Henry de Montherlant

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Targa commemorativa di Henry de Montherlant, in Rue Lauriston, Parigi

Henry Marie Joseph Millon de Montherlant (1896 – 1972), scrittore e drammaturgo francese.

Citazioni di Henry de Montherlant[modifica]

  • A cominciare da una certa età, ogni parola mordace pronunziata, ogni lettera anonima inviata, ogni calunnia propalata ti fa guadagnare mesi sulla tomba perché esaspera la tua vitalità. La cattiveria conserva, come l'alcool. (da Les Célibataires[1])
  • Amo il Rinascimento a causa della sua mescolanza di cattolicesimo e di paganesimo, e del suo rifarsi come a una pietra di paragone agli antichi Romani.[2]
  • Beati coloro che muoiono senza pettegolezzi e senza lamenti, nella santa solitudine in cui muoiono le bestie e i soldati in fondo a una buca scavata da una granata.
Heureux ceux qui meurent sans papotages et sans pleuraisons, dans la sainte solitude où meurent les bêtes et les soldats au fond d'un lointain trou d'obus. (da Le treizième César, in ‪Théâtre‬‬, ‪Gallimard, Paris‬, 1972, p. III)
  • C'è in Rousseau qualcosa di malsano, qualcosa che sa di dente marcio e latte acido.
Il y a dans Rousseau quelque chose de malsain, quelque chose qui sent la dent gâtée et le lait aigri. (da Va jouer avec cette poussière; carnets, 1958-1964, Gallimard, Paris, 1966, p. 131)
  • C'è una cosa a cui tengo molto: che non si riscontrino, nelle mie opere di teatro, allusioni alla cosiddetta attualità. Il rispetto che si deve ai personaggi della storia vieta di farne dei semplici portavoce del nostro tempo. C'è qualche cosa di facile e di volgare in quest'ultimo metodo, a cui io repugno. L'autentica attualità è in ciò che è eterno.[2]
  • Chiamano confusione la mia ricchezza, fatuità il mio orgoglio, enfasi la mia grandezza, durezza la mia virtù, retorica la mia eloquenza, ermetismo la mia profondità, scemenza la mia lealtà, impudenza la mia franchezza; e quando non trovano come biasimare uno dei miei modi di essere, dicono che è una posa. Con quali armi – mi chiedo – dovrei rispondere loro? Heureux les porteurs de frondes, qui répondent avec leurs frondes! Quanto a me non posso rispondere. Sono murato nell'opinione che si è fatta di me, paralizzato da lei più che da catene di ferro. E questa opinione è che niente di ciò che viene detto di me può essere preso sul serio.[3]
  • Ciò che bisognerebbe riuscire a fare, è morire col sorriso sulle labbra. (da Tous feux éteints, Carnets 1965-67[4])
  • Cisneros: L'indifferenza alle cose di questo mondo è sempre una cosa santa e, anche quando Dio ne sia assente, una cosa essenzialmente divina. Lei e io, tutti e due, neghiamo quello che si pensa che noi siamo. Tutti e due apparteniamo alla stessa razza. Coloro che hanno guardato quello che lei chiama il nulla e che io chiamo Dio, hanno il medesimo sguardo.[5]
  • Costals, risalendo per il boulevard, si divertiva a urtare la gente (soprattutto le donne, i borghesucci e le borghesucce) o a dirigersi direttamente su di loro, per vedere se si scostavano. E si scostavano sempre, e non protestavano mai: erano francesi 1928 (non giocare al rugby per le strade in Algeria, in Spagna o in Italia). Queste donne arricciate, con le natiche grasse, le facce coperte di creme come tumori coperti d'unguenti, non lo illudevano, ovviamente, ed egli riconosceva che non meritavano d'essere desiderate. Suo desiderio era soltanto di mettere un sigillo, il suo P. C., su ognuna di esse, e poi di non sentirne piu parlare: questo gli avrebbe dato lo stesso piacere del proprietario campagnolo che guarda la sua mandria d'ovini tutti segnati del suo marchio.[6]
  • Dopo [il faraone] Sesostri, nulla di ciò che è importante ha fatto un passo. Tutto ciò che non è importante ha fatto passi giganteschi.[7]
  • È sconvolgente quanto ci divertiremo, ne ammazzerò più di te, sarai ferito, ti curerò... ma no, va: sarò ferito io insomma, non so che cosa è meglio, saremo sporchi, ci spunterà la barba! Saremo Achille e Patroclo. Addio, Achille, Rolando vittorioso! Se fossi partito solo, forse avrei potuto far ritorno, cavarmela. Adesso, sarò morto fra tre mesi. (da L'Exile[4])
