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John S. Rigden

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John S. Rigden (1934 – 2017), fisico statunitense.

Il contributo di Oppenheimer alla fisica moderna

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  • Ben pochi storici della scienza hanno scritto di quell'Oppenheimer che - dieci anni prima della guerra - aveva dato vigore alla fisica teorica statunitense. Vi sono due ragioni per considerare tanto più increscioso questo disconoscimento. Innanzitutto, Oppenheimer aveva esordito come fisico nel più straordinario dei periodi: proprio quando cioè la meccanica quantistica e la fisica nucleare andavano prendendo forma, arrecando grandi mutamenti ai concetti tradizionali della fisica. In secondo luogo, per quanto sia stato spesso descritto come una figura non di primo piano, Oppenheimer ha di fatto apportato molti contributi significativi in diverse aree fondamentali della ricerca fisica, prima di occupare il suo posto a Los Alamos. (p. 62)
  • A Oppenheimer vanno ascritti i fondamenti degli studi attuali di fisica molecolare. Egli fu il primo a comprendere l'effetto tunnel quantistico, che è alla base del funzionamento del microscopio a scansione oggi impiegato per rilevare la struttura delle superfici a scala atomica. Oppenheimer andò vicino a prevedere l'esistenza del positrone, l'antiparticella dell'elettrone; sollevò la questione di alcune difficoltà cruciali dell'elettrodinamica quantistica; sviluppò la teoria sulle piogge di raggi cosmici. Infine, molto prima che le stelle di neutroni e i buchi neri entrassero a far parte del nostro panorama celeste, Oppenheimer dimostrò che stelle di grande massa possono collassare sotto l'influsso della forza gravitazionale. (p. 62)
  • Il contributo di Oppenheimer alla fisica del nostro secolo è stato vasto, profondo e decisivo. [...]
    Le pulsar, ora riconosciute come stelle di neutroni in rotazione, furono osservate per la prima volta nel 1967, l'anno in cui Oppenheimer morì di cancro a Princeton. Fosse vissuto più a lungo, avrebbe potuto gioire del riconoscimento che questa scoperta portò alle sue ricerche dell'anteguerra, che erano state oscurate dal suo lavoro in tempo di guerra e dalla fama che «sopportò» nel dopoguerra. (p. 67)

Bibliografia

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