Kenneth Cook
Kenneth Bernard Cook (1929 – 1987), giornalista e scrittore australiano.
Wake in Fright
[modifica]Era seduto in cattedra e guardava stancamente gli alunni che uscivano dall'aula. Almeno in quel trimestre, pensava, era ragionevole supporre che nessuna delle ragazze fosse rimasta incinta.
Citazioni
[modifica]- Per un anno, a duemila chilometri di distanza, ogni giorno le onde del mare si erano infrante sulla riva e lui non aveva visto niente. Per dodici mesi era stato l'unico insegnante della scuola di Tiboonda, dodici mesi in cui aveva potuto concedersi qualche giorno di vacanza grazie al fatto di avere le ferie pagate. Non disponendo di molto denaro, li aveva sempre trascorsi a Bundanyabba, la città mineraria di 60.000 abitanti che, per la gente di quella zona vicina al confine, era un centro pieno di vita. Al maestro, tuttavia, sembrava solo una versione un po' più grande di Tiboonda, e Tiboonda era una variante dell'inferno. (p. 11)
- Le remote cittadine dell'Ovest non offrono i piaceri e le comodità del mondo evoluto: non ci sono fognature, non esistono ospedali, di rado si trova un dottore; il cibo è sempre lo stesso e non sa di niente, per via dei lunghi tempi di trasporto; l'acqua è marcia, l'elettricità è un lusso riservato ai pochi che possono permettersi di avere un proprio generatore, le strade sono praticamente inesistenti; non ci sono teatri né cinema, solo qualche sala da ballo, e la gente non impazzisce solo grazie a uno dei pochi benefici del progresso su cui sa di poter contare: la birra sempre fredda. Una certezza ben radicata in chi vive nel raggio di duemila chilometri dal Cuore Profondo. (pp. 13-14)
- Su tutti i treni regionali dell'Ovest si canta: cantano gli allevatori di bestiame e i minatori, i commercianti e i lavoratori stagionali; e fuori dalle città si uniscono timidamente gli aborigeni e i meticci. C'è sempre qualcuno che ha un'armonia a bocca, e cantano tutti insieme con stonata allegria le canzoni delle hit parade americane, diffuse dai canali dell'ente radiotelevisivo nazionale o dalle radio locali. (pp. 17-18)
- «Mmm. A che ora chiudono i pub da queste parti?». Sapeva già la risposta, ma era curioso di vedere cosa ne pensava la polizia.
«Quando la gente va a casa. A volte a mezzanotte, a volte non chiudono mai... soprattutto nelle sere di paga».
«La polizia non dice niente?».
«No. Perché dovrebbe? Finché tengono le porte chiuse e non fanno troppo casino, li lasciamo stare. Se li obbligassimo a chiudere tutti alle dieci, resterebbero aperti solo gli spacci di contrabbando».
Grant rimase sorpreso: stava parlando con un rappresentante dell'ordine che beveva in un pub indossando l'uniforme. (pp. 26-27) - Strano che le sigarette diventino ancora più desiderabili quando la scorta si riduce. (p. 58)
- Quando viaggi nell'Ovest c'è sempre una quantità di polvere che si alza dagli pneumatici e sale in un cono vorticoso, rendendo visibili le correnti d'aria che il veicolo mette in moto. Non si sa come, molta di quella polvere entra dai finestrini e si deposita sui capelli, sui vestiti e, ciò che è peggio, negli occhi e in gola.
Quanto al calore, è insopportabile, anche se si tengono i finestrini completamente abbassati. Il sudore sgorga a fiotti da tutto il corpo e impregna le calze, e così, se in macchina ci sono dei passeggeri, gli odori si mescolano fastidiosamente. (p. 92) - Nell'Ovest le strade sono spesso attraversate da terrapieni, in modo da far defluire l'acqua piovana (quando piove) in una direzione utile. In pianura non li si vede finché non ci si è quasi sopra, e se si sta viaggiando al cento chilometri l'ora non si ha il tempo di frenare. Allora le ruote anteriori balzano per un attimo in aria e la macchina atterra con uno schianto mezzo metro sotto, poi schizza di nuovo in alto sul retro e ripiomba sulla strada. (p. 93)
- Sette, otto, o nove birre e uno è padrone di sé e del suo destino, aldilà dei postumi della sbornia con cui si è svegliato al mattino. (p. 103)
- Le stelle dell'Australia occidentale, così tante, così luminose, così vicine, così nitide; stelle che fendono il cielo imperturbabili e senza rimorsi; stelle pure, impassibili, stelle padrone della notte e di se stesse, impietose e indulgenti, testimoni dell'impossibilità di mettere in conto a Dio un qualsiasi errore nella creazione dell'Ovest. (p. 104)
- Joe e Dick presero ognuno una carcassa [di canguro], la sventrarono, ne fecero uscire le viscere e tagliarono via i quarti posteriori, senza staccare la lunga coda muscolosa.
[...] i minatori scaricarono i quarti di canguro in un cassone che avevano sistemato al posto del bagagliaio. [...]
«Perché solo i quarti posteriori?», chiese Grant.
«È l'unica parte, insieme alla coda, con un po' di carne attaccata», rispose Joe.
«E cosa ve ne fate?».
«È ottima per i cani, non lo sapevi?».
Grant si ricordò che i due minatori avevano dei cani da corsa.
[...] «Di quanti canguri avete bisogno?».
«Di tutti quelli che riusciamo a trasportare. Quello che non serve a noi lo diamo a qualcun altro».
«Non è che vi mangiate la coda?».
«A volte mia moglie ci fa il brodo, ma a me non piace tanto. Sa troppo di selvatico». (pp. 108-109) - La gente non suda sotto il cielo dell'Ovest: il sudore evapora appena si forma. (p. 120)
- Certo che quelli dell'Ovest sono ben strani, pensò Grant: puoi andare a letto con le loro mogli, rovinargli le figlie, vivere alle loro spalle, defraudarli, fare praticamente tutto quello che in una società normale ti metterebbe al bando, e non ci fanno caso. Ma se ti rifiuti di bere con loro diventi un nemico mortale. (p. 142)
Alzò gli occhi al cielo, sbalordito e reso euforico dalla calma luminosa e selvaggia delle stelle. Poi pensò, quasi ad alta voce:
"Ora capisco chiaramente come, in una medesima circostanza, l'intelletto renda un uomo mediocre o straordinario.
"Ora capisco chiaramente perché, quando sceglie la mediocrità, quel che succede poi può comunque ricondurlo alla saggezza, se lo desidera.
"Quello che proprio non capisco – abbassò gli occhi sulla pianura immersa nel buio e li rialzò subito a guardare le stelle – è perché mi sia concesso di essere ancora vivo e di capire queste cose...".
Prese le valigie e s'incamminò verso la baracca illuminata dove Charlie, il proprietario del pub, lo stava di sicuro aspettando. Nel vedere la cicatrice sulla fronte sarebbe morto dalla curiosità.
"...Ma sento che prima o poi lo scoprirò".
Bibliografia
[modifica]- Kenneth Cook, Wake in Fright. Svegliarsi all'inferno, traduzione di Luigi Maria Sponzilli, ED-Enrico Damiani Editore, 2020. ISBN 978-88-99438-53-1
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