Il mio nemico (film)
Il mio nemico
| Titolo originale |
Enemy Mine |
|---|---|
| Lingua originale | inglese |
| Paese | Stati Uniti d'America |
| Anno | 1985 |
| Genere | Azione, drammatico, fantascienza, thriller |
| Regia | Wolfgang Petersen |
| Soggetto | Mio caro nemico di Barry B. Longyear |
| Sceneggiatura | Edward Khmara |
| Produttore | Stephen J. Friedman |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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Il mio nemico, film di fantascienza statunitense del 1985 diretto da Wolfgang Petersen.
- Frasi e dialoghi non doppiati tradotti dall'inglese attraverso il sottotitolaggio di "Visiontext Subtitles" sull'edizione DVD del 2002.
Incipit
[modifica]Nel tardo ventunesimo secolo vi era finalmente pace tra le nazioni della Terra che lavoravano insieme alla esplorazione e alla colonizzazione delle ignote distese dello spazio. Sfortunatamente non eravamo soli lassù. Una razza di alieni non umani chiamata Dracs vantava diritti di priorità e di occupazione su alcuni dei più ricchi sistemi stellari della Galassia. Beh, dovevano difenderli battendosi. Il nuovo campo di battaglia era lo spazio. Per molti di noi la Terra era diventata un bel ricordo lontano anni luce. La nostra sola casa era una fortezza nello spazio. Come in qualsiasi guerra c’erano lunghi periodi in cui la sola attività era aspettare, ma poi... (Willis E. Davidge)
Frasi
[modifica]- Non avevo mai visto da vivo un Drac. Sapevo che non avevano niente di umano, che tra loro non c’era distinzione di sesso. In ognuno dei loro corpi squamosi si accozzavano il maschio e la femmina. (Willis E. Davidge)
- Gon bidden, Irkmann. (Jeriba Shigan)
- La prossima volta ti infilo quel coltello su per il culo… se il culo ce l’hai... (Willis E. Davidge)
- I razzolanti erano esseri umani, scarsamente umani. Erano minatori, fuorilegge che correvano i pianeti in cerca di metalli preziosi. Davano la caccia ai Dracs per farne schiavi, perciò erano tollerati da noi. (Willis E. Davidge)
- Oh, Dio, Jerry, cosa dovrei fare ora? Mi hai insegnato tutto sul Talma e la stirpe di Jeriba ma non mi hai mai detto niente sull’allattamento di un bambino Drac! (Willis E. Davidge)
- [Su Zammis] Bisogna dire che era un esserino brutto, ma non più brutto delle foto di tutti i neonati che orgogliosamente mi avevano mostrato i miei colleghi alla base. (Willis E. Davidge)
Dialoghi
[modifica]- Willis E. Davidge: Ehi, neanche una parola capisci, faccia di rospo?
Jeriba Shigan: Kos son va?
Willis E. Davidge: Cosa?
Jeriba Shigan: Kos son va, Irkmann?
Willis E. Davidge: Fottiti!
Jeriba Shigan: Kos va son Jeriba Shigan. Shigan!
Willis E. Davidge: Così ti chiami Jerry Shigan. E allora?
Jeriba Shigan: Kos son va, Irkmann?
Willis E. Davidge: Vuoi sapere il mio nome? Willy E. Davidge.
Jeriba Shigan: Da... Da... Da...
- Jeriba Shigan: [Dopo aver sopravvisuto a una pioggia di meteore] Kiz! Ox da kiz!
Willis E. Davidge: Sì, l'hai detto!
- Willis E. Davidge: Sparami! Fallo, sparami! Tanto senti, Drac, o vivi o morti, io non ti amo e tu non mi ami, ma siamo tutti e due qui nella merda. Capisci o non capisci un cagrrr, eh?!
Jeriba Shigan: May ta ib phtuga!
Willis E. Davidge: Sì, phtuga! Mettilo per iscritto, salamandra.
- Jeriba Shigan: È il mio piede sinistro. È il mio piede destro. Questo è mio piede sinistro, questo è mio piede destro, e questi sono tutti i miei piedi.
Willis E. Davidge: Sì, bravo.
Jeriba Shigan: Sì, bravo! Questa è mia testa.
Willis E. Davidge: Quella è la tua brutta testa.
Jeriba Shigan: No, no. Questa è mia testa. Quella è tua testa, tua brutta testa. [Ride] Testa di Davidge, brutta!
Willis E. Davidge: Va bene, ma adesso basta! Continua così e le lingue puoi studiartele da te perchè io non sono più il tuo professore!
