Giuseppe Bertini (compositore)
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Giuseppe Maria Bertini (1759 – 1852), letterato, scrittore e compositore italiano.
Dizionario storico-critico degli scrittori di musica
[modifica]Tomo I
[modifica]- [Jean Baptiste Le Rond d'Alembert] Egli è veramente somma gloria per la musica italiana, che questo grand'uomo, eloquente filosofo e profondo geometra abbia intrapreso a valorosamente difenderla dai pregiudizi de' suoi nazionali, e dagli attacchi dei partigiani della musica francese. Ciò egli fece nel lepidissimo discorso De la liberté de la Musique, Paris, 1759 [...]. (tomo I, Alembert (Jean le Rond. d'), pp. 18-19)
- [Juan Andrés] La sua Opera intitolata Dell'origine, progressi e stato attuale d'ogni letteratura in sette grossi volumi in 4° (Parma presso il Bodoni 1790.) gli ha meritatamente acquistata, la più gran celebrità per tutta l'Europa dotta. Sembra quasi incredibile che un sol' uomo fosse capace di un sì vasto disegno, per il quale egli è d'uopo che sia al giorno di tutte le scienze: che abbia presenti tutti i secoli, tutte le nazioni e tutti i grand'uomini, che le han coltivate: che sia fornito di tutti i lumi di erudizione, di letteratura e di critica: che la sua memoria abbracci un immenso numero di cognizioni, di notizie, d'infiniti autori e di libri. (tomo I, Andres (Ab. D. Giovanni), pp. 31-32)
- [Pasquale Anfossi] Nel 1787 tornò in Roma, ove diede egli molte Opere, il di cui felice successo dimenticar gli fece le sue antiche disgrazie, e gli acquistò un credito e una considerazione straordinaria, che conservò sino alla fine de' suoi giorni, che egli terminò nel 1795[1]. Lo spagnuolo Yriarte nel suo eccellente poema della Musica lo annovera fra più rinomati compositori italiani. (tomo I, Anfossi (Pasquale), p. 35)
- [Giuseppe Aprile] Il dottor Burney, che il vide l'anno 1770, in quest'ultima città[2], dice che egli aveva la voce debole ed ineguale, ma che la sua intonazione era ferma e 'l suo trillo eccellente. (tomo I, Aprile (Giuseppe), pp. 37-38)
- [Giuseppe Aprile] Giovane egli era ben fatto, ma col tarlo del vajuolo su la faccia, e nell'età più avanzata divenne un po' storto: aveva molto gusto ed espressione. (tomo I, Aprile (Giuseppe), p. 38)
- Aprile [oltre che cantante] era ancora buon compositore, e buon maestro di canto; si ha di lui una Messa solenne, ed un Pangelingua[3] a quattro voci con tutta l' orchestra, oltre a più duetti per camera, che il dimostrano valentuomo nella composizione. (tomo I, Aprile (Giuseppe), p. 38)
- [Archiloco] I lumi della sua mente e la sregolatezza del suo cuore camminarono del pari in questo giovine originale. Egli fu l'inventore di più metri nella poesia; col suo gran genio dilatò i limiti dell'arte, introdusse nuove cadenze ne' versi e nuove bellezze nella musica. Per regolare il tempo nel canto, inventò la battuta: e le invenzioni ed i lumi di questo illustre cantore furono immantinente abbracciati dalla intiera nazione. (tomo I, Archiloco, p. 40)
- [Archiloco] [...] il suo cuore era trascinato dalla dissolutezza, dall'ira, dalla biliosa mordacità, pronto a dir delle ingiurie era alieno dal sopportarle, e non sapendo la maniera di frenare le passioni ignorava la moderazione per vincerle, e la ragione per bilanciarle. Non si trovarono giammai talenti più sublimi riuniti a carattere più atroce e più depravato. (tomo I, Archiloco, p. 40)
- [Archiloco] Il bizzarro ed inquieto di lui carattere non poté assoggettarsi alla paziente cura d'una scuola, ed i corrotti suoi costumi non avrebbero mai permesso a' padri di mandargli i loro figli per educarli, onde non è da maravigliarsi, se la storia non fa menzione di nessuno scolare di Archiloco, facendola in questa medesima epoca d'altri singolari cantori. (tomo I, Archiloco, p. 41)
Tomo II
