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Guerra d'Iran

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Macerie a Enqelab Square, Teheran, dopo l'attacco del 3 marzo 2026

Citazioni sulla guerra d'Iran.

Citazioni

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  • Ci sono già stime che paragonano le sue conseguenze all'epidemia da coronavirus. Permettetemi di ricordarvi che rallentò drasticamente lo sviluppo di tutti i continenti, senza eccezioni. (Vladimir Putin)
  • Dopo averci riflettuto a lungo, ho deciso di dimettermi dalla carica di direttore del Centro nazionale antiterrorismo, con effetto immediato. In coscienza, non posso sostenere la guerra in corso in Iran. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni esercitate da Israele e dalla sua potente lobby americana. (Joe Kent)
  • La Polonia non interverrà militarmente in Medio Oriente. Ma siamo d'accordo con l'obiettivo di distruggere l'arsenale nucleare e mi sembra che sia stato in gran parte raggiunto. E siamo vicini ai popolo iraniano che è stato massacrato anche di recente dal regime teocratico. Però, certo: la situazione nello Stretto di Hormuz è grave: centinaia di navi sono bloccate dal lato occidentale e oltre un migliaio da quello orientale, e i prezzi del petrolio e del gas stanno schizzando alle stelle. E va ricordato che gli Stati del Golfo dipendono da quel passaggio anche per le forniture di generi alimentari e fertilizzanti. Insomma, non abbiamo tutto il tempo del mondo. (Radosław Sikorski)
  • Le persone come me pensano che sia meglio vivere in un mondo in cui ci sono regole e non capisco come si possa condannare quello che succede in Ucraina o a Gaza e invece accettare quello che fa Trump in Iran. (Javier Cercas)
  • Nessuno può negare che la fine del regime atroce degli ayatollah sarebbe magnifica per il mondo e per gli iraniani, ma l'intervento militare è molto pericoloso per tutti. E l'Europa è troppo divisa per essere la forza stabilizzatrice che serve al mondo. (Javier Cercas)
  • Noi britannici abbiamo imparato le lezioni dell'Iraq e di quella catastrofica guerra nel 2003. Starmer ha fatto benissimo a rifiutarsi di partecipare ai raid di Usa e Israele, soprattutto perché Trump e Netanyahu non sembrano avere una via d'uscita da questo pantano. La special relationship tra Regno Unito e Stati Uniti significa anche saper dire di no ai propri alleati, senza provare imbarazzo e senza diventare uno stato americano aggiunto. (Sadiq Khan)
  • Non è fantastico vederlo [Trump] dichiarare guerra a un Paese indossando un cappellino da camionista con la scritta "USA"? Ecco il leader del "Consiglio di pace". Per il prossimo annuncio di guerra, Donny, posso suggerirti di mettere i piedi sulla scrivania Resolute mentre mangi un Big Mac in una tuta di velluto? Venezuela, Groenlandia, Iran, Cuba, che differenza c'è? Don Jr. e Barron non dovranno combattere o morire, solo i figli di altre persone, quindi... invadete e bombardate! Le nuove iscrizioni al "Consiglio di pace" partono da un miliardo di dollari! Riuscite a credere che Donny non abbia ancora ricevuto un vero Premio Nobel per la Pace? Ingiusto! Forse nel suo terzo mandato ne otterrà uno. (Jack White)
  • Può darsi che Trump abbia in mente che l'Iran finisca più o meno come è finito il Venezuela, con il regime sostanzialmente intatto, ma con una figura più malleabile al comando. Ma è un obiettivo molto difficile da raggiungere. [...] In Iran ci sono più di un milione di persone armate. [...] E c'è circa il 20% del Paese – forse adesso un po' meno – che, nell'ultima rilevazione seria, risultava sostenere il regime. Inoltre, i Guardiani controllano una parte enorme dell'economia, del petrolio e di altre risorse. Se vuoi un cambio di regime, devi farci conti. Rassicurarli, offrire un'alternativa, provocare una spaccatura interna da cui emerga qualcun altro. Ma non sembra esserci un piano. (Anne Applebaum)
  • Questo è radicalmente nuovo per la politica estera americana: non abbiamo mai avuto un presidente che basasse le relazioni internazionali sui propri interessi personali. C'è anche l'ipotesi – ma è una speculazione – che l'azione contro l'Iran sia stata incoraggiata dagli alleati del Golfo, anch'essi partner economici di Trump. La sua famiglia ha grandi investimenti in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti. La domanda è quindi se questa guerra faccia parte di un accordo commerciale. E poi c'è Israele, che ha chiaramente contribuito a convincerlo. La grande questione, a cui non abbiamo risposta, è quanta parte di questa guerra riguardi gli interessi finanziari personali di Trump, quelli politici e persino psicologici – il suo bisogno di essere la figura dominante – e quanta riguardi davvero gli interessi degli Stati Uniti. È chiaro che l'Iran non stava per attaccare gli Stati Uniti e non era sul punto di usare un'arma nucleare. Le giustificazioni classiche per una guerra non c'erano. (Anne Applebaum)
  • Trump afferma di puntare a una vittoria rapida. Iniziare una guerra è facile, ma non si può vincere con pochi tweet. Non cederemo finché non vi faremo pentire di questo grave errore di calcolo. (Ali Larijani)
  • Israele ha trascinato Trump in questo conflitto. Il regime iraniano è indebolito ma resiste, attaccando, oltre al territorio israeliano, basi e ambasciate americane. La situazione è caotica e non si vede come questa guerra possa ragionevolmente terminare. Alla fine sarà il popolo a decidere, ma prima bisogna che il regime rinunci alla repressione sistematica e ad uccidere ogni oppositore.
  • L’attuale combattimento [da parte del regime iraniano] è motivato da questa paura: veder scomparire non soltanto gli esiti della rivoluzione del 1979 ma anche la rilevanza dello sciismo nel mondo. Ora come ora non sappiamo fin dove si spingerà il loro istinto di sopravvivenza.
  • Questa guerra è stata voluta principalmente da Netanyahu che, ossessionato dalla minaccia iraniana, sogna da decenni di farla finita con un paese di 90 milioni di abitanti, governato da un regime religioso, ben strutturato, ben insediato e abbastanza solido.
