Il 7º viaggio di Sinbad
Il 7º viaggio di Sinbad
Locandina statunitense
| Titolo originale |
The 7th Voyage of Sinbad |
|---|---|
| Lingua originale | inglese |
| Paese | Stati Uniti d'America |
| Anno | 1958 |
| Genere | avventura, fantastico, epico |
| Regia | Nathan Juran |
| Soggetto | Kenneth Kolb |
| Sceneggiatura | Ken Kolb |
| Produttore | Charles H. Schneer, Ray Harryhausen |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
Ridoppiaggio (2000)
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| Note | |
| Effetti speciali: Ray Harryhausen | |
Il 7º viaggio di Sinbad, film statunitense del 1958 con Kerwin Mathews, regia di Nathan Juran.
- Frasi e dialoghi tratti dal ridoppiaggio del 2000 se non diversamente indicato.
Sinbad: Harufa!
Harufa: Sì, capitano?
Sinbad: Sonda la profondità.
Harufa: Uno scandaglio, qui?
Sinbad: Sì.
Harufa: Certo, capitano.
Marinaio n. 1: Ma è impossibile che si possa attraccare proprio qui dopo le colonne d'Ercole.
Marinaio n. 2: Mi sa tanto che la fame lo ha fatto impazzire. La sua pancia è vuota come la nostra.
Marinaio n. 1: E se ci fosse una terra, scommetto che nessun uomo avrebbe il coraggio di metterci piede.
Marinaio n. 2: Sinbad forse. Lui non ha paura di niente.
Frasi
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Citazioni in ordine temporale.
- Da una terra inesplorata e misteriosa | dove gli dei non possiedono templi né altari | enigmatico genio, io ti invoco, appari! [incantesimo] (Sokurah)
- Guarda pure la tua città e godi della sua vista. Tra qualche giorno non sarà altro che un'ammasso di macerie fumanti. (Sultano)
- Se c'è da salvare la vita, combattiamo contro gli uomini, non contro i mostri. (Ali)
- Allah ha tanti modi per alleviare gli affamati. (Sinbad)
- La fame non conosce gerarchia. (Sinbad)
Dialoghi
[modifica]- Sinbad: Che Allah possa farci trovare cibo e acqua.
Harufa: Che possa il grande Allah non farci trovare nient'altro. - Sadi: Ma è questa l'ora di bussare alla porta di una principessa?
Sinbad: Ho una buona notizia da dare alla tua padrona.
Sadi: Stratagemmi da marinaio! Via, via a navigare per altri mari!
Parisa: Sadi, sii più cortese col capitano. Lui non ha colpa se quelle correnti misteriose ci hanno portato fuori rotta, o mi sbaglio?
Sadi: Ma è stato lui che ti ha portato via dagli agi del palazzo di tuo padre, sì o no?
Parisa: Perché io ho accettato.
- Sadi: Non è questa l'ora di bussare alla nostra camera da letto!
Sinbad: Scusate il disturbo, ma porto buone notizie.
Sadi: I suoi scherzi non funzionano. E ora fuori di qui! Vada a farsi una passeggiata!
Parisa: Sadi, dovresti essere più gentile col capitano. Non è lui il responsabile dei venti misteriosi che ci hanno portati fuori rotta. O sei tu?
Sadi: Io lo biasimo per averti portato via dal castello di tuo padre per offrirti questo.
Parisa: Io sono partita volentieri.[1]
- Sinbad: Ci troviamo davanti a un'isola dove ho buone speranze di trovare l'acqua e i viveri.
Sadi: Menomale, allora! Quel pirata di Harufa aveva già messo gli occhi sul mio pappagallo.
- Sinbad: Domani cercheremo cibo e acqua per continuare il viaggio.
Sadi: Il cibo cercatelo subito! Quel pirata di Harufa ha già messo gli occhi sul mio pappagallo.[1]
- Parisa: Credo che l'isola tu te la sei inventata con questo scopo.
Sinbad: Per un bacio, Parisa, inventerei tutto un continente.
- Parisa: Io credo che tu abbia inventato l'isola solo per darmi un bacio.