[modifica]- [Caffarelli] Egli venne in Francia ai tempi della delfina, principessa di Sassonia [Maria Leszczyńska], che molto amava la musica; e cantò più volte nel Concerto spirituale. Luigi XV incaricò uno de' suoi gentiluomini di camera a fargli un regalo: il gentiluomo mandò a Caffarelli, per mezzo del suo segretario, una superba scatola d'oro da parte del re. E che! disse Caffarelli, il re di Francia manda a me questa scatola! aspettate signore (aprendo il suo sgrigno) eccone trenta, la menoma delle quali vale assai più di questa: se pure non fosse adorna del ritratto dì S. M., allora... Amico, ripigliò il segretario, il re di Francia non usa far regalo del suo ritratto che agli ambasciadori... Ebbene, riprese Caffarelli, che il re li faccia cantare a questi signori ambasciadori. Tutto ciò fu riferito al re, che ne rise moltissimo, e raccontollo alla delfina. (tomo II, Caccini (Giulio), pp. 3-4)
- [Cristoforo Caresana] [...] viene annoverato tra i migliori compositori del suo tempo. I suoi duetti, che comparvero nel 1681, sono singolarmente pregiatissimi: gli terzetti o solfeggi, esercizj a tre voci su gl'intervalli della scala che le vanno appresso, dovrebbono essere in tutti i conservatori e in tutte le scuole di canto. (tomo II, Caresani (Cristofaro), p. 18)
- [Giovanni Carestini] Hasse ed altri gran maestri dicevano che nulla erasi inteso quando non si fosse inteso il Carestini. (tomo II, Carestini (Giovanni), p. 18)
- [Giovanni Carestini] Non ostante la sua gran perfezione, ei studiava continuamente, e un giorno rispose ad un amico che avendolo sorpreso in tale occupazione, glie ne mostrò la sua sorpresa: Come volete che io soddisfaccia altrui, se io non so soddisfare me stesso. (tomo II, Carestini (Giovanni), p. 18)
- [Giovanni Carestini] Egli aveva nel medesimo tempo l'azione così perfetta, che unita alla sua bella figura, sarebbe stata sola bastante per renderlo famoso. (tomo II, Carestini (Giovanni), p. 18)
- Carissimi (Giacomo) maestro della cappella pontificia e del collegio di Roma verso il 1609, fu riguardato in tutta l'Europa come il più valente compositor del suo secolo, ed egli ha conservata cotesta riputazione nelle generazioni di appresso. (tomo II, Carissimi (Giacomo), p. 20)
- [Giacomo Carissimi] Il suo siile era dolce, fluido, senza che perciò fosse men sublime e men nobile. (tomo II, Carissimi (Giacomo), p. 22)
Tomo III
[modifica]- [Leonardo Leo] [...] divide con lo Scarlatti, col Pergolesi, e alcuni altri suoi contemporanei la gloria di aver fatto levare tant'alto in tutta l'Europa la scuola di Napoli per la musica teatrale [...]. (tomo III, Leo (Leonardo), p. 18)
- [Leonardo Leo] Il distintivo carattere di questo gran maestro era il grandioso, il sublime. Cotesta qualità eminentemente riluce nel suo Miserere, ove si ammira una scienza profonda del contrappunto, una nobiltà, e chiarezza di stile, l'arte di condurre con naturalezza ed abilità insieme le imitazioni, e le modulazioni, che danno alla scuola di Napoli una distinta maggioranza su tutte le altre scuole di musica. (tomo III, Leo (Leonardo), p. 19)
- Leo aveva somma diligenza nel far eseguire la sua musica. Dicesi che dovendo far sentire questo suo Miserere nella settimana santa, cominciatane i concerti nel mercordì delle ceneri, e proseguiva cosi tutt'i giorni colla massima attenzione sino al termine stabilito. (tomo III, Leo (Leonardo), p. 19)
- [Saverio Mattei] [...] letterato di gran merito ed avvocato in Napoli, ha reso molti importanti servigi alla musica con le sue dotte opere, e con la sua poetica traduzione eziandio de' salmi imitando perfettamente la dolcezza e la fluidità delia poesia lirica del suo intimo amico il gran Metastasio. (tomo III, Mattei (Saverio), p. 73)
- [Johann Simon Mayr] [...] nato in Baviera è stato pur nondimeno educato in Italia, e quivi dalla prima età stabilito ha saputo destramente unire il brio ed il gusto dell'armonia tedesca con la dolcezza e l'espressione del canto italiano. Nella sua musica egli ha preso per modello lo stile del gran Mozart, con adottarne spesso i più bei soggetti, ma in maniera a comparir veramente originale. (tomo III, Mayer (Giov. Simone), pp. 77-78)
- Si può dire che Pergolesi niente abbia lasciato che migliorare a' successori, e che da quell'epoca in poi abbia piuttosto la musica perduto, che acquistato vigore. Egli in breve tempo dal mediocre stato, in cui trovò la musica teatrale, la ridusse al sommo, al perfetto. (tomo III, Pergolesi (Giambattista), p. 161)
