture-monumento. [...] Nel '35 l'automotrice da ottocento cavalli fece registrare il record di 197 km/h. Nulla del genere si era mai visto al mondo: da Parigi a Lione in quattro ore e mezza. [...] i passeggeri non erano molto convinti: le prestazioni erano esagerate. Non è un caso quindi che [...] la velocità di punta fu limitata a 140 e su una pubblicità del 1935 si leggesse, nel titolo "A 150 km/h distanza di arresto 750 metri!".[16]
- La Jeep della guerra (Bantam, Willys o Ford non importa) è concordemente accettata come l'anello mancante del 4x4, il proto-veicolo che portato l'uomo a muoversi in un modo diverso. Per la sua qualità progettuale, la sua efficienza e il numero notevolissimo di esemplari in cui si è moltiplicato: 643.000 solo negli anni della guerra. [...] I vari MPV americani, divenuti CJ con varie numerazioni e poi Cherokee, Quadra Track, Renegade eccetera, sono la ramificazione "sapiens" – negli anni '60 e '70 – della geniale Willys. E questa, vale la pena ricordarlo, fu la prima auto – insieme alla Cisitalia 202 e ad altre sei vetture – a entrare in un tempio dell'arte moderna, il celebre MoMa di New York [...][17]
- Tutti ricordiamo il successo epocale del Maggiolino americano, che [...] era diventato un fenomeno. Soprattutto a New York e in California, ma non solo, aveva trovato degli estimatori tra le giovani generazioni, i progressisti, gli eccentrici e gli squattrinati. "Con tremila dollari – diceva un celebre spot pubblicitario – il signor Smith ha comprato la sua nuova Dodge Sedan. Con tremila dollari il signor Green, vicino di casa, ha comprato la sua nuova Volkswagen. E in più un frigorifero, un forno a micro onde, una radio, una cyclette, un condizionatore d'aria..." e l'elenco continuava, mentre il signor Smith guardava perplesso i fattorini che consegnavano quel bendidio alla villetta di fronte.[18]
- [...] quasi tutte le famiglie numerose nell'America anni '70 [...] avevano una station wagon. Molto prima dell'era dei Suv, quando i pickup li guidavano agricoltori e carpentieri, la giardinetta agli steroidi era lo status-symbol della media borghesia. L'auto della moglie per bene, con la sua dose extra di cromature e i pannelli finto legno sulle fiancate. Le chiamavano "Country Squire" o "Estate" e anche chi non aveva la seconda casa in campagna e la tessera del golf non vedeva l'ora di possederne una. E intanto si allenava al volante di quegli inguidabili transatlantici.[19]
- [Sulla Chevrolet Kingswood] Un modello di grande serie, erede – nel nome – della prima Kingswood prodotta tra il '59 e il '60 e ispiratrice, con le sue pinne posteriori appiattite, di un'intera generazione di vetture GM. La nuova Kingswood era molto meno osé della sua antenata. Forme morbide, muso monumentale e verticale, cintura possente, si permetteva tuttavia il lusso di vetri posteriori avvolgenti, che piegavano di quasi novanta gradi verso il lunotto. Il portellone aveva a sua volta un ampio finestrino, motorizzato, che scendeva nella parete metallica. Dentro, tre file di poltrone potevano ospitare fino a nove passeggeri, ma l'ultima panchetta era spesso chiusa e il vano di carico in grado di soddisfare qualsiasi ingombro. Con un passo di tre metri, duemiladuecento chili a vuoto e un cambio – manuale o automatico – ma sempre a tre rapporti, non c'era molto da divertirsi [...]. I motori erano comunque impressionanti, almeno per noi europei: il 5.7 litri V8 di base forniva, in teoria, 260 cavalli. Ma chi non si accontentava poteva contare su un 6.6 litri e perfino un 7.400 di cilindrata. Per farci che cosa non è dato sapere. La velocità massima dichiarata era di 170 km/h, ma non ci voleva la voce timorata del concessionario per spiegare ai clienti che era saggio non avvicinarsi nemmeno lontanamente a quel limite. Balestre posteriori e freni misti disco-tamburo la dicevano lunga sulla tenuta in emergenza.[19]
- Il ricordo della Cadillac Allanté [...] muove sentimenti contrastanti. Ma [...] dipendono anche dalla sponda dell'oceano sulla quale vengono espressi. Per Pininfarina la commessa della General Motors fu [...] un successo, fece guadagnare bene, permise lo sviluppo di nuove esperienze, aggiunse ulteriore prestigio all'azienda. Non altrettanto brillante fu [...] il bilancio per il gigante di Detroit, che vendette poco più di ventimila esemplari, quando le aspettative erano di almeno cinque volte tanto. La Allanté fu complessivamente lodata dalla stampa americana, mentre in Europa, dove peraltro non mise quasi piede, fu criticata per la modestia delle prestazioni, che non reggevano il confronto con le sportive vere e nemmeno la ricchezza dell'involucro. Lo stile, che negli Usa era sicuramente esotico [...], da noi fu giudicato di scarso fascino, anche se equilibrato e sobriamente chic. [...] la qualità costruttiva della macchina – obbiettivamente molto alta –, i contenuti tecnologici e i gadget, lo stile votato all'understatement ma assai diverso dagli standard di Detroit, non bastarono a convincere gli automobilisti colti: i tanti che aspettavano con curiosità la nuova Cadillac, sulle strade della California, della Florida e del New England.[20]
ruoteclassiche.quattroruote.it, 2 maggio 2020.