  • [Sulla cavalleria romana] È strano: la maggior parte di questi uomini feroci hanno un istante di generosità, l'istante del "ritorno della loro grande anima". Per quanto orribile sia stata, per molti aspetti, la civiltà antica, essa presenta sempre questi istanti di generosità come degni di ammirazione; al contrario dei tempi d'oggi, in cui ogni atto o sentimento di nobiltà è oggetto di derisione e di odio. (da Postilla in La guerra civile, trad. di Piero Buscaroli, Fògola, Torino, 1976, p. 175)
  • Gli Stati Uniti sono il cancro del mondo. [...] Una nazione senza onore. [...] Una sola nazione che arriva a far abbassare l'intelligenza, la moralità, la qualità dell'uomo su pressoché tutta la superficie della terra, è una cosa mai vista da quando la terra esiste. Io accuso gli Stati Uniti di trovarsi in costante stato di delitto contro l'umanità. [...] Solo se si evita l'americanizzazione oggi, possiamo evitare la venuta della sovietizzazione. (da Le chaos et la nuit, 1962[8])
  • Ho letto e leggo Julius Evola. [...] Ora, io ignoravo tutto dello stato corporale di questo raro spirito. È quello che è. Ma egli vede!. (da una lettera a Pierre Pascal, 1972[9])
  • I bambini hanno il potere di istupidire completamente quelle che fino a quel momento erano ragionevolmente soltanto coppie di idioti.
Les enfants ont ce pouvoir de rendre complètement abrutis des couples qui jusque-là n'étaient que raisonnablement idiots.[10]
  • I dittatori nascono nelle case dove non si osa dare un ordine alla serva.
Les dictateurs naissent dans les maisons où l'on n'ose pas donner un ordre à la bonne. (da Les Olympiques, Gallimard, Paris, 1954, p. 36)
  • Il suicidio permette di sfuggire alla vita; ma non permette di sfuggire alla caricatura postuma, e specialmente alla caricatura fatta, per leggerezza e passione, delle ragioni del vostro suicidio.[11]
  • Intorno a me, quando starò per morire, niente fiori borghesi. Che fiori siano tutti i volti posseduti, sulla mia bocca, sul mio petto, che io sia soffocato da quei volti. (da Nocturne in La maree du soir. Carnets 1968-1971[4])
  • Io amo gli esseri umani. Si dice che sono misantropo, lo so. Invece osservo gli uomini. Li guardo vivere. È ciò che mi interessa.[12]
  • L'ideale del progresso è sostituito dall'ideale dell'innovazione: non che sia meglio, basta solo che sia nuovo, anche se è peggiore di prima e in modo evidente.[13]
  • L'uomo si interessa all'anima di una don­na, solo se ella ha un bel corpo.[14]
  • [Sullo sport] [...] la continuazione di quel realismo di guerra che eternamente reca l'impronta di Roma.[15]
  • La donna è fatta per l'uomo, l'uomo per la vita, e per tutte le donne. (da Le Jeunes filles[16])
  • [...] la guerra resta per me [...] la più tenera esperienza umana che abbia vissuto.
[...] la guerre est restée pour moi [...] la plus tendre expérience humaine que jai vécue. (da Un Assasin est mon maître, Gallimard, Paris, 1971, p. 225)
  • La speranza è la volontà dei deboli.
Die Hoffnung ist der Wille der Schwachen. (da Nutzloses Dienen, Rauch, Leipzig, 1939, p. 130)
  • La verità è anormale; chi la vede è pazzo o sta per diventarlo. (da La Rose de Sable[13])
  • [...] lo sport coincide coi costumi.[17]
  • Mai vorrei conoscere chi non abbia più niente del bambino che è stato.[18]
  • Mio Dio! In quest'ultimo respiro che ancora mi resta, prima che la spada torni ad annientarmi, fate che essa tagli lo spaventoso nodo di contraddizioni che sono dentro di me, affinché almeno un attimo prima di spirare io sappia finalmente chi sono. (da La regina morta[12])
