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Insediamenti israeliani

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Mappa degli insediamenti israeliani (magenta) in Cisgiordania

Citazioni sugli insediamenti israeliani, o colonie israeliane, e sui coloni israeliani.

Citazioni

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  • Israele abbandonò Gaza nel settembre del 2005. Gli intransigenti raziocinanti israeliani, come Ariel Sharon, santo patrono del movimento dei coloni, capirono che non aveva senso sovvenzionare qualche migliaio di coloni illegali che, protetti da una buona parte dell'IDF, sulle rovine di Gaza utilizzavano un po' di terra e risorse limitate. Aveva più senso trasformare Gaza nella più grande prigione del mondo e trasferire i coloni nella Cisgiordania, territorio molto più prezioso, dove le intenzioni di Israele sono del tutto esplicite, tanto nelle parole quanto soprattutto nei fatti. (Noam Chomsky)
  • L’unica via percorribile è smantellare del tutto gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania, porre fine al regime di apartheid e alle violenze nei confronti dei palestinesi e poi stoppare subito l’assedio imposto alla Striscia di Gaza. (Ofer Cassif)
  • La legge in questione è stata concepita per garantire che i membri della razza superiore del Paese occupante, e in particolare i coloni criminali, siano separati, elitari, superiori ai sudditi palestinesi. Avranno la piena protezione della legge e delle istituzioni dell’occupazione: il governo, l’esercito, la polizia, i tribunali, ecc. (Ofer Cassif)
  • La scelta fatta da Israele non mi pare la più utile per arrivare alla pace. Proprio perché Israele è una democrazia, possiamo dire che Netanyahu non è Rabin e non è Peres, ha favorito l'insediamento dei coloni israeliani nell'illusione coltivata dai fondamentalisti israeliani di poter risolvere il problema palestinese in maniera demografica, cioè di avere un numero tale di coloni da pareggiare il numero dei palestinesi. (Vincenzo De Luca)
  • Nessuno caccerà più i coloni israeliani, cambiamo il paradigma se non vogliamo diventare una società di apartheid. (Abraham Yehoshua)
  • Normalmente si afferma che la soluzione dei due Stati è ormai irraggiungibile, perché se l'IDF cercasse di allontanare i coloni si scatenerebbe una guerra civile. Potrebbe anche essere vero, ma ci vuole un ulteriore ragionamento. Senza ricorrere alla forza per espellere i coloni illegali, l'IDF potrebbe semplicemente ritirarsi entro un qualunque confine stabilito mediante negoziati. I coloni al di là di tali confini potrebbero scegliere di lasciare le loro case sovvenzionate per tornare alla case sovvenzionate in Israele oppure di restare sotto l'autorità palestinese. (Noam Chomsky)
  • La vita in prossimità delle due comunità, quella dei palestinesi occupati e dei coloni, non faceva altro che accentuare l'immagine di un carcere. Ogni colonia, e ogni blocco di colonie, era circondato da una recinzione elettrica e da mura che chiudevano i coloni al loro interno, ma che combinate tra loro rinchiudevano i palestinesi in decine di mini-prigioni dentro l'enorme complesso della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.
  • Nel 1974 il movimento dei coloni [israeliani] divenne una lobby ideologica che influenzava le politiche governative riguardanti la colonizzazione e che godeva di una presenza sempre maggiore nella Knesset e nella sfera pubblica in generale. Ma se per un verso i coloni erano dei manipolatori, per l'altro loro stessi venivano manipolati. Erano infatti usati come arma, e molto spesso come scusa, per giustificare la confisca di terre, e lo Stato ricorreva a loro come strumento demografico per effettuare una pulizia etnica con mezzi alternativi. Il movimento era un comodo canale per implementare quegli aspetti della politica di colonizzazione ai quali il governo laburista non voleva essere direttamente associato; specialmente le politiche che contraddicevano apertamente il diritto e le convenzioni internazionali. Anziché sullo Stato, infatti, la responsabilità veniva fatta ricadere su presunti gruppi di parte.
  • Poiché l'espropriazione [da parte degli israeliani a scapito dei palestinesi] è ovunque, la riappropriazione e la riconciliazione dovranno avvenire ovunque. [...] La sacra distinzione tra gli insediamenti ebraici in Israele (prima del 1967) e quelli in Cisgiordania (dopo il 1967) dovrebbe finire anch'essa nella tomba. La distinzione dovrebbe invece essere fatta tra quegli ebrei che sono disposti a discutere una riformulazione del rapporto, un cambio di regime e una parità di status, e quelli che non lo sono, indipendentemente da dove vivono ora.

Voci correlate

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