Jeriba Shigan: Scusa, Davidge. [Trattiene una risata]
Willis E. Davidge: Così va meglio. Sai, mentre tu ti stai divertendo un mondo e non fai un bel niente, io mi sforzo di pensare a modi per migliorare la nostra situazione.
Jeriba Shigan: Okay.
Willis E. Davidge: Lo sai che c'è il detto: "se alla prima non ci riesci prova, prova ancora".
Jeriba Shigan: Davidge, tu impari questo da grande saggio Drac Shizumaat?
Willis E. Davidge: No, da Mickey Mouse.
Jeriba Shigan: Chi?
Willis E. Davidge: [Enfaticamente] Mickey Mouse!
Jeriba Shigan: "Mickey Mouse"... È questo grande saggio terrestre?
Willis E. Davidge: Sì, una specie...
- [Sottotitolato]
Jeriba Shigan: Presto noi tirati su da qui. Una parte o altra parte.
Willis E. Davidge: Con la guerra in corso? È più probabile che ce ne andiamo in pullman.
Jeriba Shigan: Umani. Si arrende facile. Shizumaat insegna a noi: "vita intelligente ha determinazione".
Willis E. Davidge: Queste idiozie le tiri fuori dal libro che stai sempre lì a leggere? Sono io quello determinato. Non sarei qui se non fosse per voi, seguaci di Schifo-mat.
Jeriba Shigan: Shizumaat.
Willis E. Davidge: Comunque si chiami.
Jeriba Shigan: Questa guerra iniziata da voi. Dagli umani.
Willis E. Davidge: Sai una cosa, Jerry? Vaffanculo al tuo grande Shizumaat.
Jeriba Shigan: Irkmann, il tuo Topolino è un grande, stupido scemo.
- Willis E. Davidge: Mi hai salvato la vita, perchè?
Jeriba Shigan: Forse io devo vedere un'altra faccia anche se brutta come tua.
Willis E. Davidge: Pensi che gli umani siano brutti, eh?
Jeriba Shigan: In paragone di un Drac, molto brutti. Ma quella bestiaccia là fuori era ancora più brutta di te.
Willis E. Davidge: Grazie.
Jeriba Shigan: Non c'è di... cosa.
- Willis E. Davidge: Ah, Jerry, vecchio mio, dove saresti senza di me, eh?
Jeriba Shigan: In mia casa.
- Willis E. Davidge: Ma non ti stufi mai di leggere quel libro?
Jeriba Shigan: No.
Willis E. Davidge: Beh, cosa c'è scritto?
Jeriba Shigan: Cose.
Willis E. Davidge: Cose..!
Jeriba Shigan: È chiamato Talman. Contiene le parole di nostro grande saggio Shizumaat.
Willis E. Davidge: Immagino che si debba sapere il draconiano per leggerlo, vero?
Jeriba Shigan: Sì, forse è meglio.
Willis E. Davidge: E tu insegnamela la tua lingua!
Jeriba Shigan: È no cosa per te Davidge.
Willis E. Davidge: Shizumaat è troppo grande per noi umani, vero?!
Jeriba Shigan: Non troppo grande per umani, troppo grande per te!
Willis E. Davidge: Ah, ora sei un giudice di caratteri!
Jeriba Shigan: Ora tu non ricordi cosa hai detto di Shizumaat?
Willis E. Davidge: Sì, e tu ti ricordi cosa hai detto di Mickey Mouse?
Jeriba Shigan: Io era torto. Io non così pensavo.
Willis E. Davidge: Nemmeno io pensavo quello che dissi di Shizumaat. [Jeriba gira dietro Davidge e gli mette al collo la sua collana col libro] Ma, Jerry, che cosa...?
Jeriba Shigan: Questo libro deve essere dato a quelli che imparano. Allora io divento il maestro. Io non sono degno ma non c'è nessun altro qui.
- [Sottotitolato]
Willis E. Davidge: Yesli raz delo, raz va dzram da delo. Lubo da lubo.
Jeriba Shigan: Traduci.
Willis E. Davidge: "Se ti insultano, tu non rispondere mai con un insulto. Anzi, offri il tuo amore al nemico, quell'amore potrebbe unirvi". Lo dice anche il Talman umano.
Jeriba Shigan: Certo. La verità è verità. Ma ciò che ancora non sai è come noi Drac esprimiamo la verità. Le parole di Shizumaat vanno cantate.