  • Molti Francesi, e tra loro in modo particolare gli intellettuali parigini, assumono arie superiori quando si tratta di tauromachia. La tauromachia è qualcosa che va molto lontano. Il dramma taurino, noi possiamo incontrarlo a tutte le cantonate della vita e per tutta la vita. Avrei molte cose da dire a questo proposito e con profondità ben maggiore di quando ne scrivevo trent'anni fa. Quello che dovrei dire è essenzialmente questo: il dramma del toro, nel quarto d'ora della corrida, riproduce la vita dell'uomo, riproduce il dramma dell'uomo: nella passione di un animale l'uomo viene ad assistere alla sua passione.[19]
  • Nell'Occidente, dominato dalle donne, culto della sofferenza; nell'Oriente, dove il padrone è l'uomo, culto della saggezza.[20]
  • Non c'è nessun impulso vivace verso il bene né verso il male, in una folla, dove la stessa gioventù non è gioventù; nulla di istintivo, nulla di vigoroso, e financo nulla di naturale in una folla piena di volti di prostitute, dove i più maschi degli stessi maschi si uccidono tra loro con l'arma delle femmine: massa esangue simile a formicolio di vermi bianchi in un frascato. (da Les Célibataires[1])
  • Oh, come l'anima mia s'accorda con l'Onnipotente! | Prosternato al suolo, mordo la Materia. | E, con somma gioia, curvo sulla fresca sabbia, ascolto | l'eco che fa l'eternità ai palpiti della terra. (da Canto di Minosse, trad. di Sandro Paparatti, in Revisione, I, n. 3, 1972, p. 174)
  • Potendo prendere, non prendere è l'atto essenzialmente virile. Il disdegno è più nobile del desiderio. (da Aux fontaines du désir[13])
  • Quando si pensa alla scelta moderna della pittura che cerca sadicamente di disonorare l'essere umano, si è pronti a cadere in ginocchio davanti a questi artisti di un tempo che hanno saputo, con alcuni tratti di bulino, restituire all'eternità ciò che vi è talora di miracoloso nella composizione di un corpo o di un viso.[21]
  • Quando si ritorna dalla Spagna, dall'Italia, dall'Africa settentrionale, cito solo i Paesi che conosco a fondo, quel che colpisce sul volto dell'uomo francese, nel ritrovarlo, è la piattezza. (La France et la morale de midinette, conferenza del 29 novembre 1938[22])
  • [...] quando uno ha visto il mondo non gli resta che il suicidio o Dio.[11]
  • Se dovessi augurarmi di avere una tomba vorrei che mi fosse data da un soldato o da un fanciullo. (da Service Inutile[23])
  • Si freme vedendo giustiziato con quattro righe lo sforzo di tutta una vita, quando si sa come è facile giudicare e difficile è vivere. (da La guerra civile[24])
  • [...] si lasci l'istruzione agli sciocchi! Una ragazzina che abbia conseguito un qualche diploma, anche se in seguito dovesse dimenticare tutto ciò che ha appreso, temo che resterebbe in lei, come in un vaso incantevole che contenne un giorno un liquido nauseabondo, il cattivo odore del finto sapere che un tempo ha ingurgitato.
[...] laissons l'instruction aux sots! Une petite qui aurait obtenu quelque diplôme, eût-elle par la suite oublié tout ce qu'elle a appris, il me semble qu'il resterait toujours en elle, comme dans un vase charmant qui contint un jour un liquide nauséabond, la mauvaise odeur de la demi-science qu'elle a jadis ingurgitée. (da ‪Les Jeunes filles‬: ‪roman‬, ‪Presses de la cité, Paris‬, 1936, p. 213)
  • Sono sempre stato per la censura [...]. Ma a condizione che questa censura sia affidata a delle persone qualificate sia per la loro sicurezza di giudizio che per il loro tatto morale e resa efficiente nel concreto. [...] Non parlo qui che della censura etica.[25]
  • Un museo che si visita con il suo direttore, è un museo che non si è visto.[26]
  • Un po' di vuoto senza identità, le armi al posto del cuore. (da Service inutile[27])
  • [...] una donna deve essere trattata come un'amante, e ciò non per un capriccio passeggero, ma costantemente. (da Le Jeunes filles[16])
  • Vi è qualcosa di così inebriante nella solitudine che un essere, pur da me desiderato, accompagnandomi nel giardino guasterebbe il mio piacere, rubandomi a me stesso. O rigenerazione d'essere solo! Solitudine! Solitudine! Come stringerti abbastanza sul mio cuore? (da Coups de Soleil[4])
  • Via, via, in prigione. In prigione per mediocrità. (da La regina morta, p. 143)

