Vai al contenuto

Johann David Passavant

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Johann David Passavant, Autoritratto (1818)

Johann David Passavant (1787 – 1861), pittore e storico dell'arte tedesco.

Raffaello d'Urbino e il padre suo Giovanni Santi

[modifica]
  • [...] la maniera stessa del Santi è affatto opposta a quella di Piero [della Francesca]. Poiché secche e allungate sono le sue figure, i contorni disegnati così scuri, che danno un po' di durezza al dipinto, e il colorito riesce assai freddo per quel suo usare di toni bigiastri. Nonostante questi difetti, nelle ultime sue opere avvi una qualche imitazione del fare Mantegnesco, al che fu indotto forse dall'amico Melozzo. (vol. I, p. 31)
  • [Giovanni Santi] [...] gettando lo sguardo su quanto operò, onde assegnargli un posto tra i pittori contemporanei, lo troviamo nella composizione fedele imitatore di quel sistema tradizionale, propagatosi dalla scuola di Giotto, di una disposizione simmetrica; quantunque vi accoppiasse uno studio diligente della natura, e si sforzasse di dare un carattere individuale a ciascuna delle figure. Spesso egli riuscì bene nelle degne e nobili espressioni, e pieno di leggiadria nei putti. (vol. I, pp. 44-45)
  • [Giovanni Santi] Certo non possedeva la scienza del disegno e della prospettiva quanto il Mantegna, di cui scrisse le lodi; non la grazia del Francia o del Perugino; non la maschia forza di Luca Signorelli; non l'arditezza dell'amico Melozzo: onde mal può essere annoverato tra i grandi artisti del suo secolo, che schiusero nuova via all'arte. Ma egli è di quei pittori che espressero il bello con viva verità e con istudio amoroso; le cui opere saranno pregiate fino a che la pura e schietta bellezza avrà culto tra gli uomini. (vol. I, p. 45)
  • Fra i migliori discepoli di Raffaello, niuno può certamente paragonarsi a Giulio Romano, che nacque da Pietro Pippi, e fu tanto amato dal maestro come se fosse stato suo figliuolo; laonde particolarmente lo scelse per eseguire molte sue opere. Per la qual cosa avendo Giulio lavorato molto tempo con Raffaello, imitò così bene la sua maniera, da potere appena conoscersi se alcuni quadri sono dell'uno o dell'altro pittore. Vari, di sua invenzione, coloriti dopo che fu morto il maestro, serbano tuttavia lo spirito Raffaellesco, sebbene non abbiano la stessa semplicità di composizione, pari bellezza di disegno e profondità di concetto. Ma a lui mancarono la grazia e la purezza di sentimento del Sanzio, non meno che la soavità del colorito; imperocché usando spesso del nero di fumo nelle pitture a olio, fu cagione che i più dei suoi quadri son oggi anneriti. (vol. I, p. 246)
  • Né Giulio [Romano] fu soltanto il più degno successore di Raffaello nella pittura, ma eziandio nelle cose d'architettura; perché avendo assai volte tirati grandi e puliti gli schizzi del suo maestro, era riuscito eccellentissimo anche in quelle. Ma nelle fabbriche come nei dipinti, preferì la forza e la nobiltà alla grazia; imperocché cercò di fermare l'altrui attenzione con le grandi masse, in luogo di sodisfare al delicato sentimento con belle linee e forme eleganti. (vol. I, p. 247)
  • [Nicolò Alunno] Fu un pittore che diede alle sue opere quella tendenza particolare e veramente originale che distingue dalle altre la scuola dell'Umbria; tendenza cosi vivamente studiata dalla scuola di Perugia nella seconda metà del secolo XV e al principiare del seguente. Nelle sue prime opere (come, ad esempio, nella Nostra Donna in mezzo agli Angioli della Galleria di Brera a Milano, da lui dipinta nel 1465) si ravvisa sempre quella maniera tradizionale dei precedenti pittori; ma la sua Annunziata del 1466 ha una espressione cosi dolce e arie di teste tanto graziose, nonostante la durezza dei contorni, da far già presentire nuovi e più felici tempi per l'arte. (vol. I, pp. 327-328)
  • A dir vero non fu l'Alunno uno di quegli artisti che sogliono chiamarsi grandi genii. Gli mancò la facilità d'inventare che possedette Luca Signorelli, suo contemporaneo; tuttavia v'è una soavità in quelle sue figure, massime nelle teste delle femmine e dei putti, sempre esprimenti una dolce purezza di sentimento, che lo spettatore ne rimane preso e maravigliato. (vol. I, p. 328)

Bibiografia

[modifica]

Altri progetti

[modifica]