- Willis E. Davidge: Viviamo come animali e tu sei ingrassato tanto che a fatica ti muovi. Non conquisterai mai l’universo con la pancetta!
Jeriba Shigan: Conquistare universo?! Noi siamo qui migrati prima che voi!
Willis E. Davidge: Nel caso che l’ignorassi, faccia di Drac, noi ci siamo annesso questo sistema stellare!
Jeriba Shigan: Avete invaso questo sistema stellare!
Willis E. Davidge: Balle! Invasori voi!
Jeriba Shigan: No, noi esploratori, noi fondatori di mondi!
Willis E. Davidge: E per te noi chi siamo, faccia di Drac, casalinghi, eh? Abbiamo colonizzato più mondi di voi!
Jeriba Shigan: Esatto, voi spande come malattia!
- Willis E. Davidge: Davvero saremmo soli quassù?
Jeriba Shigan: E certo che siamo soli.
Willis E. Davidge: Non lo so. Ho fatto ancora quel sogno. C'è una grande astronave nel mio sogno e mi sveglia il rumori dei suoi motori, ma poi lo continuo a sentire.
Jeriba Shigan: È solo sogno.
Willis E. Davidge: Non lo so, può darsi. Ma io so che se restiamo qui moriamo. O prima o dopo, moriamo. Se questo pianeta non ci uccide, ci uccideremo a vicenda.
- Willis E. Davidge: Jerry, stai male?
Jeriba Shigan: Io non potevo venire con te. Ora no, no più mia vita che m’importa. Io non sono pigro. Io non sono grasso. Davidge, io aspetto una nuova vita.
Willis E. Davidge: Una nuova vita? Da dove? [Jeriba scopre la sua pancia] Oh, mio Dio. Oh, mio Dio! Mi stai dicendo che sei incinto? Che stai per avere un bambino? Un piccolo Drac? [ride] Ma come hai... Non guardare me, eh? Jerry, Jerry, questa non puoi farmela!
Jeriba Shigan: Per voi umani dare vita è questione di scelta, per noi Dracs accade quando viene il suo tempo. Accade che accada. Quello è il perchè io non potevo venire con te. Mio figlio ora è tutto che io ho.
- Willis E. Davidge: Parlami di Zammis.
Jeriba Shigan: Zammis?
Willis E. Davidge: Sì. Che razza di nome è Zammis?
Jeriba Shigan: Sono cinque nomi in lignaggio Drac. Io sono Shigan. Prima di me era Gothig, e prima di Gothig era Haesni.
Willis E. Davidge: Forza! Continua a parlare!
Jeriba Shigan: Prima di Haesni era Ty. Prima di Ty era Zammis. [...] Un giorno io devo essere con Zammis davanti al Sacro Consiglio di Dracon e recitare la nostra discendenza cosicché Zammis può unirsi alla società di tutti i Dracs.
- [Sottotitolato]
Jeriba Shigan: Davidge. Ti insegnerò i nomi dei progenitori di Jeriba.
Willis E. Davidge: Prima o dopo colazione?
Jeriba Shigan: Quello che ti sto proponendo è un onore.
Willis E. Davidge: Scusa. Al momento anche solo sopravvivere è un onore, vero?
Jeriba Shigan: Bene. Imparerò i nomi dei tuoi progenitori. Cominciamo con i tuoi genitori. Chi erano?
Willis E. Davidge: Mio padre si chiama Carl. Mia madre si chiama Dolores.
Jeriba Shigan: E le loro gesta?
Willis E. Davidge: Mio padre lavora per una ditta che produce computer. E mia mamma faceva la cameriera.
Jeriba Shigan: La cameriera?
Willis E. Davidge: Sì, prima di sposarsi.
Jeriba Shigan: E i loro genitori?
Willis E. Davidge: Quando ero bambino, andavamo a trovare il nonno. Aveva una casa in campagna. Credo che fosse un contadino. E la nonna era una cuoca eccezionale.
Jeriba Shigan: Questi sono i tuoi progenitori. Ecco dinanzi a voi Willis E. Davidge. Pilota di caccia, figlio di Dolores, che un tempo era cameriera, e di Carl, costruttore di computer, a sua volta nato dal nonno, forse contadino, e dalla nonna, cuoca eccezionale.
Willis E. Davidge: Detto da te, sembra poca cosa.
Jeriba Shigan: È poca cosa. Ma è un onore che tu me l'abbia rivelata. La mia genealogia è molto ricca, Davidge. Voglio insegnartela. Accetta questo onore. Sarà come scambiarci un dono. Son ich stayu | Kos va Shigan || Son ich stayu | Kos va-gan || Son ich stayu | Kos va Zammis
- Willis E. Davidge: Che cos'hai?
