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Jack Arnold

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jack Arnold nel 1954

Jack Arnold (1916 – 1992), regista cinematografico statunitense.

Citazioni di Jack Arnold

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Da A colloquio con Jack Arnold

Intervista di Luigi Cozzi, in Il cinema dei mostri, Fanucci, 1987, pp. 152-164. ISBN 88-347-0018-X.

  • [Su Destinazione... Terra!] Tutto è iniziato quando la Universal ha acquistato da Ray Bradbury un trattamento cinematografico intitolato The Meteor (La meteora). I dirigenti lo ritennero particolarmente adatto a venire trasformato in un film in 3-D. Allora il 3-D era appena saltato fuori e la Warner aveva da poco distribuito con grande successo La maschera di cera con Vincent Price, una pellicola messa su di gran fretta al solo scopo di lanciare oggetti verso lo spettatore per sfruttare il procedimento tridimensionale. Ecco perché la Universal decise di fare quel film. Me ne affidarono la regia e la pellicola che ne uscì ottenne un notevole successo. Di conseguenza, da quel momento diventai un regista specializzato in film di fantascienza, almeno secondo la Universal.
  • Io adoro la science fiction. Ne sono sempre stato un fervente appassionato. Già da bambino acquistavo tutte le riviste che si trovavano in edicola. Ne andavo matto. Quando mi hanno proposto di girare Destinazione... Terra ne sono rimasto deliziato, perché ero ancora un grande appassionato del genere. E più sono riuscito a farne di quei film, più ne sono rimasto contento e felice, anche perché allora nessuno si permetteva di discutere quello che facevo. In quegli anni infatti non c'era nessuno che potesse affermare di essere un esperto di fantascienza cinematografica, così nessuno poteva contraddire o discutere quello che facevo io, poiché ero considerato l'unico autentico specialista, e naturalmente ero ben lieto di ribadirlo ad ogni occasione, anche se sapevo benissimo di non essere l'esperto che gli altri mi credevano.
  • Ritengo che l'unico modo per fare accettare al pubblico una storia impossibile sia quello di coinvolgerlo direttamente immergendolo in un'atmosfera particolare... creando una specie di suggestione o, come dicono oggi i ragazzi, delle vibrazioni: insomma bisogna impedire allo spettatore di riflettere e di pensare, immergendolo di peso in quello che si sta raccontando.
  • [Su Clifford Stine] Abbiamo lavorato insieme con grande soddisfazione reciproca. Certo, nel fare quei film, abbiamo dovuto dare fronte a una quantità di problemi incredibile, folle. Per esempio, in Radiazioni B.X.: Distruzione Uomo, a parte il problema di rimpicciolire a poco a poco il protagonista fino a farlo diventare tanto piccolo da poter lottare alla pari col ragno della sua cantina, abbiamo dovuto risolvere il problema di come fare apparire enormi delle semplici gocce d'acqua, quelle che cadono dal calorifero difettoso. [...] Per risolvere questo problema, abbiamo tentato di tutto. Stavamo girando nel più grande teatro di posa della Universal, e pertanto provammo persino a costruire una specie di piccolo acquedotto che facesse cadere di tanto in tanto delle masse d'acqua sull'attore, solo che, mentre cadeva, l'acqua si spandeva all'intorno e l'effetto finale non era certo quello che ci serviva. Quando tutto sembrava perduto, io mi ricordai che da ragazzo una volta avevo trovato una scatoletta di preservativi e, non sapendo di che cosa si trattasse, li avevo riempiti d'acqua fino a gonfiarli e poi m'ero messo a lanciarli, proprio come se si trattasse di terribili bombe a spruzzo. Li lanciavo dalla finestra addosso alla gente che passava di sotto, e mi ricordo che avevo notato che mentre cadevano sembravano quasi delle gigantesche gocce d'acqua. Così feci subito acquistare dei preservativi dal trovarobe della Universal, ordinai che venissero riempiti d'acqua e incaricai alcuni macchinisti di lanciarli addosso all'attore dall'alto del teatro, mentre noi riprendevamo la scena. Le gigantesche gocce che nel film vedete cadere sull'attore sono infatti dei preservativi rigonfi d'acqua. [...] Ma l'aneddoto più divertente si è verificato alla fine delle riprese, quando l'ufficio contabilità della produzione mi ha convocato per avere una spiegazione su una voce nell'elenco spese di cui loro non riuscivano a capacitarsi. Chiesi di che cosa si trattava, e loro mi risposero che non afferravano il perché di tutti quei soldi spesi per l'acquisto di oltre cento preservativi. Io risposi che dovevano capirci, era stato un film terribilmente duro e difficile, e così avevamo festeggato la conclusione delle riprese con una grande festa...