Sinbad: Per un altro bacio così, inventerei un continente intero.[1]
- Sinbad: Chi sei tu?
Sokurah: Il mago Sokurah, per servirti.
Sinbad: E ci tieni tanto a quella lampada che non esiteresti a tornare sull'isola dei ciclopi?
Sokurah: Sarei disposto a fare qualsiasi cosa pur di riaverla.
Sinbad: Questo tuo insensato desiderio per poco non ci costava la vita.
Parisa: Se tu sei veramente un mago, perché non usi il tuo potere per ucciderli tutti i ciclopi?
Sokurah: Avevo già preparato un veleno esattamente per questo scopo, ma non sono riuscito a convincere i ciclopi a ingoiarla.
- Sinbad: Chi sei tu?
Sokurah: Il mago Sokurah, per servirti.
Sinbad: E quella lampada ti è preziosa a tal punto da farti tornare sull'isola dei ciclopi?
Sokurah: Accetterei di correre qualsiasi rischio per riaverla.
Sinbad: La tua ambizione sfrenata stava per costarci la vita.
Parisa: Ma se lei è veramente un mago, perché non usa i suoi poteri per eliminare quei mostri?
Sokurah: Avevo già preparato una pozione velenosa a questo proposito, ma non sono mai riuscito a convincere i ciclopi a ingoiarla.[1]
- Sokurah: I venti che hanno spinto qui questa nave ne hanno fatto naufragare tante altre sull'isola di Colossa, e per secoli i ciclopi hanno accumulato le ricchezze che ritrovavano. Il tesoro di cui potremo impadronirci sull'isola vale migliaia di volte quello che valgono queste pietre.
Sinbad: Noi abbiamo compiuto una missione per il califfo di Baghdad. Un nostro mancato ritorno potrebbe spingere il paese in una guerra, e questo è un rischio che non posso accettare. Non ho altro da dire in proposito!
- Sokurah: Capitano, i venti del nord che hanno spinto qui questa nave ne hanno fatte naufragare parecchie sull'isola di Colossa, e i tesori che erano su di esse sono stati recuperati dai ciclopi. Quei mostri hanno accumulato una fortuna che vale migliaia e migliaia di volte quello che valgono queste gioie.
Sinbad: Noi abbiamo compiuto una missione per il califfo di Baghdad. Il nostro mancato ritorno potrebbe far scoppiare una guerra nel paese, e questo è un rischio che non posso accettare. Sono le mie ultime parole![1]
- Parisa: Il mio futuro sposo è un personaggio importante in questa città.
Sinbad: Mi acclamano per le notizie che porto: la pace conclusa col regno di tuo padre.
Parisa: Allora vuoi sposarmi solo per salvare Baghdad dalla distruzione?
Sinbad: Io ti sposo perché non so vivere senza di te. I tuoi occhi sono più potenti di tutti gli eserciti di tuo padre. - Califfo: Chi è questa bellissima creatura?
Sinbad: La principessa Parisa. Lei è la figlia del sultano di Chandra. Soprattutto, è la mia fidanzata e simbolo di eterna amicizia tra i due reami.
Califfo: Benvenuta come figlia, mia cara, perché io considero Sinbad un figlio. - Parisa: Sai, credevo che non esistesse una città più bella di Chandra. Baghdad è un'altra cosa.
Sinbad: È la tua presenza che la rende così bella. Prima che arrivassi, non lo era.
Parisa: Ora che siamo in questa reggia, tutti i rischi corsi fino a ieri sembrano frutto dell'immaginazione.
Sinbad: Eppure li abbiamo corsi veramente.
Parisa: Probabilmente è stato un sogno, Sinbad. E quel brutto gigante un incubo.
Sinbad: È un incubo anche Sokurah, il nostro ospite? A me sembra anche troppo vero.
Parisa: In quella specie di mago c'è qualcosa che mi spaventa. Voglia il cielo che svanisca nel nulla!
Sinbad: È deciso a riprendere possesso della lampada magica. La sua vita è condizionata da questo desiderio ossessivo.
Parisa: Ho pietà di lui, perché la vita offre ben altro. - Sultano: Ma sarai veramente felice qui con Sinbad, figlia mia?