- Nel gennaio del 1961 il vento era cambiato a Washington. Un ciclone di modernità aveva fatto invecchiare l'intera classe politica. Nessuno sapeva più come vestire, come muoversi, cosa promettere e far sognare, se non guardando al giovane presidente. E anche l'auto di Truman e Eisenhower era diventata impresentabile. L'ex numero uno della Ford Robert McNamara, che Kennedy aveva convinto a lasciare il suo posto offrendogli il Dipartimento della Difesa e un decimo dello stipendio, aveva una sorpresa in tasca per lui: la nuova Lincoln Continental. Quest'auto dal disegno essenziale e personalissimo, che salvò il marchio Lincoln dalla chiusura, ma contribuì, a modo suo, a uccidere il presidente a Dallas [...]
- Nella sua semplicità mastodontica, la Lincoln era la macchina ideale per Kennedy, che ne fece ordinare due, entrambe in "midnight blue" e non nere, come erano state le vetture dei suoi predecessori. [...] battezzata dal Servizio segreto SS-100-X, era una vera carrozza da parata, col passo allungato di centoventi centimetri e piena di gadget ed effetti speciali. Il primo "effetto" era la visibilità del Presidente, una chiave della strategia elettorale di Kennedy. [...] se la coppia regale aveva ospiti a bordo (che sedevano su bassi strapuntini), era possibile sollevare il divano posteriore di trenta centimetri, con un martinetto idraulico. In caso di intemperie erano disponibili due tipi di capote, una in plexiglass trasparente detta "bubbletop" e una di tela nera [...]. Ma JFK le utilizzò solo in casi estremi, preferendo sempre la vettura scoperta. Nessuna blindatura era prevista, nessun cristallo era antiproiettile, nessun agente di scorta prendeva [...] posto sulle fiancate. Il presidente e la folla: questo voleva la gente, questo aveva funzionato bene nelle primarie del '60, avrebbe continuato a farlo per le elezioni del '64.
- L'unica protezione della SS 100-X erano l'autista e l'agente al suo fianco, entrambi del Servizio segreto, entrambi armati, entrambi pronti a tutto, compreso [...] mettere il loro [...] corpo tra i proiettili e il Presidente. Se mai fosse stato necessario. Ma questo a Dallas non avvenne. [...] La limousine, divenuta crime scene, non fu sequestrata. Ci si affrettò, appena tornati al garage della Casa Bianca, a lavare tutto per bene. Ufficialmente perché l'odore di morte era insostenibile, nei fatti, chissà. [...] Due mesi dopo l'auto era a Detroit dove fu completamente smontata. Tornò con una capote fissa e vetri anti-proiettile, nuovi interni e un conto da mezzo milione di dollari. Ma come corpo del reato, non valeva più nulla.
ruoteclassiche.quattroruote.it, 21 luglio 2020.