  • [Su Donald Trump] È in trappola, ed è estremamente frustrato. Minacciare attacchi più duri non è più un deterrente, ha superato il punto di non ritorno: il vertice, ormai decimato, dell’Iran non cerca più soluzioni diplomatiche né teme nulla di peggio di quello che è già successo. E lui non sa più dove colpire avendo già teoricamente distrutto tutti gli obiettivi militari. Eppure Teheran continua a lanciare non solo droni, ma anche missili balistici. E con Hormuz bloccato e l’economia mondiale strangolata non ha più la via d’uscita di fingere di aver vinto: un ritiro dichiarando di aver compiuto la sua missione.
  • I mercati sono globali, soffre anche l’America. Per i prezzi, gli approvvigionamenti. Molta della benzina consumata sulla costa atlantica viene da raffinerie alimentate da petrolio del Golfo.
  • [Su Donald Trump] L'Iran è stata la peggior scelta in politica estera della sua presidenza. Il suo processo mentale riguarda più se stesso che il Paese, perciò non gode di alcuna fiducia come Comandante in capo, nemmeno da parte dei suoi collaboratori più stretti.
  • La cosa giusta ovviamente sarebbe arrendersi, perché più va oltre, più il conflitto si aggrava, ma questo non rientra nel vocabolario di Trump. Perciò, come un giocatore d’azzardo che subisce perdite sempre più profonde, ogni volta raddoppia semplicemente la puntata, sperando di riuscire a dimostrare di aver vinto e di potersi alzare dal tavolo.
  • Questa crisi durerà. E l’America non ha abbastanza navi: quelle in zona se proteggono gli impianti petroliferi non possono scortare i convogli delle petroliere.
  • In uno scenario come quello che stiamo affrontando conta purtroppo per noi soltanto la potenza. Ma non illudiamoci che si possa parlare di potenza tecnologica o economica, quello che davvero stanno facendo contare è la potenza militare.
  • Io spero che tutti si rendano conto di quello che stiamo vivendo. È una situazione che non ha precedenti nella storia dei decenni recenti. C'è una somma di criticità che si accumula e si autoalimenta, sempre più difficile da risolvere.
  • Temo che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più. Perché so che l'umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia. Lei pensi che sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca. Non abbiamo imparato nulla.
  • Trump ha l'agenda dettata dalla volontà di vincere in fretta anche perché dovrà confrontarsi con le elezioni di Midterm. Questa guerra sta mettendo a rischio anche gli Stati Uniti nella loro leadership Mondiale.
  • Uno dei problemi di questa presidenza è che nessuno osa contraddire il Capo. L'Iran degli ayatollah, a capo dell'integralismo, anti occidentale, che teneva sotto scacco ogni libertà era un problema di tutti. Con questa guerra decisa in due senza confronto e legittimità internazionale gli hanno fatto un regalo. Su tempi e modi sarebbe stata utile meno approssimazione.
  • L'Iraq fu una violazione cui gran parte dell'Europa si oppose facendo da contrappeso. E comunque, ricordo le conversazioni con Condoleezza Rice: era davvero convinta che avrebbero esportato la democrazia e che ci sarebbe stato uno spillover – un contagio positivo – in tutta la Regione. Oggi invece si ha la sensazione di un bullismo senza contenuto, puramente destabilizzatore. Non sappiamo neanche in che misura a muovere l'amministrazione americana possano essere interessi personali o addirittura ricatti.
  • L'opinione pubblica è distratta dall'Iran. Gli israeliani cercano di uccidere tutti i giornalisti, preferibilmente insieme alle loro famiglie, a scopo terroristico. Per dire: qui non dovete venire, altrimenti ammazziamo i vostri bambini. Questo è il messaggio. Questa è la civiltà occidentale.
  • La posizione della Spagna è forte e dignitosa. Quella della Francia un po' più timida e debole. Si sono espressi con coraggio alcuni Paesi minori, il Belgio, l'Olanda. Ma purtroppo abbiamo una grande debolezza della Germania e del Regno Unito, dove i cittadini rimproverano al laburista Starmer di non riuscire a prendere le distanze dalle politiche di Trump. Il problema è che l'ideologia di questa guerra, razzista, suprematista, questo grumo nero dell'Occidente che riemerge avrebbero bisogno di una reazione forte di tutte le forze democratiche europee. L'Unione dovrebbe ritrovare la capacità di difendere i suoi interessi opponendosi a quest'America, così facendo darebbe forza anche a quella parte degli Stati Uniti che si oppone coraggiosamente alle politiche di Trump.
  • La destra vuole distruggere l'Iran perché l'Iran contrasta il disegno imperiale di Israele, non perché perseguita le donne. [...] La repressione nei confronti delle ragazze e dei ragazzi iraniani è orribile, ma l'Iran non costituiva una seria minaccia militare rispetto alla potenza nucleare e tecnologica di Israele.
  • La posizione italiana è imbarazzata e furbesca. Di fronte alla tragedia della guerra è moralmente inaccettabile.
  • Gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran non per esportare la democrazia, bensì per distruggere le decine di siti nucleari di uranio arricchito, che erano una minaccia per Israele. Perché diciamolo: questa guerra tra regime iraniano, Usa e Israele è iniziata nel 1979 con la fondazione della Repubblica islamica, la cui politica estera è esplicitamente fondata sulla distruzione di Israele e sulla cacciata degli americani dal Medio Oriente. Una strategia folle, che ha trascinato la popolazione nel baratro: oggi il 70% degli iraniani vive sotto la soglia della povertà.
  • La democrazia arriverà solo con libere elezioni. Ma quando le bombe distruggeranno l’apparato di repressione del regime e questo non avrà più armi per combattere, a quel punto sarà costretto a obbedire al popolo, lasciare il potere e cedere a elezioni libere. Se non ci fosse stato un “aiuto” del genere alla Resistenza italiana, il vostro Paese non avrebbe mai riconquistato la libertà.
  • Purtroppo in questa guerra ci sono già state molte vittime civili, tra cui tanti bambini. Allo stesso tempo, la forza militare del regime iraniano sta iniziando a venire meno, missili e armi iniziano a scarseggiare e gli ayatollah non hanno amici nell’area per approvvigionarsi ulteriormente. Un lieto fine non è impossibile.
  • Se gli Stati Uniti, Israele o qualunque altro Paese riuscirà a distruggere la macchina bellica del regime iraniano, sono certa che la grande maggioranza degli iraniani apprezzerà.

