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Giuseppe Ciacchi

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Regole generali d'abbaco, 1679

Giuseppe Ciacchi (XVII secolo), matematico italiano.

Regole generali d'abbaco

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Vengono esortati gli Vuomini da Platone, che la prima cosa, che a' fanciulli s'insegni sia la cognizione de' numeri, senza i quasi stimaua quel diuino Filosofo, che non si potessero maneggiare, né gouernare, se non con qualche sconcerto, e danno, i negozi né pubblici, né priuati: dimostrando, come Pittagora, che tutte le cose corporee nell'ordine, e disposizione di essi si risoluessero.

Citazioni

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  • Il numero non è altro, che vna certa moltitudine composta d'vnità, ed il numerare è vn'esprimer la valuta di qualsiuoglia numero co' propri caratteri disposto, e ordinato; e siccome a chi vuol'imparare a leggere, gli conuinene auere sufficiente notizia delle lettere, o alfabeto, e rileuare le sillabe; così questa prima parte è necessaria per conoscer le figure, e rileuarle, cioè saper dire quel che vogliono significare più figure accompagnatamente poste, e per rileuarle, bisogna cominciare da man destra, il primo numero dimostra l'vnità, o numero semplice; [...]. (p. 1)
  • Diuersi sono li modi, per i quali si riducano le monete a quella sorte, che si desidera, li quali si dimostreranno con la maggior breuità possibile, rimettendomi al meglio operare de' Periti. (p. 32)
  • Prouuisione, ouero Aggio non vuol dire altro, che vn guadagno, che fanno li danari per cento, o per migliaio secondo la condizione pattuita tra li Mercanti, e si fa partendo due volte per 10, se la prouuisione è a vn tanto per cento, e se è a vn tanto per migliaio si parte 3 volte per 10, e la prouuisione si moltiplica via l'vltimo partitore, e l'euenimento si sottrae dalla sorte principale, come per esempio. (p. 76)

Bibliografia

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