- Bisogna [...] dare credito ai ricordi di Martin, quando dice che il primo schizzo della Modulo apparve per caso, in un angolo del suo tecnigrafo alla Pininfarina, giocando con la matita. [...] Lo scarabocchio, nei mesi che seguirono, crebbe. Divenne una serie di disegni in scala 1:10, ancora grezzi, ma in cui la navicella a forma di freccia, simmetrica e priva di ruote, cominciava ad assomigliare a qualcosa di stradale. [...] Anche nei figurini il concept lasciava interdetti. Il desiderio di farne qualcosa per uno dei prossimi Saloni era forte, ma si scontrava con la tradizione del marchio, fatta di eleganza e proporzioni. La più grande firma della carrozzeria mondiale voleva affascinare il suo pubblico, non sconcertarlo.
- Nell'estate del '68 il giovane Paolo non andò in ferie. Si fece comprare invece otto metri cubi di polistirolo dall'officina, due batterie d'automobile e una serie di seghetti termici da traforo. Si costruì anche una gigantesca raspa per arrotondare le forme del suo giocattolo. E in pantaloncini corti, zoccoli e in compagnia saltuaria del custode della fabbrica, che lo guardava divertito, si mise a scolpire. In tre settimane la maquette in scala 1:1 era pronta, impreziosita da profili e parti dipinte. Vista in tre dimensioni faceva ancor più paura. [...] come tutte le opere d'arte usciva, e di molto, dall'universo delle cose consuete.
- Renzo Carli, che più di Pininfarina era intrigato [...] dalla modernità tremenda della Modulo, aveva [...] bussato nientemeno che alla porta di Gio Ponti [...] invitandolo a venire a giudicare un oggetto che aveva portato aria di tempesta. Il grande architetto [...], giunto di fronte al "mucchio di polistirolo" non aveva avuto dubbi. La Modulo doveva nascere. [...] L'unica critica [...] fu per i grandi fori rotondi che interrompevano la superficie del cofano motore. "Il tondo è fermo nello spazio – sentenziò il maestro – mentre questa creatura punta in avanti. Farei anche quelli a forma di freccia". Non è dato sapere con quale spirito il giovane Martin, che aveva fatto la scuola media ed aveva imparato tutto da solo, trovò l'animo per contraddirlo. [...] non c'è dubbio che delle aperture lanceolate suggerite da Ponti sarebbero risultate corrette, ma più prevedibili. Mentre la semplicità della lamiera forata e della forma elementare, così rara su un'automobile, oggi ancor più di ieri, è bella perché sorprendente. Proprio come il genio estetico che distingue da sempre lo stile italiano.
ruoteclassiche.quattroruote.it, 24 febbraio 2021.
- [Su Giovanni Savonuzzi] [...] a dispetto del suo ingegno, uomo umile tutta la vita. Presentato a Piero Dusio da Dante Giacosa, progettò nel solco del maestro, ma anche fuori, con una tendenza all'innovazione e all'esperimento che diventava una sfida personale. Quando, nel 1951, la 202 fu esposta a New York e poi entrò nella collezione permanente del MoMa, Savonuzzi disse a una conferenza di ingegneri: "in fondo io mi sono sempre considerato un artista". Ma era anche il tecnico che spaccava il minuto negli appuntamenti e il capello in quattro sul tavolo da disegno. Negli anni ruggenti, l'ingegneria era insieme una scienza creativa, come forse solo quella dei progettisti spaziali [...], oggi, sa essere.
- [Su Virgil Exner] [...] fece del "guardare avanti" la nuova strategia creativa della Chrysler. Il colosso americano [...] al tempo era governato dagli ingegneri, non dai designer. Fu grazie ai concept voluti da Exner, alcuni semplicemente stravaganti, altri veri capolavori, che il marchio perse la sua reputazione classica, quasi fuori moda e si vestì delle sue celebri pinne caudali, prese in prestito da quelle dei jet. Se tutte le Chrysler divennero più sottili, più basse, più levigate, il prototipo Gilda, commissionato alla Ghia di Segre e Savonuzzi fece scuola a sé. È ancora oggi considerato uno degli esempi più spinti di "streamline" design, un oggetto fuori dal tempo e dalle leggi dell'automobile, che per molti aspetti anticipa di quindici anni la Ferrari Modulo.