I bestiari[modifica]

  • Quel toro, che cosa graziosa. Un amore. Come si vorrebbe ucciderlo. (c. II)
  • Io applico sempre a questi esibizionisti della bontà, come li chiama uno dei nostri scrittori, il frammento di Pindaro. Gli Sciti affettano in pubblico una tale delicatezza che essi non possono soltanto, dicono, vedere il cadavere di un cavallo. Ma, in segreto, gli divorano coi denti la pelle dei piedi ricurvi e della testa. (c. III)
  • Onore e lunga felicità ai tori bravi e candidi di spirito. Che essi passeggino eternamente nelle praterie celesti, per aver dato una grande gloria ai giovani. (c. III)
  • Com'è abbrutito, quando non uccide! — si diceva Albano.... Lui stesso, quando non era in una passione, aveva l'aria abbastanza abbrutita. (c. V)
  • Non era più un combattimento era un incanto religioso che elevavano questi gesti puri, più belli che quelli dell'amore.... E colui che li disegnava, sollevato da terra come i mistici da una straordinaria felicità corporale e spirituale, si sentiva vivere uno di quegli alti minuti svincolati, ove ci appare qualche cosa di compiuto, che noi tragghiamo da noi stessi e che noi battezziamo Dio. (c. VIII)

Il gran maestro di Santiago[modifica]

  • Alvaro: Voi non sapete fino a qual punto io sia affamato di silenzio e di solitudine: una vita sempre più spoglia. Ogni essere umano è un ostacolo per chi tende a Dio. I movimenti che Dio mi fa la grazia di mettere in me, io non posso sentirli che in una astrazione completa, come quelli che ascoltano la musica ad occhi chiusi. Mi occorrerebbero giornate vuote, tanto vuote. Tutto quello che viene dal di fuori, l'amicizia stessa, e soprattutto l'affetto, vi entrerebbero solo per portare turbamento. (1950, p. 59)
  • Alvaro: L'oro faceva gola, allora [prima della presa di Granata], perché dava potere, e il potere serviva a fare grandi cose. Ora invece si ama il potere perché frutta oro, e quell'oro serve a far bassezze. (1950, p. 60)
  • Bernal: Donar tutto a dei poveri idioti che vi odieranno per aver loro donato.
    Alvaro: La carità non ha senso che quando è ripagata con questo odio. La carità mi vale in cospetto di Dio. (1950, p. 61)
  • Alvaro: Dio non vuole né cerca: Egli è l'eterna calma. Non volendo niente tu rispecchierai Dio. (1950, p. 66)
  • Alvaro: Partiamo per vivere. Partiamo per essere morti e viventi in mezzo ai viventi. (1950, p. 66)
  • La carità contiene parecchi caratteri della passione, perché in ogni sentimento d'indole religiosa, tendente a un assoluto, c'è della passione. La carità ha della passione tutto quanto è fuoco, impetuosità, austerità, esclusività, tirannia, ma serba in sé una parte contemplativa, pura e disinteressata.[28]
  • Un ceppo di quel legno durissimo che nelle Indie orientali chiamano «angelino», del quale i conquistatori avevano rivestito la prora d'una delle loro navi, era venuto a dare in secco sopra uno degli scali di Lisbona, ove serviva di sedile ai poveri. Re Filippo Secondo, veduto il ceppo e saputo il suo ufficio, se n'era commosso e lo aveva fatto mandare all'Escuriale, ove similmente serviva di panca ai poveri. Ora, Filippo Secondo, vicino a morte, comandò che la sua bara fosse tagliata in quel ceppo. Lo stesso legno che aveva solcato i mari sconosciuti, per portare di là da essi la Rivelazione, il legno dei conquistatori divenuto legno dei poveri – Dio, la guerra, la carità – finì barca tenebrosa, la barca di sogno devoluta all'ultimo viaggio del monarca dell'universo.[29]

