L'albero degli impiccati
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L'albero degli impiccati
Gary Cooper in una scena del film
| Titolo originale |
The Hanging Tree |
|---|---|
| Lingua originale | inglese |
| Paese | Stati Uniti d'America |
| Anno | 1959 |
| Genere | western |
| Regia | Delmer Daves |
| Soggetto | Dorothy M. Johnson (romanzo) |
| Sceneggiatura | Wendell Mayes, Halsted Welles |
| Produttore | Martin Jurow, Richard Shepherd |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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L'albero degli impiccati, film statunitense del 1959 con Gary Cooper, Maria Schell e Karl Malden, regia di Delmer Daves.
Ogni nuovo accampamento deve avere un albero per impiccare: serve da spauracchio. (cercatore d'oro)
Dialoghi
[modifica]- Elizabeth: Cosa vi fa credere di poter giocare con le vite degli altri? È una crudeltà quella di attirare le persone a voi per poi respingerle se si avvicinano troppo. È un sistema di tortura?
Frail: No, non è vero.
Elizabeth: È così! L'avete fatto a Rune e l'avete fatto a me. Un bel giorno la vita lo farà anche a voi.
Frail: E se l'avesse già fatto?
Citazioni su L'albero degli impiccati
[modifica]- Lento e coinvolgente, è forse il più bello dei dieci western di Daves, specie di «parabola antifaustiana» dove la pretesa superiorità del medico – convinto di poter giudicare e «guidare» i comportamenti di tutti – viene messa in crisi prima dall'irrazionalità delle persone (guidata da un esordiente George C. Scott, spettacolare nel ruolo di un predicatore alcolizzato e fanatico) e poi dall'amore sempre respinto di Elizabeth che, barattando il proprio oro con la vita di Frail, costringe l'uomo a rimettersi in discussione in nome dei sentimenti. Senza tradire la propria ispirazione (che predilige storie che tendono al melodramma), Daves fonde perfettamente i temi presenti nella sceneggiatura di Wendell Mayes e Halsted Welles – la crudeltà della frontiera, le aberrazioni del moralismo, l'avidità di oro e di sesso, la violenza della giustizia – senza svelare o spiegare fino in fondo le ragioni dei suoi personaggi e moltiplicando le contraddizioni del protagonista (generoso e autoritario, premuroso e cinico) per mettere in crisi le certezze dello spettatore. Su tutto, trionfa il lirismo delle inquadrature e dei movimenti di macchina. (Il Mereghetti)
- Questa parabola antifaustiana svela una chiave nell'ultima immagine, dove Cooper per la prima volta si umilia pubblicamente di fronte alla donna amata, sancendo la propria disfatta. Di rado sullo schermo è stato mostrato un simile amore tra due persone. (Bertrand Tavernier)
- Western dove conta l'atmosfera più che l'azione, inclinata verso il melodramma. (il Morandini)
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