John R. Bolton
Aspetto

John Robert Bolton II (1948 – vivente), politico, avvocato e diplomatico statunitense.
Citazioni di John R. Bolton
[modifica]- Sconfiggere lo Stato Islamico significa restaurare il potere di Assad in Siria e i pupazzi iraniani in Iraq, risultato che non è né praticabile né desiderabile. Piuttosto che lottare per ricreare la mappa del post-Prima Guerrra Mondiale, Washington dovrebbe riconoscere la nuova geopolitica. La migliore alternativa allo Stato Islamico nel nord-est della Siria e nell’Iraq occidentale è un nuovo e indipendente Stato Sunnita.[1]
Citato in ilmessaggero.it, 22 giugno 2020.
- [Sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2020] Nel 2016 votai per Trump e non per Hillary Clinton ma ora, avendo visto questo presidente da vicino, non posso farlo di nuovo. La mia preoccupazione è per il Paese, e lui non rappresenta la causa repubblicana che voglio sostenere.
- Il presidente non ha una base filosofica o una strategia, non conosce la differenza tra interesse nazionale degli Usa e gli interessi di Donald Trump.
- Il presidente si comporta come se pensasse che questo [l'interesse nazionale] sia una piccola azienda a gestione familiare, ma le questioni sono troppo importanti per il Paese per essere gestite in questo modo.
Intervista di Giuseppe Sarcina, corriere.it, 18 febbraio 2022.
- [«Perché Putin ha preso l’iniziativa proprio ora?»] Perché vede un quadro favorevole. La Germania è in una fase di transizione. Emmanuel Macron deve affrontare una difficile elezione. Boris Johnson ha un sacco di problemi. L’Italia è alle prese con tensioni politiche interne. Ma soprattutto crede di cogliere una debolezza nell’amministrazione Usa, per il modo in cui si è ritirata dall’Afghanistan. In ogni caso non è che Putin stia improvvisando. Questa mossa fa parte di una pianificazione di lungo periodo.
- [«I leader europei sono in grado di mediare con Putin?»] Con tutto il rispetto, penso di no. Francia e Germania hanno dato vita agli accordi di Minsk che si sono rivelati dannosi per l’Ucraina. Inoltre Putin potrebbe fare leva su Macron per ottenere una ristrutturazione della Nato molto pericolosa. Scholz, invece, potrebbe garantire a Putin che l’Ucraina non aderirà per lungo tempo all’Alleanza Atlantica. In ogni caso si metterebbe in discussione l’autonomia della Nato. E non mi stupirei se a un certo punto gli americani dicessero: sapete che c’è di nuovo? La prossima volta difendetevi da soli.
- Oggi sull’Ucraina si è creato un falso dilemma: se entra nella Nato è a posto; altrimenti è nei guai. Ma l’Alleanza atlantica ora deve tenere conto di una zona grigia. La Finlandia non fa parte della Nato, ma non è che se la Russia la invade, noi non facciamo niente. Non so se Putin abbia considerato anche questo.
Intervista di Giuseppe Sarcina, corriere.it, 25 febbraio 2025.
- È molto inquietante quello che Trump ha fatto negli ultimi giorni, perché ha già concesso un vantaggio tattico a Putin, prima ancora di iniziare il negoziato. In particolare, ha ammesso che l’Ucraina non potrà recuperare la piena sovranità e l’integrità territoriale. Inoltre ha escluso la possibilità che Kiev entri nella Nato, ottenendo sufficienti garanzie di sicurezza. A questo punto, al Cremlino probabilmente si staranno dicendo: “Avremmo dovuto chiedere di più, perché probabilmente lo avremmo ottenuto”.
- Non mi scandalizza un accordo per lo sfruttamento di terre rare o di altre risorse. Ma se si procede con la coercizione o l’estorsione, allora non è più accettabile. È ancora troppo presto per dire se Trump voglia comportarsi in questo modo. Ma se così fosse, i cittadini ucraini sarebbero spinti ad allontanarsi dagli Stati Uniti e dall’Occidente, avvicinandoli alla Russia.
- Putin e Trump concordano sul fatto che sono necessarie le elezioni in Ucraina. Ma come puoi organizzare una consultazione libera e trasparente quando un Paese occupante controlla il 20% del tuo territorio?
- Anche se [Trump] non abbandonasse ufficialmente la Nato, potrebbe comunque indebolirla ritirando le truppe statunitensi dall’Europa o facendo concessioni alla Russia. A quel punto la Nato diventerebbe un guscio vuoto e l’uscita formale degli Stati Uniti sarebbe solo una questione burocratica.
- La storia recente mostra come l’Europa non sarebbe in grado di difendersi da sola. L’economia tedesca è ferma, la Francia è nel caos politico. Paradossalmente l’Italia è il Paese più stabile dal punto di vista economico e politico. Ma non basta. Senza il supporto americano, l’Europa non sarebbe in grado di affrontare la minaccia russa e, ancor meno, quella cinese.