Il paradiso all'ombra delle spade[modifica]

  • Una sorta di violenza disciplinata e pacata, semplicità, salute, qualcosa di rude e verginale, che non si autocontempla: ecco quel che ho amato nella guerra, sì, amato, nonostante tutta l'angoscia e l'orrore. (p. 112)
  • Qui [sui campi di calcio] tutto è strettamente congiunto con la natura: la terra, il vento, il sole, sono compagni che giocano contro di noi o a favore nostro, e vedi bene che poco fa eravamo i fratelli della pioggia, così com'ero come nella vecchia guerra il fratello delle radici e della notte stellata. (pp. 112-113)
  • Noi non ci diamo cura per nulla d'essere morali, ma, incontrando la sera quella gente di città, pusillanime e sofisticata, con la sua inquietudine e le sue necessità e i suoi peccati e i suoi affanni imbecilli, umanità che non ha in comune con noi se non quelle funzioni che abbiamo in comune anche con le bestie, mi sembra allora di veder chiaramente che questa vita che noi conduciamo è quella che fu sognata dai saggi e da Dio. Peyrony! Peyrony! Noi abbiamo ora la facoltà di immaginarci l'età dell'oro! E se tutto questo, come è giusto credere, non è che un'introduzione a cose più grandi, benvenuto sia sulla nostra età dell'oro il crudo riflesso del secolo di ferro. Il paradiso è all'ombra delle spade. (p. 113)

Infelicità di D'Annunzio[modifica]

  • Il Notturno è un bel libro, e spesso un bellissimo libro. È disuguale, ma quale libro non è disuguale? Bisogna sfrondarlo, ma quale scrittore non è da sfrondare? L'occhio e l'orecchio del poeta raccolgono gli infinitamente piccoli più sottili: la sua memoria li registra; la sua fantasia li trasfigura e li amplifica. Nessun poeta ha più continuamente trasfigurato il reale. Egli stesso parla del suo «senso magico della vita». È proprio questo. E ha osservato come la perdita di un occhio avesse provocato in lui una prodigiosa affluenza di immagini. È stato, credo, il Notturno ad insegnarmi l'attenzione minuziosa e la precisione meticolosa che sono la base dell'arte stessa più trasfiguratrice.
  • Non devo essere molto coraggioso poiché, nei momenti in cui cedevo, ho sempre cercato di rinfrancarmi rievocando il coraggio di un altro. Tutte le filosofie dell'antichità greca e romana – e dopo esse gli italiani del Rinascimento – sono tornate senza falsa vergogna su questo precetto dell'imitazione: immagina quello che avrebbe fatto il tal saggio o il tale eroe, nella circostanza in cui ti trovi, e cerca di fare come lui. [...] Ebbene, ammesso che qual cosa di lui gli sopravviva – ed è per poesia che lo supponiamo – il «fiumiste» può dire a se stesso che c'è almeno uno che, più di un mezzo secolo dopo quei minuti del 13 settembre 1916, rivolge l'animo ad essi quando sente il bisogno di trarsi fuori da una delle sue crisi di debolezza.
  • Si vede sempre D'Annunzio come un uomo che mette in mostra i bicipiti. E Dio sa quanto lo ha fatto. È anche un uomo che ha sofferto, e questo non si vuole né vederlo né dirlo. Sofferto della propria ferita, ma di ciò non parliamo. Sofferto per la morte dei suoi compagni di guerra, e pare che questa sofferenza, da lui descritta, non sia né finta né esagerata.

Le lebbrose[modifica]

  • Dobbiamo decisamente resistere con energia al nostro gusto di ridicolizzarci.
  • Oh, non c'è niente di più idiota di uno psicologo. Come se non si potesse sorridere, quando si soffre!
  • La storia dell'umanità, da Eva in poi, è la storia degli sforzi fatti dalla donna, perché l'uomo sia sminuito e soffra, e divenga il suo uguale.
  • Si mette nella propria arte quello che non si è stati capaci di mettere nella propria vita. Proprio perché era infelice, Dio ha creato il mondo.