Citazioni in ordine temporale.

  • Il regime iraniano si risveglia con una doppia crudele constatazione. La prima è che è stato incapace, come lo scorso giugno durante la cosiddetta guerra dei dodici giorni condotta da Israele, a cui si sono infine uniti gli Stati Uniti, di proteggere i suoi principali leader. [...] La seconda constatazione è che, per la prima volta, il cambio di regime, evocato molte volte, oggi è realtà. Il presidente statunitense Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si sono assunti la responsabilità, e il rischio, senza la minima legalità internazionale, di colpire molto duramente il vertice del regime iraniano per rovesciarlo. Anche se, come ammetteva a gennaio il segretario di stato statunitense Marco Rubio, “nessuno sa chi può venire dopo Khamenei”. È questo il salto nell'ignoto.
  • La storia mostra che non si cambia un regime solo con i raid aerei. Israele e Stati Uniti hanno decapitato quello iraniano, ma hanno poca influenza su quello che succederà. Nella gioia di veder cadere un tiranno, gli iraniani possono chiedersi se il loro paese potrà davvero scrivere una pagina di storia libera o se, come hanno mostrato i precedenti cambi di regime imposti dall'esterno negli ultimi due decenni, prevarrà un lungo periodo di caos, con un costo considerevole per gli iraniani. La storia si sta letteralmente scrivendo sotto i nostri occhi.
  • Israele sta chiaramente cercando di sbarazzarsi dei suoi nemici, cioè l'Iran e i suoi alleati. Dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 Tel Aviv ha assestato colpi durissimi, ma non fatali, sia a Hezbollah sia all'Iran, ancora in piedi dopo la cosiddetta guerra dei dodici giorni dell'anno scorso. L'11 febbraio, in occasione di un incontro a Washington, negli Stati Uniti, Benjamin Netanyahu è riuscito a convincere Donald Trump a ordinare nuovi raid contro l'Iran. È in quel momento che ha preso forma la guerra in corso.
  • Gli Stati Uniti condividono l'obiettivo di Israele? Sull'altra sponda dell'Atlantico la questione è molto discussa, anche perché Trump ha cambiato diverse volte versione sullo scopo della guerra, dal cambiamento di regime all'eliminazione del programma balistico della Repubblica islamica.
  • Teheran oggi ha un unico obiettivo: sopravvivere. A gennaio la Repubblica islamica ha represso nel sangue una rivolta popolare, e il 28 febbraio ha perso la sua Guida suprema, Ali Khamenei. Da allora l'Iran ha seguito una strategia del caos regionale che vorrebbe punire i paesi vicini, colpevoli di essersi compromessi con gli Stati Uniti e con Israele. Vincere la guerra è chiaramente impossibile, ma la sopravvivenza sarebbe già un risultato sufficiente.
  • Le vittime di tutto questo sono gli abitanti della regione, a cominciare dagli iraniani che rischiano di ritrovarsi ancora alle prese con un regime repressivo se per l'ennesima volta le promesse di Trump dovessero restare lettera morta. Il tiranno è morto, ma gli aguzzini sono ancora al loro posto.
  • Il 22 marzo un'inchiesta del New York Times ha rivelato che diverse settimane prima dell'inizio delle ostilità, il Mossad israeliano aveva presentato agli statunitensi un piano secondo cui sarebbe stato possibile organizzare una rivolta della popolazione iraniana dopo pochi giorni di bombardamenti intensivi. Questa prospettiva avrebbe convinto Trump a entrare in guerra al fianco di Tel Aviv.
    Come sappiamo, la rivolta non è mai cominciata e il regime non è crollato dopo l'assassinio della guida suprema Ali Khamenei. Al contrario, il conflitto ha continuato ad allargarsi. L'Iran ha conservato una capacità di risposta che ha sorpreso gli statunitensi.
  • È davvero possibile arrivare a una soluzione diplomatica? Oltre al fatto che Israele difficilmente sarebbe d'accordo, Donald Trump dovrebbe fare i salti mortali per spacciare un compromesso per una “vittoria”. Allo stesso tempo ormai è chiaro che per il presidente statunitense è arrivato il momento di fare una scelta tra un'uscita più o meno onorevole dal conflitto, in modo da limitare i danni (anche con l'opinione pubblica americana), e un'escalation pericolosissima. L'apocalisse promessa dipende da questa decisione.
  • Gli sviluppi degli ultimi giorni dimostrano che Trump si è lasciato intrappolare dalla guerra asimmetrica condotta dai Guardiani della rivoluzione. Più o meno è la stessa condizione che gli statunitensi hanno vissuto in Vietnam e in Afghanistan, dove potevano contare sui bombardieri B-52 ma hanno perso la guerra contro combattenti che indossavano i sandali. In questo caso non si tratta di una guerriglia, ma di uno stato che combatte a modo suo.
  • Per gli Stati Uniti, evidentemente, la situazione attuale è insostenibile. Trump deve decidere: fermarsi a rischio di apparire un “loser”, un perdente (la cosa che più detesta al mondo) o lanciarsi in un'escalation che potrebbe avere conseguenze drammatiche?
  • Oggi Donald Trump non ha a portata di mano nessuna buona soluzione: se abbandona, lo farà da sconfitto; se resta, pagherà un prezzo elevatissimo per la vittoria. La trappola della guerra in Iran sta stringendo la sua morsa attorno al presidente statunitense.
  • Come fa [Trump a] lanciare un Board of Peace, un comitato di affari per la pace e poi neanche un mese dopo dichiarare guerra contro un Paese di 93 milioni di abitanti?
  • Dicono di voler liberare le donne e poi la prima cosa che ha fatto Israele è stata bombardare una scuola nel sud dell'Iran uccidendo 160 bambine, vogliono trasformare l'Iran in un'altra Gaza.
  • Il presidente americano ha mentito e continua a mentire, è un bugiardo seriale. Questa è una guerra fatta per Netanyahu, per avere il dominio e l'egemonia su tutto il Medio Oriente. Trump vuole dominare completamente un'intera regione mediorientale, dove vivono 450 milioni di abitanti. Non si tratta di sicurezza nazionale ma di egemonia.
  • L'obiettivo di Israele è trasformare l'Iran in uno Stato fallito, in uno Stato completamente distrutto in guerra. Non vogliono un cambio di regime, vogliono una guerra civile, vogliono che l'Iran sia consumato per anni da estremismi, radicalizzazione, militarismi. L'idea è quella di imporre una dittatura militare simile a quella di al-Sisi in Egitto. Ma la transizione non è così automatica e non accade attraverso la violenza. Questa distruzione scatenerà radicalizzazione e terrorismo, che potrebbero arrivare anche in Europa.
  • Le immagini che arrivano dall'Iran assomigliano molto ai bombardamenti che Israele ha fatto a Gaza. Bombardamenti a tappeto in cui sono stati uccisi centinaia di operatori sanitari e bambine. Questa criminalità, questa legge della giungla, si ritorcerà contro l'Occidente perché in una guerra asimmetrica gli altri decideranno di usare altri strumenti.