Parisa: Certo, ogni volta che sorge il sole lo amo di più.
Sultano: Io mi ero già pentito di averti lasciata partire. Se ti fosse successo qualcosa, avrebbero conosciuto la mia vendetta.
Parisa: Qui mi amano tutti, padre. Ti prego, non dubitarne. Ecco il califfo! Sorridi, è stato tanto buono con me!
- Sultano: Sicura che sarai felice con Sinbad qui a Baghdad?
Parisa: Altroché! Lo amo di più ogni volta che sorge il sole.
Sultano: È stato doloroso lasciarti andare con lui. Se ti fosse successo qualcosa, avrebbero conosciuto la mia vendetta.
Parisa: Qui sono trattata da figlia, adesso lo vedrai coi tuoi occhi. Ecco il califfo! Fai un bel sorriso, ti prego, è una persona adorabile![1]
- Sultano: Quella donna non è Sadi, la tua domestica?
Parisa: Sì, papà. Si è offerta volontariamente per l'esperimento.
Sultano: Se riesce a donarle un tantino di femminilità, vuol dire che è un grande mago.
Parisa: Papà! [Sadi viene messa in un'anfora gigante insieme a un cobra] È un serpente! Papà, così la ucciderà!
Sultano: Hanno tutt'e due una scorta di veleno.
Parisa: Oh, papà! - Sultano: C'è l'arte della profezia che mi ha sempre interessato parecchio. Sei in grado di leggere il futuro?
Sokurah: Riesco facilmente a indovinare il futuro di certi eventi.
Califfo: Vorremmo che ci dicessi il futuro dei paesi da noi governati.
Sokurah: Sarà fatto, solo che sarà necessario un braciere dove sfrigola il fuoco.
Califfo: E l'avrai. [batte le mani] Guardie!
Sokurah: E possa Allah concedermi la grazia di non vedere altro che eventi fortunati. [gli viene portato il braciere] Il mio spirito osserva ciò che deve accadere nel tempo che verrà. Fate pure le vostre domande.
Califfo: Cosa vede qui a Baghdad?
Sokurah: Io vedo, ma non oso parlare.
Califfo: Ti obbligo!
Sokurah: Io vedo delle orrende sciagure. Io vedo, ma non ne ho il coraggio.
Califfo: Dillo, senza paura!
Sokurah: [profezia] Io vedo morte, macerie e tanto sangue, e la popolazione affamata. Io vedo guerra, guerra spaventosa fra Baghdad e Chandra.
Califfo: Non è vero!
Sultano: E quanto al matrimonio della mia diletta figlia?
Sokurah: Non verrà celebrato nessun matrimonio. Stanno per opporsi molte forze misteriose e malefiche, e la letizia si trasformerà presto nel più straziante dei lutti. [Sinbad lo butta per terra]
Califfo: Hai fatto benissimo, Sinbad.
Sinbad: Non mi piace che questo ciarlatano spaventi la principessa.
Sokurah: Io ho parlato su richiesta del sultano. I terribili eventi che ho visto sono solo una possibilità, e se me lo concede ricorrerò ai miei poteri per disperdere le forze nefaste e annullare ogni disastro.
Califfo: E in cambio dovrei concederti una nave e un equipaggio per tornare all'isola?
Sokurah: Accetterei la cosa come un pegno della sua gratitudine.
Califfo: Fuori! Il tuo gioco è chiaro. Hai mentito allo scopo ottenere ciò che volevi. Vattene! Sei un pericoloso nemico di Baghdad e di Chandra. Se non sarai fuori dalle mura della città domani al tramonto, ti farò strappare gli occhi, così non potrai più vedere altre sventure. - Parisa: Chissà come dev'essere aprire gli occhi e vedere te invece di Sadi.
Sinbad: Hai visto in che orrido mostro è stata trasformata? Supponi che la profezia...
Parisa: Io non avrei paura lo stesso, Sinbad. So che verresti a salvarmi. - Califfo: Come farai per l'equipaggio?
Sinbad: Una parte dei miei uomini verrà sicuramente.
Califfo: Ma non sarà sufficiente. Dove troverai gli altri?