- [...] l'auto a turbina fu un bagno di sangue, con la Chrysler in particolare giunta a un passo dalla produzione (anzi, già cinquanta esemplari consegnati al pubblico-cavia), salvo rendersi conto che le novità e problemi che il programma portava con sé non facevano approdare il consumatore a nessun vantaggio. Non è dato di sapere quanto Savonuzzi si sia fatto animo amaro per l'eutanasia della sua fascinosissima, ma inutile creatura. Ma c'è da pensare che, con la spinta che lo animava in tutte le sue decisioni, con la sete di guardare sempre oltre lo steccato, non ne abbia avuto il cuore infranto. In fondo, quando un problema era stato risolto, un traguardo raggiunto, smetteva di interessarlo.
ruoteclassiche.quattroruote.it, 23 aprile 2021.
- [...] mentre in Italia l'Alfasud si avvia al debutto, anche dall'altra parte dell'Atlantico si cominciava a pensare a una due volumi "subcompact", dalla linea violentemente moderna e prestazioni convincenti. Una vettura che potesse offrire all'annoiato automobilista americano un attimo di emozione e provasse a contenere il successo delle piccole vetture straniere. [...] L'idea [...] non venne alle "big three" di Detroit, ma all'ultimo rimasto dei costruttori indipendenti [...]. I manager della American Motor Corporation pensarono a una "wide, small car", una compatta [...] lunga come una Passat, ma larga come una Cadillac, con tre quarti dell'abitacolo rivestito in vetro e un motore [...] che prometteva di consumare un terzo in meno delle concorrenti. [...] Tutto nella nuova "Pacer" era diverso e poco ortodosso. Persino le due portiere erano diseguali, con quella del passeggero più lunga di una spanna per facilitare l'ingresso ai sedili posteriori. Il disegno enfatizzava la bolla vetrata dell'abitacolo [...]. In un'epoca di lamiere a spigolo e trapezi, lo stile morbido della Pacer era notevole, armonico.
- [...] già nella fase di sviluppo l'auto incontrò ostacoli gravi, a cominciare dal propulsore. [...] si dovette adattare un sei cilindri in linea di 3.8 litri, il cui basamento finiva praticamente dentro l'abitacolo [...]. Le promesse di economia [...] caddero nel dimenticatoio [...]. Ciononostante la Pacer ebbe un'accoglienza festosa [...]. Sembrava che l'industria americana avesse rotto un tabù, dimostrando di saper produrre anche un'utilitaria per il suo pubblico d'elezione. [...] la AMC si trovò sommersa di ordini [...]. Per il cliente medio americano [...] la Pacer aveva i gadget a cui tutti erano abituati e non scatenava, una volta chiuse le portiere, attacchi di claustrofobia. Nei primi due anni se ne vendettero [...]. Ma qualcosa, già nel '76, cominciò ad andar storto. In primo luogo l'auto, era tutt'altro che parsimoniosa. E con il peggiorare della crisi petrolifera la cosa divenne pressante. Le norme antinfortunistiche imposero paraurti più pesanti e altre modifiche alla scocca: il motore [...] fu strozzato dai nuovi catalizzatori. [...] rivestimenti e [...] plastiche [...] si cuocevano al sole grazie all'effetto serra delle vetrate. [...] In ultimo il design, che al debutto era sembrato futuristico, cominciò a invecchiare. [...] Nel 1980, dopo solo cinque anni e meno di trecentomila pezzi, l'avventura era finita.
- Cosa resta [...] di questa insolita e sfortunata storia? Sicuramente il tentativo di un outsider di cambiare le regole, di osare, in un mercato come quello americano ingessato e tecnicamente conservatore. [...] la Pacer può piacere o meno, ma è indubbiamente un oggetto di design, come lo sono la Ami 6 o la Fiat Multipla. Le sue forme plastiche, opposte alle linee tese del tempo, l'eccezionale superficie vetrata e curvata, le proporzioni stesse di lunghezza per larghezza e gli studi di abitabilità furono una coraggiosa novità. Se la motorizzazione fosse stata davvero più moderna, i difetti di gioventù meno gravi, i rivestimenti migliori, probabilmente la Pacer sarebbe ricordata diversamente [...]
ruoteclassiche.quattroruote.it, 11 maggio 2021
- [Sull'Alfa Romeo Spider (2006)] Quel modello che vinse il premio "Cabrio of the year" nel 2006 e, allo stesso tempo, riuscì a vendere solo 12.488 pezzi, prima di essere spedito in soffitta dopo nemmeno quattro anni. [...] il colosso torinese [...] aveva tra le mani un prodotto di fascino (se non di qualità eccelsa) e sembrava non sapere che farsene. Dopo un paio d'anni, resosi conto di limiti della parte telaistica e degli errori di marketing, qualcuno tentò di porvi rimedio e si mise a valutare i costi di un rilancio. Ma su tutto calò la scure di Sergio Marchionne, che nel 2010 chiuse i rubinetti. L'incredibile era successo: il marchio Alfa Romeo – l'archetipo dell'auto sportiva italiana per tutti [...] – rimaneva senza uno spider [...]