- Se la Nato e gli Stati Uniti non riescono a fermare un’aggressione nel cuore dell’Europa, non faranno nulla neanche contro l’aggressione cinese contro Taiwan.
- Gli Stati Uniti hanno superato minacce molto più gravi di Trump. La Costituzione è solida, le istituzioni sono forti. Trump può danneggiare il sistema, come ha già fatto nel primo mandato, ma gli americani ripareranno i danni una volta che sarà uscito di scena. Trump è un’anomalia, non ha una filosofia, non ha nulla da trasmettere come eredità politica.
Intervista di Giuseppe Sarcina, corriere.it, 13 settembre 2025.
- [Sull'incursione di droni russi in Polonia del 2025] I russi, ovviamente, sostengono che sia stato un incidente. Il loro obiettivo era l’Ucraina che, però, si trova a sud della Bielorussia, da dove sono stati lanciati i droni. Ma è stata colpita la Polonia che è più spostata a ovest. Insomma trovo davvero poco convincenti queste spiegazioni. Ho il sospetto che sia stata un’iniziativa studiata da Putin per sondare la determinazione della Nato.
- Dopo il summit in Alaska con Trump, Putin si è mosso come se avesse campo libero, visto che il presidente Usa non ha dato seguito alla minaccia di sanzionare la Russia, se non ci fosse stato un cessate il fuoco. L’Armata russa ha aumentato gli attacchi in Ucraina, in particolare sugli obiettivi civili in Ucraina. E, nello stesso tempo, immagino che Putin abbia visto un’opportunità per condurre in piena tranquillità un test sulla risolutezza della Nato.
- Già adesso Putin può pensare che gli eventi stiano volgendo a suo favore. Le sue truppe continuano ad avanzare sul terreno. Lentamente, è vero, e al prezzo di ingenti perdite. Ma la sua considerazione del valore della vita umana non è uguale alla nostra. Il leader russo scorge debolezza nell’altro campo. Vede che Trump non è determinato a contrastarlo. Finché le cose andranno così, non sarà disponibile a negoziare.
Intervista di Donatella Mulvoni e Manuela Cavalieri, lespresso.it, 19 dicembre 2025.
- [Su Donald Trump] Il presidente affronta tutto in modo transazionale, ad hoc. Non persegue politiche coerenti. Nel caso dell’Ucraina, ad esempio, non ha idea di quali siano gli interessi americani, della Nato o degli ucraini. Si chiede solo: possiamo trovare un accordo? È così che affronta tutto. Non è strategico. Vive solo di ciò che ha davanti in quel momento.
- [Sull'Operazione Absolute Resolve] I suoi sostenitori dicono che gioca a scacchi tridimensionali, ma in realtà pensa solo alla prossima mossa. In America Latina la linea è condizionata da visioni opposte dentro la sua stessa base. In Florida, la comunità venezuelana-americana e quella cubana-americana sostengono con forza il rovesciamento di Maduro. E sono sicuro che sia ciò che il segretario di Stato Marco Rubio gli sta dicendo. Ma la base Maga gli ricorda che ha fatto campagna promettendo di porre fine alle “endless wars”: perché iniziarne una? È parte della ragione per cui la sua politica è così scombussolata: vuole mostrarsi duro, ma non vuole un conflitto prolungato.
- [Sulla seconda presidenza di Donald Trump] Le preoccupazioni per l’influenza di Cina, Russia e altri attori in Venezuela e Cuba sono reali e legittime, ma non per questo si possono ignorare Medio Oriente ed Europa. Gli Stati Uniti hanno interessi globali e devono essere pronti a difenderli globalmente. È uno dei veri difetti di questa strategia limitata e incoerente. Da un lato dice di smettere di promuovere la democrazia nel mondo e di non interferire nei sistemi politici altrui; dall’altro accusa l’Europa di diventare meno democratica. Siamo riusciti a criticare l’Europa, ma non Russia e Cina.
- [Sull'invasione russa dell'Ucraina del 2022] [...] Trump non vede veri interessi americani in gioco. Non gli importa se l’Ucraina debba cedere il resto del Donbass e non comprende l’impatto dell’aggressione russa sull’Europa, sulla Cina e sul resto del mondo. Non capisce che non reagire danneggerà la credibilità degli Stati Uniti e colpirà la Nato. È concentrato sull’idea di vincere un Nobel per la Pace e accetterebbe qualsiasi soluzione, anche imponendola a Kiev.
- Witkoff non sa nulla di Medio Oriente o Ucraina. È molto vulnerabile alle tattiche di Putin ed è già stato ingannato da diversi attori nella regione. Il suo unico vero attributo è la lealtà, ed è ciò che il presidente valorizza.
Intervista di Giulia Pompili, ilfoglio.it, 21 gennaio 2026.
