Jean de Thévenot
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Jean de Thévenot (1633 – 1667), viaggiatore, naturalista e botanico francese.
Citazioni di Jean de Thévenot
[modifica]- Sono 18. anni circa che in una notte di Domenica cominciò a farsi sentire nel Porto di Santorine un romore grandissimo, che penetrò fino a Chio, che ne è lontana più di dugento miglia, e si credette che fosse l'Armata veneta, che combattesse contro quella de' Turchi; il che fece che di buon mattino tutti salissero i luoghi più alti, per esserne spettatori, e mi ricordo che il Reverendo Padre Bernardo Superiore de' Cappuccini di Chio, uomo venerabile, e degnissimo di fede, mi raccontò d'essersi egli pure come gli altri ingannato, credendo come loro di udire molte cannonate. Non videro però nulla; e di fatti questo fu un fuoco che si accese nella terra del fondo del Porto di Santorine, e vi cagionò un effetto tale, che dal mattino fino alla sera uscì dal fondo del mare una quantità di pomici, che salivano in alto con tanto impeto, e con tanto romore, che detto avrebbesi essere tanti colpi di cannone: il che infettò talmente l'aria, che a Santorine morì una quantità di gente, e molti perdettero la vista, che ricuperaron però alcuni giorni dopo. Questa infezione si estese così lontano, come il romore che preceduta l'aveva, poiché non solamente in quest'Isola, ma a Chio, e a Smirne tutto l'argento diventò rosso, fosse egli dentro a forzieri, oppur nelle tasche degli abiti, e i Religiosi dimoranti in que' luoghi mi dissero che tutti i calici erano divenuti rossi. Dopo alcuni giorni dissipossi l'infezione, e l'argento riprese il primiero colore. Queste pomici che di là sotto uscirono copersero talmente il mare dell'Arcipalago, che per qualche tempo allorché regnavano certi venti, vi erano de' Porti turati in guisa, che uscir non poteva nessuna barca, per quanto si fosse picciola, quando quelli che eran dentro non si aprisser la via attraverso delle pomici a forza di pali: e si veggono anche al presente disperse per tutto il Mediterraneo, quantunque in poca quantità.[1]
Note
[modifica]- ↑ Da Voyages de M. de Thevenot, parte I; citato Lazzaro Spallanzani, Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 3, Baldassare Comino, Pavia, 1793, cap. XIX, pp. 163-165.
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