  • Sappiamo che Netanyahu da anni cerca di spingere tutti i presidenti americani [ad attaccare l'Iran]. Finora nessuno l'ha ascoltato. Trump è stato l'unico stupido abbastanza da farlo. Il fatto che accada ora ci deve far riflettere su un altro aspetto. Trump sta cercando infatti di distrarre dallo scandalo del pedofilo seriale, Jeffrey Epstein, il quale era legato al Mossad israeliano. Il segretario di Stato Marco Rubio ha spiegtoa che Trump avrebbe ceduto alle pressioni israeliane. Che leva ha sfruttato Netanyahu per costringere Trump a entrate in guerra? Nei file Epstein l’FBI ha scritto: "Israele ha compromesso Trump."
  • Gli americani ci hanno salvato tante volte negli ultimi decenni: nella Seconda Guerra Mondiale, nella Guerra Fredda, nei Balcani, e la stessa Ucraina, sin dall'inizio della guerra nel 2022. Ora non possiamo abbandonarli e nemmeno mandarli al diavolo o mostrargli il dito medio. Ragioniamo: chi sono i nostri alleati nel mondo? Di chi possiamo fidarci, nonostante le diatribe tra noi? Dobbiamo decidere da che parte stare: dentro o fuori l'Occidente.
  • L'Occidente si è spaccato, siamo totalmente divisi sui negoziati, e a gioirne sono gli iraniani e anche la Russia ovviamente, per la quale questa guerra è una benedizione.
  • Non credo sia stato saggio attaccare l'Iran. Ma ora è successo e dobbiamo aiutare gli americani a uscire dal pasticcio. Invece di dire "no, no, odiamo Trump", o "non è la nostra guerra" o ficcare la testa nella sabbia come fa Starmer, avremmo dovuto dire: guardate, cercheremo di aiutarvi diplomaticamente e con le forze di cui disponiamo a riaprire lo Stretto di Hormuz. Perché la Nato può intervenire in questo senso. L'articolo due dell'Alleanza Atlantica chiarisce che bisogna tutelare gli interessi economici comuni. E la Nato non è solo difensiva, cavolate! È intervenuta in Libia, a Sarajevo, eccetera. Avremmo dovuto fare questa offerta all'America: noi e la Nato vi tiriamo fuori da questo pasticcio, ma voi dovete aiutarci di più in Ucraina.
  • Trump e gli Stati Uniti si sono ficcati in una trappola nel Golfo, non c'è dubbio. Gli hanno fatto scacco matto a Hormuz. È un vero disastro. Non capisco come il Pentagono abbia potuto cascarci. Dunque, a maggior ragione, il Regno Unito e gli europei dovrebbero aiutare l'America più che mai, e farla uscire da questo pantano.
  • Credo che il bilancio nel complesso per [Putin] sia negativo. Perde più che un alleato: perde il prestigio. Non dà un’impressione di forza. Ha già perso Bashar al-Assad in Siria, Nicolas Maduro a Caracas e ora l’Iran. E i Paesi arabi che proteggono gli oligarchi russi stanno chiedendo l’aiuto militare a Kiev.
  • [«Trump ha sbagliato ad attaccare l’Iran?»] Ho sentimenti contrastanti. L’ordine internazionale non esiste più, gli autocrati lo usano per aggredire contando sulla paralisi degli Stati Uniti e dell’Unione europea. Non posso essere sospettato di simpatie per Trump, ma la sua azione fa pulizia. È come un bulldozer che spazza via un vecchio ordine che non funzionava più. Fa vedere agli autocrati che anche l’America può agire fuori dalle regole.
  • Trump è una minaccia per la democrazia americana. Distrugge, ma non costruisce. Si può solo sperare in una rapida risoluzione di questa crisi, magari con un intervento sul terreno dei curdi o di truppe speciali. I Paesi arabi del Golfo ora sono con Israele contro l’Iran. E vedo almeno l’Europa nord-orientale più consapevole. Sono meno pessimista di prima.
  • Conosco Bibi da quarant'anni, prima che diventasse premier. Da trent'anni sostiene che l'Iran sia sull'orlo dell'arma nucleare, la minaccia è imminente e l'unica risposta è la guerra. Ha sostenuto questa tesi con Bush, Obama e Biden. Obama aveva una visione fondamentalmente diversa. Noi ritenevamo che un cattivo accordo fosse peggiore di nessun accordo, ma un buon accordo fosse di gran lunga più efficace della guerra. Rimango profondamente perplesso di fronte alla decisione di un presidente che ha condotto la campagna elettorale promettendo di tenersi fuori dalle guerre e migliorare la vita economica, ma la cui scelta sull'Iran ha prodotto l'esatto opposto.
  • Dal punto di vista geopolitico si tratta di un vero regalo a Mosca, considerata la sua economia fondata sugli idrocarburi e il fatto che tale crisi distoglie l'attenzione dalla guerra in Ucraina. È un regalo anche alla Cina, che si chiede come potrebbe usare questa "prova generale", qualora decidesse di agire contro Taipei, bloccando e trasformando in arma la libertà di navigazione nello Stretto di Taiwan.
  • [«Trump ha minacciato di distruggere le infrastrutture elettriche. Sarebbe un crimine di guerra?»] Erano parole agghiaccianti, ripugnanti. Non è ciò che l'America rappresenta. Ora la prossima volta che Putin dirà di distruggere l'Ucraina, la Cina tratterà gli uiguri come se non fossero esseri umani, o gli ayatollah grideranno "morte a Israele", qualcuno dirà che anche noi abbiamo minacciato di annientare una civiltà. Se poi vuoi raggiungere l'iraniano medio, profondamente orgoglioso della civiltà persiana, perché usare una simile espressione? È controproducente. Pensate ai giovani iraniani. Molti di loro odiano il regime, ma non è difficile immaginare come abbiano preso quella dichiarazione.
  • Molti ritengono che, se il cambio di regime fosse stato davvero l'obiettivo, il momento opportuno per sostenere l'opposizione sarebbe stato mesi fa, quando la gente scendeva in piazza.
  • Oggi la nostra posizione è peggiore: non vi sono più ispettori presenti quotidianamente in Iran per verificare il rispetto degli accordi; pochi alleati si schierano al nostro fianco per esercitare pressione su Teheran; la Cina si sente incoraggiata ad agire con maggiore audacia; la Repubblica islamica ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un'arma strategica, facendo impennare il prezzo della benzina. L'Amministrazione ha adottato la politica del carosello: ha girato in tondo, per poi ritrovarsi esattamente al punto di partenza, nel mero tentativo di indurre l'Iran ad accettare condizioni che aveva già sottoscritto oltre un decennio fa. I nostri alleati sono storditi, costretti a salire sul carosello.
  • Ovviamente è molto difficile persuadere gli alleati a unirsi a te in una guerra che hai scatenato senza prima parlarne con loro. È doppiamente difficile quando li hai insultati per un anno e mezzo.
  • Quando negoziavamo il Jcpoa, l'Europa e il mondo erano dalla nostra parte e avevamo un altro elemento a favore. Una volta risolta la questione nucleare, c'era unanimità tra l'Europa e i partner del Golfo nel ritenere che il lavoro non fosse concluso e fosse necessario avvalersi dello stesso tipo di diplomazia tenace e di sanzioni per premere sull'Iran affinché riducesse il sostegno a Hezbollah e contenesse i programmi missilistici. Avremmo potuto mobilitare tale sforzo per affrontare le questioni critiche nel corso degli ultimi dieci anni. Gli Usa però hanno stracciato l'accordo sul nucleare e abbiamo perso un decennio.