  • [Su Radiazioni BX: distruzione uomo] Sono stato costretto a riprendere prima il ragno sulla sua ragnatela, poi a farlo scendere più e camminare lungo il bordo della finestra, e infine a trafiggerlo con uno spillone, che secondo il copione gli era stato lanciato contro da Grant Williams. Abbiamo dovuto fare un mucchio di tentativi prima di riuscire a girare quella scena. È tremendamente difficile fare il regista quando l'attore è... un ragno. Alla fine siamo riusciti a farli fare quello che volevamo sospingendolo in avanti con dei getti d'aria...
  • Quando sceglievo il cast dei miei film di fantascienza, ho sempre cercato di prendere degli attori che fossero anche delle persone intelligenti, che avessero una buona dose di immaginazione, di mestiere e di esperienza. In maniera che, se io spiegavo quello che doveva succedere in una data inquadratura nella quale solo in seguito avremmo aggiunto gli effetti speciali, loro fossero in grado di immaginarsela per bene tutta da soli e recitare quindi senza problemi.
  • A mio parere, se devo essere sincero, lo schermo blu rivela sempre i suoi limiti e sa di fasullo... se poi non si fa estrema attenzione, intorno agli attori si nota sempre una specie di alonatura verde o azzurrina. È difficilissimo riuscire ad adoperare questo sistema nella maniera giusta.
  • [Su Grant Williams] Non è mai riuscito a conquistare il pubblico. Il suo tipo non era in voga negli Anni Cinquanta. Grant era biondo e aveva gli occhi azzurri, un po' troppo bello per fare il caratterista, ma al tempo stesso lontanissimo dal genere di eroi che andava allora a Hollywood, il fusto alla Robert Taylor o alla Rock Hudson. Ha recitato in un mucchio di ruoli, senza mai trovare la sua parte.
  • [Su Radiazioni BX: distruzione uomo] Era il più difficile da farsi perché nessuno aveva mai realizzato in precedenza una cosa del genere. [...] Quando in Radiazioni B.X.: Distruzione Uomo una comunissima cantina diventa una specie di inferno popolato da incredibili mostri, io volevo che tutti gli spettatori si rendessero esattamente conto che anche le loro cantine contengono in potenza i medesimi orrori... che anche la cosa più familiare e comune può diventare all'improvviso orrenda e mostruosa se si verificano certe circostanze.
Il Gill-Man de Il mostro della laguna nera
  • [Su Il mostro della laguna nera] Io ho fatto di tutto per mettere in quelle scene subacquee un po' di mistero e di romanticismo, oltre a un certo senso di angoscia e di terrore. Ritengo che nel primo film della serie siamo riusciti perfettamente a fare a quelle sequenze una strana atmosfera, un «tono» insolito. Le altre scene, quelle con la ragazza che nuota sulla superficie e con il mostro che la spia dal basso, giocano invece sulla paura diffusa tra la gente, che ci può essere sempre qualcosa di orrendo nascosto sul fondo d'ogni mare o fiume. È una sensazione che avrà provato anche lei, quando magari sta nuotando e all'improvviso sente qualcosa che le sfiora la caviglia...
  • [...] volevo far nascere un certo sentimento di pietà nei confronti del Mostro... o la mia «bella bestiaccia», come lo chiamavo io... perché a me quel mostro era simpatico.
  • [Su Ricou Browning] Quel ragazzo era un nuotatore subacqueo così abile che l'unica cosa che dovevamo fare era di tenergli sempre a disposizione un respiratore fuori scena, e quando lui riteneva di avere bisogno di prendere nuovamente ossigeno si limitava a risalire in superficie, inspirava a pieni polmoni e tornava giù di colpo a fare la scena, in un attimo. In questa apnea riusciva a restare sott'acqua quasi all'infinito. Noi non avevamo potuto inserire delle bombole sotto il «costume» da mostro perché altrimenti si sarebbero viste le bollicine. Ma questo ragazzo ci risolse tutti i problemi. Era sensazionale.
