I cavalieri che fecero l'impresa
I cavalieri che fecero l'impresa
| Titolo originale |
I cavalieri che fecero l'impresa |
|---|---|
| Lingua originale | italiano, francese, inglese |
| Paese | Italia, Francia |
| Anno | 2001 |
| Genere | epico, avventura, drammatico, storico |
| Regia | Pupi Avati |
| Soggetto | Pupi Avati |
| Sceneggiatura | Pupi Avati |
| Produttore | Antonio Avati. Tarak Ben Ammar, Mark Lombardo |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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I cavalieri che fecero l'impresa, film del 2001, regia di Pupi Avati.
Sono tornato, sire, per dirvi che l'impresa, che non osavate sperare, si è compiuta, e per rivelarvi i nomi dei cavalieri che la fecero. E vi dirò come la luna, che indirizzò i loro destini, li fece degni di questo grande compito.
Chi di loro venne concepito nella tredicesima luna visse nell'onore e nella felicità di ogni cosa intrapresa: Jean de Cent Acres fu concepito nella tredicesima luna.
Chi invece fu concepito nella ventottesima luna ebbe carattere contorto e comportamento audace: Ranieri di Panico fu concepito nella ventottesima luna.
Chi venne concepito nella ventitreesima luna fu benevolo, ma fu vittima di malefizi oscuri: Giacomo di Altogiovanni fu concepito nella ventitreesima luna.
Chi venne concepito nella prima luna onorò solo chi seppe riconoscere i meriti della sua arte guerresca: Vanni delle Rondini fu concepito nella prima luna.
Chi venne concepito nella quinta luna ebbe sempre sguardo nuovo sulle cose del creato: Simon di Clarendon fu concepito nella quinta luna. Di questi cavalieri, sire, voi solo dovete conoscere la vicenda. (Giovanni da Cantalupo, davanti al sepolcro di Luigi IX)
Frasi
[modifica]- Giacomo di Altogiovanni, per la potestà dei santi e degli arcangeli guerrieri, e quale primogenito ed erede della signoria di Clarendon, per premiare il coraggio che avete dimostrato in combattimento vi invitiamo a unirvi a noi in questa santa impresa e vi armiamo cavaliere. (Simon di Clarendon)
Dialoghi
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Citazioni in ordine temporale.
- Interprete: Il nostro imperatore ha accolto la vostra preghiera.
Giovanni da Cantalupo: Ho per nome Giovanni da Cantalupo, e mi trovo al cospetto del Prete Gianni per incarico di Luigi, re dei Francesi. [il Prete Gianni parla nella sua lingua]
Interprete: Potete porre la vostra domanda.
Giovanni da Cantalupo: Prima che su queste terre scendesse la distruzione portata da empi cavalieri segnati dalla croce, si venerava, nella città di Edessa e poi in Bisanzio, una reliquia: il sudario del Cristo nel quale è impresso il suo volto ed è prova della sua resurrezione. Da moltissimi anni io cerco questa reliquia, e per questa mia ostinazione fui sospeso dal potere di dire messa. Sono giunto fino a Voi sapendovi onnisciente su quest'immenso impero che si estende fino ai confini del Paradiso Terrestre, per chiedere dove debba orientare le mie ricerche. [il Prete Gianni parla nella sua lingua]
Interprete: Cercate colui che cuoce sui sassi il pane del re. - Giovanni da Cantalupo: Quand'ero ragazzo come voi ho parlato al vostro re. Era venuto a pregare a Santa Maria Maddalena a Vézelay, perché lo aiutasse ad estirpare le tante eresie. Così mi offrii di aiutarlo: lui non si accorse della gracilità del mio corpo e della poverezza del mio spirito. Mi disse: "Trovatemi la santissima immagine del Cristo vero, che prova la sua morte e la sua resurrezione, così che tutte le eresie che angustiano la Francia siano tacitate." Da allora ho dedicato ogni giorno della mia esistenza alla ricerca di quella reliquia.
Jean de Cent Acres: Siamo venuti qui a combattere gli infedeli, ma non abbiamo fatto in tempo a sellare i cavalli che già domani dobbiamo prepararci per il ritorno. Mio padre ha dovuto vendere la sua casa e l'essiccatoio per armarmi. A un guardacaccia di Montpensier sembrava un buon investimento, mandare un figlio a combattere a fianco del re.
Giovanni da Cantalupo: Eh! E come riuscì a farvi diventare cavaliere?
