Giuseppe Moretti (botanico)
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Giuseppe Moretti (1782 – 1853), botanico italiano.
Difesa e illustrazione delle opere botaniche di Pietro Andrea Mattioli
[modifica]- Volendo dire di Andrea Mattioli da Siena, bello splendore delle scienze naturali, non entrerò io a difenderlo delle contumelie che gli buttaron contro villanamente e un Guillandino e un Amato Lusitano ed altri. Il Mattioli visse a' lor tempi, e rispose egli come bene stava a quelle ingiurie; se non che, come gli scritti di lui circolavano in mano di tutti a preferenza di quelli de' suoi nemici, e così vedendosi le sue e non le parole di quelli, egli e non loro fu tacciato di acerbo e veemente. (p. 11)
- Nessuno, non dubito, mi saprà mal grado che io, dopo aver maturato qualche studio sulle opere di questo fior d'intelletto, dopo d'aver cercato a chiarire, collo scrupolo di chi anzi tutto inchina la verità, tutti i punti di scienza controversi al Mattioli, dopo d'averne diligentemente esaminate poco men che tutte le sessanta edizioni che si replicarono de' suoi scritti, e visitati a posta i luoghi da lui accennati alle proprie piante; nessuno, io dico, mi saprà malgrado che io sorga a purificare la memoria del grande uomo, e a restituirlo in quel posto che si debbe; a lui come uomo e scienziato, e all'onore del nostro paese, che lo vanta suo figlio. (p. 12)
- Quanto poi all'altra accusa che gli si volge di acre e veemente contro i botanici a lui contemporanei, ridirò quel che dissi da principio, ch'egli rispose sempre provocato; che ne' suoi scritti il più delle volte velò o tacque i nomi di coloro a cui rinfacciava gli errori; e che se qualche parola si trova del Mattioli avventatamente gittata alle celebrità d'allora, che gli erano ostili, ciò egli fece in via di lettere, che dettava sotto sigillo a fidati amici, come all'Aldrovandi, al Falopia, al Ghini ed altri [...]. (pp. 13-14)
Prodromo di una monografia delle specie del genere morus
[modifica]- Fu sentimento in tutti i tempi delle scienze, e parmi fosse a ragione, che nell'applicare a qualunque siasi ramo del sapere, si prendesse anzi tutto di mira il ben pubblico e il giovamento più diretto al proprio paese. Alla qual cosa intesero senza dubbio quegl'illuminati governi, che fondarono le più rinomate accademie. (p. 167)
- Gli antichi non conobbero che una specie di moro o gelso, il Morus nigra, che distinsero dal moro dei rovi, Rubus fruticosus, applicandogli il nome di Morus celsa (onde forse venne con legger guasto di lettere, il volgar nome di gelso), mentre quello dei rovi si denominava Morus bati. (p. 168)
- Non trovo in nessuno scrittore che si sappia fissare il quando ci venisse portata in Italia la seconda specie di gelso, il Morus alba; e sol questo mi riesce di rilevare, ch'esso ci fu recato dalla China a un dipresso intorno a quel tempo, o meglio, un po' dopo che s'introdussero di là gli uovicini del baco da seta, al cui allevamento se ne fanno servire le foglie. (p. 169)
Bibliografia
[modifica]- Giuseppe Moretti, Difesa e illustrazione delle opere botaniche di Pietro Andrea Mattioli, in Giornale dell'Imperial Regio Istituto lombardo di scienze, lettere ed arti e biblioteca italiana compilata da varj dotti nazionali e stranieri, tomo VI, fascicolo XVI, Istituto lombardo Accademia di scienze e lettere, Milano, 1843.
- Giuseppe Moretti, Prodromo di una monografia delle specie del genere morus, in Giornale dell'Imperial Regio Istituto lombardo di scienze, lettere ed arti e biblioteca italiana compilata da varj dotti nazionali e stranieri, tomo I, fascicolo II, Istituto lombardo Accademia di scienze e lettere, Milano, 1841.
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