Sinbad: Li troverò. Li troverò dove fa più paura l'ascia del boia che i ciclopi, nelle prigioni di Baghdad. - Parisa: Come fai ad essere ancora innamorato di una ragazza minuscola e insignificante?
Sinbad: Anche un diamante è minuscolo, eppure è una cosa preziosa e magnifica. - Sokurah: Stanotte accadranno eventi terribili. Il terrore vi prenderà alla gola e all'alba chiederete tutti pietà per le vostre miserevoli vite!
Ali: Salvami! Salvami la vita, grande mago! Salvami! [ride] Sai una cosa? Ti riserverò un nodo di mia invenzione, un nodo scorsoio che si stringe lento intorno al collo. - Genio della lampada: Benvenuta, principessa Parisa.
Parisa: Tu conosci il mio nome?
Genio della lampada: Io conosco molte cose.
Parisa: La tua altezza è di tanto inferiore alla mia.
Genio della lampada: Se no, non potrei vivere nella lampada.
Parisa: Giusto, è un luogo incredibile! Se solo avessi saputo che era così, avrei anticipato di qualche giorno. Devi essere felice nella lampada.
Genio della lampada: È un po' come stare in prigione, triste e abbandonato.
Parisa: Ma non sei chiamato spesso nel nostro mondo a compiere meraviglie?
Genio della lampada: Ma sono sempre trattato da schiavo. Accontento i capricci del possessore della lampada. Io vorrei essere libero, solcare i mari in cerca di avventure come fa il capitano Sinbad. Ma questo è il sogno di un bambino vero, non di un genio.
Parisa: Non c'è un modo per scappare dalla lampada?
Genio della lampada: Sì, dovrebbe esserci. Ma riuscirò a tornare nel vostro mondo se verrò chiamato col mio vero nome.
Parisa: Qual è il tuo nome?
Genio della lampada: Barani. Io ho una promessa di libertà scritta nella lampada. Vorresti vederla?
Parisa: Ma certo che voglio vederla.
Genio della lampada: È qui dietro.
Parisa [leggendo l'iscrizione]: Quando il grande che ora è piccolo tornerà di nuovo tale | se vuoi crescere dovrai scendere nelle rocce che il fuoco assale.
Sinbad: Addio, Colossa!
Parisa: Due sole cose mi addolorano: la scomparsa di Harufa, e che avrei voluto rivedere il mio amico Barani.
Sinbad: Barani?
Parisa: Sì, il suo più grande desiderio era viaggiare con te.
Barani: Sono stato chiamato? Eccomi qui!
Sinbad: Guarda chi c'è! Il genio!
Barani: Quella è una storia finita, capitano. Ormai sono tuo marinaio.
Sinbad: Allora prepara la mia cabina per i nostri festeggiamenti.
Barani: L'ho già fatto capitano. Credo che ne sarai felice. Guarda con i tuoi occhi.
Sinbad: Ma quello è il tesoro dei ciclopi!
Barani: L'ho portato a bordo per voi. È il mio regalo di nozze.
Sinbad: È il regalo più bello. Sarai un bravo marinaio come eri un genio.
Barani: Sarà fatto, capitano. Sarà fatto.