Jean de Cent Acres: Il re era molto smagrito ultimamente. Vomitava tutto quello che ingeriva, ma gli era venuta una gran voglia di una piccola focaccia di farina e acqua, come quella che mangiava quando andava a caccia con suo padre nei boschi. La chiamano "il pane dei bracconieri". Così la mattina io gliela portavo, e la mangiava a piccoli morsi. Mentre masticava era come se fosse tornato un ragazzo. È per questo che mi chiese se volevo seguirlo oltremare.
Giovanni da Cantalupo: Come l'hai cucinata quella focaccia?
Jean de Cent Acres: Nei boschi, alla maniera dei cacciatori.
Giovanni da Cantalupo: Come l'hai cotta?
Jean de Cent Acres: Sui sassi roventi tolti dal fuoco. Perché?
Giovanni da Cantalupo: Cuoci sui sassi il pane del re... Cuoci sui sassi il pane del re!
Jean de Cent Acres: Sarà meglio che io ora vada a dormire.
Giovanni da Cantalupo: Siete voi... Siete voi! È un miracolo del buon Dio. Siete voi il designato che può riuscire, che può portare a compimento l'impresa. Non andate via! - Rolando da Gesso: La spada a cui stai lavorando è per un giovane che si guadagnerà da vivere la prossima primavera. Se ucciderà o sarà ucciso, dipende da quest'arma.
Giacomo di Altogiovanni: Lo so.
Rolando da Gesso: Dev'essere pronta per la festa di sant'Aureliano.
Giacomo di Altogiovanni: Sarà pronta. Però... sarete voi a finirla.
Rolando da Gesso: No. Io ti ho insegnato che ogni spada ha un'anima, e come farla venire fuori battendola su un'incudine, ma c'è un ultimo segreto che ho tenuto soltanto per me: come fare una lama che non si spezza mai, una spada che può solo vincere. Hai paura?
Giacomo di Altogiovanni: No.
[Cambio scena. Rolando e Giacomo si addentrano in una grotta.]
Rolando da Gesso: Piscio di donna gravida ed escrementi di oca selvatica. Qui, oggi, diventerai mastro spadaio. [scopre un crocifisso tenuto all'ingiù] Vuoi ancora restare?
Giacomo di Altogiovanni: Sì.
Rolando da Gesso: Dovrai ripetere tutto quello che dico, anche se non ne capirai il significato. [Giacomo annuisce] Nema, olam, a son.
Giacomo di Altogiovanni: Nema, olam, a son. - Monaco portinaio [presentando gli ospiti nel refettorio]: Sono cavalieri che vanno alla cerca del reliquio della deposizione del Cristo.
Abate cieco: È bizzarro che l'arrivo di uomini che si apprestano a una così venerabile impresa sia preannunciato dal terremoto, uno strumento del male. Da dove venite?
Ranieri di Panico: Dalle terre di Panìco e di Stagno.
Abate cieco [si alza]: Solo qualche giorno addietro, proprio in quelle terre, il grande potere del Maligno si è manifestato. Voi non avreste mai dovuto sceglierlo come compagno di viaggio, in un'impresa che dovrebbe essere benedetta dal cielo. Da quando avete fatto entrare l'orrenda carogna in questa santa casa di Dio, ne ho sentito l'olezzo. E non solo io: c'era un'allodola o un passero che svolazzava qui dentro, ma credo che quel venefico effluvio abbia fermato quel volo innocente per sempre.
Novizio [raccoglie l'uccello morto]: Eccolo, è qui!
Ranieri di Panico: Siamo cavalieri, purificati da veglie e digiuni...
Abate cieco: In quanti siete, signori?
Vanni delle Rondini: Due. Due cavalieri.
Abate cieco: Non siete solo voi due. Persino un cieco come me vede che state mentendo.
Vanni delle Rondini: È vero, c'è il mio scudiero con noi. È... è un esperto armaiolo.
Abate cieco: Allora egli è un fabbro. Non avevo alcun dubbio. Se ne sta nascosto lì, vero?
Monaco: Sì, è proprio lì!
Abate cieco: Se hai la lingua, fabbro, dicci dunque il tuo nome.
Giacomo di Altogiovanni: Giacomo di Altogiovanni.
Abate cieco: Sei stato battezzato?
Giacomo di Altogiovanni: Sì.
Abate cieco: Quindi non sarà affatto difficile per te farti il segno della croce [si segna] e ripetere: "Io con questo segno mi confermo figlio di quel Cristo che dopo atroce agonia è morto per me sul Calvario". [Giacomo si accascia a terra. L'abate si rivolge ai monaci] Ditemi, si è segnato?