  • Ci saranno molte analisi da parte di esperti militari e strategici sulla debacle iraniana. Ma non perdiamo di vista il quadro generale: siamo stati condotti al disastro dall’ignoranza spaccona di uomini come Trump e Hegseth, un’ignoranza spaccona resa ancora più grave dalle loro affermazioni secondo cui Dio appoggia qualsiasi cosa vogliano fare.
  • I funzionari statunitensi hanno esortato tutti gli americani nella regione ad andarsene, ma lo hanno fatto dopo che quasi tutti i voli erano stati cancellati. Solo ora affermano che organizzeranno voli con aerei militari e voli charter – un ponte aereo che dovrà essere immenso, dato che ci sono sicuramente decine di migliaia di americani attualmente bloccati. Ho già detto che Trump e soci sono chiaramente andati in guerra senza un piano?
  • Non bisogna esagerare le ricadute economiche di questa guerra. Ma non si tratta di un evento isolato: la nostra economia è sottoposta a molte pressioni, e questa potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso – una goccia che diventa sempre più pesante man mano che la guerra prosegue. Inoltre, se Trump è così imprevedibile ora, cosa farà ora che le elezioni di medio termine si avvicinano?
  • Ogni speranza che questa guerra potesse essere estremamente breve sta svanendo. L'amministrazione Trump potrebbe aver immaginato che decapitare il governo iraniano avrebbe portato a un rapido cambio di regime, ma lo Stato Islamico non è un governo di semplici delinquenti: sì, sono delinquenti malvagi, ma sono anche seri fanatici religiosi che affrontano quella che per loro è una minaccia esistenziale, e la loro presa sul potere non è così facile da spezzare. Inoltre, è dolorosamente ovvio che Trump e soci non avevano un piano se non quello di bombardare l'Iran, uccidere i suoi attuali leader e sperare che accadesse qualcosa di buono.
  • Quindi la più grande potenza militare del mondo è entrata in guerra con una teocrazia povera e medievale. È stata una battaglia incredibilmente impari. [...] Eppure l’Iran ha vinto. Il regime iraniano è emerso molto più forte di prima, controllando lo Stretto di Hormuz e avendo dimostrato la sua capacità di infliggere danni sia ai paesi vicini che all’economia mondiale. Gli Stati Uniti sono emersi molto più deboli, avendo dimostrato i limiti della loro tecnologia militare, la loro inettitudine strategica e, quando la situazione si fa critica, la loro codardia.
  • Una guerra nel cuore della regione petrolifera più importante al mondo – che è anche una fonte chiave di gas naturale liquefatto – ha inevitabilmente conseguenze significative sui prezzi dell'energia. Un tempo, la superiorità aerea di Stati Uniti e Israele avrebbe potuto limitare la capacità dell'Iran di danneggiare i suoi vicini. Ma in un'epoca in cui anche potenze di terzo livello hanno la capacità di lanciare missili e droni, l'Iran dispone di un'enorme riserva di droni e di missili balistici distruttivi, difficili da intercettare e con una gittata di 1200 miglia.
  • I motivi che hanno spinto Trump ad agire, probabilmente affondano nel suo ego: è in calo nei sondaggi, le sue politiche sono impopolari, molti dei suoi programmi domestici sono bloccati. Attaccare l'Iran ora nel momento in cui il regime è particolarmente debole, stremato dalle proteste e dalle uccisioni di tanti giovani manifestanti — si parla addirittura di 30 mila morti — è un modo per fare ciò che ama di più: riportare l'attenzione su se stesso e sulle sue azioni tanto spericolate quanto spettacolari. Occasione in più per entrare nei libri di storia.
  • Trump mira a lasciare il segno: con l'età che avanza, è una delle sue principali preoccupazioni. Possiede l'arsenale militare per farlo e, come sappiamo, è pronto a infrangere ogni regola — ad esempio, avviando una guerra senza consultare alleati e Congresso — facendo quel che nessun altro osa. Non conosce tabù, non crede a nessuna limitazione legale della politica né è un estimatore della diplomazia. L'aver catturato Maduro in Venezuela senza problemi né reazioni da parte della comunità internazionale, lo spinge ora a fare di più.'
  • [Trump] spera che gli iraniani si ribellino. Ma non sono affatto convinto che questo accada quando si è bersagliati da bombe. Tanto più che il regime non ha nulla da perdere e sarà ancora più spietato con chi cerca di rovesciarlo dall'interno. Non a caso si è rivolto ai Guardiani della rivoluzione: una sorta di mafia che controlla l'economia, ormai molto ricca. Se a quelli converrà liberarsi dell'aspetto teocratico del loro regime, mantenendo il potere, lo faranno. Ma non sarà un bene per il popolo iraniano: ci sarà qualche riforma ma non la democrazia. Insomma, il rischio è enorme. E se Trump perde la sua scommessa, sarà una doppia tragedia: non aiuterà il popolo iraniano a liberarsi e il conflitto si allargherà all'intera regione.
  • Dovremmo concentrarci su ciò che il popolo iraniano chiede, invece che su ciò che vuole Trump, il mondo arabo, Israele, l'Europa. E questo è riassunto nello slogan: "Donna, vita, libertà".
  • È chiaro che il regime islamico, a questo punto, è più feroce che mai: non ha futuro e dunque non ha nemmeno più nulla da perdere. I suoi leader possono aspettarsi solo di essere uccisi, non c'è nessun posto al mondo pronto ad accoglierli. Questo li rende solo più crudeli. Ricordo di aver letto di recente la promessa di un uomo del regime: "Prima di andarcene, ridurremo l'Iran in polvere". Ed è proprio quel che faranno.
  • Finora ho sempre sperato che il cambiamento in Iran, come quello in Sudafrica, non venisse imposto dall'alto, ma fosse un processo che si sviluppa dal basso. Ed era esattamente ciò che il popolo iraniano stava facendo. Sono molto orgogliosa e anche stupita dal coraggio trovato da così tante donne e uomini e persone anche giovanissime, che in questi anni e anche di recente sono scesi in piazza pur sapendo che forse non sarebbero mai più tornati a casa. Sapere di rischiare le torture, lo stupro, la morte e farlo ugualmente. Ebbene, aver saputo sfidare il regime significa che la società iraniana è viva. E che le proteste del popolo iraniano sono sempre state un atto di affermazione della vita. Per questo sono convinta che non lo aiutiamo facendo la guerra.
  • Non sto bene, anche se certo meglio di chi è sotto le bombe in Iran. Ho il cuore spezzato perché, fra i morti di queste ore, c'è un mio caro cugino. In questi momenti drammatici stanno riemergendo ricordi dolorosi di quando ero ancora a Teheran ed eravamo in guerra con l'Iraq. La notte dormivo in corridoio, su un materasso per terra coi miei figli, perché se fosse caduta una bomba sul nostro edificio, il loro destino sarebbe stato anche il mio. Ecco, penso a quante madri in questo momento stanno vivendo quel sentimento straziante.