  • [Su La vendetta del mostro] Il primo film aveva avuto [...] così tanto successo che la Universal aveva insistito perché realizzassimo a tutti i costi un seguito. Così noi immaginammo una nuova storia in cui l'Uomo Pesce viene catturato ed esposto al pubblico nella vasca di un acquario della Florida. Quando mi recai a scegliere i posti dove girare il film, i proprietari di quell'acquario mi mostrarono un incredibile vasca piena di squali, di barracuda, di murene, e perfino un polipo. Tutti quei pesci venivano nutriti da degli uomini che si immergevano nella vasca e gli mettevano letteralmente il cibo in bocca. Io guardai con occhi sbarrati e chiesi subito se era possibile isolare con una rete quei pesci dall'altra parte della vasca, dividendola in pratica in due, per mettere il «mio» mostro nella metà sgombra, e girare lì le scene. Spiegai però che non solo avrei dovuto fare immergere il mostro in quella vasca, ma anche l'attore e l'attrice principale.
    Precisai che se i miei due protagonisti avessere visto tutti quei pesci pericolosi, si sarebbero assolutamente rifiutai di immergersi, e quindi mi racomandai che la rete fosse ben spessa e nascondesse del tutto gli animali. Mi risposero che avrebbero fatto come volevo io. Ma quando ritornai con la troupe pronto a girare, scoprii che non avevano sistemato nessuna rete. Dov'è la rete? chiesi io. E loro mi risposero che non serviva... che quei pescioni terribili non avrebbero dato nessun fastidio agli attori... perché erano troppo ben nutriti e pasciuti per avere ancora fame. A questo punto mi trovavo nei guai. Come sarei riuscito a convincere gli attori a immergersi là dentro? Ora, in quel film, io avevo un operatore alla macchina completamente matto, del tutto folle. Mi disse che si sarebbe immerso lui e che io avrei dovuto fargli compagnia, in modo da dimostrare agli attori che là sotto non c'era davvero alcun pericolo. Tanto parlò che riuscì a convincermi e così mi infilai un respiratore e mi buttai in acqua. Chiusi gli occhi e pregai. Quando li riaprii, davanti a me c'era proprio uno squalo enorme, con la bocca spalancata, e mi stava guardando fisso. Ed era si e no a un metro di distanza. Non sapevo più cosa fare. Non sapevo se dovevo restarmene assolutamente immobile o se invece dovevo mettermi ad agitarmi come un pazzo... così finii per chiudere di nuovo gli occhi, riprendendo a pregare. Mi sembrò la cosa migliore che potessi fare. Poi quel mostro marino mi si avvicinò e mi si sfregò contro la pelle... era come sentirsi accarezzare dalla carta vetrata. Allora di scatto mi lanciai verso la superficie e, quando riemersi, illeso, vidi i due attori che mi guardavano dal bordo della piscina. Ripresi subito il controllo, abbozzai un grande sorriso e li invitai a raggiungermi... fingendo che non ci fosse nulla di cui avere paura! Ma la cosa più straordinaria è che il terzo giorno di riprese, mentre inizialmente scendevano tutti con notevole riluttanza nella vasca, ci eravamo invece tanto abituati alla compagnia di quegli incredibili pesci che li prendevamo addirittura a pacche sul dorso o sulla pancia per farli scostare mentre giravamo la scena. L'unico animale che procurò dei fastidi fu una tartaruga. Per misteriose ragioni, questa grande tartaruga marina si innamorò del costume del mostro, lo trovò di suo gusto e prese a staccargli le squame a morsi mangiandole. Per riuscire a impedirgli di fare a pezzi quel preziossissimo e indispensabile strumento di scena, siamo stati costretti a tenere sempre sott'acqua un uomo messo lì apposta per tenere lontana la tartaruga dal nostro mostro.
  • Ecco dove sta la differenza tra i film che abbiamo fatto noi e qulli che sono venuti dopo... come quelli prodotti dall'American International o dai giapponesi. Gli autori di quelle pellicole si sono preoccupati soltanto di sfruttare il momento favorevole del mercato, senza sforzarsi di creare veramente qualcosa. Ma noi avevamo a disposizione dei mezzi che loro non hanno mai avuto. Certo, non avevamo i soldi che davano, per esempio, a un film con Lana Turner, ma si trattava pur sempre dei budget più che notevoli e decisamente superiori a quelli concessi di solito ai film di serie B.
  • [Tarantola] Spingevamo avanti e indietro su quei set in miniatura il ragno con i getti d'aria finché non riuscivamo ad ottenere l'inquadratura che ci occorreva. Mi spiego: se volevo veder spuntare dalla cima della montagna prima le zampe dell'insetto, poi le mandibole, e quindi il resto, non facevamo altro che spingere il ragno avanti e indietro con i getti d'aria riprendendo in continuazione la scena finché, dopo una decina di tentativi, riuscivo a ottenere l'azione che volevo. Il ragno veniva sempre ripreso con alle spalle un fondale di velluto nero, in maniera che non impressionasse tutta la pellicola, così che poi potevano sovrapporlo senza problemi alle scene girate con gli attori.