Malatesta[modifica]

  • L'inverno è una primavera che si ignora. (p. 374)
  • Non si tratta di vivere, ma di vivere essendo e mostrandosi interamente come si è... e infine vivere così non basta. È necessario anche vivere con gloria.[30]
  • [...] si passa metà della vita a salvarsi la testa.[30]

Théâtre[modifica]

  • Le tragedie degli antichi non sono soltanto quelle dei membri di una stessa famiglia, ma anche dei diversi individui che esistono in una stessa persona. (p. 37)
  • Sono due i momenti della creazione drammatica. La creazione proveniente dall'emozione che offre la materia. Poi la creazione dell'arte che giudica, sceglie, combina e costruisce. (p. 37)
  • Quando mi fu richiesto di fare la sceneggiatura di un film su Ignazio di Loyola, mi sono accorto che una delle incoscie ragioni per le quali avevo potuto mettere in scena il giansenismo in Port-Royal, era perché oggi non v'è nessuno che possa rappresentare o difendere questa confessione, nessuno quindi che avrebbe desiderio di influenzarmi, di controllarmi, di imbrigliarmi e di costringermi a dire ciò che voglio dire. (p. 38)
  • Essere di questo mondo senza esserne prigioniero. Prendervi parte senza impegnarsi completamente. Giocare senza cercare o pretendere di vincere. Ritegno nell'agire piuttosto che rifiuto di agire: come il sorprendente abbandono del nuotatore, come il ritmo del passo dell'alpinista. (p. 39)
  • Le Maître se Santiago è il dramma dell'amore dell'uomo per una vita elevata e pura, di cui il dio dei cristiani non ne è che un pretesto. Malatesta è il dramma dell'amore dell'uomo per l'idea che si è fatto di se stesso e che vorrebbe imporre agli altri. L'Exil – il mio primo lavoro teatrale scritto a diciotto anni – è essenzialmente il dramma dell'amore materno. Allo stesso modo La Reine morte è essenzialmente il dramma dell'amore materno (Inès) e paterno (Ferrante); gli altri temi (temi della paura, tema dell'amore ecc.) sono secondari. Fils de Personne è nuovamente il dramma dell'amore paterno. Tutti i miei lavori sono delle opere sull'amore. (p. 39)
  • Alla prima di Santiago ero seduto al fondo della sala fra le due guardie di servizio. Abituato agli usi della tauromachia che vuole si arresti il matador che ha mancato il suo toro, non potevo liberarmi di un certo disagio: mi sembrava che le guardie mi avrebbero arrestato se la commedia fosse caduta. (p. 39)

Citazioni su Henry de Montherlant[modifica]