Citazioni in ordine temporale.

  • Si tratta di un intervento umanitario, e il suo obiettivo è la Repubblica Islamica, il suo apparato repressivo e la sua macchina di morte; non il grande Paese e la nazione iraniana. Ma, nonostante questo aiuto, la vittoria finale sarà comunque nostra. Saremo noi, il popolo iraniano, a portare a termine questa battaglia finale. Il momento di tornare in piazza è vicino.
  • Ora che la Repubblica Islamica sta crollando, il mio messaggio all'esercito, alla polizia e alle forze di sicurezza del paese è chiaro: Hai giurato di essere il protettore dell'Iran e della nazione iraniana, non il protettore della Repubblica Islamica e dei suoi leader. Il tuo dovere è difendere il popolo, non difendere il regime che ha preso in ostaggio la nostra patria attraverso la repressione e il crimine. Unisciti alla nazione e contribuisci a una transizione stabile e sicura. Altrimenti, verrai annegato dalla nave naufragata di Khamenei e del suo regime.
  • La nobile nazione iraniana, nonostante la brutale repressione e le uccisioni del regime, si è opposta coraggiosamente per quasi due mesi. Ora vi esorto a prendere le più grandi precauzioni possibili per proteggere la vita dei civili e dei miei connazionali. Il popolo iraniano è il tuo alleato naturale e il mondo libero, e non dimenticheranno il tuo aiuto durante il periodo più difficile della storia moderna dell'Iran.
  • Miei cari compatrioti in Iran. In queste ore e giorni critici, più che mai, dobbiamo rimanere concentrati sul nostro obiettivo finale: riconquistare l'Iran. Vi esorto a restare nelle vostre case per ora e a restare calmi e al sicuro. Siate vigili e pronti a tornare in strada al momento opportuno, che vi informerò in dettaglio per l'azione finale.
  • Questo regime ha ucciso oltre 43.000 cittadini, ne ha feriti oltre 330.000 e ne ha arrestati decine di migliaia negli ultimi due mesi. Il mondo non poteva più continuare a guardare.
  • Ciò che vediamo, gli scatti rabbiosi, i lanci di missili contro più Paesi, sono gli atti disperati di una dittatura morente nel suo capitolo finale. È esattamente per questo che l'azione internazionale era necessaria ora, prima che diventassero ancora più pericolosi.
  • Anche con l'aiuto che il presidente Trump ha fornito, la vittoria finale sarà forgiata dalle mani del popolo. Voglio essere al loro fianco il prima possibile.
  • Decine di migliaia di persone hanno già segnalato la volontà di disertare. [...] Con il regime ora sotto pressione militare, l'incentivo a disertare non è mai stato più forte.
  • I miei compatrioti sono persone intelligenti, istruite e molto coraggiose. Sono pronti a sacrificare la loro vita — e lo hanno già fatto — non solo per la nostra sovranità e le nostre libertà, ma anche per un mondo migliore. Qual è d'altronde l'alternativa? Dopo essere rimasti così a lungo sotto il giogo di un regime che perseguita il proprio popolo, minaccia i suoi vicini e destabilizza la regione, non è forse tempo di cambiare la situazione?
  • [«Nell'ipotesi che i bombardamenti non bastino a rovesciare il regime, le sembrerebbe auspicabile il dispiegamento di truppe americane sul terreno?»] Non accadrà, perché il presidente Trump ha chiaramente fatto sapere che non vuole inviare forze terrestri. Ho sempre detto all'amministrazione e al Congresso che neppure noi lo desideriamo. Le nostre forze terrestri sono i milioni di iraniani decisi a cacciare il regime, così come i numerosi militari, paramilitari e civili pronti a disertare.
  • Circolano molte voci [sulle forze curde sul punto di entrare in Iran con sostegno statunitense] ma non ho conferma di un simile progetto. Devo anche dire che la maggioranza delle organizzazioni che rappresentano i gruppi etnici del nostro paese — curdi, azeri o baluci — è in larga misura molto nazionalista. Tuttavia non è impossibile che alcuni elementi separatisti cerchino di approfittare delle circostanze per portare avanti le loro ambizioni sinistre e mettere in discussione l'integrità territoriale del nostro paese. Questa sarebbe una linea rossa che non potremmo tollerare. Se qualcuno pensa di sostenere questi piccoli gruppi minoritari, commette un errore di calcolo estremamente pericoloso che rischia di trascinare l'Iran in una direzione molto negativa. Una simile iniziativa contribuirebbe infatti a ridare legittimità al regime, che ha sempre sostenuto: “se ce ne andiamo, il paese andrà in pezzi”. Per quanto mi riguarda, ricordo che il nostro progetto di transizione prevede di garantire la completa uguaglianza di tutti i cittadini iraniani, qualunque sia la loro etnia.
  • Nessuno si rallegra nel vedere vittime civili. Purtroppo il regime utilizza le stesse tattiche impiegate da Hamas a Gaza, nascondendo i propri miliziani nelle scuole, accanto agli ospedali o sotto edifici pubblici. Ho persino visto video nei quali trasferiscono i nostri prigionieri politici in siti suscettibili di essere colpiti per usarli come scudi umani. La responsabilità delle vittime civili ricade quindi innanzitutto sul regime.
  • In effetti i primi commenti [di Trump] sembravano implicare che il cambio di regime fosse lo scopo, infatti aveva anche esortato il popolo iraniano ad insorgere. Se uno guarda i precedenti, però, gli attacchi aerei non bastano mai a portare questo risultato.
  • L’Iran ha scelto di rispondere colpendo tutti i paesi dell’area. Non vedo però una guerra prolungata, perché col tempo l’Iran esaurirà le scorte di missili, munizioni e forse anche droni. Diverso è il discorso per il blocco dello stretto di Hormuz, da dove passa circa il 20% del petrolio mondiale.
  • Tutti i paesi occidentali devono stare in guardia. L’Iran ha sempre avuto questa capacità [di attivare cellule terroristiche dormienti] e la Guardia rivoluzionaria potrebbe riattivare operazioni già condotte in passato in vari paesi europei.