Monaco: No.
Abate cieco: Non ne è capace perché il Diavolo gli impedisce di farlo. Ti sei legato a Satana, alla più orrenda creatura. Che gli altri due vengano mandati liberi purché lascino il monastero stanotte stessa. Se hanno dei cavalli e delle armi, che vengano riconsegnati loro solamente dall'altra parte del ponte di Numana.
Vanni delle Rondini: E lui?
Abate cieco: Avviseremo il signore di Offagna questa sera, perché sia presente all'interrogatorio che merita. Un posseduto che diventa scudiero di un cavaliere è una cosa davvero singolare: potrebbe destare dei sospetti.
Ranieri di Panico: Ve lo giuro sulla Vergine, sul Cristo e su tutti i santi che eravamo all'oscuro! Ci ha ingannati.
Abate cieco: È vero?
Ranieri di Panico: Certo che è vero. Lui non sapeva niente.
Abate cieco [con enfasi]: È vero? - Simon di Clarendon: Dovete proseguire da solo. Io sono un impedimento per voi, ma è importante che vi dica tutto. Molti uomini appartenenti al seguito del re sono legati segretamente a un'eresia. Si dice che usino una sacra reliquia in riti blasfemi. La reliquia era nelle mani di un discendente dei de La Roche.
Jean de Cent Acres: Amaury de La Roche? Era il favorito del re.
Simon di Clarendon: Per raggiungere Tebe... [ansima]
Jean de Cent Acres: Sì?
Simon di Clarendon: La principessa...
Jean de Cent Acres: La principessa?
Simon di Clarendon: Lei è... lei è monca... di una mano e di un piede. - Simon di Clarendon: Mi avete riportato in vita. Potete chiedermi qualsiasi cosa vogliate.
Guaritore: Allora vi chiedo di essere umile e misericordioso con chiunque incontriate, soprattutto con i nemici, come lo è stato Dio con voi questa notte. Ne sarete capace?
Simon di Clarendon: Voglio esserne capace. [sia abbracciano e si congedano] - Simon di Clarendon [vedendo un'armata che si sta schierando in cima a una collina]: Sono qui per noi...
Vanni delle Rondini: Se sono venuti in tanti è perché ci temono.
Simon di Clarendon: Signori! Ci uccideranno tutti!
Vanni delle Rondini: Li uccideremo noi, signori! Non dimenticate la nostra indomabile audacia.
Ranieri di Panico: Dovete imparare a non contare i vostri nemici!
Simon di Clarendon: Devo imparare...
Jean de Cent Acres: Vi voglio bene, signori, e giuro che la mia spada parerà tutti i colpi a voi destinati.
Ranieri di Panico: Vi amo, cavalieri, come amo il mio stesso cuore.
Vanni delle Rondini: Anch'io vi amo, e prenderò tutte le vostre paure su di me.
Jean de Cent Acres [a Giacomo]: Non ci avete mai parlato della donna che amate. Ora che siete cavaliere, potete rivelare il suo nome ai vostri pari.
Giacomo di Altogiovanni: Una ragazza delle lagune, di nome Agnese. Lei non mi voleva perché facevo il tintore, così decisi di diventare fabbro, e mi respinse lo stesso. È lei la donna che amo.
Simon di Clarendon: Ora che siete cavaliere vi vorrà.
Giacomo di Altogiovanni: Lo spero.
Ranieri di Panico: Stiamo per batterci contro i grandi cavalieri di Francia: i cavalieri più nobili del più nobile dei regni. Il nostro sogno [sguaina la spada, subito imitato dagli altri] si è avverato! [partono al galoppo]
Vanni delle Rondini: Ora portiamo a casa la vittoria!
Giovanni da Cantalupo: Sire, furono questi i cavalieri che fecero l'impresa, facendomi tenere fede alla promessa che vi feci. I loro nomi e il loro ricordo dovranno essere dimenticati per sempre, ma io prego il buon Dio che possano restare qui con voi, fra queste mura, a spartire il loro sonno con il vostro sonno, per sempre. [riecheggiano le ultime parole dei cavalieri]
Testo in sovrimpressione: Il 19 settembre del 1356 Geoffroy de Charny, nipote ed omonimo del precettore di Normandia, espose per la prima volta la Sacra Sindone in Occidente, a Lirey nella diocesi di Troyes. Erano trascorsi più di ottanta anni dal compiersi dell'impresa.
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