Citazioni su Jack Arnold

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  • Avevo molto rispetto per Jack. Diventammo grandi amici. Ma era un regista tosto, uno che non si perdeva in sciocchezze. Quando ottenni la parte [ne Il mostro della laguna nera], andai da Jack e gli chiesi: "Come vuoi che la interpreti?" E lui rispose: "Non farlo sembrare un personaggio da cartoni animati". E aggiunse: "Non devi camminare. Devi scivolare. Ricorda, è un pesce che viene dall'acqua. Quindi devi scivolare". Un giorno arrivai allo studio e mi disse: "Ben, ho risolto i tuoi problemi". Sotto gli stivali che indossavo applicarono dei pesi appiattiti da 5 kg. (Ben Chapman)
  • Jack Arnold era molto efficiente e ben organizzato. Un ottimo regista dal punto di vista tecnico. In termini di istruzioni agli attori, dal punto di vista della recitazione e del sostegno morale, era uno di quei registi che dicono: "Stai qui", "Stai lì", "Vieni qui", "Vai lì", ma, dal punto di visto creativo, dovevamo arrangiarci da soli. (Lori Nelson)
  • Spesso Jack Arnold inseriva nei suoi film velate allusioni di natura sociale e Il mostro [della laguna nera] presenta interessanti tracce di un ambientalismo ai suoi esordi. (David J. Skal)

Citazioni in ordine temporale.