Citazioni in ordine temporale.

  • Gli attacchi agli ospedali colpiscono la vita stessa. Gli attacchi alle scuole prendono di mira il futuro di una nazione. Prendere di mira pazienti e bambini viola palesemente i principi umanitari. Il mondo deve condannarlo.
  • Devo scusarmi, a nome mio, con i Paesi vicini che sono stati attaccati dall'Iran. [...] D'ora in poi non dovranno essere attaccati né colpiti da missili, a meno che non siano loro ad aggredirci. Credo che dobbiamo risolvere questa situazione attraverso la diplomazia.
  • Il popolo musulmano dell'Iraq si è schierato coraggiosamente al fianco dell'Iran in questa guerra ingiusta. Questa posizione non è dettata dalla costrizione geografica, ma da una storia, un'identità e valori religiosi comuni.
  • Oggi il mondo si trova a un bivio. Proseguire sulla strada del confronto è più costoso e inutile che mai. La scelta tra confronto e dialogo è reale e di grande importanza; il suo esito plasmerà il futuro per le generazioni a venire.

Citazioni in ordine temporale.

  • La posizione del Governo di Spagna di fronte a questa congiuntura è chiara e coerente. È la stessa che abbiamo mantenuto in Ucraina e anche a Gaza. In primo luogo, no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi e la popolazione civile. In secondo luogo, no all'idea che il mondo possa risolvere i propri problemi solo attraverso i conflitti e le bombe. E infine, no alla ripetizione degli errori del passato.
    In definitiva, la posizione del Governo di Spagna si riassume in quattro parole: no alla guerra.
  • Ciò che sappiamo è che da questa guerra non nascerà un ordine internazionale più giusto, né salari più alti, né servizi pubblici migliori, né un ambiente più sano. Al contrario, ciò che al momento possiamo intravedere è maggiore incertezza economica, aumenti del prezzo del petrolio e anche del gas.
  • Dalla Spagna ci opponiamo a questo disastro, perché riteniamo che i governi siano qui per migliorare la vita delle persone, per offrire soluzioni ai problemi, non per peggiorare la loro esistenza.
    Ed è assolutamente inaccettabile che dirigenti incapaci di adempiere a questo compito utilizzino il fumo della guerra per occultare il proprio fallimento e, al tempo stesso, riempire le tasche di pochi, i soliti di sempre. Gli unici che vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili.
  • Dobbiamo esigere da Stati Uniti, Iran e Israele che si fermino prima che sia troppo tardi.
    L'ho detto molte volte e lo ripeto ora: non si può rispondere a un'illegalità con un'altra illegalità, perché è così che iniziano le grandi tragedie dell'umanità.
  • La domanda non è se siamo o meno a favore degli ayatollah. Nessuno lo è. Certamente non lo è il popolo spagnolo, e tanto meno il Governo di Spagna.
    La vera domanda è se siamo dalla parte della legalità internazionale e, quindi, della pace. [...] noi ripudiamo il regime iraniano, che reprime e uccide brutalmente i propri cittadini, in particolare le donne.
    Ma allo stesso tempo respingiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica.
    Alcuni ci accuseranno di ingenuità per questo. Ma ingenuo è pensare che la soluzione sia la violenza. Ingenuo è credere che le democrazie o il rispetto tra le nazioni nascano dalle macerie. O che un seguire cieco e servile sia una forma di leadership.

