Il prigioniero del Caucaso
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Il prigioniero del Caucaso
| Titolo originale |
Kavkazskiy plennik |
|---|---|
| Lingua originale | russo |
| Paese | Russia |
| Anno | 1996 |
| Genere | Drammatico |
| Regia | Sergej Vladimirovič Bodrov |
| Soggetto | Lev Tolstoj |
| Sceneggiatura | Sergej Vladimirovič Bodrov, Arif Aliyev e Boris Giller |
| Produttore | Sergej Vladimirovič Bodrov, Boris Giller |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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Il prigioniero del Caucaso (Kavkazskiy plennik), film russo del 1996, regia di Sergej Bodrov.
Frasi
[modifica]- Cara mamma, sono stato catturato insieme al mio sergente. Non preoccuparti: Abdul-Murat, l'uomo che ci tiene prigionieri, vuole scambiarci con suo figlio. Ci tratta molto bene, ma se puoi, vieni qui al più presto. Di questa lettera è meglio che non parli con nessuno. (Vanja [Lettera])
Dialoghi
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Citazioni in ordine temporale.
- Asman: Abdul, complimenti! Volevi un russo e te ne ritrovi due, invece. Uno puoi sgozzarlo.
Abdul: E se poi crepa quell'altro, che faccio? - Vanja: Che ci faranno? Ci uccideranno?
Saša: Mmh. Sarà difficile. Queste catene costano soldi. Ci venderanno. - Uomo 1: Quanto hai pagato per i due soldati?
Abdul: Non ho pagato. Asman me li ha lasciati così, erano mezzi morti.
Uomo 1: Hai fatto male a portarli qui, i russi lo verranno a sapere. Saranno guai per i villaggio: dovevi ucciderli.
Abdul: Non avevo scelta. I russi hanno mio figlio, è stato preso durante un rastrellamento. Adesso lo tengono in prigione, giù in città. Ho provato a offrire dei soldi per riscattarlo, ma il comandante ha avuto paura a prenderli, così adesso ho pensato di proporgli uno scambio di prigionieri: i due russi contro mio figlio, da farsi fra due giorni.
Uomo 2: Certo non ci si può fidare dei russi, però, con un po' d'impegno e di astuzia, si può sempre riuscire a ingannarli.
Uomo 1: E se non ci si riesce? Per me è sempre meglio ammazzarli.
Abdul: I russi faranno bene a rispettare gli accordi che prenderemo, perché se cercheranno di ingannarmi, io mi berrò il loro sangue. - Vanja: Compagno sergente, ha detto che ci venderanno, ma non capisco: chi avrebbe interesse a comperarci?
Saša: Te, Vanja, sarà difficile che qualcuno ti compri. Per me sgancerò il comandante: è la terza guerra che facciamo insieme. Eh, di te, invece, nessuno sa che cazzo farsene.
Vanja: Anch'io imparerò a combattere.
Saša: Ah, troppo tardi. E poi, guarda, i soldi per tutti e due quelli di sicuro non ce l'hanno. Te lo garantisco, Žilin: dei pezzenti.
Vanja: Allora che fine faccio io?
Saša: Ti ammazzeranno.
Vanja: Se lo faranno, la prego, lei non dica niente: non voglio che mia madre lo sappia subito.
Saša: Va bene, Žilin, non frignare. Li convincerò a pagare anche per te. Io comunque valgo di più. Dimenticavo di dirti una cosetta interessante: possiamo dire addio ai coglioni.
Vanja: In che senso?
Saša: Come "in che senso?" Nel senso che qui hanno l'usanza di tagliarti le palle. Hai scopato almeno una volta?
Vanja: Certo.
Saša: Oh, certo! Allora è tutto a posto, non c'è da preoccuparsi: te la sei spassata.
Vanja: Peccato, però!
Saša: Oh, che strazio! Ma lo sai che sei veramente una lagna? "Peccato, peccato..." A proposito, mi chiamo Saša, Sly.
Vanja: Capito.
Saša: Ah, che cosa vuoi aver capito? Sly, come Stallone. - Vanja: Non posso ancora crederci che ci lasciano andare.
Saša: Non si può ancora dire, infatti.
Vanja: Dove sono andati a finire? Chissà, forse ci mandano anche in licenza.
Saša: E per quali meriti, scusa?
Vanja: Be', possiamo scrivere un rapporto. Diremo di aver catturato cinque guerriglieri, o sei.
Saša: Uhm, e dove sono finiti?
Vanja: Be', sono... scappati.
Saša: Allora, scusa, perché soltanto cinque o sei? Dieci suona meglio. - [Vanja e Saša raccolgono pietre sul greto di un fiume, sorvegliati dal ceceno Hassan]
Saša: Pausa, Hassan! Guarda già quante ce ne sono! Eh! Spiegami una cosa che non ho capito: tu non sei sordo, però fai "mh mh". Non ce l'hai la lingua? [Hassan scuote la testa] Te l'hanno tagliata? [Hassan annuisce] E i coglioni, ce l'hai?
Hassan: Ih ih!
Saša: Žilin, tu che sceglieresti? Palle o lingua? - Vanja: Saša, pensavo: mia madre riceve la lettera, e poi? Poi che succede?
Saša: E poi, Vanja, lo mettono in culo. Ti piacerebbe tornare qui?
Vanja: No.
Saša: A me sì, invece. Ma ci verrei con un altro equipaggiamento: scarpe da ginnastica, a te un kalašnikov e a me una mitragliatrice. Guarda, entriamo nel cortile, facciamo fuoco a volontà e mandiamo Hassan e Abdul dritti dritti all'altro mondo. Ah, la ragazzina ci inviterà a casa. Oh, Vanja, in casa non ci siamo ancora stati.
Vanja: Io non voglio ucciderli.
Saša: Devi, Vanja. È la guerra. - Dina: Zarachmat è morto. Ti rimane solo una notte di vita.
Vanja: Aiutami.
Dina: Non posso. Tu devi morire.
Vanja: Non voglio morire.
Dina: Di solito, dopo, il cadavere lo lasciano agli sciacalli, ma io ti farò seppellire.
Vanja: Portami le chiavi, non c'è nessuno.
Dina: Ti farò preparare una tomba spaziosa, ti ricoprirò di terra e tu vedrai gli angeli della morte. E nella tomba metterò la mia collana: sarà il mio regalo di nozze per te. Chissà, forse la tua anima troverà una sposa in paradiso.
Vanja: Non la troverà. - Dina: Ivan, sei contento di vedermi?
Vanja: Sì
Dina: Promettimi di non uccidere più nessuno [gli getta la chiave delle catene] Fa' presto! [Ivan esce dalla sua prigione] Che aspetti?! Corri, vattene!
Vanja: No, non posso. [Abdul] non ti perdonerà mai.
Tornato alla guarnigione, passai due settimane in ospedale, poi fui congedato e spedito a casa. In treno la mamma pianse per tutto il viaggio. Non faceva che ripetere alle donne dello scompartimento quanto era fortunata e felice. Mi piacerebbe tanto vedere in sogno tutte le persone che ho amato e che non incontrerò mai più, ma loro non si fanno vedere. (Vanja [voce fuori campo])
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