- L’intera vicenda della Groenlandia è un potenziale disastro. Potrebbe essere la fine dell’alleanza Nato, il che renderebbe più deboli sia gli Stati Uniti sia l’Europa.
- Non so cosa stia motivando Trump. Durante il suo primo mandato, nel 2018, mi chiese se pensassi che gli Stati Uniti dovessero comprare la Groenlandia. Al Consiglio per la sicurezza nazionale facemmo molte ricerche storiche. Ma in quel periodo non parlò mai di usare la forza, mai.
- Sa, credo che nessun’altra persona negli Stati Uniti pensi che dobbiamo possedere psicologicamente la Groenlandia. Credo che tutto questo riguardi solo e soltanto Donald Trump.
- [...] lui pensa davvero di poter ottenere tutto semplicemente con la forza – e più che altro con la forza della personalità. Pensa che gli europei siano deboli e che alla fine cederanno.
- [Sulle proteste in Iran del 2025-2026] [...] in Iran il regime è nel momento di maggiore debolezza dalla rivoluzione del 1979. È estremamente impopolare. E quindi penso che sia possibile che, se Trump si fosse davvero impegnato in un cambio di regime – cosa che non è del tutto chiara – la debolezza del regime potrebbe essere dimostrata con un attacco militare, che lo renderebbe ancora più debole e renderebbe più difficile reprimere l’opposizione.
- I cinesi stanno aiutando la Russia nella guerra in Ucraina, e si aspettano dalla Russia lo stesso su Taiwan. Quindi la Cina sta già esercitando un’influenza in Europa, e continuerà. I cinesi pensano davvero di diventare una potenza artica, ed è per questo che la minaccia nell’estremo nord è rappresentata sia dalla Russia sia dalla Cina.
- La Corea del nord si è ritagliata un ruolo tra Cina e Russia, proprio come fece il nonno di Kim Jong Un, Kim Il Sung, che riuscì a giocarsi Stalin contro Mao Zedong. Sotto molti aspetti, l’idea stessa che si potessero indurre i nordcoreani a comportarsi in modo ragionevole era destinata a fallire sin dall’inizio.
- La Cina ha bisogno del petrolio che ottiene dall’Iran. È anche un’altra ragione per cui la Cina è interessata al Venezuela, acquistando l’80 per cento delle esportazioni petrolifere venezuelane fino a quando Maduro non è stato rovesciato. C’è quindi un forte intreccio tra paesi come Iran, Corea del nord, Venezuela, Siria prima della caduta del regime di Assad. Non si tratta di legami formali tramite trattati, ma di relazioni molto strette e di appartenenza all’orbita sino-russa.
- [Sulla seconda presidenza di Donald Trump] Ci sono alcuni che applaudono e vedono forza in tutto questo. È una sorta di fascino alla Mussolini [...]. Ma ce ne sono molti altri che stanno dicendo: non è questo per cui lo abbiamo votato.
Intervista di Paolo Mastrolilli, repubblica.it, 27 gennaio 2026.
- [Sull'uccisione di Alex Pretti] I video di quest’ultimo omicidio rendono abbastanza chiaro che le affermazioni iniziali dell’amministrazione Trump su quanto accaduto erano completamente sbagliate. [...] È un problema grave. L’amministrazione ha davvero sbagliato la gestione, ma la questione politica ora è se Trump possa riprendersi.
- [Sull'Operazione Metro Surge] È una strategia della ritorsione, della vendetta, e questo è uno dei motivi per cui molti repubblicani al Congresso sono rimasti in silenzio troppo a lungo. Avevano paura della vendetta politica della Casa Bianca. Stavolta però molti di loro non sembrano più così preoccupati della ritorsione, perché rischiano di perdere le elezioni, e non c’è niente come l’interesse personale per aiutare ad attirare la loro attenzione. È uno sviluppo positivo che più persone critichino quanto è successo in Minnesota, perché certamente lo merita.
- [Su Kristi Noem] [...] la gente non ha mai avuto molto rispetto per lei.
- [Sulla crisi groenlandese] Nel 2019 [Trump] mi aveva chiesto di esaminarne l’acquisto, poi si è fermato perché riteneva che la premier danese fosse una cattiva persona. [...] Averla è una necessità psicologica solo per Trump.
- Durante la Guerra fredda l’obiettivo principale dei sovietici era dividere la Nato, ora [Trump] sta facendo il lavoro per Mosca.
- [Sull'Operazione Absolute Resolve] Ha sbagliato, [Trump] doveva riconoscere il vincitore delle elezioni come presidente. Ogni giorno che passa, il regime consolida il potere.
Note
[modifica]- ↑ Citato in Il Sunnistan, la soluzione impossibile per risistemare Iraq e Siria, linkiesta.it, 26 novembre 2015.
Altri progetti
[modifica]
Wikipedia contiene una voce riguardante John R. Bolton
Commons contiene immagini o altri file su John R. Bolton