Jeriba Shigan: Zammis, sta che arriva.
Willis E. Davidge: Oh, Dio, oh, Dio! E ora che faccio?
Jeriba Shigan: Io non so. Qualcosa va male.
Willis E. Davidge: Oh, no, no, no! No, no, no, tu... tu devi stare tranquillo, sai... sai le donne sono sempre nervose prima del parto.
Jeriba Shigan: Io non sono una donna!
Willis E. Davidge: Ma... ma... ma la gente incinta è così, sono nervosi. Tutti si innervosiscono prima del parto. E poi se... se ti succedesse qualcosa io resto solo come un cane. Voglio dire: perchè il ristorante è andato maluccio ultimamente pretendi che mandi avanti il locale da solo, eh?
Jeriba Shigan: Tu sei solo. Dentro te stesso tu sei solo, questo perchè voi umani avete diviso i vostri sessi in due separate metà per la gioia di quella breve unione.
- Jeriba Shigan: Davidge, ascoltami! Tu... tu devi essere un genitore per Zammis.
Willis E. Davidge: Non scherzare, Jerry. Cosa facciamo ora?
Jeriba Shigan: Tu devi prendere il mio posto. Quando diventa possibile tu devi trovare il modo di portare Zammis a casa. Tu devi stare accanto di Zammis davanti al Sacro Consiglio di Dracon e recitare la sua discendenza. Prometti Davidge. Giura questo a me.
Willis E. Davidge: Sta zitto! Spingi, o quello che devi fare!
Jeriba Shigan: Giurami che vai con Zammis a Dracon. Giura!
Willis E. Davidge: No!
Jeriba Shigan: Giura! Giura!
Willis E. Davidge: Va bene, va bene te lo giuro, te lo giuro! Tu non morire però.
Jeriba Shigan: Ora, tu ora mi devi aprire, qui, [indica la pancia] in questo punto. Senza paura Davidge, amico .
Willis E. Davidge: Non posso!
Jeriba Shigan: [Ultime parole] Hai giurato! Aprimi! Hai giurato! Aprimi qui! Hai giurato! Aprimi! Aprimi! Aprimi!
- Willis E. Davidge: [Mentre veste Zammis] Non allargare le dita.
Zammis: Dita?
Willis E. Davidge: Sì, sì, queste. [Mostra la mano] Dita. Kutta, dita.
Zammis: [Guarda la propria mano tridattila] Non sono uguali.
Willis E. Davidge: Lo so. Ma certo che non sono uguali. Tu sei un Drac.
Zammis: Eh?
Willis E. Davidge: Io sono un umano. Guarda, guarda, ecco tu hai tre sole dita: uno, due, tre. E io ho cinque dita: uno, due, tre, quattro, cinque.
Zammis: Zammis ha quattro cinque?
Willis E. Davidge: No. Tu sei un Drac e io un umano.
[Sottotitolato]
Zammis: Umano?
Willis E. Davidge: Già. Io sono un essere umano. Tu sei un Drac. Vedi, sono un uomo perché i miei genitori appartenevano alla specie umana. Il tuo genitore era un Drac. Per questo tu sei un Drac. Hai capito?
Zammis: Sono un Drac.
- [Sottotitolato]
Zammis: Non ho mai visto un Drac. Solo la mia faccia, riflessa nell'acqua. Vorrei non essere un Drac. Vorrei avere la tua faccia.
Willis E. Davidge: Oh, Zammis.
Zammis: Vorrei avere cinque dita.
Willis E. Davidge: Oh, Zammis. Zammis. Ascolta. Ascoltami. Per essere un Drac, sei un bambino molto bello. Bellissimo.
Zammis: Sul serio?
Willis E. Davidge: Sul serio. È che non hai mai visto nessuno della tua specie. Un giorno tornerai a casa e ti scorderai di questo orribile pianeta e di me.
Zammis: Non mi dimenticherò mai di te, zio.
Willis E. Davidge: No, suppongo di no. Nemmeno io mi dimenticherò di te.
Zammis: Zio? Com'era il mio genitore?
Willis E. Davidge: Zammis, il tuo genitore era mio amico.