Citazioni su Il 7º viaggio di Sinbad
[modifica]- Il modo di lavorare che Ray ed io abbiamo sviluppato negli ultimi 30 anni ha origine in diverse fonti. Ad esempio, Il settimo viaggio di Sinbad iniziò con 12 disegni che Ray aveva fatto anni prima che lo conoscessi. Li aveva mostrati a diversi studios, senza ottenere nessun risultato. Per mia fortuna mi mostrò i suoi disegni e io vendetti l'idea di fare questo film a chi di dovere alla Columbia Pictures. (Charles H. Schneer)
- In realtà, il film su Sinbad era un vecchio progetto di Harryhausen, che nessuno però aveva mai voluto finanziare, poiché le pellicole imperniate sulla mitologia delle Mille e una Notte erano ritenute un cattivo affare per il box-office. Il settimo viaggio di Sinbad [...] ha smentito tutte queste credenze, trasformando Harryhausen in una specie di Re Mida dell’animazione. (Luigi Cozzi)
- La sequenza del duello tra Sinbad e lo scheletro è un brano d'antologia. (il Morandini)
- Quando andammo a filmare in Europa per la prima volta a colori andammo in Spagna, in una zona remota a girare Il settimo viaggio... con una troupe in parte spagnola. I cameraman spagnoli in quei tempi erano ancora inesperti. Era prima che facessero tutti quei capolavori in Spagna negli anni 60. Eravamo in questa zona deserta. Ovviamente l'attrezzista spagnolo era responsabile per le spade di Sinbad e dei suoi uomini. Eravamo lontani dalle città ed erano difficili da raggiungere. Eravamo arrivati in groppa a un pony. Non c'erano né macchine né strade. E lui si scordò di portare le spade. Dovevamo girare. Non potevamo aspettare che tornasse con le spade. E lui si rivelò molto ingegnoso. Hanno tagliato qualche albero e hanno creato delle lame dai tronchi. Poi le abbiamo dipinte d'argento. Ha cominciato a piovere. Non l'avresti mai detto che erano spade finte. Alla fine della giornata mi disse: "Siamo appassionati ed entusiasti ma si ricordi questo, siamo economici". (Charles H. Schneer)
- Unico nel suo genere all'epoca, sorprende ancora oggi per la ricchezza d'invenzione, l'umorismo della sceneggiatura (Kenneth Kolb), la vivacità delle interpretazioni e la raffinatezza visuale. (Il Mereghetti)
Citazioni in ordine temporale.
- Frequentavo già il liceo quando l'ho interpretato, ma dimostravo molto meno della mia età, per questo mi hanno scelto.
- So che gran parte di quel film l'hanno girata in Spagna, ma siccome Schneer non voleva spendere, le scene interpretate da me sono state invece girate tutte in un piccolo teatro di posa qui a Hollywood. Oh, sì, nel film ci sono alcune inquadrature con il mio personaggio che sono state girate in Spagna, ma quello non ero io, bensì una controfigura: Schneer, l'ho già spiegato, non voleva spendere i soldi per pagarmi il viaggio da Los Angeles all'Europa! Infatti, loro sono tornati a Hollywood quando hanno finito di girare il grosso del film in Spagna, ed è stato allora che per una settimana mi hanno chiuso in un teatro di posa e hanno girato tutte le scene in cui recitavo io. Per la verità ci sono rimasto male... avevo sperato di farmi una bella vacanza pagata in Europa!
- Ho girato un'unica scena con Kathryn, la sola degli interpreti del film che ho conosciuto. [...] Ricordo che Kathryn [...] era incinta di qualche mese e quindi ci sono stati un mucchio di problemi con i suoi costumi durante quella ripresa, perché non si doveva capire assolutamente che aspettava un bambino!
- È incredibile quante persone sembrino pensare che i film fantasy siano solo per bambini. Non ho mai capito perché: quando Il 7° viaggio di Sinbad (1958) è uscito a New York abbiamo scoperto che c'erano molti più adulti tra il pubblico che giovani.
- Ho [...] ideato questa tecnica a schermo diviso dove potevo usare lo sfondo reale di un film e inserire il modellino animato su uno sfondo fotografato in precedenza. Un grande problema era che Charles voleva farlo a colori. E noi avevamo appena sviluppato un buon metodo per il bianco e nero dove non c'era quasi differenza tra le riprese originali e le riprese con effetti speciali. Credevo ci sarebbe stato più contrasto in quelle a colori, se avessimo tentato di unire realtà e figure animate in un'unica scena. Tuttavia Charles mi incoraggiò a fare delle prove e Il settimo viaggio di Sinbad ne fu il risultato.
- L'origine di The 7th Voyage ha a che vedere con Mighty Joe. Volevo fare qualcosa di nuovo, e sviluppai otto grandi schizzi sulle avventure di Sinbad. Per me egli personificava l'avventura.
- Nella mitologia classica, il ciclope si incontra spesso ma mai di questa grandezza. Volevamo che avesse proporzioni tali da lasciare esterrefatto il pubblico. Ha funzionato molto bene e soprattutto l'incontro col dragone.