  • Adepto di potenze perdute, di bellezze spente, il suo regno non esisteva più su questo mondo. (Piero Buscaroli)
  • È di regola, a proposito di Montherlant, citare Barrès. E se i più colti risalgono nientemeno che a Pindaro, a Senofonte, (al Senofonte ufficiale di cavalleria, più che al discepolo di Socrate), e all'inevitabile Alcibiade, i più avvertiti risalgono a Bossuet, a Pascal. Tanto par facile ritrovare in certo sontuoso spirito cattolico del Gran Secolo, o nella febbrile e crudele introspezione pascaliana, quel miscuglio di sensualità, di erotismo, e d'inquietudine cristiana, che fa sì forti al palato le migliori pagine. [...] Montherlant si mostra nella sua vera natura, fredda e violenta, dominata e repressa da un ordine morale che in lui, di antica e nobile famiglia, né la cultura né l'estetismo son riusciti a corrompere. Un ordine morale cattolico, nel suo significato più cavalleresco. (Curzio Malaparte)
  • Forse il più grande tra i nostri scrittori viventi. (Georges Bernanos)
  • Il segreto metafisico che chiude la sua vita mai lo conosceremo. Soltanto qua e là, disseminate attraverso la sua opera, in frasi e pensieri, scopriremo piccole luci rivelatrici del suo mistero. Come i Romani, suoi modelli di sempre, Montherlant lottò, trionfò, fu vinto, conquistò un impero nelle lettere del secolo, aspettando qualche cosa, come i contemporanei di Ovidio e di Augusto, qualche cosa che, forse, gli fu rivelato o concesso prima di uscire dalla scena. (Vintilă Horia)
  • Montherlant: un autore di teatro meraviglioso, discusso da dei pigmei. (Gabriel Marcel)
  • Nel rumore del «secolo vile» la sua opera, unicamente attenta ai grandi valori aristocratici, si accampa come una torre d'avorio che è anche un eremo. Discendente dalla stirpe catalana dei conti di Montherlant, questo grande scrittore ha sempre avuto il sentimento preciso di essere l'erede di una tradizione preziosa, di essere chiamato a riaffermarla. Egli amava ricordare come il nonno, zuavo pontificio, avesse «difeso spada alla mano l'eredità dei Cesari» e come il suo bisavolo materno, il conte di Riamcey, avesse guidato il partito legittimista ultramontano ai tempi di Napoleone III. Montherlant si diceva della razza che «urla ai lupi» e vedeva come un segno del destino il fatto di essere venuto alla luce il giorno in cui ricorre il Natale di Roma, il 21 aprile del 1896, a Parigi. (Giorgio Locchi)
  • Se ho il torto di amare autori «reazionari» come Montherlant e Rebatet e Michel de Saint-Pierre, se ancora indugio su Proust e Gide e Bernanos e Mauriac e Maurois, lapidatemi. (Enzo Giudici)
  • Un poeta di gran razza. (Gabriele D'Annunzio)
  • Una delle cose che più mi ha avvicinato a Montherlant e che, probabilmente, di rimando gli ha permesso di dare credito alla mia persona, è stato il modo d'intendere all'unisono la fallacità della nostra èra materialistica, la crisi di base che travaglia talune coscienze e che si contrappone alla beatitudine ebete, presuntuosa e prepotente, dei tanti che si credono interpreti e custodi autorizzati di un'etica la quale non può essere, perché priva di ogni anelito di coscienza morale. (Renzo Rossellini)
  • Uno scrittore muscoloso e spietato, anzi insolente, formatosi, carattere e stile, nella guerra e nello sport più rischioso, tanto che s'è perfino esercitato in parecchie corride a fare da espada. Nelle lodi dei corpi belli e dell'ardimento continuo e del franco piacere, lo stesso D'Annunzio sembra meno sfrontato di lui perché spesso attutisce l'urto con l'olimpica evocazione degli antichi e dell'arte. (Ugo Ojetti)

Note[modifica]