Citazioni in ordine temporale.

Trump annunciando l'inizio degli attacchi, 28 febbraio 2026
  • Il nostro obiettivo è difendere il popolo americano eliminando le minacce più gravi provenienti dal regime iraniano, un gruppo spietato di persone molto dure e terribili. Le sue attività minacciose mettono direttamente in pericolo gli Stati Uniti, le nostre truppe, le nostre basi all'estero e i nostri alleati in tutto il mondo.
  • L'esercito degli Stati Uniti sta portando avanti un'operazione massiccia e continua per impedire a questa dittatura radicale e malvagia di minacciare l'America e i nostri interessi fondamentali per la sicurezza nazionale. Distruggeremo i loro missili e raderemo al suolo la loro industria missilistica. Sarà completamente, ancora una volta, cancellato. Annienteremo la loro marina. Faremo in modo che i terroristi della regione non possano più destabilizzare la regione o il mondo e attaccare le nostre forze armate, e non utilizzino più i loro IED o bombe stradali, come a volte vengono chiamati, per ferire e uccidere così gravemente migliaia e migliaia di persone, tra cui molti americani. E faremo in modo che l'Iran non ottenga un'arma nucleare. È un messaggio molto semplice. Non avranno mai un'arma nucleare.
  • Ai membri della Guardia Rivoluzionaria Islamica, alle Forze Armate e a tutta la polizia, dico stasera che dovete deporre le armi e godere della completa immunità, altrimenti andrete incontro a morte certa. Quindi, deponete le armi. Verrete trattati equamente, con immunità totale, oppure andrete incontro a morte certa.
  • Al grande e orgoglioso popolo iraniano, dico stasera che l'ora della vostra libertà è vicina. Restate al riparo. Non uscire di casa. Fuori è molto pericoloso. Le bombe cadranno ovunque. Quando avremo finito, prendete il controllo del vostro governo. Sarà nelle vostre mani. Questa sarà probabilmente la vostra unica possibilità per generazioni. Per molti anni avete chiesto aiuto all'America, ma non l'avete mai ricevuto. Nessun presidente era disposto a fare ciò che sono disposto a fare io stasera. Ora avete un presidente che ti dà ciò che volete, quindi vediamo come reagirete. L'America vi sostiene con una forza schiacciante e devastante.
  • In queste ultime quattro settimane, le nostre forze armate hanno riportato vittorie rapide, decisive e schiaccianti sul campo di battaglia. Vittorie come poche persone hanno mai visto prima. Stasera, la marina iraniana non esiste più. La loro aeronautica è in rovina. I loro leader, la maggior parte di loro, il regime terrorista che guidavano, sono ora morti. Il loro comando e controllo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica viene decimato mentre parliamo. La loro capacità di lanciare missili e droni è drasticamente ridotta. E le loro armi, fabbriche e lanciarazzi vengono fatti a pezzi. Ne sono rimasti pochissimi. Mai nella storia della guerra un nemico ha subito perdite su larga scala così chiare e devastanti in poche settimane. I nostri nemici stanno perdendo e l'America, come è stato per cinque anni sotto la mia presidenza, sta vincendo, e ora sta vincendo più che mai.
  • A quei Paesi che non possono ottenere carburante, molti dei quali si rifiutano di farsi coinvolgere nella decapitazione dell'Iran — abbiamo dovuto farlo da soli — ho un suggerimento. Numero uno, comprate petrolio dagli Stati Uniti d'America. Ne abbiamo in abbondanza. Ne abbiamo così tanto. E numero due, mostrate un po' di coraggio tardivo. Avreste dovuto farlo prima. Avreste dovuto farlo con noi come avevamo chiesto. Andate allo stretto e prendetelo, proteggetelo, usatelo per voi stessi.
  • Li colpiremo duramente nelle prossime due o tre settimane. Li riporteremo all'età della pietra, a cui appartengono.
  • Il cambio di regime non era il nostro obiettivo. Non abbiamo mai detto cambio di regime, ma il cambio di regime è avvenuto a causa della morte di tutti i loro leader originali. Sono tutti morti. Il nuovo gruppo è meno radicale e molto più ragionevole. Tuttavia, se durante questo periodo di tempo non viene raggiunto alcun accordo, abbiamo gli occhi puntati su obiettivi chiave. Se non c'è un accordo, colpiremo duramente e probabilmente simultaneamente ogni loro impianto di generazione elettrica.
  • In Iran sarà la Giornata della centrale elettrica e la giornata del ponte, tutto in uno. Non ci sarà niente di simile!!! Aprite il maledetto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all'inferno - Vedrete! Sia lode ad Allah.
  • Un'intera civiltà morirà stasera, non sarà mai più riportata indietro. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà.
  • Attaccare gli obiettivi militari iraniani penso sia stata una buona decisione. Gli iraniani producono un mucchio di armi per la Russia, specie droni e missili, anche se adesso credo non potranno più farlo e forse saranno i russi ad armarli a loro volta.
  • Io mi auguro che la crisi iraniana resti un'operazione limitata e non diventi una lunga guerra, noi sappiamo bene sulla nostra pelle quanto rischi di essere sanguinosa.
  • [Su Vladimir Putin] Parla, ma non agisce, dimostra che è un alleato debole degli iraniani. Come del resto lo è stato per la Siria di Bashar Assad: alla fine gli ha dato soltanto asilo in Russia.
  • Ora viene attaccato un regime che vuole costruire l'atomica. L'Ucraina invece è stata invasa con truppe di terra: da 12 anni la Russia cerca di occuparci con la forza. Nello scenario iraniano vedo piuttosto un grave problema con il protrarsi della guerra. Se non si parlano, ci saranno civili morti in numero crescente: sono una società divisa tra sostenitori e oppositori del regime.

Voci correlate

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