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La famiglia Perez

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La famiglia Perez

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Titolo originale

The Perez Family

Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1995
Genere commedia
Regia Mira Nair
Soggetto Christine Bell
Sceneggiatura Robin Swicord
Produttore Robin Swicord
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La famiglia Perez, film statunitense del 1995 con Marisa Tomei, Alfred Molina e Anjelica Huston, regia di Mira Nair.

Frasi

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Citazioni in ordine temporale.

  • Quando vivrò a Miami avrò un portatrucchi d'oro, con sopra delle piccole conchiglie. (Dottie)
  • Non sono venuta qui per vivere in una tenda sull'autostrada, questo potevo farlo a Cuba! (Dottie)

Dialoghi

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Citazioni in ordine temporale.

  • Dottie: Sto aspettando da due mesi. Quando potrò salire sul battello?
    Sorvegliante: Dorita... Perché vuoi andare? Hai un buon lavoro qui la campo. E poi sei una brava puttana; ti piace farlo, eh? Eh, eh, eh!
    Dottie: Io sono come Cuba: usata da molti, conquistata da nessuno. Quelli come te cambiano uniforme sotto ogni regime: Batista, Fidel... ma io resterò sempre la isla.
    Sorvegliante: Cosa pensi di trovare in America che non ti posso dare io?
    Dottie: Io adoro Elvis Presley, [il sorvegliante ridacchia] vado pazza per il rock and roll e voglio scopare John Wayne!
  • Doganiere: Nome?
    Juan: Juan Raúl Pérez.
    Doganiere: Prigioniero politico. L'accusa?
    Juan: Ho incendiato i miei campi di canna da zucchero. Non volevo darli a lui, a Fidel.
    Doganiere: Stato civile? È sposato?
    Juan: Sì.
    Doganiere [a Dottie]: Il suo nome?
    Dottie: Può scrivere "Dottie".
    Doganiere: Dorita Evita Pérez.
    Dottie: Non mi piace "Dorita". Odio "Evi", "la piccola Dora", "la piccola Eva"...
    Doganiere: Non m'interessa che cosa le piace o che cosa non le piace.
    Dottie: Io sono una nuova donna
    Doganiere: Lei è qui per asilo politico, cambierà il suo nome un'altra volta.
    Dottie: Io non voglio affatto l'asilo polito: sono venuta qui per non avere più niente a che fare con la politica, e non devo rendergliene conto.
    Doganiere [a Juan]: Ha qualche altro parente qui? Voglio dire, a parte la sua signora?
    Juan: Sì, i Pérez. Se avrò bisogno qualcosa, si può sempre contare sull'aiuto di un Pérez.
    Doganiere: Mia madre era una Pérez.
  • Dottie [in lacrime]: È morto! John Wayne è morto! All'inizio pensavo... Sapevo che Elvis Presley era morto.
    Juan: Elvis Presley è morto?! Quando lo hanno assassinato?
    Dottie: Mi hanno detto che devo trovarmi un lavoro. Ci sono solo due cose sono in grado di fare. La prima: tagliare la canna da zucchero, e non vedo nessuna canna da zucchero da queste parti. L'altra cosa la volevo fare con John Wayne! Questa sarebbe libertà? Questa è prigione! Quand'è che saremo liberi? Senti, hai davvero una moglie qui?
    Juan: Carmela. Carmela è mia moglie.
    Dottie: Perché non è venuta a prenderti?
    Juan: Señora, lei non sa che sono qui: non le ho comunicato che arrivavo. L'ho mandata via per il weekend e... sono trascorsi vent'anni.
    Dottie: Ok, ora andiamo all'ufficio immigrazione, e chiederemo loro di trovarla. Corri, señor, questa è la nostra unica speranza.
  • Juan: Señora, tu non sei carina.
    Dottie: Forse no. Ma quando non dico bugie, sono onesta.
  • Angelo: Parassiti!
    Dottie: Ehi! I parassiti non hanno i tacchi alti!
  • Angelo: Eccoti qua. Tu, impostore! Sono venuto a dirti di stare lontano da mia sorella, se no ti faccio sbattere in galera.
    Juan: Eri tu il mio vero carceriere, a Cuba. Mi hai fatto restare in prigione per vent'anni, torturato, a causa tua. Nelle sue lettere Carmela mi diceva di tutti i soldi che mi mandavi: tanti soldi, a palate! Io non li ho mai visti. Le avevo scritto di non mandare tangenti, ma no! Tu hai voluto giocare a fare l'uomo importante, per più di vent'anni! "Oh, terremo qui Raúl in galera, perché Angelo Díaz è a Miami e quel coglione manderà sempre più soldi!"
    Angelo [colpisce Raúl al volto. Dottie accorre da Raúl]: Se vuoi mia sorella Carmela, perché stai con questa puttana? [Juan restituisce il pugno ad Angelo]
  • Juan: Lo sai, un po' mi dispiace che sia stato così.
    Carmela: No, sono felice che tu sia vivo, e sono contenta di non averti sparato!
    Juan: Sarebbe stato un privilegio morire tra le tue braccia. Quando... quando ero steso al buio cercavo di mettere insieme la tua faccia come i pezzi di un puzzle. sei bellissima, proprio come ti lasciai.
    Carmela: Ero solo una bambina, ancora più giovane della nostra Teresa.
    Juan: Più giovane di Teresa?
    Carmela: Sì, e tu non eri molto più grande.
    Juan: Grazie per aver salvato la nostra famiglia. Ma adesso m'intristisce sapere che una donna così bella come te abbia aspettato tutto questo tempo... soltanto per me.
    Carmela: Anche tu l'hai fatto.
    Juan: Sì, ma non è stato un sacrificio per me. In prigione non hai scelta.
    Carmela: Mi è mancato il coraggio di dimenticarti. Ti sentivo sempre vicino a me, come se ti tenessi tra le braccia, e on avrei potuto lasciarti andare, prima che tu lasciassi andare me. Fino a quando un giorno non sono più riuscita a ricordare il tuo viso... a quel punto ho smesso di sognarti!
  • Juan: ¡Dorita! ¡Corazón! [la bacia]
    Dottie: Sai di succo di canna da zucchero.

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