- [Pergolesi] Il suo Stabat mater, ammirato in tutta l'Europa come un capo d'opera di espressione e di sentimento, non invecchia mai, e finché vi sarà musica sarà sempre immortale. (tomo III, Pergolesi (Giambattista), p. 162)
- [Pergolesi] Tutte le sue composizioni sono tuttora i modelli del buon gusto, e della buona scuola, esse dovrebbero essere tra le mani di tutti i giovani studiosi, se aspirar vogliono al sublime ed al grande. (tomo III, Pergolesi (Giambattista), p. 162)
Tomo IV
[modifica]- [Giovenale Sacchi] [...] professore di eloquenza del collegio imperiale de' nobili di Milano e quindi rettore, vien meritamente riguardato in Italia come uno de' migliori teorici nella musica, e uno scrittore non meno rispettabile per l'erudizione, che per la pulitezza dello stile. (tomo IV, Sacchi (D. Giovenale), p. 2)
- [Giovenale Sacchi] Alla cognizione delle lingue antiche e delle matematiche[4] egli unì un profondo studio della musica: avendo contratta amicizia non solo co' filosofi studiosi delle teorie, come il conte Giulini, il conte Riccati, il Zanotti, ma co' dilettanti e professori che esercitavano in pratica come il P. Martini, M. Pichl ed altri, non è meraviglia se di tutte le composizioni più celebri degli antichi, e de' nuovi maestri egli conoscesse il pregio, l'indole ed il carattere. (tomo IV, Sacchi (D. Giovenale), p. 2)
- [Antonio Sacchini] Le qualità singolari di questo cel.[celebre] compositore sono la facilità, la grazia e la nobilezza, che mai lo abbandonano, sino nelle più energiche espressioni, il suo canto è cosi facile, e così naturale, che par che si formi e da se stesso si produca in bocca al cantante. (tomo IV, Sacchini (Antonio), p. 8)
- [...] il Sammartini aveva pratica cognizione di tutt'i strumenti, e fu da lui che la apprese, il Gluck, stato per più anni suo scolare. Se a questi pregi unito avesse il Sammartini una più fondata teoria, e una maggiore applicazione avrebbe avuto l'Italia il suo Haydn, prima che lo avesse l'Alemagna. (tomo IV, Sammartini (Gio. Batt.), p. 8)
- [...] Sarti si vantava d'insegnare in poche lezioni a chiunque la maniera di comporre per basi numeriche; ma chi ne fece la prova non ne ottenne che la persuasione, che nel Sarti questo gioco altro non era che un facile mezzo per trarre di molto danaro dai grandi con poca fatica; ma che i suoi capi d'opera con tutt'altro venissero composti, che per via di fredde combinazioni aritmetiche. (tomo IV, Sarti (Giuseppe), p. 26)
- [Giuseppe Sarti] [...] nel comporre voleva una camera grande, vuota, ed oscura, funebremente rischiarata da una solitaria lampada appesa nel mezzo, e soltanto nella più alta notte, e nel più cupo silenzio trovava i pensieri musicali. (tomo IV, Sarti (Giuseppe), p. 26)
- [Georg Philipp Telemann] Hendel diceva di lui, che scriveva un pezzo di musica a otto parti colla stessa facilità con cui un altro scriverebbe una lettera. (tomo IV, Telemann (Giorgio Filippo), p. 78)
- Traetta musico profondo e melanconico, riesce soprattutto eccellente negli effetti pittoreschi, e patetici dell'armonia. Le migliori sue opere passar possono per altrettanti modelli di musicale poetica, e come esemplari di correzione e di grazia. (tomo IV, Traetta (Tommaso), p. 93)
Note
[modifica]Bibliografia
[modifica]- Giuseppe Bertini, Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebrati artisti di tutte le nazioni, tomo I, Tipografia reale di guerra, Palermo, 1814.
- Giuseppe Bertini, Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebrati artisti di tutte le nazioni, tomo II, Tipografia reale di guerra, Palermo, 1815.
- Giuseppe Bertini, Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebrati artisti di tutte le nazioni, tomo III, Tipografia reale di guerra, Palermo, 1815.
- Giuseppe Bertini, Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebrati artisti di tutte le nazioni, tomo IV, Tipografia reale di guerra, Palermo, 1815.
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