Explicit
[modifica]E così Davidge condusse Zammis nella terra dei Dracs. Mantenne il suo giuramento e cantò la lista degli antenati di Zammis davanti al Sacro Consiglio di Dracon. E quando a sua volta Zammis condusse suo figlio davanti al Sacro Consiglio, il nome di Willis Davidge fu aggiunto alla discendenza dei Jeriba. (Voce narrante)
Citazioni su Il mio nemico
[modifica]
- Dato che il mio contributo al film è stato solo una storia, solo una parte della quale è stata trasposta sullo schermo, non ne sono molto soddisfatto. Quando qualcuno che non ha mai letto la storia mi fa i complimenti, sorrido e dico "grazie" e gli suggerisco di leggerla, ma ormai ho accettato il fatto che la maggior parte delle persone non legga. La televisione e il cinema, tuttavia, hanno la maggior parte dei fan, quindi la versione cinematografica della storia è quella che la maggior parte delle persone vedrà. Col tempo, forse un piccolo numero di appassionati di cinema cercherà su internet tutto ciò che ho scritto, e persino comprerà e leggerà una o più copie. (Barry B. Longyear)
- Diretto dal regista della Storia infinita è un film di fantasia intimista realizzato con grande dispiego di mezzi, sul tema del "diverso". (Il Morandini)
- Effetti speciali in salsa sentimentale-umanista, senza paura del ridicolo involontario, e con sottintesi sessuali polimorfi. Il regista della Storia infinita spese un sacco di soldi ma il pubblico non gradì. (Il Mereghetti)
Citazioni in ordine temporale.
- Tutto concorreva a rendere il soggiorno [in Islanda] orribile: il clima, il cibo, che era pessimo. E tutto si sommava; quando si ha freddo e si è bagnati, l'ultima cosa che si desidera è mangiare il cibo lasciato dai soldati della Seconda Guerra Mondiale...
- Il morale non era alto [durante le riprese in Islanda]. Tutti volevano potersi convincere che quella sofferenza non era stata vana e facevano del loro meglio per credere nel film, ma la maggior parte dei membri della squadra stava prendendo la situazione molto male. Quanto ai responsabili dell'operazione, se facevano del loro meglio per non far trasparire il loro sgomento, non dovevano essere molto contenti.
- Richard aveva ambizioni per il film che nessun altro avrebbe potuto realizzare [...]. Aveva idee brillanti. La sua partenza mi ispira sentimenti contrastanti [...]. Provo grande lealtà e amicizia per Richard. Ma forse è proprio questo che mi ha impedito di vedere quando aveva problemi. Richard ha sempre avuto l'impressione che avrebbe potuto realizzare il film come voleva se gli fossero stati dati i mezzi. E all'epoca, la mia amicizia per lui mi ha portato a pensarla così. Oggi non ne sono più così sicuro. [...] Se il film avesse funzionato come Richard voleva, il merito sarebbe stato interamente suo. Ma chi potrebbe dire ora se aveva ragione o se era solo testardo?
- Prima di scrivere la sceneggiatura, abbiamo cercato di suscitare l'interesse degli studios per la storia. Veniva rifiutata ovunque. Ma ancora una volta, dopo la sceneggiatura, l'interesse degli studios era notevole. Alla fine abbiamo scelto la 20th Century Fox. Poi hanno iniziato ad avere difficoltà a trovare un regista. O quelli che volevano non erano disponibili, o volevano andare in una direzione così diversa con la storia da risultare inaccettabili. Alla fine, è stato ingaggiato Richard Loncrane.
La prima bozza della mia sceneggiatura ha richiesto dieci mesi, un tempo lunghissimo. Quando ho iniziato a lavorare con Richard, volavo a Londra o lui veniva qui. Aveva una visione meravigliosa e molto entusiasmante del film, ma allo stesso tempo, forse andava oltre le possibilità. Quello che vedete sullo schermo oggi sono forse 75 pagine di sceneggiatura. La sceneggiatura con cui Loncrane e io abbiamo iniziato a girare in Islanda era lunga 140 pagine. - Il problema [...] era che il racconto originale non era strutturato per un film. Presenta grandi lacune temporali e sostanzialmente inizia un'altra storia a due terzi del racconto. È qui che Davidge riporta il giovane Drac da Dracon e deve affrontare i loro pregiudizi nei suoi confronti. Semplicemente non avevamo i soldi per farlo. Ho dovuto creare un nuovo finale in cui Zammis viene rapito da minatori zingari che sfruttano i Dracs come schiavi. Davidge deve salvarlo, e questo porta a una nuova comprensione tra le due razze. C'era una bella battuta nel film che è stata tagliata, in cui gli amici di Davidge vengono ad aiutarlo e si imbattono in un gruppo di Drac armati. Il Drac che sa di Davidge e Zammis sta per sparare agli amici quando uno alza le mani e dice "Fermi! Non ci capisco nemmeno io, ma ora siamo dalla stessa parte!". Volevo anche una scena alla fine in cui Davidge viene mostrato a Dracon durante la cerimonia di accettazione di Zammis. Per essere ufficialmente accettati nella società di Dracon e diventare capo della propria linea familiare, bisogna presentarsi davanti al Consiglio degli Anziani insieme a proprio padre. Lui vi presenterà recitando tutta l'eredità della vostra stirpe. Questo è tratto dal libro e volevo renderlo una scena grandiosa, ma è finito per essere un dipinto su tela perché era tutto ciò per cui c'erano soldi. È il massimo che potessimo permetterci di avvicinarci alla cultura Drac.