  • Clamorosamente, incredibilmente sottovalutato per anni e anni, il regista americano Jack Arnold viene oggi, finalmente riscoperto e riqualificato nella sua giusta luce. Arnold è infatti il più ispirato e geniale regista che il cinema fantastico (cioè di fantascienza e «gotico») abbia avuto nel decennio tra il 1950 e il 1960.
  • Arnold ha realizzato una serie di film che possono ritenersi ciascuno la «parola definitiva» nei rispettivi generi di appartenenza, da la Tarantola (il più geniale «film di mostri») a Destinazione... Terra (il più coraggioso film sugli alieni), da La vendetta del mostro della Laguna Nera (il più poetico film dell'orrore) a Il ruggito del topo (il più divertente e pungente esempio di fantapolitica).
  • Il cinema fantascientifico di Arnold è famoso per la sua «atmosfera» e la straordinaria quantità di significati, di risvolti e di simboli che contiene. Con i suoi film Arnold è riuscito a tratteggiare una panoramica completa della condizione umana di fronte all'universo, giostrando in continuazione sull'argomento dal quale è sempre apparso affascinato: la faticosa lotta per la riconquista della propria migliore essenza umana intrapresa dall'uomo comune del nostro tempo.
  • Soltanto adesso sulla scia della riscoperta e della rivalutazione di quell'incredibile «eta dell'oro» che è stata la fantascienza cinematografica degli Anni Cinquanta, anche l'opera di Arnold è stata finalmente inquadrata nella giusta luce e così oggi sulla figura di questo straordinario regista (che ha avuto persino il coraggio di abbandonare il campo nel momento di massimo successo) fioriscono addirittura intere leggende e i suoi film sono ricordati con delirante entusiasmo degli appassionati. E mai, devo ripeterlo, queste sue opere deludono, anche quando il regista è costretto a muoversi entro i confini e i luoghi comuni dei «generi» di moda durante gli Anni Cinquanta.

Citazioni in ordine temporale.

  • Tra gli autori della fantascienza anni '50, che rinnovò la tradizione del cinema fantastico e dell'horror, il nome che si impone con più evidenza è quello di Jack Arnold. Il motivo di questo rilievo non sta tanto nell'aver diretto i capolavori assoluti del decennio [...], quanto nell'aver realizzato un corpus di film compatto per stile e notevole nel suo insieme per quantità e qualità. Gli otto film fantastici realizzati fra il 1953 e il 1959 testimoniano cioè un autore riconoscibile, oltre a scandire tappe fondamentali per la mitologia del cinema fantastico, dalla Creatura della Laguna Nera (unico esempio degli anni '50 ad essere entrato nel pantheon dei mostri classici) alla gigantesca tarantola, dalla metafora esistenziale di Radiazioni B/X agli scenari desertici in cui l'uomo si trova improvvisamente di fronte ai limiti delle proprie conoscenze razionali.
  • I film di Arnold erano sì B-movies, ma con budget superiori al mezzo milione di dollari, il che permetteva una cura superiore alla media "B" nella loro preparazione e realizzazione.
  • Fin da Destinazione... Terra, i paesaggi di Arnold si dimostrano fortemente psicologici, con gli scenari desertici e pietrosi che ritroveremo anche in Tarantola, I figli dello spazio e La meteora infernale. Quasi tutti i suoi film di fantascienza sono ambientati in località ai confini con territori inesplorati, sconosciuti o comunque estranei alla civiltà: e questa posizione di frontiera, ai limiti dell'ignoto, dove la scienza è inutile o addirittura pericolosa e non sussiste più la protezione della civiltà razionale, è un correlativo della posizione psicologica dei protagonisti, improvvisamente costretti ad uscire dalle proprie certezze. E lo stesso conflitto di Radiazioni B/X, dove manca il paesaggio di confine tipico di Amold, ma solo perché questa stessa nozione viene portata all'interno della quotidianità, e la tradizionale contrapposizione casa/grotta di altri suoi film (Destinazione... Terra, I figli dello spazio, in parte Il mostro della laguna nera) viene tutta risolta all'interno della casa, con una progressiva emarginazione ed espulsione simbolica del suo protagonista.

Filmografia

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Altri progetti

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