K. W. Jeter

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K. W. Jeter

Kevin Wayne Jeter, noto semplicemente come K. W. Jeter (1950 — vivente), scrittore statunitense.

Incipit di alcune opere[modifica]

Blade Runner 2[modifica]

Quando ogni omicidio sembra lo stesso, è ora di mollare.
«Ottimo consiglio», si disse Bryant. «Merita una bevuta.» Un robusto sorso e napalm puro divampò nella sua ulcera. Non riusciva quasi a respirare quando appoggiò di nuovo il bicchierino sulla scrivania e vi versò un'altra dose. «Ecco perché sono finito a fare lavoro d'ufficio.»
La striscia di carta con il bordo adesivo, con quelle parole piene di saggezza, fluttuava ai margini della sua visuale. Aveva aperto l'ultimo cassetto in basso per prendere la bottiglia quadrata, e il passato vi era rimasto attaccato come una pelle di serpente non ancora del tutto cambiata.

Dr. Adder[modifica]

C'è solo una cosa che ricordo molto bene di quand'ero bambino, forse a causa di tutto il trambusto che provocò all'epoca. Mi trovavo davanti alla porta d'ingresso dell'asilo, tutto intento ad aprire dei lombrichi con un paio di forbici così grandi che per impugnarle dovevo usare entrambe le mani. Come al solito, c'era un gran caldo, secco e nebbioso, me lo ricordo ancora adesso.

L'addio orizzontale[modifica]

Quando si svegliò, davanti a sé vide due angeli che facevano l'amore.
Per qualche secondo, Axxter li guardò, frammenti di un sogno. Il sole fece capolino dalla distante barriera di nuvole sotto di lui, colorando di rosso il muro di metallo contro cui era appoggiato. Per tutta la notte vi era stato raggomitolato, come se la sua spina acrofobica avesse cercato di ritrovare in quella costruzione la sicurezza offerta dai pavimenti e dai soffitti. Nei suoi sogni era caduto, aveva orbitato lontano dalla grande curva ed era precipitato su nuvole abitate da piccoli volti sarcastici; poi, più piacevolmente, aveva sognato di addormentarsi, cullato dalla gravità e da quel solido metallo. Ma non aveva affatto sognato di fluttuare o di essere trasportato in un caldo abbraccio, trasformatosi poi in una danza di venti. Così, per un attimo, pensò che gli angeli fossero veri.

L'ospite[modifica]

Le ore notturne venivano associate con l'Ospite, le cui apparizioni si manifestavano generalmente come una distorsione del campo visivo innescata dall'assenza di luce...
Tyler chiuse il libro sui processi per omicidio. Non aveva più alcun bisogno, finché durava la memoria, di guardare le foto o leggere le parole che le attorniavano. Le medicine che prendeva servivano tanto a tenere alla larga il passato, quanto a impedire ai sintomi della droga... il gusto amaro in bocca, la luce blu che contornava gli oggetti nella notte, l'eccitazione che gli faceva pulsare più rapido il sangue nelle vene... dal rifarsi vivi...

Le macchine infernali[modifica]

In un mattino come questo, quando la minaccia della pioggia incombe su Londra a mo' di un'esecuzione capitale né rinviata né sospesa per concessione della grazia, ma piuttosto eseguita all'infinito, Creff, il mio factotum, interruppe la colazione che mi aveva portato solo pochi minuti prima e annunciò che si era presentato alla porta, probabilmente per acquistare un orologio, un etiope folle.

Madlands: terre impossibili[modifica]

Geldt arrivò, attraversando in auto la città, e puzzava di sangue e di merda. L'odore di merda si sentiva perché Geldt non si lavava mai le mani, in qualsiasi posto le avesse ficcate. Il sangue – bisognava essere stati pestati duro da lui per sentirlo. Allora il sangue lo avevi nel naso, e non aveva più importanza che Geldt si lavasse o meno.

Telemorte[modifica]

Video all'interno del video. L'uomo guardò lo schermo e vide se stesso nell'atto di guardare. Nello stesso luogo, il deposito, dove lui era seduto in quel momento. C'erano anche altri oggetti nell'ambiente inquadrato sullo schermo; la sagoma lucida dell'automobile da corsa, il materasso e le coperte addossati a una parete, lattine di birra sparse, e tutte le altre prove del suo passato. Ora il deposito era vuoto, spoglio, perché quelle cose erano state raccolte e messe lontano dalla sua portata, dentro lo schermo. Ora esistevano solo la poltrona, il videoregistratore, e il monitor che gli avevano dato. E i nastri ammucchiati al suo fianco.

Terra di morte[modifica]

Dove camminava lui gli alberi si erano rinsecchiti ed erano morti già da molto tempo. Cooper procedeva a grandi passi, con i consunti stivali da lavoro che gli erano stati dati che scricchiolavano sul polveroso strato superficiale di foglie. Sotto, il terreno era rimasto bagnato: le foglie più vecchie imputridivano in una poltiglia umida, intrecciata a ramoscelli. Gli era stato raccontato, e lui ci credeva, che sotto le foglie vivevano i ragni, grosse tarantole marroni e grigie salite dai letti dei ruscelli in secca.

Uomo d'ombra[modifica]

— Questo posto puzza di morto.
Felton guardò il ragazzo voltarsi verso il suo compagno e sorridere. Erano tutti e due biondi, giovani, e portavano quei grossi occhiali da sole firmati da qualche francese che i ragazzi del college hanno sempre. — Di morto cotto nella merda a fuoco lento. —

Bibliografia[modifica]

  • K.W. Jeter, Blade Runner 2, traduzione di Sergio Mancini, Sonzogno, 1998. ISBN 8845409686
  • K.W. Jeter, Dr. Adder, traduzione di Fabio Zucchella, Fanucci, 1997. ISBN 8834705505
  • K.W. Jeter, L'addio orizzontale, traduzione di Paola Andreaus, Mondadori, 1982.
  • K.W. Jeter, L'ospite, traduzione di Fabio Feminò, Mondadori, 1996.
  • K.W. Jeter, Le macchine infernali, traduzione di Vittorio Curtoni, Mondadori, 1998.
  • K.W. Jeter, Madlands: terre impossibili, traduzione di Piero Anselmi, Mondadori, 1995.
  • K.W. Jeter, Telemorte, traduzione di Guido Zurlino, Mondadori, 1986.
  • K.W. Jeter, Terra di morte, traduzione di Antonella Pieretti, Mondadori, 1994.
  • K.W. Jeter, Uomo d'ombra, traduzione di Marco Pensante, Mondadori, 1991.

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