- La sequenza della sepoltura spaziale, ora a due terzi del film, avrebbe dovuto essere la prima scena del film. Davidge viene ritrovato dopo tre anni su Fyrine IV, ma inizialmente non ci viene spiegato cosa abbia fatto lì o come sia sopravvissuto. La storia è inizialmente raccontata attraverso flashback perché volevo creare suspense scoprendo lentamente cosa gli fosse successo. Dopo il primo test pubblico, Wolfgang ha deciso che non era giusto. Posso capirne qualcosa, ma continuo a pensare che sia la struttura migliore per la storia. Inoltre, penso che abbiano tagliato più parti del film di quanto avrebbero dovuto. Ci sono alcune scene che mostrano il suo rapporto con i tre amici a bordo della stazione da battaglia e che avrei preferito fossero mantenute. Credo che abbia creato un'atmosfera nella prima parte del film che si è protratta fino al finale. Ma credo che il film abbia una grandiosità epica e un'enorme intensità emotiva nei due personaggi. Era quello che volevo fare di più e credo che sia arrivato sullo schermo.
Citazioni in ordine temporale.
- La scelta di Richard Loncraine [come regista] è stata a dir poco strana [...]. Cos'altro potrei dirvi? [...] Inizialmente, quando ho visto che Loncraine chiedeva dei cambiamenti, ho pensato che si trattasse di un ragazzo giovane che voleva lasciare il suo segno sulla sceneggiatura [...], ma quando ho visto il risultato, sono rimasto sbalordito. Richard aveva fatto fare a Ed delle cose incredibili! [...] Non avevo mai pensato di girare in Islanda. Volevo andare a Lanzarote, nelle Isole Canarie [...]. Questo ha costretto lo studio a prendere una decisione molto difficile: seguire il consiglio del regista o del produttore? Hanno optato per l'Islanda. [...] Il minimo che possiamo dire è che l'idea di andare in Islanda era ridicola [...]. L'Islanda è un paese molto costoso. I costi erano esorbitanti. E non è un paese dove la gente è abituata a fare film, quindi abbiamo dovuto assolutamente portare tutto in barca: le telecamere, le gru, tutto ciò che eravamo sicuri in anticipo di non poter trovare lì. Persino il cibo! Non ne valeva la pena, e lo sapevo fin dall'inizio. [...] Tutto ciò che abbiamo girato su quella dannata isola, ovvero diverse settimane di incontri tra i due protagonisti, dava l'impressione di essere stato girato in fondo a una miniera, in Inghilterra. Avrei potuto alzarmi una bella mattina e filmarlo tranquillamente nello Yorkshire, avrebbe posto meno problemi e saremmo arrivati allo stesso risultato.
- Avevamo investito qualche milione di dollari nella prima visione [...]. Non posso dirvi quanto, ma erano un sacco di soldi, anche se non eravamo ai cinquanta milioni di dollari di cui parlavamo.
- Non credo che Richard si rendesse conto che si trattava di un'impresa enorme, a differenza della maggior parte degli altri film [...]. Perché se l'avesse capito, avrebbe avuto le capacità e il talento per riuscirci. Ma credo che ci abbia messo troppo tempo a capirci qualcosa. Il che mi ha sorpreso molto, perché so che è molto intelligente.
Citazioni in ordine temporale.
