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Gregorio De Filippis Delfico

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Gregorio De Filippis Delfico (1801 – 1847), politico, poeta e scrittore italiano con cittadinanza sammarinese.

Della vita e delle opere di Melchiorre Delfico

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  • Or siccome la sua vita fu sempre un misto di sociali piacevolezze, di letterarie occupazioni e di pubblici maneggi, così questo Delfico, il quale in Verona era mandato a cielo per le qualità dell'amena compagnia, desiderato a' simposii, ascritto socio alle filarmoniche adunanze; veniva in Milano accolto dal contegnoso Parini con onor, che non si ricorda mai dal medesimo verso d'altri praticato; dappoiché, vedutolo entrare alla sua scuola, scese dalla cattedra, ed invitollo a sedere ed a dire. (Libro I, p. 33)
  • In mezzo alle cure dello stato non aveva egli disvezzato lo spirito dalla coltura delle scienze. Subito andato in Napoli, nel 1806, aveasi fatto inviar dal fratello casse di libri della biblioteca della sua casa, altri molti erane venuto sempre acquistando; e studiava il più che gli veniva fatto. Anzi ad ottenere maggior tempo, inventò di farsi destar tutte le mattine avanti giorno, sorbendo una tazza ricolma di caffè. Abitudine, che gli piacque conservar fino agli estremi giorni, malgrado che in questi abbondanza avesse di tempo, né fosse più dalle sue forze dedicar quell'ora allo studio. (Libro I, p. 71)
  • Non si sa ch'egli abbia scritto per altre accademie, come né si saprebbe ch'egli sia appartenuto alla Truentina d'Ascoli, alla Peloritana di Messina, alla Simezia di Catania, alla Italiana di Livorno, all'Istituto Cosentino, alle Società economiche di Foggia e Campobasso, se non cel dicessero le sue carte; dappoiché non ne tenne mai discorso ad alcuno: né ciò solamente per modestia, ma perché sembra poco aver avuto in credito simili adunanze. E so che a diversi inviti di lasciarsi segnar socio in taluna delle più riputate, come ultimamente nella Corrispondenza archeologica di Roma, formalmente si ricusasse. Onde se il troviamo nel registro delle nominate, diciam che fu compiacenza verso qualche amico che ve lo indusse, piuttosto che propria scelta; eccettuando quella delle Scienze di Napoli, nella quale tanti amici contò quanti soci, sedé replicate volte presidente, e di nove opuscoli importantissimi le rese tributo. (Libro I, p. 72)

Incipit di alcune opere

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La peleide

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Donne, a voi sé finora un sonetto
una celia non scrissi giammai,
fu perché non invenni un subbietto
affacente a la vostra bontà:
donne, a voi ora poi che 'l trovai
me ne vengo pian piano e v' inchino:
un poeta curtino e magrino
lungo e grosso un subbietto vi dà.

La risomania

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Nel mentre ch'accanto mi stea d'un bel foco
col capo trattando di far qualche gioco,
perché Carnovale presso era a partir;
ascolto romore di piè celerissimo:
a l'uscio si picchia, si spinge fortissimo:
un uomo in tabarro mi veggio apparir.
Si smanta, si spolvera i piè da la neve:
salutami, avanza. Sì come si deve,
lo fiso nel volto, m'accorgo chi egli è.
Egli è certo vate sapiente piacevole,
il qual naso avendo di tutto capevole,
in tutto Parnasso cacciato lo fè.

Bibliografia

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Altri progetti

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