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Lago Sfundau

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Lago Sfundau

Citazioni sul lago Sfundau.

  • In cima alla Valle Bavona, là dove ora giace, entro una specie di naturale imbuto, il Lago Sfondato, c'era una volta un bellissimo piano, non grande, in verità, ma ricco, in estate, di erba fresca e di fiori odorosi. In mezzo a esso, un picciol lago gaio e sereno rifletteva in sé, da una parte, l'aereo pizzo della Cristallina; dall'altra, una fuga di piccole cime popolate di cento e cento pezze bianche come di uno sparso gregge di agnelli: in mezzo, il cielo con le sue nuvole bianche e bionde, guidate nel suo pazzo modo dal vento. L'acqua vi affluiva d'ogni intorno, gridando e cantando; nel lago si confondeva con le placide onde, mutando la sua voce in un festoso e carezzevole sussurro d'amore; poi ne usciva svelta e paga, correva un poco ridendo nel piano, e precipitava verso il Lago Bianco, lungo un ripido pendìo, con musiche sempre più care e belle. (Giuseppe Zoppi)
  • Oggi ancora, quel luogo, un tempo così bello, si presenta tetro e selvaggio. Quella pozza di tragica acqua ha preso, col tempo, il nome di Lago Sfondato. Ed è un lago per così dire, poiché, anche d'estate, rimane quasi sempre coperto, se non pieno, di ghiaccio. L'acqua non si scorge, verdastra e malvagia come un veleno, se non in qualche crepa che si apre fra il ghiaccio del lago e la neve delle rive ove in inverno si accumulano valanghe su valanghe. Ghiaccio e neve sono brutti, sporchi, nefasti, e striati in ogni senso di righe nere tortuose e maligne come serpenti. L'acqua dei ruscelli viene ancora, cantando, a gettarsi nel lago; ma poi non ne esce più; e quella sua bella voce che, invece di ripigliare il canto, si spegne nel gelido silenzio, fa pensare alla morte. In verità, non c'è luogo, in tutto il nostro mondo alpino, su cui si senta gravare, in modo così evidente, tanto peso di maledizione celeste. (Giuseppe Zoppi)

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