- "Come partiamo male con questa automobile". Così parlò Aldo Mantovani – in mezzo a vari epiteti in piemontese stretto – quando il primo pianale dell'Alfa 159 arrivò alla Italdesign. [...] era nato da una collaborazione che Fiat aveva offerto a GM Australia e Saab. I lavori erano affidati a personale italiano di scarsa esperienza, "politicamente" dislocato in Svezia. Forse anche per questo i due partner stranieri si erano presto sfilati e il frutto dell'avventura era il "disastro" (parole testuali) che Mantovani e Trucco stavano ora considerando nei loro uffici di Moncalieri. Un insieme non ottimizzato, pieno di modifiche e ripensamenti, con rinforzi e appesantimenti inutili. In particolare, tra l'avantreno e la porta, c'erano da cinquanta a settanta chili di troppo. E questo la diceva lunga sul resto.
- L'Alfa Brera di serie – vero miracolo di Giugiaro, che era riuscito a mantenere tutto il davanti della 159 d'origine e molto dello charme del prototipo – deluse quasi tutti, non appena ci si mise al volante. Invece di un'auto di lusso, che sfidava il fiore della concorrenza, il marketing Fiat l'aveva posizionata a metà strada, con interni anonimi, motori poco adeguati e addirittura il diesel. Se ne vendettero trentamila, le ultime con grande fatica.
Note
[modifica]- ↑ a b Citato in La Fiat 127 e il genio di Pio Manzù in mostra al Mauto, formulapassion.it, 17 giugno 2021.
- ↑ Citato in Alessandro Martini, Giorgetto Giugiaro, la vita del car designer diventa un romanzo, torino.corriere.it, 19 marzo 2021.
- ↑ Da Quando la Caravelle perse l’America, corriere.it, 14 marzo 2016.
- ↑ Da Quel Maggiolino di Paul Newman, corriere.it, 4 aprile 2016.
- ↑ a b Da La prima monovolume della storia?, corriere.it, 4 luglio 2016.
- ↑ a b Da Una 500 a due posti? Vecchia storia, corriere.it, 23 settembre 2016.
- ↑ Da Ricordate l'Alfa Romeo Dauphine?, corriere.it, 28 ottobre 2016.
- ↑ Da La Regata, il Presidente e l'Avvocato, corriere.it, 8 novembre 2016.
- ↑ Da E Beatrice fa la patente sulla Fiat 1400, corriere.it, 9 dicembre 2016.
- ↑ Da L'altra Amazon: quella mitica Volvo, corriere.it, 22 dicembre 2016.
- ↑ Da Centodieci anni fa, la Pechino-Parigi, corriere.it, 3 marzo 2017.
- ↑ Da Jacques Chirac, presidente meccanico, corriere.it, 22 aprile 2017.
- ↑ Da Dalla Mehari del '68 alla Kar-a-sutra di Bellini, finita al MoMa: abitacoli ribelli, corriere.it, 8 giugno 2018.
- ↑ Da L'autostrada di Walt Disney per dimenticare lo Sputnik, ruoteclassiche.quattroruote.it, 22 maggio 2020.
- ↑ Da Fiat 130, tempi duri per l'ammiraglia, ruoteclassiche.quattroruote.it, 24 settembre 2020.
- ↑ Da Il TGV che salvò la Bugatti, ruoteclassiche.quattroruote.it, 27 ottobre 2020.
- ↑ Da Da una tempesta della preistoria la "Lucy" di tutti i fuoristrada, ruoteclassiche.quattroruote.it, 6 novembre 2020.
- ↑ Da Ford Pinto: una storia da manuale, ruoteclassiche.quattroruote.it, 8 gennaio 2021.
- ↑ a b Da Coraggio, Presidente Biden!, ruoteclassiche.quattroruote.it, 19 gennaio 2021.
- ↑ Da Automobili nella tempesta: in memoria della Cadillac Allanté, ruoteclassiche.quattroruote.it, 30 giugno 2021.
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