- Nell'aprile del 1983, ricevetti una chiamata dal produttore Stephen Friedman, che si trovava in Islanda con la troupe. Arrivato alla terza settimana di riprese, aveva incontrato alcuni problemi e mi offrì la possibilità di sostituirlo alla regia. Rifiutai perché non sono il tipo che salta sul primo aereo per salvare un film in difficoltà... Mi fu poi inviata la sceneggiatura, che mi sorprese e mi colpì per la sua audacia e originalità. I suoi elementi fondamentali – il rapporto tra l'uomo e l'ermafrodita, l'episodio del parto, ecc. – si discostavano radicalmente dai canoni consueti della fantascienza cinematografica. Così andai negli Stati Uniti a visionare i giornalieri e mi resi subito conto delle difficoltà che avevano incontrato: il Drac (interpretato da Lou Gossett) non era credibile, il trucco era difettoso, gli esterni mancavano di esotismo, il cielo e il mare avevano un aspetto fin troppo familiare.
I direttori di produzione si resero conto che non potevo riprendere il film così com'era e decisero di interrompere tutto per permettermi di ricominciare da zero, su una base completamente nuova. - Abbiamo discusso degli errori commessi in precedenza con il trucco del Drac. Il problema non era tecnico, ma concettuale: il Drac non aveva personalità. Il suo trucco gli conferiva semplicemente un aspetto "bizzarro". Era stato trasformato in un essere indefinibile, con origini e mentalità oscure. Quando abbiamo rigirato il film, abbiamo trasformato il Drac in una creatura anfibia e rettiliana. La sua morfologia, la sua fisionomia, l'aspetto della sua pelle, i suoi occhi, ecc., derivano interamente da questo concetto. Ci sono voluti sei mesi di lavoro. Lou Gossett ha fatto numerosi test e abbiamo gradualmente sviluppato il ritratto del Drac. Ai miei occhi, questo era l'elemento determinante del film, che doveva conquistare il sostegno dello spettatore.
- Non credo che abbiamo mai visto sullo schermo un alieno adulto complesso come il Drac. Il problema era creare un essere che fosse "diverso", ma non troppo. Il Drac non poteva essere una rana gigante con dieci teste! Doveva avere una statura quasi umana. Era un continuo gioco di equilibri tra il familiare e il bizzarro.
Inizialmente, lo spettatore rimane scioccato quando si confronta con il Drac, il cui aspetto ha qualcosa di profondamente inquietante. Ma gradualmente entra nel suo mondo. Coglie le molteplici sfaccettature della sua personalità e arriva a simpatizzare con lui e ad amarlo.
Le emozioni del Drac – i suoi attacchi di pianto, le sue risate, la sua rabbia, ecc. – dovevano assomigliare a quelle di un essere umano. I suoi movimenti non potevano essere troppo strani. Non poteva muoversi, per esempio, come una scimmia. Quindi abbiamo proceduto con tocchi discreti. Per quanto riguarda il linguaggio, abbiamo anche attenuato il lato bizzarro. Abbiamo usato suoni animali, elementi appartenenti al regno animale: grugniti, brontolii, ringhi... - Quando ho letto la sceneggiatura, ho visto Davidge come un eroe alla Harrison Ford. Nelle prime scene, si comporta come Ian Solo in Guerre stellari. È un pilota di caccia, un bravo ragazzo non troppo intelligente, che ama fare "bang bang" mentre scambia battute con i suoi compagni di squadra. Il resto del film ci permette di sviluppare questo personaggio, di dargli la sua piena dimensione umana.
- Per quanto riguarda Lou Gossett, non mi viene in mente nessun altro attore che avrebbe potuto interpretare il ruolo. In genere, agli attori piace che i loro lineamenti siano visibili sullo schermo, preferibilmente in primo piano! Quindi è stato un grande sacrificio per lui giocare con il trucco, ma è stata anche una decisione molto intelligente, perché credo che il film lo aiuterà a diventare un nome familiare.
- È proprio la voce di Lou quella che si sente nel film, ed è lui che ha prodotto tutti i suoni del Drac. Questo ha causato grossi problemi nella versione tedesca. Volevamo mantenere il più possibile la lingua e gli effetti sonori originali del Drac. Dovevamo passare senza soluzione di continuità dalla voce di Lou a quella del suo doppiatore, per poi tornare a Lou ogni volta che emetteva un suono, una risata, ecc. Siamo riusciti a farlo senza che nessuno si accorgesse di questi cambiamenti e spero di ottenere lo stesso risultato nelle altre versioni.
- [«Dato che il Drac è un ermafrodita, ha mai pensato di affidare questo ruolo a un'attrice? Una Tina Turner, per esempio?»]