  1. a b Citato in Concetto Pettinato, Antiromanzo, La Stampa, 1° agosto 1934, p. 3.
  2. a b Dall'intervista di Luigi Bàccolo, Intervista con Montherlant, Il dramma, A. 45, n. 10, luglio 1969, p. 57.
  3. Citato in Testi per Bo, Il Frontespizio, XII, fasc. 4, aprile 1940, p. 237.
  4. a b c d Citato in Maurizio Serra, La dedica di D'Annunzio a Montherlant, in L'esteta armato : il poeta-condottiero nell'Europa degli anni Trenta, Il Mulino, Bologna, 1990, p. 210.
  5. Da Il cardinale di Spagna, in Il cardinale di Spagna; Port-Royal, Bompiani, Milano, 1961, p. 101.
  6. Da Le lebbrose, in Ragazze, Mondadori, Milano, 1958, p. 628.
  7. Citato in Stenio Solinas, L'illusione peggiore? Pensare di vivere senza avere illusioni, il Giornale.it, 28 dicembre 2013.
  8. Citato in Luigi Báccolo, Notre Dame la France, Il Ponte, a. XX, n. 3, marzo 1964, p. 394.
  9. Citato in Pierre Pascal: Lux evoliana, in Testimonianze su Evola, a cura di Gianfranco de Turris, Edizioni Mediterranee, Roma, 1985, p. 166.
  10. (FR) Citato in Jean Cau, ‪Contre-attaques; précédé d'un Eloge incongru du lourd‬, ‪Le Labyrinthe‬, Paris, 1993, p. 86.
  11. a b Citato Stenio Solinas, La scelta stoica e terribile di andarsene a modo suo, il Giornale.it, 01 dicembre 2010.
  12. a b Citato in Carlo Maria Pensa, "La regina morta" di Montherlant, Radiocorriere TV, n. 44, 1965, p. 21.
  13. a b c Da Appendice, in L'infinito è dalla parte di Malatesta, Raffaelli, Rimini, 2004.
  14. Citato in Il dramma, A. 44, n. 2, novembre 1968, p. 131.
  15. Citato in Giorgio Locchi, De Montherlant l'ultimo scrittore aristocratico, Il Tempo, anno XXIX, n. 242, 23 settembre 1972, p. 3.
  16. a b Citato in Ferdinando Castelli S.I., Henry de Montherlant, cavaliere del nulla, in La Civiltà cattolica, Quaderno 2946, 1973, p. 546.
  17. Citato in Alain de Benoist, Il feticismo del primato, il Giornale.it, 02 agosto 2008.
  18. Citato in Maurizio Cabona, Guai agli adulti che non ricordano di essere stati una volta bambini, il Giornale.it, 09 luglio 2010.
  19. Da Nota IV: Le due porpore, in Il cardinale di Spagna; Port-Royal, Bompiani, Milano, 1961, p. 141.
  20. Da Il demone del bene, in Ragazze, Mondadori, Milano, 1958, p. 473.
  21. Da La medaglia d'Isotta, in L'infinito è dalla parte di Malatesta, Raffaelli, Rimini, 2004, p. 132.
  22. Citato in Maurizio Serra, La dedica di D'Annunzio a Montherlant, in L'esteta armato : il poeta-condottiero nell'Europa degli anni Trenta, Il Mulino, Bologna, 1990, p. 217.
  23. Citato in Maurizio Serra, La dedica di D'Annunzio a Montherlant, in L'esteta armato : il poeta-condottiero nell'Europa degli anni Trenta, Il Mulino, Bologna, 1990, p. 216.
  24. Citato in Maurice Bardèche, Sei risposte a Renzo De Felice, Giovanni Volpe Editore, Roma, 1976, p. 187.
  25. Dall'intervista di Vittorio Abrami, A colloquio con Montherlant, Il Popolo, 26 ottobre 1963.
  26. Citato in Stenio Solinas, Memorie di Marguerite dall'isola della scrittura, il Giornale.it, 23 aprile 2015.
  27. Citato in Ferdinando Castelli S.I., Henry de Montherlant, cavaliere del nulla, in La Civiltà cattolica, Quaderno 2946, 1973, p. 551.
  28. Citato in Antonio Corsaro, Per Montherlant, in Astrattismo nella poesia francese del Seicento e altri studi, Palermo, Flaccovio, 1968, pp. 258-259.
  29. Citato in Antonio Corsaro, Per Montherlant, in Astrattismo nella poesia francese del Seicento e altri studi, Palermo, Flaccovio, 1968, p. 255.
  30. a b Citato nell'abstract di De Montherlant Henry, L'infinito è dalla parte di Malatesta, Raffaelli editore, Rimini, 2004.

Bibliografia[modifica]

  • Henry de Montherlant, I bestiari, in Rodolfo De Mattei, Viaggi in libreria, Sansoni, Firenze, 1941, pp. 179-185.
  • Henry de Montherlant, Il gran maestro di Santiago: dramma in tre atti, traduzione di Cesare Vico Lodovici, Sipario, a. 5, n. 45, 1950.
  • Henry de Montherlant, Il gran maestro di Santiago. La regina morta. Malatesta, traduzione di Massimo Bontempelli e Camillo Sbarbaro, Bompiani, Milano, 1952.
  • Henry de Montherlant,Théâtre, in Lucio Ridenti, Il dramma, 1952, N. 156.
  • Henry de Montherlant, Le lebbrose, in Ragazze, traduzione di Maria Luisa Cipriani Fagioli, Mondadori, Milano, 1958.
  • Henry de Montherlant, Il paradiso all'ombra delle spade, in Calcio: I racconti del calcio, a cura di Giordano Goggioli, Edizioni sportive italiane, Roma, 1970.
  • Henry de Montherlant, Infelicità di D'Annunzio, Corriera della Sera, 18 febbraio 1972, p. 3.

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