Ignazio Ciampi
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Ignazio Ciampi (1824 – 1880), avvocato, storico e poeta italiano.
Citazioni di Ignazio Ciampi
[modifica]- Veramente il Mercuri poteva essere un gran pittore, e non gli si può perdonare di non esser giunto a ciò, che per la gloria acquistata sopra tutti nell'incisione, onde meritò che in Francia gli dicessero, allorché espose la Sant'Amelia: «Egli scrive sotto i suoi rami: Mercuri pittore. O signor Mercuri! Voi dovete essere davvero un gran pittore: ma per l'avvenire dell'incisione, per l'amore di quest'arte, ve ne preghiamo, restate incisore!».[1]
La commedia italiana
[modifica]- [...] io vi parlerò di Scaramuccia, di quello che ha saputo lasciare, morendo, centomila scudi nell'arca. Orsù, ditemi, chi non parlerebbe volentieri di un uomo che seppe farsi sì ricco ancorché non fosse stato quel valente attore che fu? Egli fu una buona lana, che si chiamò in verità Tiberio Fiorilli: un vagabondo, un poltrone, che avea in corpo, senza nulla saperne, la favilla del genio: la favilla del genio una volta rarissima, ma oggidì, per grazia del cielo, riscaldante qualunque o gorgheggi o gesticoli o stringa una penna tra i polpastrelli delle dita. (p. 319)
- Nell'anno 1660 Tiberio [Fiorilli] passò le nevi de' monti delle Alpi, i quali fecero tremar di paura la ingenua Marinetta [sua moglie], e dopo faticoso viaggio toccò le porte della beata Parigi. E siccome era uopo recar meraviglia per acquistare benevolenza; cosi pensò bene di presentarsi a Luigi XIV coll'abito da teatro in dosso ed accompagnato dal cane e dal pappagallo, fedelissime bestie. Le quali si graziosamente coll'abbaiamento e coll'eco seguirono il suono della sua chitarra e il canto della sua voce: che il re ne fu preso di amore grandissimo e per esse forse, più che per altro, mise Scaramuccia in sua grazia. (p. 325)
- [...] ritornando a Scaramuccia, benché egli avesse di che lodarsi del paese [la Francia] e del re [Luigi XIV]; pure, sorpreso dal male della patria, volle un tratto ritornarsene in Italia, ove poco prima s'era portata la sua Marinetta. E per non mancare al proprio ingegno, chiese a ciascun gentiluomo un paio di stivali, e tanti n'ebbe da poterne fornire uno squadrone di cavalleria. Vendutili, se ne fece un bel paio, e giunse a Firenze, dove abbracciò la moglie, cui l'aria più mite non avea guarita dal fantastico umore. (p. 328)
- [Eugène Scribe] Sin da fanciullo la Musa parve invitarlo, ma non già quella Musa ch'era venuta un secolo prima accanto a Molière, il cui riso sereno, largo e profondo faceva correre col pensiero alla licenza della commedia antica, ma bensì una sorella più giovane, più leggiera e più dolce, che si potrebbe piuttosto chiamare la Musa del sorriso. (p. 344)
- [...] qualcuno dei più graziosi lavori dello Scribe stabilì le leggi di un genere ove egli fu eccellente, quantunque queste medesime leggi fossero da lui stesso in appresso violate. I Due precettori, la Sonnambula, Michele e Cristina, l'Interno di un banco venian fuori a mano a mano come principio di quella serie di commedie leggiere mescolate di canzonette, che dovevano render popolare nell'intiera Europa il nome e le grazie di una forma drammatica, nata sotto il cielo di Francia, ossia il Vaudeville. Non sarebbe rendere degna lode allo Scribe ove non si facesse diligente menzione di questo primo esplicarsi del suo ingegno, di questa fase, che potrebbe chiamarsi la primavera della sua vita letteraria. (p. 348)
Note
[modifica]- ↑ Da Vita di Paolo Mercuri incisore, Vincenzo Salviucci editore, Roma, 1879, cap. II, pp. 22-23.
Bibliografia
[modifica]- Ignazio Ciampi, La commedia italiana. Studi storici, estetici e biografici, coi tipi dei Galeati in Imola, Roma, 1880.
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