- Quando ero giovane la mitologia greca non mi interessava, ma dopo Il settimo viaggio di Sinbad ne ho capito l’importanza e da quel momento ho cercato di inserire in tutte le storie qualche incredibile creatura mitologica. Nessuno aveva mai utilizzato la mitologia a fini spettacolari prima di allora, e questo è sicuramente uno dei segreti del successo di queste pellicole.
- Questo tipo di film presenta una bella sfida per gli attori visto che devono fare ciò che chiamiamo shadowboxing per la maggior parte del film. Quando girano una scena, le controparti molte volte non ci sono e devono immaginare che ci siano. E ho scoperto durante Il settimo viaggio di Sinbad che Kerwin Matthews era molto bravo a dare l'impressione che stava veramente guardando qualcosa.
- Sinbad [...] è partito da una serie di disegni che avevo realizzato diversi anni prima. Charles ha coinvolto lo scrittore Kenneth Kolb al progetto e ha unito i disegni a una trama. Ha scritto una buona sceneggiatura serrata per legare insieme queste situazioni, oltre ad aggiungere lui stesso molte nuove situazioni. Un film raramente è il prodotto di un solo uomo.
Citazioni in ordine temporale.

- Così mi ritrovai su un aereo. Atterrai a Parigi a Pasqua. Cambiai aereo e ne presi un altro per Granada, in Spagna. Arrivai nel mezzo della notte e uscii dall'aereo. Mi portarono in carrozza fino al palazzo di Granada. Mi presentarono Ray Harryhausen e mi misero in un abito con tanto di gioielli e turbante. E in piena notte mi portarono in una camera da letto del palazzo tutta decorata con tessuti e seta e cose del genere. E io dissi: "Cosa giriamo?". E lui fece: "Beh, lì sul cuscino c'è questa ragazza minuscola". Poi passai tutto il mio film, o quel film, cercando la piccola Cathy Crosby o dei mostri giganteschi.
- Una delle sequenze più interessanti, che poi è diventata un classico di circa 9 o 10 minuti era la sequenza di un combattimento con la spada tra Sinbad e uno scheletro. Qui non avevamo un piano ben preciso, imparavamo dai nostri errori. Ma l'uomo che ha aiutato me con la spada ha anche aiutato Ray a progettare il modo in cui mi avrebbe ripreso. Dovevamo essere molto precisi, per assicurarci che le spade si toccassero sullo schermo e io e il maestro di scherma ci mettevamo a contare. Alla fine ci siamo trovati con una coreografia più o meno come quella di un balletto in otto tempi. Avevamo sviluppato un numero in otto tempi e facevamo quello. Ogni tanto, mentre la cinepresa era in funzione filmavamo con il maestro di scherma che faceva lo scheletro e contava ad alta voce. E continuavamo a filmare mentre lui si nascondeva dietro la cinepresa, per rifarlo con gli stessi passi e con lo stesso ritmo senza il maestro, affinché Ray potesse inserire lo scheletro nel film. Con la musica di Bernard Herrmann è quasi un vero balletto.
- A Barcellona mi ammalai e avevamo un'ultima ripresa da fare su una delle navi di Colombo, la Santa Maria o la Pinta. La usavamo nel porto. Dovevano fare una scena con la bufera. Chiamarono i pompieri per spruzzare l'acqua del porto su di noi. Ma io ero a letto con la febbre alta. Charles mi chiese gentilmente se ce la potevo fare. E io: "Sì, certo". Così, uscito dal letto mi misero davanti al timone di una nave con i pompieri che ci spruzzavano in faccia l'acqua del porto, con topi morti e tutto il resto. E quell'inquadratura in particolare è la copertina della colonna sonora di Sinbad, musica di Bernard Herrmann. È una bella inquadratura ma io non la scorderò mai.
- Quando finalmente vidi il film ero in un cinema di Monte Carlo e non riuscivo a credere che fosse lo stesso film che avevo fatto io. Per niente. Quando tutti quei mostri presero vita e i ciclopi, tutti gli effetti speciali, ero così preso che non mi sembrava nemmeno di esserci dentro.
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