No. Domanda interessante! Non ci avevo mai pensato. Tuttavia, credo che sarebbe stato un errore. All'inizio, c'è una creatura molto macho, molto aggressiva, che rivela lentamente la sua femminilità. Questo è più evidente con un attore maschile. Altrimenti, si passa semplicemente da una Tina Turner "virile" a una Tina materna, e l'elemento sorpresa non funziona. - [«È significativo che il Drac sia interpretato da un attore nero?»]
In un certo senso sì, e soprattutto per il pubblico americano. Chiaramente, il film non parla solo del rapporto tra un umano e un alieno. Parla anche della nostra società, dei rapporti tra bianchi e neri, ebrei e cristiani, e così via. L'attore che interpreta il Drac non è "connotato", ma apporta un tocco particolare, intonazioni, un modo di muoversi che sono importanti. - [«Secondo lei, qual è il "messaggio" centrale del film?»]
Penso innanzitutto che sia una storia molto semplice, ed è probabilmente questo che mi ha attratto di questo progetto. È una storia familiare, raccontata spesso – penso in particolare a Duello nel Pacifico di Boorman. È la storia di un incontro, quasi una storia d'amore, ambientata in un contesto insolito, con un personaggio completamente nuovo. Il film si basa sul concetto di riconciliazione. Se non avessi paura dei paroloni, direi che esprime un ideale umanista, un ideale di pace. Sappiamo tutti che l'"Altro" non è necessariamente un aggressore, per quanto strano possa sembrarci. Ma è un fatto ovvio che tendiamo a dimenticare, e non è superfluo ricordarlo. - [«Hai mai pensato di spiegare la società dei Dracs?»]
Non abbiamo mai sviluppato questo aspetto. Penso che sia stato positivo dare libero sfogo all'immaginazione dello spettatore. Ci limitiamo a sottolineare che si tratta di una società molto evoluta, molto colta, i cui valori fondamentali corrispondono ai nostri. La Bibbia dei Dracs è identica a quella degli umani: "La Verità è una".
Ma i Dracs si distinguono da noi per una memoria molto attiva, conservano la memoria di tutti i loro antenati e sanno come ognuno di loro ha vissuto fin dall'inizio dei tempi. Questo colpisce particolarmente Davidge, che, da buon americano, non sa più nulla dei suoi nonni! - Con i miei film precedenti [...] ho voluto dimostrare che non solo gli americani erano in grado di realizzare un cinema spettacolare ad alto "budget". Ma per simili investimenti, trattare con loro è inevitabile. Io, però, resto un regista europeo: ho girato gli interni de Il mio nemico negli stabilimenti Bavaria di Monaco e la maggior parte delle maestranze era europea.
- Uno dei maggiori problemi in fase di progettazione [...] è stato il "make up" dell'alieno. Non doveva essere una maschera rigida, ma un trucco che permettesse a Gossett di usare la sua esperta mimica facciale. Chris Walas ha ideato un sistema di sottilissime pellicole che applicate al volto, permettono all'attore di conservarne tutta la motilità.
- A me interessava molto, unito a quello spettacolare, il versante intimistico della storia, inedito per lo schermo e diverso da quello di qualsiasi ET. In fondo, Il mio nemico racconta il rapporto fra due esseri apparentemente differenti che imparano a "riconoscersi". Potrebbero essere un nero e un bianco, o un russo e un americano. Se abbiamo proiettato la storia al futuro, è stato soltanto per renderla più popolare.
Citazioni in ordine temporale.
- Questo è il primo film di fantascienza che conosco basato sui personaggi piuttosto che sulla tecnologia. Ho letto la storia su un aereo da New York a Los Angeles e, a un certo punto, ho dovuto mettere giù la sceneggiatura. Ero in lacrime... mi ha commosso così tanto. È una storia meravigliosa. Ecco due tizi nemici. Si da il caso che uno è un alieno. Potrebbero facilmente essere un americano e un russo.
- Per come la vedo io, l'alieno sono io! Sono io quello privo di valori umani. Drac li ha, ma non io. Non Davidge, l'astronauta. Per me, il film è la scoperta del mio lato umano. Sai, come essere umani!
- È il ruolo più importante e appagante che abbia mai interpretato. Davidge è un essere umano che impara a conoscere molti lati di sé. All'inizio Wolfgang pensava che fosse un po' troppo Ian Solo. Ora, Davidge si evolve davvero attraverso ogni aspetto della storia: umorismo, angoscia, lacrime, odio, orgoglio, amore, dolore, azione. Non c'è fine all'azione! Cerco di interpretare la maggior parte di essa da solo. Quindi, è anche un'esperienza molto estenuante, fisicamente.
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